Caffebook.it – Storie culinarie: Sliced bread :-) Culinary stories: Sliced bread


Sliced bread

Il pane e le sue forme… Sliced bread!

Oggi concludiamo la nostra serie di articolo sul pane… il mese prossimo esploreremo il magico mondo del pranzo! Pranzavano gli antichi? Come si è evoluto il pranzo dagli antichi Romani fino ad oggi?  Lo sapremo nei prossimi articoli.

Perché si dice buono come il pane?

Forse perché non c’è nulla di più genuino, sincero e naturale del buon pane, specialmente quello fatto in casa… e quale profumo riesce a stordirci e scatenare immagini e ricordi più di quello del pane appena sfornato?

Le nostre narici vengono prese d’assalto da quest’aroma inebriante, ci viene l’acquolina in bocca e si scatenano sensazioni in ognuno di noi.

Magari non tutti hanno nei loro ricordi d’infanzia il rituale del fare il pane in casa…

qualcuno di sicuro ha avuto la fortuna di viversi quei magici momenti in cui le donne di casa si riunivano intorno ad un tavolo per impastare insieme. 

Non era un compito gravoso o noioso perché era vissuto con grande gioia.  Era un momento di condivisione e una festa dove si celebrava la vita, a iniziare dal lievito madre che si curava come un bambino, con tanto amore.  

Con tre semplici ingredienti, la farina, l’acqua e il lievito, si crea un’alchimia di forme, sapori, profumi e gusti. 

Solo in Italia, per esempio, esistono una miriade di tipologie di pane, e le panetterie di oggi somigliano a delle boutique dove c’è l’imbarazzo della scelta, vista la varietà e moltitudine.  

Ci sono tipi e nomi di pane che rappresentano antiche tradizioni, eccone alcuni: 

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http://caffebook.it/tecnologia/item/612-il-pane-e-le-sue-forme-sliced-bread.html

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Bread and it’s shapes… Sliced bread!

Today we end our articles on bread… next month we will begin to explore the magic world of lunch!  Did ancient civilizations eat lunch? How did the ritual of lunch evolve from the times of the ancient Romans to the present?  We will find out in our next articles.

There is an Italian saying “essere buono come il pane” which is similar to our English saying – to be as good as gold… why do they say that? Maybe because there is nothing more genuine, sincere and natural than good bread… especially homemade bread… and what aroma manages to stun us and unleash images and memories more than freshly-baked bread?  Our nostrils become filled with the inebriating smell, our mouths begin to water and we’re filled with pleasant sensations.

Not everyone has in their childhood memories the break-making ritual… some people surely were lucky enough to live those magic moments, when the women in the family gathered around the table to make bread together.  It wasn’t hard or boring work, it was considered a pleasure, a time of sharing, a celebration of life, starting with the natural yeast or the starter, which was always cared for and loved like a little baby.

With three simple ingredients, flour, water, and yeast, an alchemy of forms, flavours, scents and tastes can be created.  In Italy alone, for example, there are countless types of bread, and bakeries today look like designer stores where there is so much variety that it’s difficult to make an easy choice.  There are types and names of breads that represent old traditions, here are a few:  the brazadei, made with rye and produced in the Valtellina area in the region of Lombardia; the coppia ferrarese which is a crunchy bread made with a strong dough in the Romagna region; the pane di Matera which is a specialty of the Lucania region; the pane umbro di Terni which is well known even in other regions; the pane di Tramatza, a small town in the province of Oristano in Sardinia, which is a white bread shaped like a circle; the pane scuro di Marocca, named after the small town in the province of Massa-Carrara where it originated; the pane valdostano, made with rye; the Muffuletta, a sicilian bread made in the month of July in honour of the feast of Saint Calogero in Agrigento; the pane Munizione (ammunition bread) of the Vercelli area, which gets its name because it was the daily bread ration given to soldiers in the Napoleonic era; the pane di Genzano which is a specialty of the town with the same name located in the Castelli Romani of the Lazio region; the Piè Armesta which is one of the many types of piadine in the Romagna region;  the Puccia, a soft little round roll of the Puglia region, flavoured with olives;  the Biovone all’Alva’ made in the town of Savigliano in the area of Cuneo, traditionally made by farmers with natural yeast;  the rosetta (little rose), a typical bread of the Veneto region, which gets its name from its rose shape, made with flour, water, yeast, lard, oil, egg whites and sugar; then there are the many taralli, grissini and freselle known and produced all over Italy, which have a long conservation time, are crunchy and have a biscuit flavour.

A type of bread, though, that arrived in Italy from overseas is the sliced bread.   In 1928, an American engineer, Otto Frederick Rohwedder, invented a machine that produced, sliced and packaged bread.  This great news made the front pages of the local Missouri Chillicote Constitution-Tribune.  Later on, it was thanks to the multinational company Wonder Bread that this sliced bread gained popularity in 1930. It is widely used here in Italy too now, and we must admit it is extremely practical.  We all know how good simple things can be, and it’s really easy to prepare at home, we’ll explain how. 🙂

Ingredients:

250 grams of strong flour

250 grams of wheat flour

 10 grams of bread yeast

250 millilitres of milk or soy milk

2 tbsps of malt

50 millilitres of olive oil

1 tsp of salt

We mix the yeast in half a glass of water, we make a small crater in the flour and start making our dough, adding the milk slowly.  If you’re lactose intolerant you can use soy milk.  Halfway through, we add the sugar and finally the salt.  When the dough is almost ready, we add the oil and continue kneading until it is nice and smooth.  We put it in a bowl, cover it with plastic wrap, and leave it to rise until it has doubled in size.  Then we take the dough, we flatten it out with our hands, and shape it into a rectangle which we then roll and place in a buttered bread-baking pan.  We cover it with plastic wrap and leave it to rise again.  When it has doubled in size, we brush the top with milk and bake in a pre-heated oven at 180° for 45 minutes.  Once it is done, we leave it to cool really well, at least half a day, before we slice it… stuff it… and bite into it!

I cornetti de Il Corniolo :-) Il Corniolo’s cornetti (or croissant?)


Cerchiamo il silenzio puro, la pace, la tranquillità, i profumi del bosco e dei prati? Vogliamo ammirare un campo di girasoli e filiere di frutti di bosco, un piccolo orto e grandi vasi di alberi di agrumi?  Vogliamo una piscina dove rilassarci lontani dal caos della città? E magari la sera vogliamo il buio totale per poter vedere le lucciole svolazzare?  Sembra impossibile ma non lo è!  Vogliamo svegliarci la mattina con il canto degli uccellini alle prime luci del giorno e trovare una tavola apparecchiata per la colazione con prodotti speciali… pane con lievito madre integrale, marmellate fatte in casa e cornetti divini?  Sembra impossibile ma non lo è perché questo luogo esiste e si chiama Il Corniolo!  Si trova in Umbria vicino Perugia,  città fondata dagli Etruschi, ricca di storia, arte, monumenti, nonché sede culturale e universitaria.

Il Corniolo è un posto speciale, perché è speciale chi lo cura e lo ama, la Signora Franca. Mi è rimasto nel cuore durante un mio soggiorno nel mese di Giugno, come mi sono rimasti nel cuore i suoi cornetti, sfogliati con solo 150 grammi di burro. Grazie agli insegnamenti della Signora Franca ho imparato a farli, e abbiamo voluto replicarli per voi!

