Lo Zodiaco culinario – Toro – Baccalà/salted cod-fish and chips al forno :-) The culinary Zodiac – Taurus –Baked baccalà/salted cod-fish and chips


Baccalà fish and chips al fornoLe più grandi virtù del Toro sono la resistenza, la pazienza e la costanza, ed e’ piuttosto moderato e tradizionalista.  A volte viene considerato pigro, ma non è così perché le persone del Toro sono disciplinate e preferiscono fare le cose piano e bene.  Le persone nate sotto questo segno hanno un buon rapporto con il denaro, sono parsimoniosi, hanno un istinto conservativo e la loro bontà li porta spesso a fidarsi troppo del prossimo, rimanendone delusi.  Una volta raggiunti i suoi obiettivi nella vita, il Toro diventa possessivo verso ciò che ha ottenuto, sia per ciò che riguarda i beni materiali che per gli affetti.  I nati sotto il segno del Toro sono sensuali, leali, amano la famiglia e vivono i loro rapporti affettivi con grande entusiasmo, passione e aspirano ad una vera sicurezza affettiva.   

Il Toro ama il bello, è una persona curata, è attratta dalle persone avvenenti, ma apprezza un partner intenso e concreto.  E’ un segno in cui è spesso presente la testardaggine e la possessività, ma il Toro è molto tenace nel perseguire uno scopo, e anche quando la vita gli è avversa, egli con la sua calma ricomincia senza perdere tempo e senza recriminare.  E’ un segno che riesce a mostrarsi simpatico e instaura legami costanti e duraturi, sia in amore che in amicizia.  Grazie al suo buon carattere, che gli consente di essere amato e apprezzato nonostante i piccoli difetti, è in grado di conservare per lungo tempo anche legami instaurati durante l’infanzia. Vuole talmente bene alle persone che gli sono care, che ne diventa molto possessivo.

Nell’ambito lavorativo è tenace e determinato, e preferisce impieghi tranquilli, piuttosto che occupazioni magari più remunerative ma che comportano rischi.  Ama il contatto con la natura, le professioni manuali e quelle creative, quindi non ci stupisce trovare un Toro agricoltore, ingegnere, stilista o chef. E’ proprio in quest’ultimo ruolo che esprime bene la sua creatività, diventando a volte anche rinomato. 

Per quanto riguarda le sue abitudini alimentari, preferisce la buona tavola mantenendo uno spirito conservatore… non potevamo non dedicargli un piatto con un alimento antico:  Il baccalà!  Esistono una miriade di ricette, internazionali e regionali, e il baccalà è buono in tutti i modi, soprattutto fritto.  Noi abbiamo trovato un giusto compromesso rendendo il piatto gustoso e al tempo stesso sano. 

Al segno del Toro, quindi, ecco il nostro Baccalà fish and chips al forno.

Ingredienti:

Un filetto di baccalà
3 uova
Pane grattugiata qb
Olio d’oliva
Patate

Iniziamo tagliando il filetto nel senso della lunghezza, e togliendo le spine. Lo tagliamo in piccoli pezzi e li mettiamo in una ciotola con le uova già sbattute e li passiamo poi nel pane grattuggiato. In una teglia abbastanza larga ricoperta di carta forno, poniamo i bocconcini di pesce non troppo vicini e ci versiamo un filo d’olio. In un’altra teglia, sempre con carta forno, mettiamo le patate tagliate a spicchi grandi, in fila una accanto all’altra senza olio.  Inforniamo entrambe le teglie in forno ventilato a 200° fino a doratura, ricordandoci di girare i bocconcini a metà cottura. Alla fine saliamo solo le patate perchè il pesce è già sapido di suo. Cuocere le patate in questo modo ci permette ovviamente di ridurre le calorie, ma allo stesso modo di non rinunciare al gusto perchè sono croccanti e buonissime… ma non fritte!  Sono ottime per i bimbi, ma anche per i grandi… magari per i piccoli possiamo utilizzare un filetto di merluzzo, persico, o gallinella visto che non sempre amano il baccalà.  🙂

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Taurus people are gifted with great strength and some of  their greatest virtues are patience and perseverance.  They are also measured and traditional people who at times can be considered lazy, but it is not so because Taurus is a sign of discipline and they simply prefer to do things slowly and well.  They have a good relationship with money, they are thrifty and are instinctively cautious.  Their generosity brings them to tend towards trusting people immediately and this can often end in disappointment.  Once they have reached their life objectives, they become possessive, both with those whom they love and with what belongs to them.  The people born under this sign are sensual and loyal, they love their family and live their sentimental relationships with great enthusiasm, passion and long for emotional certainty.

Taurus people love beauty, and their appearance is always very neat and smart.  They are often attracted to alluring people, but they are also very careful in their choice of a partner and look for a person who is intense and concrete.  Taurus is a sign in which there is often stubbornness and possessiveness, but Taurus people can be considered tenacious in following their goals and when life becomes adverse, they know how to start over calmly without wasting time or complaining.  They are likeable people and establish good and long-lasting relationships, both in their love life and in life in general.  Thanks to their good character, that allows them to be loved and appreciated by many despite their flaws, Taurus people are able to stay close even with people met really early in life.  They love those dear to them so much that they become very protective of them.

In the working world Taurus people are tenacious and determined, they prefer tranquil jobs rather than those where they could earn more money but where there are risks.  They love contact with nature, manual labour and creativity, so it is not surprising to find them in the fields of farming, engineering, fashion design and catering.  It is in this last role that Taurus people express themselves best, using their creativity even to help them become successful chefs. 

With regard to food, people born under the Taurus sign enjoy good food and can be quite conservative in their choices… we couldn’t resist dedicating this dish which uses a very old staple:  The baccalà or salted codfish.  There are countless international and regional recipes to be found, and codfish is delicious in so many ways, especially fried.  We wanted to find a good compromise in order to keep this dish yummy and healthy at the same time.

To our Taurus friends, here is our Baked baccalà/cod fish and chips.

Ingredients:

A fillet of baccalà or salted codfish
3 eggs
Breadcrumbs
Olive oil
Potatoes

We begin by cutting our fillet of salted codfish lengthwise and taking out the bones. We cut it into small pieces and put them in a bowl with the beaten eggs, then we put them in the breadcrumbs.  We then place them on a baking pan, sprinkle some olive oil on them, and in a separate baking pan we place our potatoes cut into wedges, without oil.  We place our pans in the oven at 200° and let them bake until golden, remembering to turn both the fish and the potatoes over on the other side when they are half done.  When the codfish and the potatoes are fully baked, we add a bit of salt to the potatoes (not to the fish which is already tasty itself).  Cooking our potatoes and fish this way allows us to cut down on a few calories and at the same time enjoy a delicious and crunchy meal… without frying!  They are great for kids as well as adults… kids might also enjoy regular cod, perch or tub gurnard baked the same way. 🙂

Auguri di Buona Pasqua con la pastiera di Sal De Riso :-) Happy Easter with Sal De Riso’s pastiera


 

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Pastiere appena cotte

Sono anni che prepariamo le pastiere… il dolce napoletano tipico della Pasqua, che ha ricevuto il riconoscimento di Prodotto Agroalimentare Tradizionale Campano.  La leggenda vuole che a crearla fu una suora che voleva un dolce per festeggiare la Resurrezione. Unì al grano la ricotta, le uova, la frutta candita, alcune spezie aromatiche e l’acqua di fiori di arancio, dell’aranceto del convento.  Le suore del convento di San Gregorio Armeno a Napoli erano famose per le loro pastiere che preparavano in grandi quantità ogni anno a Pasqua per le famiglie benestanti della città.

