Caffebook.it – Storie culinarie: Sliced bread :-) Culinary stories: Sliced bread


Sliced bread

Il pane e le sue forme… Sliced bread!

Oggi concludiamo la nostra serie di articolo sul pane… il mese prossimo esploreremo il magico mondo del pranzo! Pranzavano gli antichi? Come si è evoluto il pranzo dagli antichi Romani fino ad oggi?  Lo sapremo nei prossimi articoli.

Perché si dice buono come il pane?

Forse perché non c’è nulla di più genuino, sincero e naturale del buon pane, specialmente quello fatto in casa… e quale profumo riesce a stordirci e scatenare immagini e ricordi più di quello del pane appena sfornato?

Le nostre narici vengono prese d’assalto da quest’aroma inebriante, ci viene l’acquolina in bocca e si scatenano sensazioni in ognuno di noi.

Magari non tutti hanno nei loro ricordi d’infanzia il rituale del fare il pane in casa…

qualcuno di sicuro ha avuto la fortuna di viversi quei magici momenti in cui le donne di casa si riunivano intorno ad un tavolo per impastare insieme. 

Non era un compito gravoso o noioso perché era vissuto con grande gioia.  Era un momento di condivisione e una festa dove si celebrava la vita, a iniziare dal lievito madre che si curava come un bambino, con tanto amore.  

Con tre semplici ingredienti, la farina, l’acqua e il lievito, si crea un’alchimia di forme, sapori, profumi e gusti. 

Solo in Italia, per esempio, esistono una miriade di tipologie di pane, e le panetterie di oggi somigliano a delle boutique dove c’è l’imbarazzo della scelta, vista la varietà e moltitudine.  

Ci sono tipi e nomi di pane che rappresentano antiche tradizioni, eccone alcuni: 

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http://caffebook.it/tecnologia/item/612-il-pane-e-le-sue-forme-sliced-bread.html

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Bread and it’s shapes… Sliced bread!

Today we end our articles on bread… next month we will begin to explore the magic world of lunch!  Did ancient civilizations eat lunch? How did the ritual of lunch evolve from the times of the ancient Romans to the present?  We will find out in our next articles.

There is an Italian saying “essere buono come il pane” which is similar to our English saying – to be as good as gold… why do they say that? Maybe because there is nothing more genuine, sincere and natural than good bread… especially homemade bread… and what aroma manages to stun us and unleash images and memories more than freshly-baked bread?  Our nostrils become filled with the inebriating smell, our mouths begin to water and we’re filled with pleasant sensations.

Not everyone has in their childhood memories the break-making ritual… some people surely were lucky enough to live those magic moments, when the women in the family gathered around the table to make bread together.  It wasn’t hard or boring work, it was considered a pleasure, a time of sharing, a celebration of life, starting with the natural yeast or the starter, which was always cared for and loved like a little baby.

With three simple ingredients, flour, water, and yeast, an alchemy of forms, flavours, scents and tastes can be created.  In Italy alone, for example, there are countless types of bread, and bakeries today look like designer stores where there is so much variety that it’s difficult to make an easy choice.  There are types and names of breads that represent old traditions, here are a few:  the brazadei, made with rye and produced in the Valtellina area in the region of Lombardia; the coppia ferrarese which is a crunchy bread made with a strong dough in the Romagna region; the pane di Matera which is a specialty of the Lucania region; the pane umbro di Terni which is well known even in other regions; the pane di Tramatza, a small town in the province of Oristano in Sardinia, which is a white bread shaped like a circle; the pane scuro di Marocca, named after the small town in the province of Massa-Carrara where it originated; the pane valdostano, made with rye; the Muffuletta, a sicilian bread made in the month of July in honour of the feast of Saint Calogero in Agrigento; the pane Munizione (ammunition bread) of the Vercelli area, which gets its name because it was the daily bread ration given to soldiers in the Napoleonic era; the pane di Genzano which is a specialty of the town with the same name located in the Castelli Romani of the Lazio region; the Piè Armesta which is one of the many types of piadine in the Romagna region;  the Puccia, a soft little round roll of the Puglia region, flavoured with olives;  the Biovone all’Alva’ made in the town of Savigliano in the area of Cuneo, traditionally made by farmers with natural yeast;  the rosetta (little rose), a typical bread of the Veneto region, which gets its name from its rose shape, made with flour, water, yeast, lard, oil, egg whites and sugar; then there are the many taralli, grissini and freselle known and produced all over Italy, which have a long conservation time, are crunchy and have a biscuit flavour.