Ingredienti
500 grammi di farina forte
50 grammi di zucchero
150 grammi di lievito madre oppure 20 grammi di lievito di birra
275 grammi di liquido di latte e 2 piccole uova mischiati insieme
Scorza di limone e arancia
1 cucchiaino di sale
25 grammi di burro
150 grammi di burro per la sfogliatura

La sera prepariamo l’impasto brioche.  Sciogliamo il lievito, aggiungiamo la farina piano piano, poi le uova con il latte, gli aromi e infine il sale. Impastiamo bene e alla fine incorporiamo il burro tagliato a dadini mettendolo un poco alla volta. Quando l’ impasto sarà ben lavorato e liscio, lo poniamo in una ciotola con coperchio, e lo lasciamo lievitare in frigo per tutta la notte. Al mattino stendiamo il burro tra due fogli di pellicola, in una sfoglia sottile.  

Stendiamo l’impasto e mettiamo sopra la sfoglia di burro.  Facciamo una piega a quattro e lo lasciamo in un vassoio coperto con pellicola, per una mezz’ora in frigo. Dopo lo riprendiamo, lo stendiamo sempre con dei colpetti di mattarello, e prima di piegarlo in tre, per non fare uscire il burro, ci passiamo sopra il mattarello per 2 o 3 volte.

Dopo averlo piegato a tre, lo rimettiamo in frigo.  Ripetiamo questa operazione per altre due volte.  Dopo l’ultima piega e il riposo di mezz’ora, lo stendiamo in un lungo rettangolo e ricaviamo dei triangoli a forma isoscele. Li arrotoliamo partendo dalla base e li mettiamo a lievitare fino al raddoppio.

Noi abbiamo utilizzato il lievito madre quindi la seconda lievitazione è durata tante ore, dalla mattina alla sera.  Chi usa il lievito di birra, il tempo sarà minore.  Una volta lievitati li abbiamo spennellati con il latte e infornati a 180° fino a che non hanno assunto il loro caratteristico colore.  Il profumo è inebriante… una bella esperienza oserei dire… come è stato il mio soggiorno a Il Corniolo e l’avere conosciuto la Signora Franca! 🙂

 

http://www.agriturismocorniolo.it/en

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Do we want silence, peace, tranquillity and the clean smell of woods and fields?  Do we want to admire a field of sunflowers or mixed berries or vegetables and planted citrus fruit trees?  Do we want a pool where we can relax away from the city chaos? … and maybe total darkness where we can enjoy watching fireflies at night?… it’s not impossible!  Do you want to wake up in the morning hearing birds chirping at dawn and find a breakfast table set just for you with special products like homemade bread, jams and divine cornetti… because all this is absolutely possible at Il Corniolo!  It’s in Umbria, near Perugia, a city founded by the Etruscans, rich in history, art and monuments, a cultural and touristic destination, as well as home to a renowned university.  

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Il Corniolo is a very special place because the owner who loves it and cares for it is special… Signora Franca. I had the pleasure of meeting her during my holiday at her farmhouse in June, and I’m very fond of her, as I am fond of her delicious cornetti, prepared with only 150 grammes of butter.  You might be wondering what the difference is between a cornetto and a croissant.  Well, basically it’s all in the lamination process and the amount of butter used. French croissants have more butter and the folding and rolling process allows for the rolled dough to have many layers of butter in it, making the final result crispy and flaky. Italian cornetti are not laminated as much, jhave less butter, can contain more sugar, and the final result is more similar to enriched bread or cake.  Thanks to Signora Franca, who taught me her recipe and her technique, we’ve decided to prepare them together… and here they are!

Ingredienti
500 grammes of strong flour
50 grammes of sugar
150 grammes of starter or 20 grammes of regular bread yeast
275 millilitres of milk and 2 small eggs beat together
Grated lemon and orange peels
1 tsp of salt
25 grammes of butter
150 grammes of butter for the pastry

We prepare the dough the night before.  First we melt the yeast in a bit of water at a room-temperature, then we slowly add the flour, the eggs and milk, the grated fruit and lastly the salt.  We knead well and finally mix in the diced butter, a bit at a time.  When this is all mixed and the dough is smooth, we place it in a bowl with a lid and leave it in the fridge all night.  The next morning, we flatten out the butter with a rolling pin, hitting it a few times gently, not rolling it, while it is in plastic wrap.  

We roll out the dough and place the rolled out butter on it, we fold it in four and leave it on a tray, covered with plastic wrap, and place it in the fridge for half an hour.  After that, we take it out, flatten it gently with the rolling pin then roll the rolling pin over it 2 or 3 times with just enough pressure to prepare it for folding without letting the butter seep out. 

After we’ve folded it 3 times, we put it back in the fridge.  We do this two more times. After the last half-hour rest and folding process, we roll it out into a rectangle and cut isosceles triangles which we then roll starting from the base, and we leave them to rise until double the size.

We use our starter so the second phase of rising lasts many hours, from morning to evening, but if you use regular yeast it will take less time.  Once the cornetti have risen, we brush some milk on them and place them in the oven at 180° to bake until golden.  The smell from the oven is inebriating… a great experience I would say… just like my holiday at Il Corniolo and having made friends with Signora Franca! 🙂

 

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Caffebook.it – Storie Culinarie: le fette biscottate :-) Culinary Stories: double-toasted bread


Benvenuti al quarto appuntamento con le nostre storie culinarie.

Abbiamo parlato della merenda e della colazione degli italiani, e oggi vi proponiamo le fette biscottate, quelle fette di pane di forma quadrata cotte due volte in forno, come dice appunto il suo nome.  Non sono né dolci né salate e si accompagnano benissimo a qualsiasi marmellata, miele, crema spalmabile, ma anche ai formaggi cremosi, oppure gli affettati.  Si trovano ormai in commercio in tante varianti, integrali, all’avena, alla segale, arricchite con cacao, con orzo, riso o altri cereali soffiati.  La loro origine risale all’ottocento e furono create in una comunità mennonita prussiana per risparmiare ed evitare sprechi, oltre che per creare un prodotto che si potesse conservare per molto tempo.  I mennoniti si sono poi stabiliti in varie parti del mondo, portando con loro le proprie tradizioni culinarie, e questo pane biscottato ben presto si diffuse diventando un prodotto di largo consumo.

Dal punto di vista alimentare, le fette biscottate sono più caloriche del pane perchè il processo di tostatura fa evaporare molta acqua, quindi a parità di peso danno un apporto energetico maggiore.  Sono pratiche, appetibili, e croccanti,  e una fetta biscottata standard fornisce circa 30 kcal.  Sono arrivate sulle tavole italiane negli anni 70, quando iniziò timidamente a fare sentire la sua presenza nella colazione italiana, anche lo yogurt, cibo della tradizione dell’Est Balcanico, che grazie al miglioramento della condizione economica e l’aumento dell’educazione alimentare, divenne anch’esso sempre più diffuso.  In quel periodo ci furono cambiamenti a tavola e cominciò un’onda salutista, mentre nelle piazze ci furono le prime contestazioni sociali.  Ci fu anche il desiderio del ritorno alla natura, alla qualità della vita e della famiglia.  Infatti, anche gli spot pubblicitari mandavano in onda scene di vita quotidiana della famiglia felice intorno al tavolo che gusta una buona colazione tutti insieme.   Nel vocabolario italiano spuntò il concetto del “light” e nella nostra colazione entrarono le fette biscottate che prima di allora erano poco diffuse.  In passato si chiamavano biscotti della salute, di origini piemontesi, ed erano un tipo di pane dolce, tagliato a fette e cotto due volte in forno.  Erano ricchi di ingredienti come il burro, le uova, il latte e il miele, e il riferimento alla “salute” era dovuto al fatto… 

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http://caffebook.it/tecnologia/item/465-storie-culinarie-le-fette-biscottate.html

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Welcome to our fourth appointment with our culinary stories.