Di ricette ne abbiamo veramente provate tantissime… ma quest’ anno abbiamo voluto fare la versione di Sal De Riso, un nome, una garanzia, nonché grande Maestro da noi venerato! Nato a Minori, le sue pasticcerie sono conosciute in tutta la costiera Amalfitana, nonché in tutta Italia da quando ha partecipato a La Prova del Cuoco. Che dire, le sue pastiere sono semplicemente divine… una equilibrata esplosione di sapori!  Sono leggermente diverse dalle precedenti che abbiamo fatto, ma molto molto più buone.  Noi le consigliamo vivamente e su internet si può trovare il video dove il Maestro spiega tutto in modo esauriente.  Si è presentato però un piccolo problema in quanto nel video, in sovraimpressione tra gli ingredienti della frolla, figurano soltanto i tuorli d’uovo mentre nel video lui aggiunge anche le uova intere.  Beh, in fondo i Maestri non rivelano i loro segreti fino in fondo.  

Noi ci siamo regolate così:  abbiamo realizzato 4 pastiere e abbiamo raddoppiato il ripieno. Infatti, la ricetta della frolla è molto abbondante, e ne avanza un po’.  Per le uova abbiamo messo solo i tuorli, sono bastati, anche se nel video il Maestro aggiunge anche quelle intere. Per quanto riguarda la scorza di arancia, abbiamo aggiunto come nel video, anche se non figura tra gli ingredienti, e per il grano ci siamo attenute a non ricuocerlo, proprio come fa lui, è la prima volta!  Dopo la cottura, come nostra abitudine abbiamo lasciato il dolce ad asciugare in forno spento.

Ingredienti:

Per il Ripieno:

125 gr di zucchero vanigliato

330 gr di ricotta di mucca

275 gr di zucchero semolato

330 gr di grano cotto

170 gr di crema pasticcera

170 gr di bucce d’arancia candite

1 bacca di vaniglia

400 gr di uova intere

cannella liquida

acqua di fiori d’arancio q.b.

200 gr di latte

la scorza d’arancia non tratta grattugiata

Per la Pasta frolla:

600 gr di burro bavarese

400 gr di zucchero semolato

120 gr di tuorlo d’uovo

15 gr di sale

1 bacca di vaniglia

scorza di un limone grattugiata

750 gr di farina debole

250 gr di fecola di patate

Per la ricetta della nostra crema pasticcera cliccare qui:

https://emozioniculinarie.wordpress.com/2015/09/17/la-crostata-di-fragole-de-lavaligiablu/

Iniziamo preparando la frolla… a mano senza impastatrice, con un burro morbido, a temperatura ambiente da 12 ore.  Mettiamo la farina debole e la fecola a fontana, versiamo lo zucchero, il sale, le uova, il burro, i semini del baccello di vaniglia, e la scorza di un limone. Impastiamo e mettiamo a riposare in frigo per qualche ora. Stendiamo la frolla in due tortiere e le rimettiamo in frigo. Intanto prepariamo il ripieno mettendo il grano cotto a bagno con un po’ di latte e lasciamo da parte. In una ciotola mettiamo la ricotta, lo zucchero semolato e lo zucchero a velo, lavoriamo un po’ e aggiungiamo la crema pasticcera il grano, i semini del secondo baccello di vaniglia, qualche goccia di cannella liquida e non in polvere altrimenti diamo un brutto colore al ripieno, l’acqua di fiori di arancio, le uova, la scorza di un’arancia e i canditi. Versiamo il ripieno nel guscio di frolla, creiamo otto strisce che posizioneremo a rombo sopra le pastiere, e inforniamo a 160°-165° (calore moderato) per circa 45-50 minuti. Dopo la cottura noi le lasciamo asciugare per un’oretta nel forno spento, ma ognuno conosce il proprio forno.

Siamo molto soddisfatte di questa ricetta… può essere ovvio ma possiamo chiamarla sua Maestà la Pastiera! Anche  i colori sono perfetti e le strisce di frolla perfettamente amalgamate con il ripieno.  Un’ultima precisazione:  spesso abbiamo sentito persone dire “metto meno zucchero perché la pastiera è troppo dolce”… “metto meno uova perché è più leggera”… “non metto i canditi perché non mi piacciono e neanche l’acqua di fiori d’arancio”!  Siamo liberi di fare ciò che vogliamo ma in questi casi faremo una crostata di ricotta senza gli aromi che la distinguono e dal colore giallo paglierino… perché il colore tipico della pastiera lo danno le uova e lo zucchero.  Quindi, se vedrete una pastiera gialla saprete già in anticipo cosa vi aspetta! 🙂

Che dire… per noi non c’è Pasqua senza pastiera!  Tanti auguri a tutti di Buona Pasqua e buon appetito! 🙂

Pastiera dopo il sacrosanto riposo di quatto giorni prima di essere mangiata

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We’ve been preparing the pastiera for years.  Do you know what a pastiera is?  Well, for those of you who are not of italian origin, it is an Easter cake made with boiled wheat, eggs and ricotta cheese.  It originated in the area of Naples and was originally used during the celebrations of Spring.  It is said that it was first created in a convent by an unknown nun who wanted a special cake to symbolize the Resurrection. She mixed wheat, ricotta cheese, eggs, candied citron, some aromatic spices and water which was made fragrant with the flowers of the orange trees that grew in the convent gardens. The nuns of the ancient convent of San Gregorio Armeno in Naples were considered the best pastiera makers and they baked many every year for the rich families during Easter time.  The pastiera is usually baked a few days in advance but no later than Good Friday, in order to allow for all the ingredients to mix properly together and give it its unique flavour.

We’ve tried so many different recipes over the years, but this year we’ve decided to share with you Sal De Riso’s version.  His name is a guarantee of quality and delight, he is a Master in the art of pastiera baking!  He was born in Minori and his pastry shops are known all over the Amalfi coast, and now all over Italy since he appeared in the TV show called La Prova del Cuoco.  His pastiere are divine… a harmonious explosion of flavours! They are a bit different from the other types we baked in the past, but much more delicious.  If you wish, you can watch his video on the internet.  There is only a slight difference between the eggs listed in the list of ingredients that appear in the notes and the eggs he actually uses in the video.  Well, guess these Master bakers don’t really give away their secrets so easily.   This is what we did:

Ingredients:

For the filling:

125 gr of powdered sugar

330 gr of ricotta made from cow milk

275 gr of sugar

330 gr of cooked grain

170 gr of custard

170 gr of candied orange peel

1 string of fresh vanilla or the equivalent in extract

400 gr of whole eggs

orange flower water 

200 gr of milk

liquid cinnamon

grated fresh organic orange peel

For the shortcrust pastry:

600 gr of butter

400 gr of powdered sugar

120 gr of egg yolks 

15 gr of salt

1 string of fresh vanilla or the equivalent in extract

grated lemon peel

750 gr of flour

250 gr of potato starch

 

You can find our recipe for the custard on this page of our blog:

https://emozioniculinarie.wordpress.com/2015/09/17/la-crostata-di-fragole-de-lavaligiablu/

First we prepare our shortcrust pastry… by hand, with soft butter kept at room temperature for 12 hours.  We mix the flour and the potato starch and create a small crater, then we add the sugar, the salt, the eggs, the butter, the vanilla, and the lemon peel.  We mix well and leave it to sit for a few hours in the fridge. We roll out the pastry in two cake tins and put them back in the fridge.  Then we prepare the filling, first we put the grain to soak in a bit of milk and set it aside.  We put the ricotta and the sugars in a bowl and mix, then we add the custard, the grain, the vanilla, a few drops of liquid cinnamon (not powdered cinnamon or else the pastiera becomes dark), the orange flower water, the eggs, the orange peel and the candied peel.  We pour the filling in the pastry, then we cut strips of shortcrust pastry which we place on top creating diamond shapes.  We bake our pastieras in a moderately-heated oven, at about 160°-165° for about 45-50 minutes.  When done, we leave them for about an hour in the oven with its door open so they can dry. 

