Caffebook.it – Storie Culinarie: la brioche fatta in casa :-) Culinary Stories: homemade brioche


 BriocheBenvenuti al quinto appuntamento con le nostre storie culinarie. 

Quelle persone che in inglese vengono chiamate breakfast skippers, coloro che preferiscono non fare colazione, sono per fortuna diminuite. Sempre più italiani considerano questo pasto importante, e non ci rinunciano.  Molti scelgono il dolce, altri preferiscono il salato, e altri ancora addirittura una combinazione di entrambi.  Negli anni 80 ci fu la nascita di una grande curiosità per il gusto dei cibi in generale, ma soprattutto per quelli da colazione. Nella seconda metà degli anni 90, iniziò una corrente salutista… nel linguaggio comune e nelle pubblicità spuntarono parole come wellness e fitness, il concetto del “meno grassi”, “meno zucchero”, “più fibra” e la parola light si diffuse sempre più.  Diminuì il consumo di burro, e il latte diventò sempre più scremato. La fretta che prima caratterizzava la vita degli italiani, un po’ si è modificata negli ultimi decenni e sempre più persone hanno preso coscienza dell’importanza di una sana colazione, consumata in famiglia. Secondo le statistiche, oggi una famiglia su tre si riunisce per gustare insieme un pasto salutare.  La colazione è diventata più bilanciata, con un corretto mix di carboidrati complessi, zuccheri semplici, grassi e proteine. Non sempre, però, la scelta cade su una sana colazione e le statistiche del 2015 dicono che ancora un italiano su 2 frequenta bar e ristoranti, e che 5 milioni di persone ogni giorno fa colazione al bar consumando in piedi un caffè o un cappuccino, accompagnato da un cornetto o una brioche.  Questi purtroppo sono prodotti ricchi di grassi saturi.  Infatti, tra i top ten dei cibi da evitare perché danneggiano la nostra salute, troviamo la margarina, molto diffusa tra i prodotti industriali da forno. Si tratta di un prodotto ottenuto mediante l’idrogenazione di oli vegetali, spesso olio di palma, e quelli che vengono chiamati non idrogenati contengono spesso un alto contenuto di grassi saturi.

Ai giorni nostri va molto di moda la parola SENZA! … senza burro, senza grassi, senza lievito, senza colesterolo, senza lattosio, senza glutine, senza zucchero, senza grassi idrogenati, senza olio di palma e via dicendo… ma ci domandiamo, con tutti questi SENZA, cosa stiamo mangiando? 

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Welcome to our fifth appointment with our culinary stories.

Many foreign words are used in the Italian language to give a concept greater impact.  When speaking of Italian culture and the eating habits of the Italians, there is a category of people called breakfast skippers. These have diminished greatly in recent years, and more and more people understand the importance of a healthy, balanced breakfast, preferably eaten at home with the family. Many people choose sweet things, while others prefer savoury, and others a combination of both. In the 1980s, in Italy, people started to show a great interest in the different flavours of foods in general, and most of all for the breakfast foods. In the second part of the 1990s more attention was focused on health and nutrition… words such as “wellness” and “fitness” entered the Italian vocabulary, as well as the word “light” which was used to express the idea of healthier foods. The idea of less fat, less sugar and more fibre in foods became very popular. The consumption of butter diminished and milk became less fat. Italian people have started to slow down and pay more attention to the first meal of their day, their breakfast.  In the last decades, in fact, the ritual has changed and according to the latest statistics, in Italy 1 family out of 3 enjoy a nutritious breakfast at home with the family.   Breakfast has become more nutritious and it includes a more balanced mix of complex carbs, simple sugars, fats and protein.

Unfortunately, however, not everyone can make a healthy choice, and according to the 2015 statistics today 1 Italian out of 3 still eats meals in bars and restaurants, and 5 million people have a quick coffee or cappuccino, accompanied by a cornetto or brioche, standing up in a bar. These products, though, are rich in saturated fats.  In fact, in the list of the top ten foods to avoid because they are harmful for our health, we find margarine, an ingredient very much used in industrial products.  It’s obtained with the hydrogenation of vegetable oils, often palm oil. Those products called non-hydrogenated usually contain a lot of saturated fats.

Nowadays, another word that is very popular in the vocabulary of the Italians is SENZA which means WITHOUT, but when speaking of food, we could say it is used like the English word FREE… butter free, fat free, yeast free, cholesterol free, lactose free, gluten free, sugar free, hydrogenated fat free, palm oil free, and so on… and we ask ourselves, with all this SENZA/FREE, what are we really eating? 

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Caffebook.it – Storie Culinarie: le fette biscottate :-) Culinary Stories: double-toasted bread


Benvenuti al quarto appuntamento con le nostre storie culinarie.

Abbiamo parlato della merenda e della colazione degli italiani, e oggi vi proponiamo le fette biscottate, quelle fette di pane di forma quadrata cotte due volte in forno, come dice appunto il suo nome.  Non sono né dolci né salate e si accompagnano benissimo a qualsiasi marmellata, miele, crema spalmabile, ma anche ai formaggi cremosi, oppure gli affettati.  Si trovano ormai in commercio in tante varianti, integrali, all’avena, alla segale, arricchite con cacao, con orzo, riso o altri cereali soffiati.  La loro origine risale all’ottocento e furono create in una comunità mennonita prussiana per risparmiare ed evitare sprechi, oltre che per creare un prodotto che si potesse conservare per molto tempo.  I mennoniti si sono poi stabiliti in varie parti del mondo, portando con loro le proprie tradizioni culinarie, e questo pane biscottato ben presto si diffuse diventando un prodotto di largo consumo.

Dal punto di vista alimentare, le fette biscottate sono più caloriche del pane perchè il processo di tostatura fa evaporare molta acqua, quindi a parità di peso danno un apporto energetico maggiore.  Sono pratiche, appetibili, e croccanti,  e una fetta biscottata standard fornisce circa 30 kcal.  Sono arrivate sulle tavole italiane negli anni 70, quando iniziò timidamente a fare sentire la sua presenza nella colazione italiana, anche lo yogurt, cibo della tradizione dell’Est Balcanico, che grazie al miglioramento della condizione economica e l’aumento dell’educazione alimentare, divenne anch’esso sempre più diffuso.  In quel periodo ci furono cambiamenti a tavola e cominciò un’onda salutista, mentre nelle piazze ci furono le prime contestazioni sociali.  Ci fu anche il desiderio del ritorno alla natura, alla qualità della vita e della famiglia.  Infatti, anche gli spot pubblicitari mandavano in onda scene di vita quotidiana della famiglia felice intorno al tavolo che gusta una buona colazione tutti insieme.   Nel vocabolario italiano spuntò il concetto del “light” e nella nostra colazione entrarono le fette biscottate che prima di allora erano poco diffuse.  In passato si chiamavano biscotti della salute, di origini piemontesi, ed erano un tipo di pane dolce, tagliato a fette e cotto due volte in forno.  Erano ricchi di ingredienti come il burro, le uova, il latte e il miele, e il riferimento alla “salute” era dovuto al fatto… 

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Welcome to our fourth appointment with our culinary stories.