We’ve talked about the Italian breakfast and snacks, so today we want to talk about the small, square, double-toasted breakfast bread called fette biscottate (twice-baked slices). They’re neither sweet nor savoury and go really well with jams, honey, spreads, but also with creamy cheeses or cold cuts.  They can be found in many varieties, with whole wheat, oatmeal, rye, with cocoa, malt, rice and other types of puffed cereal. They date back to the 1800s and were actually created by a Prussian Mennonite community in order to avoid waste and have a product that could be kept for long periods of time. The Mennonites then emigrated to various parts of the world, taking with them their culinary traditions, and these double-toasted or twice-baked bread slices soon became very popular in the world.

From a nutritional point of view, they have more calories than bread because the toasting process makes the water content evaporate, so when compared to the same amount of bread the energy supply is greater.  They are very practical, appetizing and crunchy, and one fetta biscottata is 30 kcals.  They arrived on the Italian breakfast tables in the 70s, along with the slowly spreading use of yogurt, a traditional food from the Balkans.  All this was thanks to the improvement in the economic condition of the people and the increase in their knowledge of foods and related nutritional values. There were many social changes going on in Italy at that time, and not only regarding food. There was a desire for a return to nature, for a better quality of life and in particular a better family life.  Even TV commercials started showing scenes of happy families sitting around the table enjoying a breakfast together, or in parks doing outdoor activities as a family.  The word “light” appeared in the Italian vocabulary, as a way to describe less caloric foods.  The fette biscottate, which up to then had been called biscotti della salute, or health biscuits, became a staple food for breakfast.  The so-called health biscuits were or northern Italian origin and were a type of sweet bread that was traditionally sliced and baked twice in the oven and enriched with butter, eggs, milk, honey and were, therefore, considered healthier. They were first put on the Italian market…

 

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http://caffebook.it/tecnologia/item/279-culinary-stories-fette-biscottate-twice-baked-slices-with-khorasan-flour.html

 

Il Carnevale di Emozioni Culinarie :-) Food & Friends Italian Styles’ Carnevale


Un’idea golosa da parte di Emozioni Culinarie per un allegro Carnevale!

Le nostre castagnole in versione fritte e al forno e le nostre frappe.

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Come potete leggere nel nostro libro Emozioni Culinarie . . . “La tradizione delle frappe ha origini antichissime, infatti risale addirittura a quella della “frictilia” , ovvero il dolce fritto nel grasso che gli antichi romani preparavano durante i festeggiamenti in onore delle divinità protettrici della fecondità rurale.  Oggi sono conosciute con nomi differenti nelle varie regioni d’Italia.  A volte cambia non solo il loro nome ma anche la forma con cui la sfoglia viene tagliata.  Che siano chiamate ‘bugie’ in Piemonte, ‘cenci’ in Toscana, ‘chiacchiere’ nel meridione,  ‘frappe’ nel Lazio, o ‘saltasù’, ‘stracci’, ‘pampuglie’, ‘frittole’ o ‘manzole’ in altre regioni, rimane il fatto che ricoperte di miele, cioccolato o zucchero a velo il loro gusto e sapore rimane invariato e irresistibile!  E’ bello notare  che durante il periodo di Carnevale l’odore di questi dolci tipici si avverte nell’aria molto prima che si passi davanti ad un forno o una pasticceria.  Infatti, in quei periodi capita spesso che rientrando a casa dalla spesa mi metto subito all’opera.  Dispongo sul tavolo tutto il necessario ricordandomi la rotellina dentellata per le frappe e un sac à poche usa e getta per le castagnole, indispensabili in questo caso.  Il procedimento per le frappe è identico a quello per la pasta frolla, quindi una volta sfarinata la farina aggiungo gli altri ingredienti.   Quando l’impasto è pronto, lo lascio riposare nel frigo per una mezzoretta.  Il procedimento per le castagnole è abbastanza semplice ed è simile a quello del ciambellone.  Inizio con il montare le uova con lo zucchero, aggiungo il pizzico di sale, il burro fuso, il latte, la scorza grattugiata di un limone o una arancia non trattati, il liquore e la farina.  In una pentola dai bordi alti metto l’olio a scaldare, circa due litri.  Nel frattempo preparo un sac à poche versando al suo interno l’impasto delle castagnole.  L’olio deve raggiungere la giusta temperatura, che in questo caso deve essere media e non troppo forte, per permettere alla castagnola di cuocere bene al suo interno. Taglio la punta del sac à poche in obliquo e con la mano sinistra spingo l’impasto nell’olio mentre con la destra lo taglio con un coltello man mano che fuoriesce.  In questo modo si ottengono delle castagnole perfettamente sferiche.  Chi non ha un sac à poche può usare il metodo dei due cucchiaini e il risultato sarà quello di avere delle castagnole non perfettamente sferiche.  E’ bene ricordare questa regola: la frittura va messa insieme e tolta insieme, nel senso che se un alimento si cuoce prima e quindi deve essere tolto, non dobbiamo aggiungere quello crudo mentre il resto sta finendo di cuocere perché altrimenti si abbassa la temperatura dell’olio pregiudicando il buon risultato.  Man mano che friggo, le adagio su un piatto con carta assorbente e in seguito le passo su un vassoio.  Secondo i gusti, si possono spolverare con zucchero semolato o a velo vanigliato.  Nel frattempo l’impasto delle frappe ha riposato, quindi ne prendo un piccolo pezzo e lo stendo sul piano di lavoro leggermente infarinato.  Preferisco stenderlo a mano ma si può benissimo usare la sfogliatrice, basta che la sfoglia risulti sottilissima, quasi trasparente.  Con la rotella dentellata le taglio in rettangoli piuttosto grandi, circa 10 cm per 15 cm, incidendo nel centro due tagli orizzontali.  Ne friggo due alla volta, visto la loro grandezza, a una temperatura piuttosto allegra.  Man mano che sono cotte, operazione molto veloce poiché sono sottilissime, le adagio su un foglio di carta assorbente e, quando sono fredde, le cospargo di zucchero vanigliato creando quella piramide da me amata. Inutile dire quale persistente profumo si sprigiona.  E’ così meraviglioso che per me fa tanto Carnevale! Non siamo in Egitto, mi manca solo il costume di Cleopatra per la presentazione ideale di questa piramide dolce!”