We’re very happy with this recipe and we might as well call it your Excellency!  What’s there to add… for us it’s not Easter without a pastiera! Best wishes to all for a Happy Easter and enjoy! 🙂

 

 

 

I cornetti de Il Corniolo :-) Il Corniolo’s cornetti (or croissant?)


Cerchiamo il silenzio puro, la pace, la tranquillità, i profumi del bosco e dei prati? Vogliamo ammirare un campo di girasoli e filiere di frutti di bosco, un piccolo orto e grandi vasi di alberi di agrumi?  Vogliamo una piscina dove rilassarci lontani dal caos della città? E magari la sera vogliamo il buio totale per poter vedere le lucciole svolazzare?  Sembra impossibile ma non lo è!  Vogliamo svegliarci la mattina con il canto degli uccellini alle prime luci del giorno e trovare una tavola apparecchiata per la colazione con prodotti speciali… pane con lievito madre integrale, marmellate fatte in casa e cornetti divini?  Sembra impossibile ma non lo è perché questo luogo esiste e si chiama Il Corniolo!  Si trova in Umbria vicino Perugia,  città fondata dagli Etruschi, ricca di storia, arte, monumenti, nonché sede culturale e universitaria.

Il Corniolo è un posto speciale, perché è speciale chi lo cura e lo ama, la Signora Franca. Mi è rimasto nel cuore durante un mio soggiorno nel mese di Giugno, come mi sono rimasti nel cuore i suoi cornetti, sfogliati con solo 150 grammi di burro. Grazie agli insegnamenti della Signora Franca ho imparato a farli, e abbiamo voluto replicarli per voi!

Ingredienti
500 grammi di farina forte
50 grammi di zucchero
150 grammi di lievito madre oppure 20 grammi di lievito di birra
275 grammi di liquido di latte e 2 piccole uova mischiati insieme
Scorza di limone e arancia
1 cucchiaino di sale
25 grammi di burro
150 grammi di burro per la sfogliatura

La sera prepariamo l’impasto brioche.  Sciogliamo il lievito, aggiungiamo la farina piano piano, poi le uova con il latte, gli aromi e infine il sale. Impastiamo bene e alla fine incorporiamo il burro tagliato a dadini mettendolo un poco alla volta. Quando l’ impasto sarà ben lavorato e liscio, lo poniamo in una ciotola con coperchio, e lo lasciamo lievitare in frigo per tutta la notte. Al mattino stendiamo il burro tra due fogli di pellicola, in una sfoglia sottile.  

Stendiamo l’impasto e mettiamo sopra la sfoglia di burro.  Facciamo una piega a quattro e lo lasciamo in un vassoio coperto con pellicola, per una mezz’ora in frigo. Dopo lo riprendiamo, lo stendiamo sempre con dei colpetti di mattarello, e prima di piegarlo in tre, per non fare uscire il burro, ci passiamo sopra il mattarello per 2 o 3 volte.

Dopo averlo piegato a tre, lo rimettiamo in frigo.  Ripetiamo questa operazione per altre due volte.  Dopo l’ultima piega e il riposo di mezz’ora, lo stendiamo in un lungo rettangolo e ricaviamo dei triangoli a forma isoscele. Li arrotoliamo partendo dalla base e li mettiamo a lievitare fino al raddoppio.

Noi abbiamo utilizzato il lievito madre quindi la seconda lievitazione è durata tante ore, dalla mattina alla sera.  Chi usa il lievito di birra, il tempo sarà minore.  Una volta lievitati li abbiamo spennellati con il latte e infornati a 180° fino a che non hanno assunto il loro caratteristico colore.  Il profumo è inebriante… una bella esperienza oserei dire… come è stato il mio soggiorno a Il Corniolo e l’avere conosciuto la Signora Franca! 🙂

 

http://www.agriturismocorniolo.it/en

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Do we want silence, peace, tranquillity and the clean smell of woods and fields?  Do we want to admire a field of sunflowers or mixed berries or vegetables and planted citrus fruit trees?  Do we want a pool where we can relax away from the city chaos? … and maybe total darkness where we can enjoy watching fireflies at night?… it’s not impossible!  Do you want to wake up in the morning hearing birds chirping at dawn and find a breakfast table set just for you with special products like homemade bread, jams and divine cornetti… because all this is absolutely possible at Il Corniolo!  It’s in Umbria, near Perugia, a city founded by the Etruscans, rich in history, art and monuments, a cultural and touristic destination, as well as home to a renowned university.  

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Il Corniolo is a very special place because the owner who loves it and cares for it is special… Signora Franca. I had the pleasure of meeting her during my holiday at her farmhouse in June, and I’m very fond of her, as I am fond of her delicious cornetti, prepared with only 150 grammes of butter.  You might be wondering what the difference is between a cornetto and a croissant.  Well, basically it’s all in the lamination process and the amount of butter used. French croissants have more butter and the folding and rolling process allows for the rolled dough to have many layers of butter in it, making the final result crispy and flaky. Italian cornetti are not laminated as much, jhave less butter, can contain more sugar, and the final result is more similar to enriched bread or cake.  Thanks to Signora Franca, who taught me her recipe and her technique, we’ve decided to prepare them together… and here they are!

Ingredienti
500 grammes of strong flour
50 grammes of sugar
150 grammes of starter or 20 grammes of regular bread yeast
275 millilitres of milk and 2 small eggs beat together
Grated lemon and orange peels
1 tsp of salt
25 grammes of butter
150 grammes of butter for the pastry

We prepare the dough the night before.  First we melt the yeast in a bit of water at a room-temperature, then we slowly add the flour, the eggs and milk, the grated fruit and lastly the salt.  We knead well and finally mix in the diced butter, a bit at a time.  When this is all mixed and the dough is smooth, we place it in a bowl with a lid and leave it in the fridge all night.  The next morning, we flatten out the butter with a rolling pin, hitting it a few times gently, not rolling it, while it is in plastic wrap.  

We roll out the dough and place the rolled out butter on it, we fold it in four and leave it on a tray, covered with plastic wrap, and place it in the fridge for half an hour.  After that, we take it out, flatten it gently with the rolling pin then roll the rolling pin over it 2 or 3 times with just enough pressure to prepare it for folding without letting the butter seep out. 

After we’ve folded it 3 times, we put it back in the fridge.  We do this two more times. After the last half-hour rest and folding process, we roll it out into a rectangle and cut isosceles triangles which we then roll starting from the base, and we leave them to rise until double the size.

We use our starter so the second phase of rising lasts many hours, from morning to evening, but if you use regular yeast it will take less time.  Once the cornetti have risen, we brush some milk on them and place them in the oven at 180° to bake until golden.  The smell from the oven is inebriating… a great experience I would say… just like my holiday at Il Corniolo and having made friends with Signora Franca! 🙂

 

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Caffebook.it – Storie Culinarie: le fette biscottate :-) Culinary Stories: double-toasted bread


Benvenuti al quarto appuntamento con le nostre storie culinarie.

Abbiamo parlato della merenda e della colazione degli italiani, e oggi vi proponiamo le fette biscottate, quelle fette di pane di forma quadrata cotte due volte in forno, come dice appunto il suo nome.  Non sono né dolci né salate e si accompagnano benissimo a qualsiasi marmellata, miele, crema spalmabile, ma anche ai formaggi cremosi, oppure gli affettati.  Si trovano ormai in commercio in tante varianti, integrali, all’avena, alla segale, arricchite con cacao, con orzo, riso o altri cereali soffiati.  La loro origine risale all’ottocento e furono create in una comunità mennonita prussiana per risparmiare ed evitare sprechi, oltre che per creare un prodotto che si potesse conservare per molto tempo.  I mennoniti si sono poi stabiliti in varie parti del mondo, portando con loro le proprie tradizioni culinarie, e questo pane biscottato ben presto si diffuse diventando un prodotto di largo consumo.