We’ve talked about the Italian breakfast and snacks, so today we want to talk about the small, square, double-toasted breakfast bread called fette biscottate (twice-baked slices). They’re neither sweet nor savoury and go really well with jams, honey, spreads, but also with creamy cheeses or cold cuts.  They can be found in many varieties, with whole wheat, oatmeal, rye, with cocoa, malt, rice and other types of puffed cereal. They date back to the 1800s and were actually created by a Prussian Mennonite community in order to avoid waste and have a product that could be kept for long periods of time. The Mennonites then emigrated to various parts of the world, taking with them their culinary traditions, and these double-toasted or twice-baked bread slices soon became very popular in the world.

From a nutritional point of view, they have more calories than bread because the toasting process makes the water content evaporate, so when compared to the same amount of bread the energy supply is greater.  They are very practical, appetizing and crunchy, and one fetta biscottata is 30 kcals.  They arrived on the Italian breakfast tables in the 70s, along with the slowly spreading use of yogurt, a traditional food from the Balkans.  All this was thanks to the improvement in the economic condition of the people and the increase in their knowledge of foods and related nutritional values. There were many social changes going on in Italy at that time, and not only regarding food. There was a desire for a return to nature, for a better quality of life and in particular a better family life.  Even TV commercials started showing scenes of happy families sitting around the table enjoying a breakfast together, or in parks doing outdoor activities as a family.  The word “light” appeared in the Italian vocabulary, as a way to describe less caloric foods.  The fette biscottate, which up to then had been called biscotti della salute, or health biscuits, became a staple food for breakfast.  The so-called health biscuits were or northern Italian origin and were a type of sweet bread that was traditionally sliced and baked twice in the oven and enriched with butter, eggs, milk, honey and were, therefore, considered healthier. They were first put on the Italian market…

 

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Il Carnevale di Emozioni Culinarie :-) Food & Friends Italian Styles’ Carnevale


Un’idea golosa da parte di Emozioni Culinarie per un allegro Carnevale!

Le nostre castagnole in versione fritte e al forno e le nostre frappe.

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Come potete leggere nel nostro libro Emozioni Culinarie . . . “La tradizione delle frappe ha origini antichissime, infatti risale addirittura a quella della “frictilia” , ovvero il dolce fritto nel grasso che gli antichi romani preparavano durante i festeggiamenti in onore delle divinità protettrici della fecondità rurale.  Oggi sono conosciute con nomi differenti nelle varie regioni d’Italia.  A volte cambia non solo il loro nome ma anche la forma con cui la sfoglia viene tagliata.  Che siano chiamate ‘bugie’ in Piemonte, ‘cenci’ in Toscana, ‘chiacchiere’ nel meridione,  ‘frappe’ nel Lazio, o ‘saltasù’, ‘stracci’, ‘pampuglie’, ‘frittole’ o ‘manzole’ in altre regioni, rimane il fatto che ricoperte di miele, cioccolato o zucchero a velo il loro gusto e sapore rimane invariato e irresistibile!  E’ bello notare  che durante il periodo di Carnevale l’odore di questi dolci tipici si avverte nell’aria molto prima che si passi davanti ad un forno o una pasticceria.  Infatti, in quei periodi capita spesso che rientrando a casa dalla spesa mi metto subito all’opera.  Dispongo sul tavolo tutto il necessario ricordandomi la rotellina dentellata per le frappe e un sac à poche usa e getta per le castagnole, indispensabili in questo caso.  Il procedimento per le frappe è identico a quello per la pasta frolla, quindi una volta sfarinata la farina aggiungo gli altri ingredienti.   Quando l’impasto è pronto, lo lascio riposare nel frigo per una mezzoretta.  Il procedimento per le castagnole è abbastanza semplice ed è simile a quello del ciambellone.  Inizio con il montare le uova con lo zucchero, aggiungo il pizzico di sale, il burro fuso, il latte, la scorza grattugiata di un limone o una arancia non trattati, il liquore e la farina.  In una pentola dai bordi alti metto l’olio a scaldare, circa due litri.  Nel frattempo preparo un sac à poche versando al suo interno l’impasto delle castagnole.  L’olio deve raggiungere la giusta temperatura, che in questo caso deve essere media e non troppo forte, per permettere alla castagnola di cuocere bene al suo interno. Taglio la punta del sac à poche in obliquo e con la mano sinistra spingo l’impasto nell’olio mentre con la destra lo taglio con un coltello man mano che fuoriesce.  In questo modo si ottengono delle castagnole perfettamente sferiche.  Chi non ha un sac à poche può usare il metodo dei due cucchiaini e il risultato sarà quello di avere delle castagnole non perfettamente sferiche.  E’ bene ricordare questa regola: la frittura va messa insieme e tolta insieme, nel senso che se un alimento si cuoce prima e quindi deve essere tolto, non dobbiamo aggiungere quello crudo mentre il resto sta finendo di cuocere perché altrimenti si abbassa la temperatura dell’olio pregiudicando il buon risultato.  Man mano che friggo, le adagio su un piatto con carta assorbente e in seguito le passo su un vassoio.  Secondo i gusti, si possono spolverare con zucchero semolato o a velo vanigliato.  Nel frattempo l’impasto delle frappe ha riposato, quindi ne prendo un piccolo pezzo e lo stendo sul piano di lavoro leggermente infarinato.  Preferisco stenderlo a mano ma si può benissimo usare la sfogliatrice, basta che la sfoglia risulti sottilissima, quasi trasparente.  Con la rotella dentellata le taglio in rettangoli piuttosto grandi, circa 10 cm per 15 cm, incidendo nel centro due tagli orizzontali.  Ne friggo due alla volta, visto la loro grandezza, a una temperatura piuttosto allegra.  Man mano che sono cotte, operazione molto veloce poiché sono sottilissime, le adagio su un foglio di carta assorbente e, quando sono fredde, le cospargo di zucchero vanigliato creando quella piramide da me amata. Inutile dire quale persistente profumo si sprigiona.  E’ così meraviglioso che per me fa tanto Carnevale! Non siamo in Egitto, mi manca solo il costume di Cleopatra per la presentazione ideale di questa piramide dolce!”