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Ingredienti:

Per le frappe:

400 gr di farina 00

60 gr di zucchero semolato

2 uova intere

100 gr di burro freddo

1 bicchiere di marsala o vermouth

2 litri di olio di arachide

Zucchero a velo per decorare

Per le castagnole:

4 cucchiai di latte

Scorza grattugiata di un intero limone

4 uova intere

4 cucchiai di burro fuso

8 cucchiai di zucchero

1 bustina di lievito per dolci

1 bicchierino di sambuca o limoncello

500 gr di farina 00

1 pizzico di sale

Zucchero semolato per decorare

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Per chi vuole provare una alternativa light, si possono cuocere le castagnole in forno a 200° per 10 minuti, si può sostituire la farina 00 con la farina di farro, il latte con un latte vegetale e al posto del burro si può usare un olio di mais, riso, girasole . . . ma il bicchierino del nostro limoncello fatto in casa non deve mancare! 🙂

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For a fun carnevale . . . here are our fried and baked frappe and castagnole

We want to wish everyone a happy Carnevale with our fried and baked castagnole and our frappe.  As you can read in our book, “The tradition of making frappe in Italy goes way back to the ancient Roman times and was originally called frictilia, a dessert fried in lard prepared during the celebrations in honour of the gods of fertility. Today they are known all over the Italian peninsula with different names and different shapes, but whether they are called “bugie” in Piemonte, “cenci” in Tuscany, “chiacchere” in the south, “frappe” in Lazio, or even “salta-sù”, “stracci”, “pampuglie”, “frittole” o “manzole” in other regions, covered in honey, chocolate or powdered sugar,  the fact is that they are irresistible!  At Carnival time it’s so pleasant to smell the aroma of these typical treats  everywhere you go since it lingers in the air outside homes, bakeries and pastry shops. In fact, their smell is so appetizing that it often get straight to work on my making them when I return home from my grocery shopping.  I prepare all the utensils I will need, remembering my pastry cutter wheel for the frappe and the disposable pastry bag which is essential for the castagnole. To make the frappe I follow the same procedure for the shortcrust pastry so once the flour is sifted, I add the other ingredients.  Once the dough is ready, I let it sit in the refrigerator for half an hour.  The castagnole are quite simple to make and the mix is similar to the ciambellone or bundt cake recipe.  I beat the eggs with the sugar then add the softened butter, the grated lemon peel, the milk, the limoncello, the baking powder and the flour, then I pour about two litres of vegetable oil in a high-rimmed pot and put it on a low flame to heat, in the meanwhile I fill the pastry bag with the castagnole mix. The oil needs to be just right, medium temperature and not too hot so as to allow for the castagnola to cook also on the inside. I slowly push the dough from the pastry bag into the oil with my left hand cutting the dough as it comes out with my right hand using a sharp knife in order to create perfectly round castagnole once they fall into the oil.  If you don’t have a pastry bag, you can use two teaspoons but the result won’t be as perfect. Don’t forget this very important rule when frying: the portions must be put in the oil and taken out together, never add more raw mix with the one that is already frying otherwise it modifies the temperature of the oil and the results won’t be as good.  As I take the fried castagnole out of the oil, place them first on a plate with blotting paper so it can absorb the excess oil and I allow them to cool for a few minutes then put them on a tray. They can be sprinkled with sugar or vanilla-flavoured powdered sugar according to taste.  At this point the dough for the frappe is ready too so I take a small piece and spread it out with my hands on my work table which I’ve sprinkled with flour so the dough won’t stick.  You can also use a dough sheeter if you like, as long as the final result is a really thin, almost see-through pastry.  Then, using my pastry cutter wheel, I cut 10×15 cm large rectangles, make two horizontal cuts down the middle and fry them two at a time on a lively flame.  They fry very quickly because they are so thin, then I put them on blotting paper and once they have cooled off I sprinkle them with vanilla-flavoured powdered sugar. Needless to say, as I place them on a tray, creating a beautiful pyramid of sweetness, their aroma is inebriating and mouth-watering.”  –  “Our guests are about to arrive for our yearly masquerade party, my pyramid of yummy treats is ready, the living room is decorated, our costumes are all laid out…  all I have to do is slip into my Cleopatra outfit and meet our friends at the door with my tray of sweet goodies!”

Ingredients:

  • For the frappe

400 grams of wheat flour

60 grams of sugar

2 whole eggs

100 grams of cold butter

1 glass of marsala or vermouth (if you like)

2 litres of vegetable oil

Powdered sugar to decorate

  • For the castagnole

4 tbsps of milk

1 grated lemon peel

4 whole eggs

4 tbsps of butter

8 tbsps of sugar

16 grams of baking powder for desserts

1 small glass of limoncello (if you like)

500 grams of wheat flour

1 pinch of salt

Sugar for decorating

For those who prefer a lighter version, just bake the castagnole in the oven at 200° for 10 minutes and substitute the regular flour with spelt flour, substitute the dairy milk with soy milk, and instead of using butter use a corn, rice or sunflower oil … but don’t leave out a good dash of limoncello,better if home made! 🙂

 

Le ciambelle di Emozioni Culinarie :-) Food & Friends’ doughnuts


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Ogni momento è buono per una ghiotta ciambella!

Per saperne di più basta andare a pagina 139 del nostro libro Emozioni Culinarie!  

Per chi non l’ha ancora comprato in libreria, è disponibile online e anche in versione e-book!

http://www.ibs.it/code/9788868311056/ferraiuolo-tina/emozioni-culinarie.html

Buona lettura e buon appetito !!! 🙂

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Doughnuts are yummy any time of the day!

To see how to make these delights just go to page 121 of our book Food & Friends ❤ Italian Style ❤ !

If you haven’t bought it yet, it’s available online at amazon.co.uk and ibs.it !

http://www.amazon.co.uk/s/ref=nb_sb_ss_c_0_19?url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=food+and+friends+italian+style&sprefix=Food+and+Friends+It%2Caps%2C978

http://www.ibs.it/code/9788868311438/ferraiuolo-tina-ordioni-cristiana/food-friends-italian.html

Enjoy both the reading the book and eating the doughnuts!!! 😉

Ciambelle di Barbara

 

Caffebook.it – Storie Culinarie: come nasce il biscotto :-) Culinary stories: the origin of biscuits


Storie Culinarie: come nasce il biscotto.

 Benvenuti al terzo appuntamento con le nostre storie culinarie.

Nei nostri primi articoli abbiamo parlato della colazione, della merenda e di come questi sono cambiati negli anni per gli italiani.  Sappiamo che un’adeguata colazione consumata con calma è un ottimo contributo al mantenimento di un buono stato di salute. Consumare una colazione regolarmente migliora la qualità della dieta e soprattutto ci dà energia per iniziare la giornata.  Una buona colazione ci gratifica, ci nutre nella maniera giusta, ed è un rituale fatto di gesti quotidiani che creano un momento di condivisione con la famiglia, diventando un’occasione giornaliera di scambio, sia verbale che affettivo.  Ai tempi dei nostri nonni, bisnonni e bis-bisnonni… insomma tanti, tanti anni fa… la prima colazione era di pane e latte.  Il pane veniva fatto in casa preparando un impasto con farina, lievito, acqua e sale, oppure si andava dal fornaio a comprarlo. Il latte veniva venduto sciolto in latteria dove si andava con la bottiglia vuota e il lattaio la riempiva attingendo da un grande contenitore.  Negli anni le abitudini cambiarono lentamente, e il grande salto fu fatto i primi del 1800 quando furono inventati i primi fornelli a petrolio, quelle a gas, le ghiacciaie, le macchine per il caffè e tanto altro.  Le prime macchine industriali arrivarono in Italia via mare dall’Inghilterra, e proprio nel nord Italia presero vita alcune importanti esperienze imprenditoriali.  Uno dei primi prodotti che furono resi disponibili per tutti fu, per esempio, il biscotto che prima era considerato un simbolo di esclusività, era un prodotto costoso che veniva venduto in preziose scatole di legno o latta decorati con disegni liberty di eleganti signore o colorati velieri.  Ancora oggi si possono trovare se si fa visita a qualche negozio vintage e mercatino.