Dal punto di vista alimentare, le fette biscottate sono più caloriche del pane perchè il processo di tostatura fa evaporare molta acqua, quindi a parità di peso danno un apporto energetico maggiore.  Sono pratiche, appetibili, e croccanti,  e una fetta biscottata standard fornisce circa 30 kcal.  Sono arrivate sulle tavole italiane negli anni 70, quando iniziò timidamente a fare sentire la sua presenza nella colazione italiana, anche lo yogurt, cibo della tradizione dell’Est Balcanico, che grazie al miglioramento della condizione economica e l’aumento dell’educazione alimentare, divenne anch’esso sempre più diffuso.  In quel periodo ci furono cambiamenti a tavola e cominciò un’onda salutista, mentre nelle piazze ci furono le prime contestazioni sociali.  Ci fu anche il desiderio del ritorno alla natura, alla qualità della vita e della famiglia.  Infatti, anche gli spot pubblicitari mandavano in onda scene di vita quotidiana della famiglia felice intorno al tavolo che gusta una buona colazione tutti insieme.   Nel vocabolario italiano spuntò il concetto del “light” e nella nostra colazione entrarono le fette biscottate che prima di allora erano poco diffuse.  In passato si chiamavano biscotti della salute, di origini piemontesi, ed erano un tipo di pane dolce, tagliato a fette e cotto due volte in forno.  Erano ricchi di ingredienti come il burro, le uova, il latte e il miele, e il riferimento alla “salute” era dovuto al fatto… 

Continua su questo link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/465-storie-culinarie-le-fette-biscottate.html

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Welcome to our fourth appointment with our culinary stories.

We’ve talked about the Italian breakfast and snacks, so today we want to talk about the small, square, double-toasted breakfast bread called fette biscottate (twice-baked slices). They’re neither sweet nor savoury and go really well with jams, honey, spreads, but also with creamy cheeses or cold cuts.  They can be found in many varieties, with whole wheat, oatmeal, rye, with cocoa, malt, rice and other types of puffed cereal. They date back to the 1800s and were actually created by a Prussian Mennonite community in order to avoid waste and have a product that could be kept for long periods of time. The Mennonites then emigrated to various parts of the world, taking with them their culinary traditions, and these double-toasted or twice-baked bread slices soon became very popular in the world.

From a nutritional point of view, they have more calories than bread because the toasting process makes the water content evaporate, so when compared to the same amount of bread the energy supply is greater.  They are very practical, appetizing and crunchy, and one fetta biscottata is 30 kcals.  They arrived on the Italian breakfast tables in the 70s, along with the slowly spreading use of yogurt, a traditional food from the Balkans.  All this was thanks to the improvement in the economic condition of the people and the increase in their knowledge of foods and related nutritional values. There were many social changes going on in Italy at that time, and not only regarding food. There was a desire for a return to nature, for a better quality of life and in particular a better family life.  Even TV commercials started showing scenes of happy families sitting around the table enjoying a breakfast together, or in parks doing outdoor activities as a family.  The word “light” appeared in the Italian vocabulary, as a way to describe less caloric foods.  The fette biscottate, which up to then had been called biscotti della salute, or health biscuits, became a staple food for breakfast.  The so-called health biscuits were or northern Italian origin and were a type of sweet bread that was traditionally sliced and baked twice in the oven and enriched with butter, eggs, milk, honey and were, therefore, considered healthier. They were first put on the Italian market…

 

Continues on this link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/279-culinary-stories-fette-biscottate-twice-baked-slices-with-khorasan-flour.html

 

Il Carnevale di Emozioni Culinarie :-) Food & Friends Italian Styles’ Carnevale


Un’idea golosa da parte di Emozioni Culinarie per un allegro Carnevale!

Le nostre castagnole in versione fritte e al forno e le nostre frappe.

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Come potete leggere nel nostro libro Emozioni Culinarie . . . “La tradizione delle frappe ha origini antichissime, infatti risale addirittura a quella della “frictilia” , ovvero il dolce fritto nel grasso che gli antichi romani preparavano durante i festeggiamenti in onore delle divinità protettrici della fecondità rurale.  Oggi sono conosciute con nomi differenti nelle varie regioni d’Italia.  A volte cambia non solo il loro nome ma anche la forma con cui la sfoglia viene tagliata.  Che siano chiamate ‘bugie’ in Piemonte, ‘cenci’ in Toscana, ‘chiacchiere’ nel meridione,  ‘frappe’ nel Lazio, o ‘saltasù’, ‘stracci’, ‘pampuglie’, ‘frittole’ o ‘manzole’ in altre regioni, rimane il fatto che ricoperte di miele, cioccolato o zucchero a velo il loro gusto e sapore rimane invariato e irresistibile!  E’ bello notare  che durante il periodo di Carnevale l’odore di questi dolci tipici si avverte nell’aria molto prima che si passi davanti ad un forno o una pasticceria.  Infatti, in quei periodi capita spesso che rientrando a casa dalla spesa mi metto subito all’opera.  Dispongo sul tavolo tutto il necessario ricordandomi la rotellina dentellata per le frappe e un sac à poche usa e getta per le castagnole, indispensabili in questo caso.  Il procedimento per le frappe è identico a quello per la pasta frolla, quindi una volta sfarinata la farina aggiungo gli altri ingredienti.   Quando l’impasto è pronto, lo lascio riposare nel frigo per una mezzoretta.  Il procedimento per le castagnole è abbastanza semplice ed è simile a quello del ciambellone.  Inizio con il montare le uova con lo zucchero, aggiungo il pizzico di sale, il burro fuso, il latte, la scorza grattugiata di un limone o una arancia non trattati, il liquore e la farina.  In una pentola dai bordi alti metto l’olio a scaldare, circa due litri.  Nel frattempo preparo un sac à poche versando al suo interno l’impasto delle castagnole.  L’olio deve raggiungere la giusta temperatura, che in questo caso deve essere media e non troppo forte, per permettere alla castagnola di cuocere bene al suo interno. Taglio la punta del sac à poche in obliquo e con la mano sinistra spingo l’impasto nell’olio mentre con la destra lo taglio con un coltello man mano che fuoriesce.  In questo modo si ottengono delle castagnole perfettamente sferiche.  Chi non ha un sac à poche può usare il metodo dei due cucchiaini e il risultato sarà quello di avere delle castagnole non perfettamente sferiche.  E’ bene ricordare questa regola: la frittura va messa insieme e tolta insieme, nel senso che se un alimento si cuoce prima e quindi deve essere tolto, non dobbiamo aggiungere quello crudo mentre il resto sta finendo di cuocere perché altrimenti si abbassa la temperatura dell’olio pregiudicando il buon risultato.  Man mano che friggo, le adagio su un piatto con carta assorbente e in seguito le passo su un vassoio.  Secondo i gusti, si possono spolverare con zucchero semolato o a velo vanigliato.  Nel frattempo l’impasto delle frappe ha riposato, quindi ne prendo un piccolo pezzo e lo stendo sul piano di lavoro leggermente infarinato.  Preferisco stenderlo a mano ma si può benissimo usare la sfogliatrice, basta che la sfoglia risulti sottilissima, quasi trasparente.  Con la rotella dentellata le taglio in rettangoli piuttosto grandi, circa 10 cm per 15 cm, incidendo nel centro due tagli orizzontali.  Ne friggo due alla volta, visto la loro grandezza, a una temperatura piuttosto allegra.  Man mano che sono cotte, operazione molto veloce poiché sono sottilissime, le adagio su un foglio di carta assorbente e, quando sono fredde, le cospargo di zucchero vanigliato creando quella piramide da me amata. Inutile dire quale persistente profumo si sprigiona.  E’ così meraviglioso che per me fa tanto Carnevale! Non siamo in Egitto, mi manca solo il costume di Cleopatra per la presentazione ideale di questa piramide dolce!”