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Ingredienti:

Per le frappe:

400 gr di farina 00

60 gr di zucchero semolato

2 uova intere

100 gr di burro freddo

1 bicchiere di marsala o vermouth

2 litri di olio di arachide

Zucchero a velo per decorare

Per le castagnole:

4 cucchiai di latte

Scorza grattugiata di un intero limone

4 uova intere

4 cucchiai di burro fuso

8 cucchiai di zucchero

1 bustina di lievito per dolci

1 bicchierino di sambuca o limoncello

500 gr di farina 00

1 pizzico di sale

Zucchero semolato per decorare

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Per chi vuole provare una alternativa light, si possono cuocere le castagnole in forno a 200° per 10 minuti, si può sostituire la farina 00 con la farina di farro, il latte con un latte vegetale e al posto del burro si può usare un olio di mais, riso, girasole . . . ma il bicchierino del nostro limoncello fatto in casa non deve mancare! 🙂

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For a fun carnevale . . . here are our fried and baked frappe and castagnole

We want to wish everyone a happy Carnevale with our fried and baked castagnole and our frappe.  As you can read in our book, “The tradition of making frappe in Italy goes way back to the ancient Roman times and was originally called frictilia, a dessert fried in lard prepared during the celebrations in honour of the gods of fertility. Today they are known all over the Italian peninsula with different names and different shapes, but whether they are called “bugie” in Piemonte, “cenci” in Tuscany, “chiacchere” in the south, “frappe” in Lazio, or even “salta-sù”, “stracci”, “pampuglie”, “frittole” o “manzole” in other regions, covered in honey, chocolate or powdered sugar,  the fact is that they are irresistible!  At Carnival time it’s so pleasant to smell the aroma of these typical treats  everywhere you go since it lingers in the air outside homes, bakeries and pastry shops. In fact, their smell is so appetizing that it often get straight to work on my making them when I return home from my grocery shopping.  I prepare all the utensils I will need, remembering my pastry cutter wheel for the frappe and the disposable pastry bag which is essential for the castagnole. To make the frappe I follow the same procedure for the shortcrust pastry so once the flour is sifted, I add the other ingredients.  Once the dough is ready, I let it sit in the refrigerator for half an hour.  The castagnole are quite simple to make and the mix is similar to the ciambellone or bundt cake recipe.  I beat the eggs with the sugar then add the softened butter, the grated lemon peel, the milk, the limoncello, the baking powder and the flour, then I pour about two litres of vegetable oil in a high-rimmed pot and put it on a low flame to heat, in the meanwhile I fill the pastry bag with the castagnole mix. The oil needs to be just right, medium temperature and not too hot so as to allow for the castagnola to cook also on the inside. I slowly push the dough from the pastry bag into the oil with my left hand cutting the dough as it comes out with my right hand using a sharp knife in order to create perfectly round castagnole once they fall into the oil.  If you don’t have a pastry bag, you can use two teaspoons but the result won’t be as perfect. Don’t forget this very important rule when frying: the portions must be put in the oil and taken out together, never add more raw mix with the one that is already frying otherwise it modifies the temperature of the oil and the results won’t be as good.  As I take the fried castagnole out of the oil, place them first on a plate with blotting paper so it can absorb the excess oil and I allow them to cool for a few minutes then put them on a tray. They can be sprinkled with sugar or vanilla-flavoured powdered sugar according to taste.  At this point the dough for the frappe is ready too so I take a small piece and spread it out with my hands on my work table which I’ve sprinkled with flour so the dough won’t stick.  You can also use a dough sheeter if you like, as long as the final result is a really thin, almost see-through pastry.  Then, using my pastry cutter wheel, I cut 10×15 cm large rectangles, make two horizontal cuts down the middle and fry them two at a time on a lively flame.  They fry very quickly because they are so thin, then I put them on blotting paper and once they have cooled off I sprinkle them with vanilla-flavoured powdered sugar. Needless to say, as I place them on a tray, creating a beautiful pyramid of sweetness, their aroma is inebriating and mouth-watering.”  –  “Our guests are about to arrive for our yearly masquerade party, my pyramid of yummy treats is ready, the living room is decorated, our costumes are all laid out…  all I have to do is slip into my Cleopatra outfit and meet our friends at the door with my tray of sweet goodies!”

Ingredients:

  • For the frappe

400 grams of wheat flour

60 grams of sugar

2 whole eggs

100 grams of cold butter

1 glass of marsala or vermouth (if you like)

2 litres of vegetable oil

Powdered sugar to decorate

  • For the castagnole

4 tbsps of milk

1 grated lemon peel

4 whole eggs

4 tbsps of butter

8 tbsps of sugar

16 grams of baking powder for desserts

1 small glass of limoncello (if you like)

500 grams of wheat flour

1 pinch of salt

Sugar for decorating

For those who prefer a lighter version, just bake the castagnole in the oven at 200° for 10 minutes and substitute the regular flour with spelt flour, substitute the dairy milk with soy milk, and instead of using butter use a corn, rice or sunflower oil … but don’t leave out a good dash of limoncello,better if home made! 🙂

 

Caffebook.it – Storie Culinarie: come nasce il biscotto :-) Culinary stories: the origin of biscuits


Storie Culinarie: come nasce il biscotto.

 Benvenuti al terzo appuntamento con le nostre storie culinarie.

Nei nostri primi articoli abbiamo parlato della colazione, della merenda e di come questi sono cambiati negli anni per gli italiani.  Sappiamo che un’adeguata colazione consumata con calma è un ottimo contributo al mantenimento di un buono stato di salute. Consumare una colazione regolarmente migliora la qualità della dieta e soprattutto ci dà energia per iniziare la giornata.  Una buona colazione ci gratifica, ci nutre nella maniera giusta, ed è un rituale fatto di gesti quotidiani che creano un momento di condivisione con la famiglia, diventando un’occasione giornaliera di scambio, sia verbale che affettivo.  Ai tempi dei nostri nonni, bisnonni e bis-bisnonni… insomma tanti, tanti anni fa… la prima colazione era di pane e latte.  Il pane veniva fatto in casa preparando un impasto con farina, lievito, acqua e sale, oppure si andava dal fornaio a comprarlo. Il latte veniva venduto sciolto in latteria dove si andava con la bottiglia vuota e il lattaio la riempiva attingendo da un grande contenitore.  Negli anni le abitudini cambiarono lentamente, e il grande salto fu fatto i primi del 1800 quando furono inventati i primi fornelli a petrolio, quelle a gas, le ghiacciaie, le macchine per il caffè e tanto altro.  Le prime macchine industriali arrivarono in Italia via mare dall’Inghilterra, e proprio nel nord Italia presero vita alcune importanti esperienze imprenditoriali.  Uno dei primi prodotti che furono resi disponibili per tutti fu, per esempio, il biscotto che prima era considerato un simbolo di esclusività, era un prodotto costoso che veniva venduto in preziose scatole di legno o latta decorati con disegni liberty di eleganti signore o colorati velieri.  Ancora oggi si possono trovare se si fa visita a qualche negozio vintage e mercatino.

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http://caffebook.it/tecnologia/item/419-storie-culinarie-come-nasce-il-biscotto.html

 

Frollini

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Culinary Stories: the origin of biscuits

Welcome to the third appointment with our culinary stories.