Continua su questo link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/419-storie-culinarie-come-nasce-il-biscotto.html

 

Frollini

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Culinary Stories: the origin of biscuits

Welcome to the third appointment with our culinary stories.

In our first article we spoke about breakfast, snacks and how these have changed over the years in Italy. We all know that a healthy breakfast is a great way to stay in good health.  Eating breakfast regularly improves the quality of our daily diet and gives us the energy we need to start our day.  It is gratifying, nourishing and is also a ritual of daily gestures that we share with our loved ones that gives us time for verbal and emotional sharing.  When our grandparents, great-grandparents and great-great-grandparents were young… well, sooooo many moons ago… breakfast was basically milk and bread.  The bread was usually baked at home and prepared with white flour, yeast, salt and water, or it was purchased at the local baker’s.  Milk was sold in milk shops kept in large containers and one would go get refills for their empty bottles.  Things changed gradually with time and in Italy the biggest change arrived in the early 1800s when gas stoves, ice boxes, coffee machines, and so many other appliances appeared on the market.  The first ones arrived in Italy by sea from England, and the first factories started right there in the northern regions of the country.  One of the first products to be made available to everyone was, for example, the biscuit which before that time was considered a product for the elite.  It was expensive and sold in lovely metal or wooden boxes with elegant designs of ladies or ships painted on them in liberty style.  These can still be seen today in vintage or antique shops.  Factories brought biscuits in everyone’s home and these became the bestselling breakfast product.  Someone might remember the first ones that appeared on the market and which are still sold today… a square biscuit with crenellated borders, or the round doughnut-shaped one with frosted sugar on it.  These little delights have accompanied so many of us from our childhood with their infinite shapes, forms and flavours.  The origin of the biscuits go hand in hand with the history of sugar.  Over the centuries the techniques have improved, but the very first biscuits, it is said, were first made in ancient Rome.  Then at the beginning of the middle ages, monks became popular for their expertise in combining honey to their dough, thus making it sweet.  The baker’s corporations then formed and these people enriched the recipes with new aromas and flavours by using the spices arriving from the Orient:  cinnamon, pepper, anis, and clove.  All this contributed to the territorial identification of certain biscuits made in Italy, such as the amaretti from Lombardy, the cantucci from Tuscany, and the tarallucci from the central regions. The word biscuit derives from the Latin “panis biscotus” which means bread baked twice.  This double baking process allowed for the biscuits to be saved longer.  In Italian the word is biscotto, in English we say biscuit, but the word cookie comes from the Dutch word for small round cake. The very popular chocolate chip cookie that is known all over the world, and is the most popular biscuit in America, was invented in 1937 by Ruth Graves Wakefield who managed a popular restaurant in Massachusetts.  It was actually made world famous, though, by Betty Crocker in 1939 during a radio programme.  Statistics say that 6 Italians out of 10 eat biscuits for breakfast and there are hundreds of different types on the market today.  We want to suggest our frollino!

Ingredients:

300 gr of flour

125 gr of butter

150 gr of sugar

1 whole egg and one egg yolk

A dash of salt

1 tsp of baking powder

Grated lemon or orange peel

Put the sifted flour and baking powder in a bowl, add the cold and diced butter and beat with an electric beater until it gets thick.  Add the salt, the sugar, the fruit peel and lastly the eggs which have been lightly whipped.   If you prefer to make the biscuits by hand then just mix the butter with the sugar then add the eggs, the salt and the fruit peel, and lastly add the flour and baking powder quickly.  Place the dough in the fridge for about one hour.  Roll out the dough with a rolling pin, shape the biscuits with your favourite cutters, put them on a baking tin and bake them until golden at 180°.  Enjoy!

Halloween in arrivo!… Il Pumpkin Bread di Chiara


Pumpkin Bread con farina di farro

Il Pumpkin Bread di Chiara

Ormai avrete capito che a noi piace dedicare le nostre ricette a persone a noi care.  Cosa si può dedicare alla dolce e timida Chiara?  Dinamica e sportiva, ama gli animali, la natura, e la vita sana.  Ama comunicare con gli altri tramite la musica, la scrittura e la fotografia. E’ golosa e cerca di alimentarsi in modo sano, specialmente da quando ha scoperto di essere celiaca.  Adora il mare, il suo profumo, il freddo e la neve . . . cose che ci fanno venire in mente appunto il nostro Pumpkin Bread.  Il suo profumo fortemente aromatico, da il meglio di se soprattutto in cottura, infatti, mentre cuoce la casa si riempie di un inconfondibile e persistente aroma speziato. . . che fa tanto autunno. . . ed è una ricetta invernale semplicemente fantastica, proprio come Chiara!

Non lasciamoci ingannare dal nome Pumpkin Bread perché ha un gusto e una consistenza più simile ad un dolce che ad un pane.  E’ popolarissimo negli Stati Uniti dove viene cotto appunto nelle teglie a forma di pane in cassetta, ha meno zucchero dei dolci normali, e viene usato il bicarbonato oltre che al lievito.  Si sta comunque diffondendo anche in Italia, dove oltre al mangiare sano, tutto ciò che concerne la festività autunnale di Halloween sta spopolando.

Ma di cosa si tratta?  E’ un pane-dolce profumato molto semplice da fare, a base di zucca, farina, zucchero, uova, olio e lievito.  E’ ottimo e leggero per la colazione e utilizzando una buona farina gluten-free, abbiamo avuto un ottimo risultato. La zucca che abbiamo usato è un prodotto in scatola americano reperibile nei negozi specializzati e online. In alternativa si può utilizzare la polpa di zucca fresca precedentemente cotta in forno.  Noi abbiamo utilizzato lo zucchero di canna e non quello previsto dalla ricetta.  Nella versione normale (non gluten-free) abbiamo usato la farina di farro.  Come spezia, invece, abbiamo usato la cannella al posto del Pumpkin Pie Spice, introvabile in Italia.

Abbiamo provato varie versioni. . . alla fine abbiamo scelto questa di Laura Vitale, simpatica vlogger italo-americana.

http://www.laurainthekitchen.com/recipes/pumpkin-bread/

Come unità di misura abbiamo lasciato le CUPS perché ormai sono conosciutissime anche in Europa.