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Ingredienti:

Per le frappe:

400 gr di farina 00

60 gr di zucchero semolato

2 uova intere

100 gr di burro freddo

1 bicchiere di marsala o vermouth

2 litri di olio di arachide

Zucchero a velo per decorare

Per le castagnole:

4 cucchiai di latte

Scorza grattugiata di un intero limone

4 uova intere

4 cucchiai di burro fuso

8 cucchiai di zucchero

1 bustina di lievito per dolci

1 bicchierino di sambuca o limoncello

500 gr di farina 00

1 pizzico di sale

Zucchero semolato per decorare

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Per chi vuole provare una alternativa light, si possono cuocere le castagnole in forno a 200° per 10 minuti, si può sostituire la farina 00 con la farina di farro, il latte con un latte vegetale e al posto del burro si può usare un olio di mais, riso, girasole . . . ma il bicchierino del nostro limoncello fatto in casa non deve mancare! 🙂

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For a fun carnevale . . . here are our fried and baked frappe and castagnole

We want to wish everyone a happy Carnevale with our fried and baked castagnole and our frappe.  As you can read in our book, “The tradition of making frappe in Italy goes way back to the ancient Roman times and was originally called frictilia, a dessert fried in lard prepared during the celebrations in honour of the gods of fertility. Today they are known all over the Italian peninsula with different names and different shapes, but whether they are called “bugie” in Piemonte, “cenci” in Tuscany, “chiacchere” in the south, “frappe” in Lazio, or even “salta-sù”, “stracci”, “pampuglie”, “frittole” o “manzole” in other regions, covered in honey, chocolate or powdered sugar,  the fact is that they are irresistible!  At Carnival time it’s so pleasant to smell the aroma of these typical treats  everywhere you go since it lingers in the air outside homes, bakeries and pastry shops. In fact, their smell is so appetizing that it often get straight to work on my making them when I return home from my grocery shopping.  I prepare all the utensils I will need, remembering my pastry cutter wheel for the frappe and the disposable pastry bag which is essential for the castagnole. To make the frappe I follow the same procedure for the shortcrust pastry so once the flour is sifted, I add the other ingredients.  Once the dough is ready, I let it sit in the refrigerator for half an hour.  The castagnole are quite simple to make and the mix is similar to the ciambellone or bundt cake recipe.  I beat the eggs with the sugar then add the softened butter, the grated lemon peel, the milk, the limoncello, the baking powder and the flour, then I pour about two litres of vegetable oil in a high-rimmed pot and put it on a low flame to heat, in the meanwhile I fill the pastry bag with the castagnole mix. The oil needs to be just right, medium temperature and not too hot so as to allow for the castagnola to cook also on the inside. I slowly push the dough from the pastry bag into the oil with my left hand cutting the dough as it comes out with my right hand using a sharp knife in order to create perfectly round castagnole once they fall into the oil.  If you don’t have a pastry bag, you can use two teaspoons but the result won’t be as perfect. Don’t forget this very important rule when frying: the portions must be put in the oil and taken out together, never add more raw mix with the one that is already frying otherwise it modifies the temperature of the oil and the results won’t be as good.  As I take the fried castagnole out of the oil, place them first on a plate with blotting paper so it can absorb the excess oil and I allow them to cool for a few minutes then put them on a tray. They can be sprinkled with sugar or vanilla-flavoured powdered sugar according to taste.  At this point the dough for the frappe is ready too so I take a small piece and spread it out with my hands on my work table which I’ve sprinkled with flour so the dough won’t stick.  You can also use a dough sheeter if you like, as long as the final result is a really thin, almost see-through pastry.  Then, using my pastry cutter wheel, I cut 10×15 cm large rectangles, make two horizontal cuts down the middle and fry them two at a time on a lively flame.  They fry very quickly because they are so thin, then I put them on blotting paper and once they have cooled off I sprinkle them with vanilla-flavoured powdered sugar. Needless to say, as I place them on a tray, creating a beautiful pyramid of sweetness, their aroma is inebriating and mouth-watering.”  –  “Our guests are about to arrive for our yearly masquerade party, my pyramid of yummy treats is ready, the living room is decorated, our costumes are all laid out…  all I have to do is slip into my Cleopatra outfit and meet our friends at the door with my tray of sweet goodies!”

Ingredients:

  • For the frappe

400 grams of wheat flour

60 grams of sugar

2 whole eggs

100 grams of cold butter

1 glass of marsala or vermouth (if you like)

2 litres of vegetable oil

Powdered sugar to decorate

  • For the castagnole

4 tbsps of milk

1 grated lemon peel

4 whole eggs

4 tbsps of butter

8 tbsps of sugar

16 grams of baking powder for desserts

1 small glass of limoncello (if you like)

500 grams of wheat flour

1 pinch of salt

Sugar for decorating

For those who prefer a lighter version, just bake the castagnole in the oven at 200° for 10 minutes and substitute the regular flour with spelt flour, substitute the dairy milk with soy milk, and instead of using butter use a corn, rice or sunflower oil … but don’t leave out a good dash of limoncello,better if home made! 🙂

 

Halloween in arrivo!… Il Pumpkin Bread di Chiara


Pumpkin Bread con farina di farro

Il Pumpkin Bread di Chiara

Ormai avrete capito che a noi piace dedicare le nostre ricette a persone a noi care.  Cosa si può dedicare alla dolce e timida Chiara?  Dinamica e sportiva, ama gli animali, la natura, e la vita sana.  Ama comunicare con gli altri tramite la musica, la scrittura e la fotografia. E’ golosa e cerca di alimentarsi in modo sano, specialmente da quando ha scoperto di essere celiaca.  Adora il mare, il suo profumo, il freddo e la neve . . . cose che ci fanno venire in mente appunto il nostro Pumpkin Bread.  Il suo profumo fortemente aromatico, da il meglio di se soprattutto in cottura, infatti, mentre cuoce la casa si riempie di un inconfondibile e persistente aroma speziato. . . che fa tanto autunno. . . ed è una ricetta invernale semplicemente fantastica, proprio come Chiara!

Non lasciamoci ingannare dal nome Pumpkin Bread perché ha un gusto e una consistenza più simile ad un dolce che ad un pane.  E’ popolarissimo negli Stati Uniti dove viene cotto appunto nelle teglie a forma di pane in cassetta, ha meno zucchero dei dolci normali, e viene usato il bicarbonato oltre che al lievito.  Si sta comunque diffondendo anche in Italia, dove oltre al mangiare sano, tutto ciò che concerne la festività autunnale di Halloween sta spopolando.

Ma di cosa si tratta?  E’ un pane-dolce profumato molto semplice da fare, a base di zucca, farina, zucchero, uova, olio e lievito.  E’ ottimo e leggero per la colazione e utilizzando una buona farina gluten-free, abbiamo avuto un ottimo risultato. La zucca che abbiamo usato è un prodotto in scatola americano reperibile nei negozi specializzati e online. In alternativa si può utilizzare la polpa di zucca fresca precedentemente cotta in forno.  Noi abbiamo utilizzato lo zucchero di canna e non quello previsto dalla ricetta.  Nella versione normale (non gluten-free) abbiamo usato la farina di farro.  Come spezia, invece, abbiamo usato la cannella al posto del Pumpkin Pie Spice, introvabile in Italia.

Abbiamo provato varie versioni. . . alla fine abbiamo scelto questa di Laura Vitale, simpatica vlogger italo-americana.

http://www.laurainthekitchen.com/recipes/pumpkin-bread/

Come unità di misura abbiamo lasciato le CUPS perché ormai sono conosciutissime anche in Europa.