In our first article we spoke about breakfast, snacks and how these have changed over the years in Italy. We all know that a healthy breakfast is a great way to stay in good health.  Eating breakfast regularly improves the quality of our daily diet and gives us the energy we need to start our day.  It is gratifying, nourishing and is also a ritual of daily gestures that we share with our loved ones that gives us time for verbal and emotional sharing.  When our grandparents, great-grandparents and great-great-grandparents were young… well, sooooo many moons ago… breakfast was basically milk and bread.  The bread was usually baked at home and prepared with white flour, yeast, salt and water, or it was purchased at the local baker’s.  Milk was sold in milk shops kept in large containers and one would go get refills for their empty bottles.  Things changed gradually with time and in Italy the biggest change arrived in the early 1800s when gas stoves, ice boxes, coffee machines, and so many other appliances appeared on the market.  The first ones arrived in Italy by sea from England, and the first factories started right there in the northern regions of the country.  One of the first products to be made available to everyone was, for example, the biscuit which before that time was considered a product for the elite.  It was expensive and sold in lovely metal or wooden boxes with elegant designs of ladies or ships painted on them in liberty style.  These can still be seen today in vintage or antique shops.  Factories brought biscuits in everyone’s home and these became the bestselling breakfast product.  Someone might remember the first ones that appeared on the market and which are still sold today… a square biscuit with crenellated borders, or the round doughnut-shaped one with frosted sugar on it.  These little delights have accompanied so many of us from our childhood with their infinite shapes, forms and flavours.  The origin of the biscuits go hand in hand with the history of sugar.  Over the centuries the techniques have improved, but the very first biscuits, it is said, were first made in ancient Rome.  Then at the beginning of the middle ages, monks became popular for their expertise in combining honey to their dough, thus making it sweet.  The baker’s corporations then formed and these people enriched the recipes with new aromas and flavours by using the spices arriving from the Orient:  cinnamon, pepper, anis, and clove.  All this contributed to the territorial identification of certain biscuits made in Italy, such as the amaretti from Lombardy, the cantucci from Tuscany, and the tarallucci from the central regions. The word biscuit derives from the Latin “panis biscotus” which means bread baked twice.  This double baking process allowed for the biscuits to be saved longer.  In Italian the word is biscotto, in English we say biscuit, but the word cookie comes from the Dutch word for small round cake. The very popular chocolate chip cookie that is known all over the world, and is the most popular biscuit in America, was invented in 1937 by Ruth Graves Wakefield who managed a popular restaurant in Massachusetts.  It was actually made world famous, though, by Betty Crocker in 1939 during a radio programme.  Statistics say that 6 Italians out of 10 eat biscuits for breakfast and there are hundreds of different types on the market today.  We want to suggest our frollino!

Ingredients:

300 gr of flour

125 gr of butter

150 gr of sugar

1 whole egg and one egg yolk

A dash of salt

1 tsp of baking powder

Grated lemon or orange peel

Put the sifted flour and baking powder in a bowl, add the cold and diced butter and beat with an electric beater until it gets thick.  Add the salt, the sugar, the fruit peel and lastly the eggs which have been lightly whipped.   If you prefer to make the biscuits by hand then just mix the butter with the sugar then add the eggs, the salt and the fruit peel, and lastly add the flour and baking powder quickly.  Place the dough in the fridge for about one hour.  Roll out the dough with a rolling pin, shape the biscuits with your favourite cutters, put them on a baking tin and bake them until golden at 180°.  Enjoy!

La crostata di fragole de Lavaligiablu


Crostata di frutta con frolla all'olio di Valigiablu (2)

Salve amici e amiche, noi ci teniamo molto a sostenere l’artigianato e la creatività. Oggi vi presentiamo Antonio, un bel giovanotto che ama la natura, gli animali, le culture orientali e gli anni 60/70.  Ama la vita, il cibo e cucinare. E’ un ragazzo pieno di talento che dipinge, decora e ricicla tutto ciò che può.  E’ nato ad Agropoli nel 1993 e vive in provincia di Salerno con la sua famiglia e il suo adorato cucciolo, Nerone. Il suo blog si chiama Lavaligiablu dove potete vedere le sue creazioni e leggere le cose interessanti che scrive. Visto che ama la natura ed è un buongustaio, abbiamo voluto dedicargli la nostra deliziosa crostata di fragole fatta con prodotti semplici e naturali.
Ingredienti
Pastafrolla:
300 gr farina di farro
150 gr di zucchero di canna
1 presina di sale rosa dell’Himalaya
8 gr di lievito per dolci
50 ml di olio di semi di girasole bio
2 uova intere piccole
scorza grattugiata di limone
Per la crema pasticcera:
1 litro di latte intero biologico
6 tuorli d’uova
180 gr di zucchero di canna
140 gr di farina di farro
un baccello di vaniglia
fragole fresche
Iniziamo preparando la pastafrolla lavorando gli ingredienti secchi, e aggiungendo prima l’olio poi le uova, fino a formare un impasto omogeneo che poi metteremo in frigo per una mezzoretta.  In un pentolino, mettiamo a bollire il latte con i semini di vaniglia che abbiamo tolto dal suo baccello che però metteremo nel latte ugualmente, e quando il latte avrà raggiunto il bollore lo filtriamo in un contenitore.  Nel frattempo, in una bowl piuttosto capiente, sbattiamo i tuorli con lo zucchero, aggiungiamo la farina, e lentamente uniamo il latte.  Versiamo il composto in una pentola  che mettiamo sul fuoco a fiamma bassa, fino a quando la crema si sarà addensata, lasciandola cuocere dal bollore per circa 5 minuti. Una volta pronta, cerchiamo di raffreddarla nel minor tempo possibile, aiutandoci mettendo la pentola in una ciotola con del ghiaccio.  Mentre la crema si raffredda, accendiamo il forno a 180° e stendiamo il disco di pastafrolla che bucherelliamo con una forchetta.  Noi lo stendiamo su un foglio di carta forno, lo mettiamo nello stampo, poniamo sopra un secondo foglio e ci versiamo o del riso oppure dei fagioli crudi.  Questa operazione è necessaria per evitare che la pasta si gonfi.  Dopo circa 20 minuti togliamo la tortiera dal forno, lasciamo raffreddare un pò e ci versiamo la crema pasticcera. Livelliamo molto bene la superficie e decoriamo la nostra torta con tante fragole oppure con la frutta di stagione che preferiamo. . . ottimi i frutti di bosco, le pesche, il melone . . . la cosa importante è utilizzare frutta che non si ossida come la mela o la banana.
In tempi passati eravamo solite preparare questo dolce con la frolla con il burro, la farina di grano e lo zucchero bianco.  Questa versione, invece, ci ha veramente conquistate, il suo sapore è più delicato ma allo stesso tempo gustosissimo.  Il nostro amico buongustaio, Antonio, sicuramente apprezzerà un dolce così fatto con tutto ciò che di più buono la natura offre!
Grazie Antonio 🙂
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Lavaligiablu’s strawberry tart 
 

Crostata di frutta con frolla all'olio di Valigiablu (2)