Ingredienti per 8 persone:

1 ½ cups di farina di farro o farina gluten-free

½ cup di purea di zucca o mezza scatola

1 cucchiaio di Pumpkin Pie Spice o cannella

½ cucchiaino di lievito in polvere

½ cucchiaino di bicarbonato di sodio

½ cucchiaino di sale

1 ½ cups di zucchero di canna

½ cup di olio vegetale

1 cucchiaino di essenza di vaniglia

2 uova

Riscaldiamo il forno a 170° e rivestiamo di carta forno una teglia rettangolare (quelle da plumcake).  In una piccola ciotola mischiamo la farina, la cannella, il lievito e il bicarbonato.  In una ciotola più grande sbattiamo le uova, la vaniglia, l’olio, lo zucchero e il sale e alla fine la purea di zucca.  Incorporiamo a questo composto man mano il contenuto della ciotola piccola e quando è tutto ben amalgamato lo versiamo nello stampo.  Lo inforniamo per circa una ora e mezza soprattutto la versione gluten-free perché deve asciugare bene.  La caratteristica della zucca è dare morbidezza agli impasti ecco perché questi preparati necessitano di cotture un pochine più lunghe.

E’ buono caldo, freddo e anche tostato. . . è gustosa sia la versione con farina di farro che quella gluten-fre . . . una cosa è certa, questo pane-dolce ci ha veramente conquistate!

Grazie Chiara 🙂

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Chiara’s Pumpkin Bread

By now you all know that we like to dedicate our recipes to people we care about.  What can we dedicate to our sweet and shy Chiara?  She’s dynamic and athletic, she loves animals, natura and healthy living.  She loves communicating through music, writing and photography.  She’s a foodie and likes to eat healthy food, especially since she has found out that she suffers from celiac disease.  She loves the sea and its scent, the cold weather and snow . . . all this can be associated with our Pumpkin Bread.  Its strongly aromatic fragrance can best be smelled while it’s baking and that is exactly when the home gets filled with this unique and persistent spicy aroma. . . that’s so typical of autumn . . . and this is a simply fantastic winter recipe, fantastic like Chiara!

Don’t be misled by the word bread in the name because its taste and consistency is more like those of a cake than a bread.  It is really popular in the United States where it is baked in loaf tins, it has less sugar than normal cakes, and baking powder is used besides yeast.  It is becoming very popular in Italy where more and more people want to eat healthy foods and where all things that are related to the autumn festivity of Halloween is making a splash.

What is it all about?  It’s a fragrant sweet bread that is very simple to make, and its main ingredients are pumpkin squash, flour, sugar, eggs, oil and yeast.  It’s really good for a light yet nourishing breakfast and it’s great when you use a good gluten-free flour.  We used the canned pumpkin made in the USA which can be found in Italy in grocery shops that specialize in foreign foods, or online.  An alternative can be to use fresh squash that is first baked then squashed.  We used brown sugar and not the one listed in the original recipe.  In the regular version (not the gluten-free one) we used spelt flour.  Instead of using Pumpkin Pie Spice, which is not easy to find in Italy, we used cinnamon.

We’ve tried different versions . . . and our choice fell on Laura Vitale’s recipe.  She is a pleasant Italian-american vlogger.  We used cups as they are now well known even in Europe.

Ingredients for 8 servings:
1 ½ cups of spelt flour or gluten-free flour
1/2 cup of pumpkin puree
1 tbsp of Pumpkin Pie Spice or cinnamon
½ tsp of baking powder
½ tsp of baking soda
½ tsp of salt
1 ½ cups of brown sugar
½ cup of vegetable oil
1 tsp of vanilla extract
2 eggs

We preheat the oven at 170° and lay the bottom of a loaf pan with baking paper.  In a small bowl we mix the flour, the cinnamon, the baking powder and the baking soda. In a larger bowl we beat the eggs with the vanilla, the oil, the sugar and the salt then the pumpkin puree.  We add the dry ingredients from the small bowl and once it becomes creamy we pour it in the loaf pan.  We leave it to bake for about an hour and a half, especially if we use gluten-free flour because this needs to dry well.  The pumpkin adds softness to the dough and therefore these types of bread/cakes need to cook a bit longer.

It’s delicious eaten warm, cold and even toasted. . .it’s yummy with the spelt flour and the gluten-free flour alike. . . one thing is for sure, we love this pumpkin bread!

Thanks Chiara 🙂

La käsekuchen di Fette Perfette!


käsekuchen

Conoscete Fette Perfette? No, non quelle che tutte cerchiamo di creare quando tagliamo una torta . . . ma Fette Perfette, il blog della fantastica Mara, piemontese di nascita, emiliana d’origine e calabrese di adozione… un background che le da una ottima conoscenza della cucina italiana.  Mamma di tre ragazzi, ha viaggiato tantissimo in tutto il mondo e tra le sue numerose passioni c’è la pasticceria.  Ha frequentato molti corsi e tuttora continua a studiare per soddisfare la sua grande curiosità, il suo bisogno di approfondire tutto ciò che riguarda la pasticceria… e la sua golosità! 🙂

Con grande piacere abbiamo voluto realizzare la käsekuchen di Mara, versione tedesca della cheesecake, e abbiamo usato la ricetta del suo blog.  Abbiamo preparato la pasta frolla e foderato uno stampo  da 26 cm.  Mentre riposava in frigo abbiamo iniziato a preparare il goloso ripieno montando i 4 albumi con 50 grammi di zucchero.  Dopo abbiamo montato i tuorli con il restante zucchero, abbiamo aggiunto il formaggio Quark, il latte, il budino alla vaniglia, la scorza di limone e lo zucchero vanigliato.  Alla fine abbiamo incorporato gli albumi, versato il ripieno nello stampo, livellato il composto e infornato a 180° per 70 minuti.  Una volta raffreddata, l’abbiamo fatta riposare in frigo prima di gustarla semplicemente al naturale con l’aggiunta di more e lamponi… ma la prossima volta proveremo la versione ripiena di mirtilli.

Ingredienti

Pasta frolla:

300 grammi di farina debole

80 grammi di zucchero

130 grammi di burro

1 uovo

1 tuorlo

1 pizzico di lievito in polvere

Ingredienti

Ripieno al quark:

4 uova

150 grammi di zucchero

750 grammi di Quark

250 grammi di latte

1 busta di budino alla vaniglia in polvere

1 bustina di zucchero vanigliato

scorza di limone

Grazie Mara 🙂

http://fetteperfette.com/

https://www.facebook.com/ArgillaZucchero?fref=ts

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Fette Perfette’s käsekuchen

Do you know Fette Perfette (perfect slices)? No, not the ones we all want to make when we cut a cake… we’re talking about Fette Perfette, the blog  by our fantastic Mara.  She was born in Piemonte, her ancestors are from Emilia and thanks to her husband’s side of the family, she has a strong bond with Calabria… all this gives her an excellent knowledge of Italian cuisine.  She has three children, has travelled all around the world and among her many passions there is baking.  She has taken many courses and still today continues to study to satisfy her great curiosity, her need to learn more and more about baking… and her sweet tooth! 🙂

With great pleasure we decided to try Mara’s käsekuchen, the German version of the cheesecake, and we used the recipe from her blog.  We prepared the shortcrust pastry and put it in a 26 cm. baking mold.  While it cooled in the refrigerator, we prepared the yummy filling beating 4 egg whites with 50 grams of sugar.  After that we beat the egg yolks with the remaining sugar and added the Quark cream cheese, the milk, the vanilla-flavoured pudding powder, the lemon peel shavings and the powdered sugar.  Finally, we added the egg whites, poured everything into the mold, levelled it out with a spatula e put it in the over at 180° for 70 minutes.  Once it cooled we let it sit in the fridge before serving it.  We ate it just like that, simple, with a few blackberries and raspberries on the side… but next time we are going to try it with blueberries inside.