Ingredienti per 8 persone:

1 ½ cups di farina di farro o farina gluten-free

½ cup di purea di zucca o mezza scatola

1 cucchiaio di Pumpkin Pie Spice o cannella

½ cucchiaino di lievito in polvere

½ cucchiaino di bicarbonato di sodio

½ cucchiaino di sale

1 ½ cups di zucchero di canna

½ cup di olio vegetale

1 cucchiaino di essenza di vaniglia

2 uova

Riscaldiamo il forno a 170° e rivestiamo di carta forno una teglia rettangolare (quelle da plumcake).  In una piccola ciotola mischiamo la farina, la cannella, il lievito e il bicarbonato.  In una ciotola più grande sbattiamo le uova, la vaniglia, l’olio, lo zucchero e il sale e alla fine la purea di zucca.  Incorporiamo a questo composto man mano il contenuto della ciotola piccola e quando è tutto ben amalgamato lo versiamo nello stampo.  Lo inforniamo per circa una ora e mezza soprattutto la versione gluten-free perché deve asciugare bene.  La caratteristica della zucca è dare morbidezza agli impasti ecco perché questi preparati necessitano di cotture un pochine più lunghe.

E’ buono caldo, freddo e anche tostato. . . è gustosa sia la versione con farina di farro che quella gluten-fre . . . una cosa è certa, questo pane-dolce ci ha veramente conquistate!

Grazie Chiara 🙂

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Chiara’s Pumpkin Bread

By now you all know that we like to dedicate our recipes to people we care about.  What can we dedicate to our sweet and shy Chiara?  She’s dynamic and athletic, she loves animals, natura and healthy living.  She loves communicating through music, writing and photography.  She’s a foodie and likes to eat healthy food, especially since she has found out that she suffers from celiac disease.  She loves the sea and its scent, the cold weather and snow . . . all this can be associated with our Pumpkin Bread.  Its strongly aromatic fragrance can best be smelled while it’s baking and that is exactly when the home gets filled with this unique and persistent spicy aroma. . . that’s so typical of autumn . . . and this is a simply fantastic winter recipe, fantastic like Chiara!

Don’t be misled by the word bread in the name because its taste and consistency is more like those of a cake than a bread.  It is really popular in the United States where it is baked in loaf tins, it has less sugar than normal cakes, and baking powder is used besides yeast.  It is becoming very popular in Italy where more and more people want to eat healthy foods and where all things that are related to the autumn festivity of Halloween is making a splash.

What is it all about?  It’s a fragrant sweet bread that is very simple to make, and its main ingredients are pumpkin squash, flour, sugar, eggs, oil and yeast.  It’s really good for a light yet nourishing breakfast and it’s great when you use a good gluten-free flour.  We used the canned pumpkin made in the USA which can be found in Italy in grocery shops that specialize in foreign foods, or online.  An alternative can be to use fresh squash that is first baked then squashed.  We used brown sugar and not the one listed in the original recipe.  In the regular version (not the gluten-free one) we used spelt flour.  Instead of using Pumpkin Pie Spice, which is not easy to find in Italy, we used cinnamon.

We’ve tried different versions . . . and our choice fell on Laura Vitale’s recipe.  She is a pleasant Italian-american vlogger.  We used cups as they are now well known even in Europe.

Ingredients for 8 servings:
1 ½ cups of spelt flour or gluten-free flour
1/2 cup of pumpkin puree
1 tbsp of Pumpkin Pie Spice or cinnamon
½ tsp of baking powder
½ tsp of baking soda
½ tsp of salt
1 ½ cups of brown sugar
½ cup of vegetable oil
1 tsp of vanilla extract
2 eggs

We preheat the oven at 170° and lay the bottom of a loaf pan with baking paper.  In a small bowl we mix the flour, the cinnamon, the baking powder and the baking soda. In a larger bowl we beat the eggs with the vanilla, the oil, the sugar and the salt then the pumpkin puree.  We add the dry ingredients from the small bowl and once it becomes creamy we pour it in the loaf pan.  We leave it to bake for about an hour and a half, especially if we use gluten-free flour because this needs to dry well.  The pumpkin adds softness to the dough and therefore these types of bread/cakes need to cook a bit longer.

It’s delicious eaten warm, cold and even toasted. . .it’s yummy with the spelt flour and the gluten-free flour alike. . . one thing is for sure, we love this pumpkin bread!

Thanks Chiara 🙂

La crostata di fragole de Lavaligiablu


Crostata di frutta con frolla all'olio di Valigiablu (2)

Salve amici e amiche, noi ci teniamo molto a sostenere l’artigianato e la creatività. Oggi vi presentiamo Antonio, un bel giovanotto che ama la natura, gli animali, le culture orientali e gli anni 60/70.  Ama la vita, il cibo e cucinare. E’ un ragazzo pieno di talento che dipinge, decora e ricicla tutto ciò che può.  E’ nato ad Agropoli nel 1993 e vive in provincia di Salerno con la sua famiglia e il suo adorato cucciolo, Nerone. Il suo blog si chiama Lavaligiablu dove potete vedere le sue creazioni e leggere le cose interessanti che scrive. Visto che ama la natura ed è un buongustaio, abbiamo voluto dedicargli la nostra deliziosa crostata di fragole fatta con prodotti semplici e naturali.
Ingredienti
Pastafrolla:
300 gr farina di farro
150 gr di zucchero di canna
1 presina di sale rosa dell’Himalaya
8 gr di lievito per dolci
50 ml di olio di semi di girasole bio
2 uova intere piccole
scorza grattugiata di limone
Per la crema pasticcera:
1 litro di latte intero biologico
6 tuorli d’uova
180 gr di zucchero di canna
140 gr di farina di farro
un baccello di vaniglia
fragole fresche
Iniziamo preparando la pastafrolla lavorando gli ingredienti secchi, e aggiungendo prima l’olio poi le uova, fino a formare un impasto omogeneo che poi metteremo in frigo per una mezzoretta.  In un pentolino, mettiamo a bollire il latte con i semini di vaniglia che abbiamo tolto dal suo baccello che però metteremo nel latte ugualmente, e quando il latte avrà raggiunto il bollore lo filtriamo in un contenitore.  Nel frattempo, in una bowl piuttosto capiente, sbattiamo i tuorli con lo zucchero, aggiungiamo la farina, e lentamente uniamo il latte.  Versiamo il composto in una pentola  che mettiamo sul fuoco a fiamma bassa, fino a quando la crema si sarà addensata, lasciandola cuocere dal bollore per circa 5 minuti. Una volta pronta, cerchiamo di raffreddarla nel minor tempo possibile, aiutandoci mettendo la pentola in una ciotola con del ghiaccio.  Mentre la crema si raffredda, accendiamo il forno a 180° e stendiamo il disco di pastafrolla che bucherelliamo con una forchetta.  Noi lo stendiamo su un foglio di carta forno, lo mettiamo nello stampo, poniamo sopra un secondo foglio e ci versiamo o del riso oppure dei fagioli crudi.  Questa operazione è necessaria per evitare che la pasta si gonfi.  Dopo circa 20 minuti togliamo la tortiera dal forno, lasciamo raffreddare un pò e ci versiamo la crema pasticcera. Livelliamo molto bene la superficie e decoriamo la nostra torta con tante fragole oppure con la frutta di stagione che preferiamo. . . ottimi i frutti di bosco, le pesche, il melone . . . la cosa importante è utilizzare frutta che non si ossida come la mela o la banana.
In tempi passati eravamo solite preparare questo dolce con la frolla con il burro, la farina di grano e lo zucchero bianco.  Questa versione, invece, ci ha veramente conquistate, il suo sapore è più delicato ma allo stesso tempo gustosissimo.  Il nostro amico buongustaio, Antonio, sicuramente apprezzerà un dolce così fatto con tutto ciò che di più buono la natura offre!
Grazie Antonio 🙂
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Lavaligiablu’s strawberry tart 
 