Hello friends, we love to support arts & crafts and creativity.  Today we would like to introduce Antonio to you, a goodlooking young man who loves nature, animals, oriental cultures, and the 60s/70s.  He loves life, food and cooking.  He is very talented, in fact, he paints, decorates and recycles everything he can.  He was born in Agropoli in 1993 and lives near Salerno with his family and his beloved dog, Nerone.  He has a blog called Lavaligiablu where you can see his creations and read the interesting things he writes.  As he loves nature and is a gourmand, we’ve decided to dedicate our delicious strawberry tart made with simple and natural ingredients, to him.
Ingredients
Shortcrust pastry:
300 grams of spelt flour
150 grams of brown sugar
1 dash of pink Himalayan salt
8 grams of baking powder for desserts
50 millilitres of organic sunflower seed oil
2 small eggs
grated lemon skin
For the cream:
1 litre of organic whole milk
6 egg yolks
180 grams of brown sugar
140 grams of spelt flour
a fresh vanilla bean (or vanilla extract)
fresh strawberries
Let’s begin by preparing the shortcrust pastry mixing the dry ingredients together then adding the oil and the eggs until we have a nice dough that we put in the fridge for half an hour.  In a small pot we boil the milk and the vanilla bean seeds and the empty bean.  When it begins to boil we sift it into a container.  In the meanwhile, in a bowl we beat the egg yolks with the sugar then we add the flour and slowly pour in the milk.   We put all this on a low flame and let it cook for about 5 minutes from when it begins to boil until it becomes nice and creamy.  Once the cream is ready we let it cool as quickly as possible with the help of a larger pot filled with ice and while it cools we light the oven at 180° and we roll our dough and make holes in it with a fork. We place it on baking paper then in our baking tin and put another sheet of baking paper on it with a bit of dry rice or raw beans.  This is important so the shortcrust won’t inflate.  After about 20 minutes we take it out of the oven, let it cool and then pour the cream on it.  We level it well with a spatula then decorate it with our fresh strawberries, or any fresh fruit in season that we prefer . . . it’s excellent with berries, peaches, melon . . . the important thing to remember is that we shouldn’t use apples or bananas, for example, because they tend to lose their freshness and become dark when exposed to air.
In the past we used to prepare this tart with butter, white flour and white sugar. This is a healthier version instead which we really love.  The flavour is delicate and rich at the same time.  Our foodie friend, Antonio, will surely appreciate a cake made this way with all the good things that nature has to offer!
Thanks Antonio 🙂

La käsekuchen di Fette Perfette!


käsekuchen

Conoscete Fette Perfette? No, non quelle che tutte cerchiamo di creare quando tagliamo una torta . . . ma Fette Perfette, il blog della fantastica Mara, piemontese di nascita, emiliana d’origine e calabrese di adozione… un background che le da una ottima conoscenza della cucina italiana.  Mamma di tre ragazzi, ha viaggiato tantissimo in tutto il mondo e tra le sue numerose passioni c’è la pasticceria.  Ha frequentato molti corsi e tuttora continua a studiare per soddisfare la sua grande curiosità, il suo bisogno di approfondire tutto ciò che riguarda la pasticceria… e la sua golosità! 🙂

Con grande piacere abbiamo voluto realizzare la käsekuchen di Mara, versione tedesca della cheesecake, e abbiamo usato la ricetta del suo blog.  Abbiamo preparato la pasta frolla e foderato uno stampo  da 26 cm.  Mentre riposava in frigo abbiamo iniziato a preparare il goloso ripieno montando i 4 albumi con 50 grammi di zucchero.  Dopo abbiamo montato i tuorli con il restante zucchero, abbiamo aggiunto il formaggio Quark, il latte, il budino alla vaniglia, la scorza di limone e lo zucchero vanigliato.  Alla fine abbiamo incorporato gli albumi, versato il ripieno nello stampo, livellato il composto e infornato a 180° per 70 minuti.  Una volta raffreddata, l’abbiamo fatta riposare in frigo prima di gustarla semplicemente al naturale con l’aggiunta di more e lamponi… ma la prossima volta proveremo la versione ripiena di mirtilli.

Ingredienti

Pasta frolla:

300 grammi di farina debole

80 grammi di zucchero

130 grammi di burro

1 uovo

1 tuorlo

1 pizzico di lievito in polvere

Ingredienti

Ripieno al quark:

4 uova

150 grammi di zucchero

750 grammi di Quark

250 grammi di latte

1 busta di budino alla vaniglia in polvere

1 bustina di zucchero vanigliato

scorza di limone

Grazie Mara 🙂

http://fetteperfette.com/

https://www.facebook.com/ArgillaZucchero?fref=ts

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Fette Perfette’s käsekuchen

Do you know Fette Perfette (perfect slices)? No, not the ones we all want to make when we cut a cake… we’re talking about Fette Perfette, the blog  by our fantastic Mara.  She was born in Piemonte, her ancestors are from Emilia and thanks to her husband’s side of the family, she has a strong bond with Calabria… all this gives her an excellent knowledge of Italian cuisine.  She has three children, has travelled all around the world and among her many passions there is baking.  She has taken many courses and still today continues to study to satisfy her great curiosity, her need to learn more and more about baking… and her sweet tooth! 🙂

With great pleasure we decided to try Mara’s käsekuchen, the German version of the cheesecake, and we used the recipe from her blog.  We prepared the shortcrust pastry and put it in a 26 cm. baking mold.  While it cooled in the refrigerator, we prepared the yummy filling beating 4 egg whites with 50 grams of sugar.  After that we beat the egg yolks with the remaining sugar and added the Quark cream cheese, the milk, the vanilla-flavoured pudding powder, the lemon peel shavings and the powdered sugar.  Finally, we added the egg whites, poured everything into the mold, levelled it out with a spatula e put it in the over at 180° for 70 minutes.  Once it cooled we let it sit in the fridge before serving it.  We ate it just like that, simple, with a few blackberries and raspberries on the side… but next time we are going to try it with blueberries inside.

La Käsekuchen di Fette Perfette

Ingredients

Shortcrust pastry:

300 grams of soft flour

80 grams of sugar

130 grams of butter

1 egg

1 egg yolk

1 dash of baking powder for desserts

Ingredients

Quark cream cheese filling:

4 eggs

150 grams of sugar

750 grams of Quark cream cheese

250 grams of milk

1 bag of vanilla-flavoured powder for pudding

2 tbsps of powdered sugar

lemon skin shavings

Thanks Mara 🙂

http://fetteperfette.com/

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La Brioche di Parigi . . . bon appétit!


La brioche di Parigi

Ecco la nostra seconda ricetta vacanziera!

Nel libro Emozioni Culinarie si legge “Chi di noi non ha avuto nel suo cassetto dei sogni un viaggio a Parigi? È una città che affascina per svariati motivi: la sua arte e la sua stupenda architettura; i suoi tanti piccoli quartieri caratteristici che danno l’impressione di essere in un piccolo paesino, mentre invece ci si trova in una grande città; le luci sulla Senna di notte, con i tipici bateaux mouches che la navigano; la grandezza della Torre Eiffel che si può vedere da ogni angolo della città; quella sua aria un po’ retrò e un po’ osé.  Una peculiarità della città di Parigi è il suo stile architettonico, che mantiene un’uniformità nel complesso, che va oltre i luoghi da cartolina. Lo si vede non solo nelle mete turistiche, ma anche nelle strade, nelle piazze, negli edifici antichi, nobiliari e moderni. Alla metà del XIX secolo, fu grazie all’intervento del barone Haussman che, sotto la guida dell’imperatore Napoleone III, fece di questa città una perla d’Europa. Fu una delle rivoluzioni urbanistiche mai conosciute fino a quel momento; decisa per motivi igienici e politici, cambiò in maniera radicale l’aspetto medievale della città. Furono creati numerosi parchi e giardini, e imposte regole rigide sull’altezza e lo stile architettonico dei palazzi. Particolare fu la tecnica di far diramare diversi viali da un monumento di grande interesse. L’esempio più rappresentativo è la Place de l’Étoile (dal francese “stella”), da cui si diramano addirittura dodici viali, il più celebre dei quali è l’Avenue des Champs–Élysées.  È facile innamorarsi di Parigi…”

“È buona semplice, è buona tostata, è buona accompagnata con la marmellata, con la crema di cioccolata e, per i palati più bizzarri, anche con i formaggi francesi. I profumi e i sapori di luoghi lontani possono far viaggiare con la fantasia… anche se mi trovo a fare colazione nella mia piccola cucina, con il mio caffellatte e la brioche, mi sento come se fossi nel salone degli specchi di Versailles!”