La Käsekuchen di Fette Perfette

Ingredients

Shortcrust pastry:

300 grams of soft flour

80 grams of sugar

130 grams of butter

1 egg

1 egg yolk

1 dash of baking powder for desserts

Ingredients

Quark cream cheese filling:

4 eggs

150 grams of sugar

750 grams of Quark cream cheese

250 grams of milk

1 bag of vanilla-flavoured powder for pudding

2 tbsps of powdered sugar

lemon skin shavings

Thanks Mara 🙂

http://fetteperfette.com/

https://www.facebook.com/ArgillaZucchero?fref=ts

La Brioche di Parigi . . . bon appétit!


La brioche di Parigi

Ecco la nostra seconda ricetta vacanziera!

Nel libro Emozioni Culinarie si legge “Chi di noi non ha avuto nel suo cassetto dei sogni un viaggio a Parigi? È una città che affascina per svariati motivi: la sua arte e la sua stupenda architettura; i suoi tanti piccoli quartieri caratteristici che danno l’impressione di essere in un piccolo paesino, mentre invece ci si trova in una grande città; le luci sulla Senna di notte, con i tipici bateaux mouches che la navigano; la grandezza della Torre Eiffel che si può vedere da ogni angolo della città; quella sua aria un po’ retrò e un po’ osé.  Una peculiarità della città di Parigi è il suo stile architettonico, che mantiene un’uniformità nel complesso, che va oltre i luoghi da cartolina. Lo si vede non solo nelle mete turistiche, ma anche nelle strade, nelle piazze, negli edifici antichi, nobiliari e moderni. Alla metà del XIX secolo, fu grazie all’intervento del barone Haussman che, sotto la guida dell’imperatore Napoleone III, fece di questa città una perla d’Europa. Fu una delle rivoluzioni urbanistiche mai conosciute fino a quel momento; decisa per motivi igienici e politici, cambiò in maniera radicale l’aspetto medievale della città. Furono creati numerosi parchi e giardini, e imposte regole rigide sull’altezza e lo stile architettonico dei palazzi. Particolare fu la tecnica di far diramare diversi viali da un monumento di grande interesse. L’esempio più rappresentativo è la Place de l’Étoile (dal francese “stella”), da cui si diramano addirittura dodici viali, il più celebre dei quali è l’Avenue des Champs–Élysées.  È facile innamorarsi di Parigi…”

“È buona semplice, è buona tostata, è buona accompagnata con la marmellata, con la crema di cioccolata e, per i palati più bizzarri, anche con i formaggi francesi. I profumi e i sapori di luoghi lontani possono far viaggiare con la fantasia… anche se mi trovo a fare colazione nella mia piccola cucina, con il mio caffellatte e la brioche, mi sento come se fossi nel salone degli specchi di Versailles!”

Per saperne di più leggere il libro a pagina 154.

Grazie Parigi . . . mon amour! 🙂

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The Paris Brioche . . . bon appétit!

Here is our second vacation-inspired recipe!

In our book you can read, “Who hasn’t dreamed of going to Paris at least once in their life?  It might not be everyone’s cup of tea, but it definitely is fascinating for so many reasons: its art that is visible in its vast number of museums, galleries, exhibits, monuments and tourist attractions;  its captivating architecture and iconic buildings; its picturesque neighbourhoods where you get the impression of being in a small village while, instead, you are in a capital city;  its magical lighting that emphasizes its beauty, thus its reputation as the City of Lights;  its open excursion boats, called  bateaux mouches, that provide visitors a view of the city along the river Seine;  its awe-inspiring landmark, the Eiffel Tower, that rises 300 metres tall and can be seen from any part of the city.   One must visit this vibrant city in order to admire the spectacular monuments, the layout of its over 6000 streets, the shape of its squares, the beautifully manicured parks, the noble palaces and buildings where the presence of different epochs coexist in harmony in its architecture styles, the quaint open terraces of the thousands of bars, cafés and restaurants.  It was thanks to Baron Georges Eugene Hausmann’s intervention, under the guidance of Emperor Napoleon III, that this city, which had been untouched since the Middle Ages, became the gem of Europe during the second half of the 1800s.  He led the project that created new roads, sewage systems, public parks, public monuments and the city underwent an urban revolution that had never been seen before.  The project included the creation of a north-south axis in the city, molding it into a geometric grid with wider streets running east and west, north and south.  Strict ground rules were set for the architectural standard and style of the buildings to create visual unity, and the city was divided into arrondissements or districts.  An interesting technique was used where the streets branch out from major monuments and a clear example of this is the Place de l’Étoile with its twelve streets, the most famous of which is the Avenue des Champs-Élysées.  Haussmann wanted a symmetry and geometric unity for Paris, with a more austere and modern style for the façades of the buildings, with balconies and elaborate stonework.  The old half-timbered houses became a rarity and only a few of these, dating back to the 15th century and restored in the 1970s, can be seen in the Marais district today.  That’s how La Ville-Lumière came out of the Dark Ages and entered the new modern era!”

“The brioche is delightful plain, fantastic toasted, tasty combined with marmalade or jam.  It is exquisite with chocolate cream and even with French cheese. The aroma and flavour of faraway places can make you wander with your imagination… while I sit there in my little kitchen having breakfast with my coffee and brioche, I can imagine being in the Hall of mirrors in Versailles!”

To learn more about this just read our book!

Thanks Paris . . . mon amour! 🙂

La Chiffon Cake, il dolce abbraccio della Mamma!


Chiffon Cake

Oggi vogliamo fare gli auguri a tutte le Mamme . . . a quelle che lo sono, a quelle che lo vorrebbero essere, a quelle che presto lo saranno, a quelle che fanno da mamma a bimbi anche non loro, a quelle che fanno da mamma ai piccoli pelosetti a quattro zampe . . . insomma a tutte le donne che sono mamme nel cuore e nell’anima.

Nel nostro libro Emozioni Culinarie si legge – ” . . . Fare la mamma non è facile, e non viene spontaneo a tutte le donne. Le idealizzazioni di cui si ha piena la testa, prima di avere un bambino, non sono sempre vere. Infatti, non si ama a comando o per istinto, alcune volte accade, altre no.  . . . Fare la mamma è come iniziare un lungo cammino dove si conosce la partenza ma non l’arrivo. Camminando, camminando…ci si può sentire sperdute, sole e, nonostante ci si metta tutta la buona volontà, di errori se ne fanno. Non si riceve un manuale al momento di una nascita, e può accadere che non sempre si abbia un modello positivo di madre da seguire. In passato, la condivisione di questa esperienza era vissuta in una situazione familiare più grande e alquanto diversa da quella attuale. Nei momenti di difficoltà si poteva contare sull’aiuto sia materiale sia psicologico delle zie, nonne, e sorelle, e imparare dalle loro esperienze.”