Crostata di frutta con frolla all'olio di Valigiablu (2)

Hello friends, we love to support arts & crafts and creativity.  Today we would like to introduce Antonio to you, a goodlooking young man who loves nature, animals, oriental cultures, and the 60s/70s.  He loves life, food and cooking.  He is very talented, in fact, he paints, decorates and recycles everything he can.  He was born in Agropoli in 1993 and lives near Salerno with his family and his beloved dog, Nerone.  He has a blog called Lavaligiablu where you can see his creations and read the interesting things he writes.  As he loves nature and is a gourmand, we’ve decided to dedicate our delicious strawberry tart made with simple and natural ingredients, to him.
Ingredients
Shortcrust pastry:
300 grams of spelt flour
150 grams of brown sugar
1 dash of pink Himalayan salt
8 grams of baking powder for desserts
50 millilitres of organic sunflower seed oil
2 small eggs
grated lemon skin
For the cream:
1 litre of organic whole milk
6 egg yolks
180 grams of brown sugar
140 grams of spelt flour
a fresh vanilla bean (or vanilla extract)
fresh strawberries
Let’s begin by preparing the shortcrust pastry mixing the dry ingredients together then adding the oil and the eggs until we have a nice dough that we put in the fridge for half an hour.  In a small pot we boil the milk and the vanilla bean seeds and the empty bean.  When it begins to boil we sift it into a container.  In the meanwhile, in a bowl we beat the egg yolks with the sugar then we add the flour and slowly pour in the milk.   We put all this on a low flame and let it cook for about 5 minutes from when it begins to boil until it becomes nice and creamy.  Once the cream is ready we let it cool as quickly as possible with the help of a larger pot filled with ice and while it cools we light the oven at 180° and we roll our dough and make holes in it with a fork. We place it on baking paper then in our baking tin and put another sheet of baking paper on it with a bit of dry rice or raw beans.  This is important so the shortcrust won’t inflate.  After about 20 minutes we take it out of the oven, let it cool and then pour the cream on it.  We level it well with a spatula then decorate it with our fresh strawberries, or any fresh fruit in season that we prefer . . . it’s excellent with berries, peaches, melon . . . the important thing to remember is that we shouldn’t use apples or bananas, for example, because they tend to lose their freshness and become dark when exposed to air.
In the past we used to prepare this tart with butter, white flour and white sugar. This is a healthier version instead which we really love.  The flavour is delicate and rich at the same time.  Our foodie friend, Antonio, will surely appreciate a cake made this way with all the good things that nature has to offer!
Thanks Antonio 🙂

La linzer torte versione light di Flo’


Linzer torte versione light

Come non rimanere colpiti da una donna come Flo’… imprenditrice dinamica e buongustaia che come noi ama i cibi buoni e sani?  Il suo amore per la cucina e l’accoglienza si dimostra anche nei suoi accattivanti piatti che conquistano il palato. Come dice lei, e abbiamo sperimentato in prima persona, i suoi piatti sono leggeri, gustosi, gratificanti, salutari e fantasiosi.

Flo’ ci ha conquistate dal primo momento per il suo entusiasmo e la sua sincerità, come ci ha entusiasmate questa ricetta che dedichiamo a lei, visto che è nostra consuetudine dedicare le ricette a persone speciali.  E’ la nostra versione della linzer torte, tipica crostata Austriaca che prende il nome dalla città di Linz.  La nostra è fatta senza burro, con farina di grano integrale, farina di farro bio, zucchero di canna e marmellata di lamponi fatta in casa.

Ingredienti:

200 gr di farina di nocciole

150 gr di farina di farro

150 gr di farina di grano integrale

300 gr di zucchero di canna

una presa di sale rosa dell’Himalaya

una bustina di lievito per dolci

100 ml di olio di semi girasole bio

4 uova circa oppure 2 uova intere e 2 tuorli

250 gr di marmellata di lamponi rossi fatta in casa

Iniziamo miscelando gli ingredienti secchi in un bowl e aggiungiamo l’olio. Amalgamiamo un pò e aggiungiamo le uova sbattute.  Impastiamo molto bene, copriamo con la pellicola e lasciamo riposare l’impasto in frigo per una mezz’oretta. Accendiamo il forno a 180°, stendiamo la frolla all’olio sulla carta forno, lasciandone un pò da parte per le strisce.  La sistemiamo in uno stampo da crostata, versiamo la marmellata di lamponi rossi e sistemiamo le strisce a rombi o a quadri, come più ci piace.  Inforniamo per circa 30 minuti, ma sul colore ci regoliamo in base al tipo di forno che abbiamo.  La crostata sarà cotta quando il colore sarà di un bel biondo dorato… come era una volta il Tevere di Roma! 😉  Non sarà il Danubio ma l’amiamo lo stesso!

Grazie Flo’ 🙂

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A light version of the linz torte dedicated to Flo’

Linzer torte versione light

How can we not be fascinated by a woman like Flo’… dynamic entrepreneur and gourmand who loves healthy good food like us?  Her love for cooking and hosting shows even in her captivating dishes that seduce the palate.  As she says, and we can confirm since we’ve tried her food, her dishes are light, tasty, gratifying, healthy and creative.

Flo’ won us over from the very beginning with her enthusiasm and sincerity, just like we were won over by this recipe which we dedicate to her, as we always dedicate our recipes to special people.  It is our version of the linzer torte, a typical Austrian tart that gets its name from the city of Linz.  Ours is made without butter, with whole grain flour, organic spelt flour, brown sugar, and home made raspberry jam.

Ingredients:

200 grams of hazelnut flour

150 grams of spelt flour

150 grams of whole wheat flour

300 grams of brown sugar

a pinch of pink Himalayan salt

7 grams of baking powder for desserts

100 millilitres of organic sunflower seed oil

4 eggs or two whole eggs and 2 yolks

250 grams of home made raspberry jam

We begin by mixing all the dry ingredients in a bowl then we add the oil. We mix everything well then add the beaten eggs. We knead the dough really well, cover it with plastic wrap and leave it to rise in the fridge for about half an hour. We turn on the oven at 180°, roll the dough out on  wax paper or baking paper and leave a bit aside to make the decorative strips.  We place the dough in a baking pan, pour the jam on top of it, lay the strips on it creating diamond or square shapes, whatever we prefer.  It bakes in about 30 minutes and the colour depends on the type of overn one uses but it should be a beautiful golden blonde when done… the colour our Tiber river in Rome used to be! 😉  It might not be the Danube but we love it anyway!

Thanks Flo’ 🙂

La käsekuchen di Fette Perfette!


käsekuchen

Conoscete Fette Perfette? No, non quelle che tutte cerchiamo di creare quando tagliamo una torta . . . ma Fette Perfette, il blog della fantastica Mara, piemontese di nascita, emiliana d’origine e calabrese di adozione… un background che le da una ottima conoscenza della cucina italiana.  Mamma di tre ragazzi, ha viaggiato tantissimo in tutto il mondo e tra le sue numerose passioni c’è la pasticceria.  Ha frequentato molti corsi e tuttora continua a studiare per soddisfare la sua grande curiosità, il suo bisogno di approfondire tutto ciò che riguarda la pasticceria… e la sua golosità! 🙂

Con grande piacere abbiamo voluto realizzare la käsekuchen di Mara, versione tedesca della cheesecake, e abbiamo usato la ricetta del suo blog.  Abbiamo preparato la pasta frolla e foderato uno stampo  da 26 cm.  Mentre riposava in frigo abbiamo iniziato a preparare il goloso ripieno montando i 4 albumi con 50 grammi di zucchero.  Dopo abbiamo montato i tuorli con il restante zucchero, abbiamo aggiunto il formaggio Quark, il latte, il budino alla vaniglia, la scorza di limone e lo zucchero vanigliato.  Alla fine abbiamo incorporato gli albumi, versato il ripieno nello stampo, livellato il composto e infornato a 180° per 70 minuti.  Una volta raffreddata, l’abbiamo fatta riposare in frigo prima di gustarla semplicemente al naturale con l’aggiunta di more e lamponi… ma la prossima volta proveremo la versione ripiena di mirtilli.