Per saperne di più leggere il libro a pagina 154.

Grazie Parigi . . . mon amour! 🙂

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The Paris Brioche . . . bon appétit!

Here is our second vacation-inspired recipe!

In our book you can read, “Who hasn’t dreamed of going to Paris at least once in their life?  It might not be everyone’s cup of tea, but it definitely is fascinating for so many reasons: its art that is visible in its vast number of museums, galleries, exhibits, monuments and tourist attractions;  its captivating architecture and iconic buildings; its picturesque neighbourhoods where you get the impression of being in a small village while, instead, you are in a capital city;  its magical lighting that emphasizes its beauty, thus its reputation as the City of Lights;  its open excursion boats, called  bateaux mouches, that provide visitors a view of the city along the river Seine;  its awe-inspiring landmark, the Eiffel Tower, that rises 300 metres tall and can be seen from any part of the city.   One must visit this vibrant city in order to admire the spectacular monuments, the layout of its over 6000 streets, the shape of its squares, the beautifully manicured parks, the noble palaces and buildings where the presence of different epochs coexist in harmony in its architecture styles, the quaint open terraces of the thousands of bars, cafés and restaurants.  It was thanks to Baron Georges Eugene Hausmann’s intervention, under the guidance of Emperor Napoleon III, that this city, which had been untouched since the Middle Ages, became the gem of Europe during the second half of the 1800s.  He led the project that created new roads, sewage systems, public parks, public monuments and the city underwent an urban revolution that had never been seen before.  The project included the creation of a north-south axis in the city, molding it into a geometric grid with wider streets running east and west, north and south.  Strict ground rules were set for the architectural standard and style of the buildings to create visual unity, and the city was divided into arrondissements or districts.  An interesting technique was used where the streets branch out from major monuments and a clear example of this is the Place de l’Étoile with its twelve streets, the most famous of which is the Avenue des Champs-Élysées.  Haussmann wanted a symmetry and geometric unity for Paris, with a more austere and modern style for the façades of the buildings, with balconies and elaborate stonework.  The old half-timbered houses became a rarity and only a few of these, dating back to the 15th century and restored in the 1970s, can be seen in the Marais district today.  That’s how La Ville-Lumière came out of the Dark Ages and entered the new modern era!”

“The brioche is delightful plain, fantastic toasted, tasty combined with marmalade or jam.  It is exquisite with chocolate cream and even with French cheese. The aroma and flavour of faraway places can make you wander with your imagination… while I sit there in my little kitchen having breakfast with my coffee and brioche, I can imagine being in the Hall of mirrors in Versailles!”

To learn more about this just read our book!

Thanks Paris . . . mon amour! 🙂

Il Danubio a modo nostro


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Il suo nome può fare venire in mente luoghi lontani, ma le origini del danubio sono da ricercare nell’antica cultura culinaria partenopea.  Ha un impasto molto soffice ed è un misto tra una brioche, un baba’ e un casatiello.  La sua particolarità consiste nell’essere formato da una serie di palline che racchiudono un goloso ripieno nel loro interno.  Si può realizzare sia dolce che salato.  L’impasto classico prevede burro e uova ma noi preferiamo la nostra versione più leggera.

Ingredienti

500 gr farina (W350 o Manitoba)

300 ml circa di latte tiepido

100 ml di olio di oliva

12 gr di lievito di birra

mezzo cucchiaio di sale

mezzo cucchiaio di zucchero o malto

Iniziamo sciogliendo il lievito nel latte, man mano aggiungiamo la farina, e quando l’impasto assumerà l’aspetto di una pastella aggiungiamo lo zucchero.  Uniamo la restante farina e il sale alla fine.  Lavoriamo molto bene l’impasto fino a quando non sarà più appiccicoso.  A questo punto aggiungiamo l’olio e continuiamo a lavorarlo.  Quando è pronto lo mettiamo in una ciotola coperta da pellicola, fino al suo raddoppio.  Riprendiamo poi l’impasto, lo rovesciamo su una spianatoia e formiamo tanti piccoli panini di circa 30 grammi ognuno.  Imburriamo uno stampo rotondo, prendiamo un panino alla volta e poniamo al suo interno il ripieno, lo chiudiamo molto bene e con la parte chiusa sotto lo mettiamo nello stampo.  Andranno messi un po’ distanziati, in modo che con la seconda lievitazione dovranno unirsi.  Una volta lievitati, spennelliamo il danubio con un uovo intero e il latte e lo cuociamo a 180° fino a doratura.

Cosa mettiamo nel ripieno?  Beh, quello che più ci piace . . . è ottimo con provola e speck, gorgonzola e noci, mortadella e stracchino, provolone e salamino piccante . . . la cosa importante è non utilizzare ingredienti umidi altrimenti il risultato non sarà perfetto.

Ottimo in versione dolce ripieno con crema di nocciole o marmellata! 🙂

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Our version of the Danubio

The name might sound like it comes from a faraway land, but in reality the danubio is a typical recipe from the south of Italy.  The dough is soft and is similar to a brioche, a babà and a casatiello.  Its peculiarity is that it is made up of many little balls of dough that are filled with either sweet or savoury fillings.  It originally calls for butter and eggs but we prefer to make a lighter version.

Ingredients

500 grams of strong flour or Manitoba

300 millilitres of warm milk

100 millilitres of olive oil

14 grams of bread yeast

1/2 tbsp of salt

1/2 tbsp of sugar or malt

First we put the yeast and the flour in a large bowl, then we add the milk and when this is all mixed well we add the sugar and the salt.  We knead the dough until it is soft and smooth then we add the oil and continue to knead. We leave it to rise in the bowl covered with plastic wrap, until it doubles in size. We then take our dough and put it on the work table and create little balls or rolls about 30 grams each.  We grease a baking pan and place each roll in it after we have put inside each one the filling of our choice.  We seal each one well and place the sealed part on the bottom of the pan.  There needs to be a bit of space between each roll so that they can stick together while placed to rise for the second time before putting them in the oven. Once they’ve risen, brush the tops with a beaten egg mixed with milk and bake at 180° until golden.

What should we put inside the rolls as a filling?  Well, whatever you like . . . they are great with provola cheese and smoked ham, gorgonzola and walnuts, mortadella (boloney) and cream cheese, provolone cheese and spicy salame. . . the most important thing is that you don’t use wet ingredients or else the dough becomes too moist and the final result won’t be perfect.