E si legge anche dei molteplici ruoli di una mamma – “La vita moderna porta la donna a dover imparare a essere “multitasking”…la mamma in particolare è “maestra” quando insegna a vivere e amare, è “chef ” quando prepara i cibi per la sua famiglia, è “intrattenitrice” quando legge le favole ai suoi figli, è “cantante” quando canta la ninna nanna, è “organizzatrice di eventi” quando c’è da festeggiare, è “infermiera” quando ci si ammala, è “autista” quando accompagna i bambini alle molteplici attività e, infine, è “psicologa” quando ascolta. L’amore materno è una presenza rassicurante, dolce e protettiva a qualsiasi età. È confortante, un po’ come la cioccolata! E quale altro dolce si può associare a lei se non la chiffon cake?” 

Il resto del racconto si può leggere a pagina 21 del libro ma oggi facciamo un regalo e includiamo qui la nostra ricetta:

Come si prepara

Ingredienti:
6 uova intere e 3 albumi
8gr di cremor tartaro
290gr farina 00
1 bustina di lievito
300gr di zucchero semolato
190ml di acqua
120gr di olio di semi
1 presa di sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia liquido

Per iniziare, dispongo davanti a me due ciotole, una per montare gli albumi e l’altra per il resto degli ingredienti. Peso la farina e aggiungo il lievito, li setaccio facendoli cadere lentamente, come la neve, nel recipiente. Faccio un piccolo cratere nel centro e aggiungo, in quest’ ordine: lo zucchero, i tuorli d’uovo, l’acqua, l’olio, la vaniglia e il sale. La particolarità di questo dolce sta proprio nel fatto che questi ingredienti non vanno subito mescolati, ma lasciati stare per un po’, giusto il tempo per montare gli albumi a neve. Accendo il forno che intanto si riscalda, poi verso le chiare nell’altra ciotola e inizio a montarle con uno sbattitore elettrico, prima lentamente poi aumentando la velocità. Appena iniziano a montare, aggiungo il cremor tartaro, fondamentale per stabilizzare gli albumi, poi continuo fin quando la viscosità dell’uovo diventa spumosa, ferma e… bianca come la neve. 

Lascio da parte questa ciotola e mi accingo a mescolare, sempre con lo sbattitore, il composto preparato prima partendo dal centro, con molta delicatezza, incorporando gli ingredienti prima a media velocità poi aumentando man mano che il composto s’infittisce. Quando sarà tutto amalgamato e montato, aggiungo la neve che ho creato dalle chiare. Lo verso nello stampo, che non va né imburrato né infarinato, e lo inforno per 50 minuti a 160° e per altri dieci minuti a 175°. Una volta terminata la cottura, estraggo il dolce dal forno e lo capovolgo.  Lo lascio riposare per almeno due ore, fino al completo raffreddamento poi, con l’aiuto di un coltello a lama piatta, lo stacco con delicatezza dalle pareti dello stampo, partendo prima dalla circonferenza e arrivando alla base asportabile.  

Spolvero questo capolavoro con abbondante zucchero a velo, ma se lo voglio rendere ancora più goloso, lo completo con una colata di cioccolato fondente fuso. Ne taglio una fetta e la gusto. La sua morbidezza, unita al sapore cioccolatoso, mi ricorda tanto le coccole della mamma!

Auguri Mamme! 🙂

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The Chiffon Cake is like a sweet motherly hug!

Today we want to extend our best wishes to all Mothers . . . to those women who are mothers, to those who wish to become mothers, to those who soon will be mothers, to those who are mothers of children who aren’t theirs, to those who are mothers of little four-legged pets . . . in other words to all those women who have motherhood in their heart and soul.

In our book you can read – “. . . It certainly isn’t easy to be a mother and new mothers do not always feel an instant love toward their newborn child.  Maternal bonding is a gradual experience that strengthens with spending time, loving and caring for the newborn baby.  So many ideas fill our heads before having a child, some of these are not always realistic, and not every woman has a strong maternal instinct.” – ” The experience of motherhood is like going on a long journey where you know how it begins but not how it ends.  Along the way we might feel lost, alone, confused and no matter how hard we try, mistakes are made. When a child is born we are given a manual and sometimes we don’t even have a positive mother figure to look up to for advice.  In the past society was much different and families shared tasks involved in the upbringing of a child.  In moments of difficulty there was always someone we could count on for any type of help and moral support.  There were aunts, grandmothers, sisters, friends and neighbours who could share their own experiences with the new mother. “

We can also read about the different roles that a woman takes on when she becomes a mother, “Modern lifestyles brings a woman to quickly learn how to multitask… a mother, for example, becomes a “teacher” when she teaches her child about life and love;  a “chef” when she prepares meals for her family; an “entertainer” when she reads bedtime stories and fairytales to her children; a “singer” when she sings lullabies to her baby;  an “event planner” when she organizes the many bithday parties; a “nurse” when her child gets bruised or ill; a “driver” when she taxis her children around to the different after-school activities; and finally she becomes a “psychologist” when she lovingly listens to the problems and heartbreaks of her children and teens. Motherly love is reassuring, sweet and protective at any age. It’s comforting, a bit like chocolate!  What other dessert could we compare her to if not a chiffon cake?”

The rest of the story is in our book but we wish to include here our recipe as you would read it in the book:

How to make it:

Ingredients:

6  eggs and 3 egg yolks

8 grams of  cream of tartar

290 grams of flour

16 grams of baking powder

300 grams of sugar

190 millilitres of water

120 grams of vegetable oil

1 pinch of salt

1 tsp of vanilla extract

“I begin by preparing my two bowls, one in which I will beat the yolks and the other for the rest of the ingredients. I weigh the flour and add the baking powder, I sift them and make them slowly fall into the bowl as if it were snow. I then make a little crater in the middle in which I put, in this order, the sugar, the egg whites, water, oil, vanilla and salt.

A very important aspect of this dessert is that the ingredients mustn’t be mixed all together at once but they need to sit for a while, the time it takes to whip up the egg whites. I heat the oven while I pour the egg whites in the other bowl and start beating them with an electric beater, slowly increasing the speed as I mix.  When the eggs are beaten stiff, I add the cream of tartar, which is essential to stabilize the whites, then I continue beating until the texture of the eggs becomes foamy, stiff and as white as snow.

I put this bowl aside and I start to mix, with the beater, the ingredients I prepared earlier starting from the middle very delicately then combining all the ingredients at a medium speed, slowly increasing it when the mix thickens.  Once it is all blended and beaten, I add the “egg snow” and pour it in the mould which doesn’t need to be greased with butter nor covered in flour.  I bake it for 50 minutes at 160° and for another ten minutes at 175°.

Once it’s ready,  I take the cake out of the oven and flip it upside down, letting it cool off for at least two hours.  When it has completely cooled, I use a flat-bladed knife and delicately move the cake away from the sides of the mould and then I remove the base.  I sprinkle this masterpiece with plenty of powdered sugar, but in order to satisfy even the pickiest gluttons, I pour melted dark chocolate all over it. It’s ready to be served . . . I cut a slice, I taste it . . . uhmmm its softness, mixed with the chocolate, envelopes me and it feels so much like my mother’s soft cuddly hugs.”

Chiffon Cake

Happy Mother’s day! 🙂