Ingredienti

Pasta frolla:

300 grammi di farina debole

80 grammi di zucchero

130 grammi di burro

1 uovo

1 tuorlo

1 pizzico di lievito in polvere

Ingredienti

Ripieno al quark:

4 uova

150 grammi di zucchero

750 grammi di Quark

250 grammi di latte

1 busta di budino alla vaniglia in polvere

1 bustina di zucchero vanigliato

scorza di limone

Grazie Mara 🙂

http://fetteperfette.com/

https://www.facebook.com/ArgillaZucchero?fref=ts

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Fette Perfette’s käsekuchen

Do you know Fette Perfette (perfect slices)? No, not the ones we all want to make when we cut a cake… we’re talking about Fette Perfette, the blog  by our fantastic Mara.  She was born in Piemonte, her ancestors are from Emilia and thanks to her husband’s side of the family, she has a strong bond with Calabria… all this gives her an excellent knowledge of Italian cuisine.  She has three children, has travelled all around the world and among her many passions there is baking.  She has taken many courses and still today continues to study to satisfy her great curiosity, her need to learn more and more about baking… and her sweet tooth! 🙂

With great pleasure we decided to try Mara’s käsekuchen, the German version of the cheesecake, and we used the recipe from her blog.  We prepared the shortcrust pastry and put it in a 26 cm. baking mold.  While it cooled in the refrigerator, we prepared the yummy filling beating 4 egg whites with 50 grams of sugar.  After that we beat the egg yolks with the remaining sugar and added the Quark cream cheese, the milk, the vanilla-flavoured pudding powder, the lemon peel shavings and the powdered sugar.  Finally, we added the egg whites, poured everything into the mold, levelled it out with a spatula e put it in the over at 180° for 70 minutes.  Once it cooled we let it sit in the fridge before serving it.  We ate it just like that, simple, with a few blackberries and raspberries on the side… but next time we are going to try it with blueberries inside.

La Käsekuchen di Fette Perfette

Ingredients

Shortcrust pastry:

300 grams of soft flour

80 grams of sugar

130 grams of butter

1 egg

1 egg yolk

1 dash of baking powder for desserts

Ingredients

Quark cream cheese filling:

4 eggs

150 grams of sugar

750 grams of Quark cream cheese

250 grams of milk

1 bag of vanilla-flavoured powder for pudding

2 tbsps of powdered sugar

lemon skin shavings

Thanks Mara 🙂

http://fetteperfette.com/

https://www.facebook.com/ArgillaZucchero?fref=ts

La Brioche di Parigi . . . bon appétit!


La brioche di Parigi

Ecco la nostra seconda ricetta vacanziera!

Nel libro Emozioni Culinarie si legge “Chi di noi non ha avuto nel suo cassetto dei sogni un viaggio a Parigi? È una città che affascina per svariati motivi: la sua arte e la sua stupenda architettura; i suoi tanti piccoli quartieri caratteristici che danno l’impressione di essere in un piccolo paesino, mentre invece ci si trova in una grande città; le luci sulla Senna di notte, con i tipici bateaux mouches che la navigano; la grandezza della Torre Eiffel che si può vedere da ogni angolo della città; quella sua aria un po’ retrò e un po’ osé.  Una peculiarità della città di Parigi è il suo stile architettonico, che mantiene un’uniformità nel complesso, che va oltre i luoghi da cartolina. Lo si vede non solo nelle mete turistiche, ma anche nelle strade, nelle piazze, negli edifici antichi, nobiliari e moderni. Alla metà del XIX secolo, fu grazie all’intervento del barone Haussman che, sotto la guida dell’imperatore Napoleone III, fece di questa città una perla d’Europa. Fu una delle rivoluzioni urbanistiche mai conosciute fino a quel momento; decisa per motivi igienici e politici, cambiò in maniera radicale l’aspetto medievale della città. Furono creati numerosi parchi e giardini, e imposte regole rigide sull’altezza e lo stile architettonico dei palazzi. Particolare fu la tecnica di far diramare diversi viali da un monumento di grande interesse. L’esempio più rappresentativo è la Place de l’Étoile (dal francese “stella”), da cui si diramano addirittura dodici viali, il più celebre dei quali è l’Avenue des Champs–Élysées.  È facile innamorarsi di Parigi…”

“È buona semplice, è buona tostata, è buona accompagnata con la marmellata, con la crema di cioccolata e, per i palati più bizzarri, anche con i formaggi francesi. I profumi e i sapori di luoghi lontani possono far viaggiare con la fantasia… anche se mi trovo a fare colazione nella mia piccola cucina, con il mio caffellatte e la brioche, mi sento come se fossi nel salone degli specchi di Versailles!”

Per saperne di più leggere il libro a pagina 154.

Grazie Parigi . . . mon amour! 🙂

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The Paris Brioche . . . bon appétit!

Here is our second vacation-inspired recipe!

In our book you can read, “Who hasn’t dreamed of going to Paris at least once in their life?  It might not be everyone’s cup of tea, but it definitely is fascinating for so many reasons: its art that is visible in its vast number of museums, galleries, exhibits, monuments and tourist attractions;  its captivating architecture and iconic buildings; its picturesque neighbourhoods where you get the impression of being in a small village while, instead, you are in a capital city;  its magical lighting that emphasizes its beauty, thus its reputation as the City of Lights;  its open excursion boats, called  bateaux mouches, that provide visitors a view of the city along the river Seine;  its awe-inspiring landmark, the Eiffel Tower, that rises 300 metres tall and can be seen from any part of the city.   One must visit this vibrant city in order to admire the spectacular monuments, the layout of its over 6000 streets, the shape of its squares, the beautifully manicured parks, the noble palaces and buildings where the presence of different epochs coexist in harmony in its architecture styles, the quaint open terraces of the thousands of bars, cafés and restaurants.  It was thanks to Baron Georges Eugene Hausmann’s intervention, under the guidance of Emperor Napoleon III, that this city, which had been untouched since the Middle Ages, became the gem of Europe during the second half of the 1800s.  He led the project that created new roads, sewage systems, public parks, public monuments and the city underwent an urban revolution that had never been seen before.  The project included the creation of a north-south axis in the city, molding it into a geometric grid with wider streets running east and west, north and south.  Strict ground rules were set for the architectural standard and style of the buildings to create visual unity, and the city was divided into arrondissements or districts.  An interesting technique was used where the streets branch out from major monuments and a clear example of this is the Place de l’Étoile with its twelve streets, the most famous of which is the Avenue des Champs-Élysées.  Haussmann wanted a symmetry and geometric unity for Paris, with a more austere and modern style for the façades of the buildings, with balconies and elaborate stonework.  The old half-timbered houses became a rarity and only a few of these, dating back to the 15th century and restored in the 1970s, can be seen in the Marais district today.  That’s how La Ville-Lumière came out of the Dark Ages and entered the new modern era!”

“The brioche is delightful plain, fantastic toasted, tasty combined with marmalade or jam.  It is exquisite with chocolate cream and even with French cheese. The aroma and flavour of faraway places can make you wander with your imagination… while I sit there in my little kitchen having breakfast with my coffee and brioche, I can imagine being in the Hall of mirrors in Versailles!”

To learn more about this just read our book!

Thanks Paris . . . mon amour! 🙂