The sweet version filled with hazelnut cream or jams is fabulous! 🙂

Per un Carnevale emozionante . . . ecco le nostre frappe e castagnole fritte e al forno!


Vogliamo augurare a tutti un allegro Carnevale con le nostre castagnole in versione fritte e al forno, e con le nostre frappe.

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Come potete leggere nel nostro libro Emozioni Culinarie . . . “La tradizione delle frappe ha origini antichissime, infatti risale addirittura a quella della “frictilia” , ovvero il dolce fritto nel grasso che gli antichi romani preparavano durante i festeggiamenti in onore delle divinità protettrici della fecondità rurale.  Oggi sono conosciute con nomi differenti nelle varie regioni d’Italia.  A volte cambia non solo il loro nome ma anche la forma con cui la sfoglia viene tagliata.  Che siano chiamate ‘bugie’ in Piemonte, ‘cenci’ in Toscana, ‘chiacchiere’ nel meridione,  ‘frappe’ nel Lazio, o ‘saltasù’, ‘stracci’, ‘pampuglie’, ‘frittole’ o ‘manzole’ in altre regioni, rimane il fatto che ricoperte di miele, cioccolato o zucchero a velo il loro gusto e sapore rimane invariato e irresistibile!  E’ bello notare  che durante il periodo di Carnevale l’odore di questi dolci tipici si avverte nell’aria molto prima che si passi davanti ad un forno o una pasticceria.  Infatti, in quei periodi capita spesso che rientrando a casa dalla spesa mi metto subito all’opera.  Dispongo sul tavolo tutto il necessario ricordandomi la rotellina dentellata per le frappe e un sac à poche usa e getta per le castagnole, indispensabili in questo caso.  Il procedimento per le frappe è identico a quello per la pasta frolla, quindi una volta sfarinata la farina aggiungo gli altri ingredienti.   Quando l’impasto è pronto, lo lascio riposare nel frigo per una mezzoretta.  Il procedimento per le castagnole è abbastanza semplice ed è simile a quello del ciambellone.  Inizio con il montare le uova con lo zucchero, aggiungo il pizzico di sale, il burro fuso, il latte, la scorza grattugiata di un limone o una arancia non trattati, il liquore e la farina.  In una pentola dai bordi alti metto l’olio a scaldare, circa due litri.  Nel frattempo preparo un sac à poche versando al suo interno l’impasto delle castagnole.  L’olio deve raggiungere la giusta temperatura, che in questo caso deve essere media e non troppo forte, per permettere alla castagnola di cuocere bene al suo interno. Taglio la punta del sac à poche in obliquo e con la mano sinistra spingo l’impasto nell’olio mentre con la destra lo taglio con un coltello man mano che fuoriesce.  In questo modo si ottengono delle castagnole perfettamente sferiche.  Chi non ha un sac à poche può usare il metodo dei due cucchiaini e il risultato sarà quello di avere delle castagnole non perfettamente sferiche.  E’ bene ricordare questa regola: la frittura va messa insieme e tolta insieme, nel senso che se un alimento si cuoce prima e quindi deve essere tolto, non dobbiamo aggiungere quello crudo mentre il resto sta finendo di cuocere perché altrimenti si abbassa la temperatura dell’olio pregiudicando il buon risultato.  Man mano che friggo, le adagio su un piatto con carta assorbente e in seguito le passo su un vassoio.  Secondo i gusti, si possono spolverare con zucchero semolato o a velo vanigliato.  Nel frattempo l’impasto delle frappe ha riposato, quindi ne prendo un piccolo pezzo e lo stendo sul piano di lavoro leggermente infarinato.  Preferisco stenderlo a mano ma si può benissimo usare la sfogliatrice, basta che la sfoglia risulti sottilissima, quasi trasparente.  Con la rotella dentellata le taglio in rettangoli piuttosto grandi, circa 10 cm per 15 cm, incidendo nel centro due tagli orizzontali.  Ne friggo due alla volta, visto la loro grandezza, a una temperatura piuttosto allegra.  Man mano che sono cotte, operazione molto veloce poiché sono sottilissime, le adagio su un foglio di carta assorbente e, quando sono fredde, le cospargo di zucchero vanigliato creando quella piramide da me amata. Inutile dire quale persistente profumo si sprigiona.  E’ così meraviglioso che per me fa tanto Carnevale! Non siamo in Egitto, mi manca solo il costume di Cleopatra per la presentazione ideale di questa piramide dolce!”

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Ingredienti:

Per le frappe:

400 gr di farina 00

60 gr di zucchero semolato

2 uova intere

100 gr di burro freddo

1 bicchiere di marsala o vermouth

2 litri di olio di arachide

Zucchero a velo per decorare

Per le castagnole:

4 cucchiai di latte

Scorza grattugiata di un intero limone

4 uova intere

4 cucchiai di burro fuso

8 cucchiai di zucchero

1 bustina di lievito per dolci

1 bicchierino di sambuca o limoncello

500 gr di farina 00

1 pizzico di sale

Zucchero semolato per decorare

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Per chi vuole provare una alternativa light, si possono cuocere le castagnole in forno a 200° per 10 minuti, si può sostituire la farina 00 con la farina di farro, il latte con un latte vegetale e al posto del burro si può usare un olio di mais, riso, girasole . . . ma il bicchierino del nostro limoncello fatto in casa non deve mancare! 🙂

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For a fun carnevale . . . here are our fried and baked frappe and castagnole

We want to wish everyone a happy Carnevale with our fried and baked castagnole and our frappe.  As you can read in our book, “The tradition of making frappe in Italy goes way back to the ancient Roman times and was originally called frictilia, a dessert fried in lard prepared during the celebrations in honour of the gods of fertility. Today they are known all over the Italian peninsula with different names and different shapes, but whether they are called “bugie” in Piemonte, “cenci” in Tuscany, “chiacchere” in the south, “frappe” in Lazio, or even “salta-sù”, “stracci”, “pampuglie”, “frittole” o “manzole” in other regions, covered in honey, chocolate or powdered sugar,  the fact is that they are irresistible!  At Carnival time it’s so pleasant to smell the aroma of these typical treats  everywhere you go since it lingers in the air outside homes, bakeries and pastry shops. In fact, their smell is so appetizing that it often get straight to work on my making them when I return home from my grocery shopping.  I prepare all the utensils I will need, remembering my pastry cutter wheel for the frappe and the disposable pastry bag which is essential for the castagnole. To make the frappe I follow the same procedure for the shortcrust pastry so once the flour is sifted, I add the other ingredients.  Once the dough is ready, I let it sit in the refrigerator for half an hour.  The castagnole are quite simple to make and the mix is similar to the ciambellone or bundt cake recipe.  I beat the eggs with the sugar then add the softened butter, the grated lemon peel, the milk, the limoncello, the baking powder and the flour, then I pour about two litres of vegetable oil in a high-rimmed pot and put it on a low flame to heat, in the meanwhile I fill the pastry bag with the castagnole mix. The oil needs to be just right, medium temperature and not too hot so as to allow for the castagnola to cook also on the inside. I slowly push the dough from the pastry bag into the oil with my left hand cutting the dough as it comes out with my right hand using a sharp knife in order to create perfectly round castagnole once they fall into the oil.  If you don’t have a pastry bag, you can use two teaspoons but the result won’t be as perfect. Don’t forget this very important rule when frying: the portions must be put in the oil and taken out together, never add more raw mix with the one that is already frying otherwise it modifies the temperature of the oil and the results won’t be as good.  As I take the fried castagnole out of the oil, place them first on a plate with blotting paper so it can absorb the excess oil and I allow them to cool for a few minutes then put them on a tray. They can be sprinkled with sugar or vanilla-flavoured powdered sugar according to taste.  At this point the dough for the frappe is ready too so I take a small piece and spread it out with my hands on my work table which I’ve sprinkled with flour so the dough won’t stick.  You can also use a dough sheeter if you like, as long as the final result is a really thin, almost see-through pastry.  Then, using my pastry cutter wheel, I cut 10×15 cm large rectangles, make two horizontal cuts down the middle and fry them two at a time on a lively flame.  They fry very quickly because they are so thin, then I put them on blotting paper and once they have cooled off I sprinkle them with vanilla-flavoured powdered sugar. Needless to say, as I place them on a tray, creating a beautiful pyramid of sweetness, their aroma is inebriating and mouth-watering.”  –  “Our guests are about to arrive for our yearly masquerade party, my pyramid of yummy treats is ready, the living room is decorated, our costumes are all laid out…  all I have to do is slip into my Cleopatra outfit and meet our friends at the door with my tray of sweet goodies!”

Ingredients:

  • For the frappe

400 grams of wheat flour

60 grams of sugar

2 whole eggs

100 grams of cold butter

1 glass of marsala or vermouth (if you like)

2 litres of vegetable oil

Powdered sugar to decorate

  • For the castagnole

4 tbsps of milk

1 grated lemon peel

4 whole eggs

4 tbsps of butter

8 tbsps of sugar

16 grams of baking powder for desserts

1 small glass of limoncello (if you like)

500 grams of wheat flour

1 pinch of salt

Sugar for decorating

For those who prefer a lighter version, just bake the castagnole in the oven at 200° for 10 minutes and substitute the regular flour with spelt flour, substitute the dairy milk with soy milk, and instead of using butter use a corn, rice or sunflower oil … but don’t leave out a good dash of limoncello, better if home made! 🙂

 

I nostri cinnamon rolls alla farina di kamut


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Come promesso durante la presentazione del nostro libro, Emozioni Culinarie, ecco a voi i cinnamon rolls!  E’ una ricetta da noi reinterpretata utilizzando la farina di kamut. Delle proprietà del kamut abbiamo già parlato in alcune nostre precedenti ricette in questo blog.  Questi deliziosi rotolini alla cannella hanno origini svedesi, si sono largamente diffusi in tutto il mondo, soprattutto nei paesi anglosassoni e da li il loro nome cinnamon rolls.

Ingredienti per l’impasto per 12 rolls servono:

500 gr di farina di kamut

5 cucchiai di zucchero di canna

una bustina di lievito di birra

4 uova

50-60 ml circa di latte

120 gr di burro

un pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno:

200 gr di zucchero di canna

abbondante cannella

150 gr di uvetta (facoltativo)

Ingredienti per la glassa:

un albume d’uovo

300 gr circa di zucchero a velo

Iniziamo setacciando la farina, aggiungiamo il lievito di birra, lo zucchero, le uova, il sale e alla fine pian piano il latte quanto basta per ottenere un impasto liscio e morbido.  Lo lavoriamo molto bene e aggiungiamo il burro freddo tagliato a dadini un pò alla volta.  In questa fase della lavorazione, l’impasto diventerà appiccicoso ma non aggiungiamo farina perché ben presto tornerà ad essere liscio man mano che lo si lavora.

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Finito di lavorare lo poniamo in una ciotola coperta da pellicola e lo lasciamo lievitare fino al raddoppio.  Finita questa fase riprendiamo il nostro impasto, lo rovesciamo sulla tavola leggermente infarinata e lo stendiamo con l’aiuto di un matterello nella forma di un grande rettangolo.  Ci spargiamo sopra abbondante zucchero di canna e cannella massaggiando leggermente.  Amando l’uvetta, ne abbiamo messa molta, ovviamente precedentemente ammollata.

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Alla fine arrotoliamo delicatamente il tutto e avvolgiamo il rotolo ottenuto nella pellicola.  Per ottenere delle fette compatte e regolari, lo poniamo in freezer per 20 minuti circa.  Successivamente lo togliamo dalla pellicola e lo tagliamo in 12 fette.  Poniamo le nostre fette, secondo il gusto personale, in una pirofila imburrata ben vicine, oppure distanziate su una leccarda imburrata.  Li spennelliamo con un pò di latte così mantengono la loro morbidezza.

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Accendiamo il forno e cuociamo i nostri cinnamon rolls a 180° per 25 minuti.  Nel frattempo prepariamo la glassa incorporando una chiara d’uovo allo zucchero a velo.  Appena i cinnamon rolls sono pronti, li togliamo dal forno e ci versiamo sopra la glassa.  Caldi o freddi, con il caffè o un buon thè, sono sempre una delizia per il palato! 🙂

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Our cinnamon rolls with khorasan flour

As promised during our book launch, here is the recipe for our cinnamon rolls!  We gave it our personal touch using khorasan flour which we’ve talked about in other recipes in this blog.  These delicious little rolls of dough originated in Sweden and have become popular all over the world, especially in the anglo-saxon countries where they got this name.

Ingredients for the dough to make 12 rolls:

500 grams of khorasan flour

5 tbsps of cane sugar

7 grams of bread yeast

4 eggs

50-60 millilitres of milk

120 grams of butter

a pinch of salt

Ingredients for the filling:

200 grams of cane sugar

lots of cinnamon

150 grams of raisins

Ingredients for the glazing:

1 egg white

300 grams of powdered sugar

First we sift the flour, then we add the yeast, the sugar, the eggs, the salt and then slowly the milk, just enough to make it all soft and smooth.   We mix it well then add the cold diced butter.  While we knead the dough it becomes sticky but it’s best not to add flour because as the butter melts the kneading becomes easier and the dough gets smoother.

When we’re done we leave the dough in a bowl, covered with plastic wrap, until it doubles its size and when it’s ready, we put it on our work table, sprinkle a bit of  flour and roll it out with our rolling pin into a large rectangle.  We sprinkle a lot of sugar on it, cinnamom and lots of raisins which we soaked in water.  We roll it well and put plastic wrap around it.  In order to get even, regular slices, we put it in the freezer for 20 minutes then we remove the plastic wrap and cut our 12 slices.

We put these slices in a greased baking pan the way we prefer, either close together or well spaced.  We brush the tops with milk so they will stay soft. They must be baked at 180° for 25 minutes so in the meanwhile we prepare the glazing by mixing the egg white and the powdered sugar.  When our cinnamon rolls are ready, we take them out of the oven, pour the glazing over them and let them sit for a while before serving.  They are excellent warm or cold, with coffee or a hot cup of tea, either way they are always a delight for our palate! 🙂