A type of bread, though, that arrived in Italy from overseas is the sliced bread.   In 1928, an American engineer, Otto Frederick Rohwedder, invented a machine that produced, sliced and packaged bread.  This great news made the front pages of the local Missouri Chillicote Constitution-Tribune.  Later on, it was thanks to the multinational company Wonder Bread that this sliced bread gained popularity in 1930. It is widely used here in Italy too now, and we must admit it is extremely practical.  We all know how good simple things can be, and it’s really easy to prepare at home, we’ll explain how. 🙂

Ingredients:

250 grams of strong flour

250 grams of wheat flour

 10 grams of bread yeast

250 millilitres of milk or soy milk

2 tbsps of malt

50 millilitres of olive oil

1 tsp of salt

We mix the yeast in half a glass of water, we make a small crater in the flour and start making our dough, adding the milk slowly.  If you’re lactose intolerant you can use soy milk.  Halfway through, we add the sugar and finally the salt.  When the dough is almost ready, we add the oil and continue kneading until it is nice and smooth.  We put it in a bowl, cover it with plastic wrap, and leave it to rise until it has doubled in size.  Then we take the dough, we flatten it out with our hands, and shape it into a rectangle which we then roll and place in a buttered bread-baking pan.  We cover it with plastic wrap and leave it to rise again.  When it has doubled in size, we brush the top with milk and bake in a pre-heated oven at 180° for 45 minutes.  Once it is done, we leave it to cool really well, at least half a day, before we slice it… stuff it… and bite into it!

Lo Zodiaco culinario – Cancro – Mozzarella in carrozza al forno :-) The culinary Zodiac – Cancer – Baked golden-crusted mozzarella sandwich


Mozzarella in carrozza al forno

Il quarto segno dello zodiaco è il Cancro ed è il segno della tenacia, del senso di protezione verso la famiglia, la fedeltà di coppia, del sentimento profondo, ma anche dell’irascibilità, dell’insicurezza, e quando vuole il Cancro si nasconde, proprio come un granchio.  E’ un segno dalla straordinaria sensibilità che deriva dalla sua natura di segno d’Acqua, ma anche dal dominio della Luna che rende le persone, nate sotto questo segno, singolarmente emotive. Sono molto legate alle loro radici, e difficilmente si allontanano troppo dalla famiglia di origine.  Le donne Cancro tendono ad avere un legame molto forte con la mamma, tanto da mettere spesso il partner in secondo piano.  Le persone di questo segno sono legate moltissimo al passato e la loro tendenza ad avere sfiducia nel presente, a sentirsi un po’ smarriti nell’ oggi, fa sì che possono sembrare capricciosi, ma non è così perché in realtà hanno difficoltà a vivere con serenità il presente. Amano la propria casa, la musica, le pantofole, la vita tranquilla e non hanno grandi ambizioni, ma compiono il proprio dovere con uno straordinario senso del dovere.  Riescono a tenere ben separati la loro vita professionale e quella affettiva, assicurandosi così una stabilità famigliare.  Hanno un continuo bisogno di rassicurazione e di conferma, e tendono a mettere alla prova le persone che amano.

Nati sotto il segno del Cancro sono romantici e quando amano danno il massimo proteggendo e coccolando il partner, chiedendo in cambio dedizione e fedeltà.  La loro timidezza e sensibilità estrema sono le caratteristiche che li fanno sembrare flemmatici, misteriosi, taciturni e difficili, ma questo è perché loro vivono fra due mondi: quello esterno che considerano pericoloso, e quello interno pieno di memorie e sentimenti.  Amano viaggiare, stare al mare, e circondarsi degli amici fidati che di solito frequentano dall’ infanzia.  La loro spiccata sensibilità fa sì che sono in grado di capire gli stati d’animo delle persone care, cosa che è molto apprezzata.  Gli uomini del Cancro sono fantasiosi e la loro donna ideale è molto femminile. Le donne del Cancro sono tradizionaliste e preferiscono uomini romantici. 

Le persone nate sotto questo segno si adattano molto bene in diverse professioni e dimostrano di essere molto portate per il lavoro in proprio perché hanno coraggio e costanza.  Sono però anche predisposti per lavori nel campo dell’artigianato, nel campo medico e infermieristico, e archeologico. 

Per quanto riguarda l’alimentazione, il Cancro ha spesso problemi di stomaco dovuto al fatto che è emotivo e a volte ansioso, quindi è preferibile un’alimentazione leggera, con pochi condimenti e spezie.  Dovrebbe prediligere pasti lenti, tranquilli, ricchi di proteine vegetali ma anche latticini, cavoli e agrumi.  Noi abbiamo pensato di dedicargli la nostra Mozzarella in carrozza al forno… un pasto leggero da gustare in tutta serenità in qualsiasi momento della giornata.  🙂

Ingredienti per 2 persone:

4 fette di pane casareccio a lievitazione naturale

1 mozzarella da 250 grammi

2 alici sott’olio

2 uova

1 pizzico di sale

2 cucchiai di olio EVO

Pane grattugiato sufficiente per la panatura

La nostra mozzarella in carrozza fatta al forno, è ugualmente golosa anche se diversa dalla ricetta tradizionale, che prevede la frittura di ogni fetta di pane, la farcitura, e la seconda frittura. Per realizzarla iniziamo tagliando a fette la mozzarella e le mettiamo da parte.  Prendiamo 2 fette di pane, mettiamo sopra la mozzarella e l’alice e copriamo con l’altra fetta di pane.  In una terrina sbattiamo le uova, aggiungendo un pizzico di sale, e immergiamo le fette prima da una parte e poi dall’ altra.  Le sgoccioliamo e le passiamo nel pane grattugiato cercando di fare aderire molto bene la panatura anche ai bordi.  In una teglia mettiamo la carta forno, adagiamo le nostre mozzarelle in carrozza, passiamo sopra un filo d’olio e inforniamo alla massima temperatura.  Quando sono ben dorate in superficie, le giriamo e poco dopo le possiamo gustare calde, fragranti e leggere! 

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The fourth sign of the zodiac is Cancer, a sign known for its perseverance, sense of family protection, loyalty in love, deep feelings, but also for its quick temper, uncertainty and ability to close up like a crab in its shell when needed.  Cancer people have an extraordinary sensitivity that comes from Cancer being a water sign, but also due to the impact the moon has on people, making them very emotional.  They are deeply attached to their roots and rarely move too far away from their family of origin.  Cancer women tend to have a very strong attachment to their mothers, a times putting their partner in second place.  The people born under this star sign are very much attached to the past and have a tendency to feel doubtful about the present, which often makes them feel a bit at a loss.   This can make them seen capricious, but they aren’t, they just have trouble living in the present with serenity.  They have a constant need to be reassured and tend to often put their loved ones to the test.  They love music, their home, their slippers, the peaceful life and don’t have great ambitions.  They do, however, carry out their duties with an extraordinary sense of duty.  They have the ability to keep their professional and private lives separate, and this gives them a good sense of balance in both. 

People born under this sign are romantic and give it their all in a romantic relationship, protecting and pampering their partner while asking for total devotion and loyalty in return.  Their shyness and extreme sensitivity at times makes them seem laid-back, mysterious, quiet and difficult, but this is only because they live in their two worlds:  the exterior one which they consider dangerous, and the interior one made of memories and feelings.  They love to travel, go to the sea, and surround themselves with their loyal friends whom they’ve probably known since childhood.  Their strong sensitivity allows them to quickly pick up on the moods and frame of mind of their loved ones, a thing that is very much appreciated by all.  Cancer men are inventive and their ideal woman is very feminine.  The women of this sign are traditional and prefer men who are romantic. 

Cancer people in general adapt extremely well to different professions and are very capable entrepreneurs thanks to their courage and perseverance.  They do well in handicrafts, in the medical and nursing fields, as well as in archaeology. 

With regard to nutrition, people born under this sign tend to have stomach problems due to their emotional and often anxious nature.  They should choose simple, light foods with little condiments and spices.  They should eat slowly, serenely, and enjoy meals rich in vegetable protein but also milk products, cauliflower and citrus fruits.  We’ve decided to dedicate our Mozzarella in carrozza al forno (baked mozzarella in a carriage) – Baked golden-crusted mozzarella sandwich, which is light and can be enjoyed calmly in any moment of the day.  A very easy-to-make sandwich which is similar to grilled cheese and cheese on toast, with an Italian twist. 🙂

Ingredients for 2 people:

4 slices of homemade natural yeast bread

1 mozzarella that weighs about 250 grams

2 anchovies

2 eggs

1 dash of salt

2 tbsps of extra virgin olive oil

Breadcrumbs

This version of the mozzarella in carrozza baked instead of fried, is just as good as the original recipe, which calls for each slice of bread being fried, stuffed, and fried again.  We cut the mozzarella into small slices e set them aside. We get the two slices of bread, put the mozzarella and the anchovies on them and cover them with the other slices of bread.  We beat the eggs in a bowl, add some salt, then dip the sandwiches, first on one side then the other. We let them drip a bit then put them in the breadcrumbs, allowing for this to stick well on all sides of the bread.  We then put the sandwiches on a baking dish, sprinkle with a bit of olive oil and bake at high temperature until golden.  We turn them so they can bake well on both sides and then eat them nice and warm, fragrant and light! 

 

 

 

 

 

 

 

The Travelling Foodie Tour! Nemi… light French toast and strawberries


French toast light senza lattosio con fragole

The splendid town of Nemi lies in an area that is the regional park of the Castelli Romani, at 521 metres above sea level.  It is an Italian district of about 2000 inhabitants and it is the smallest of the Castelli Romani districts.  The Castelli Romani is a volcanic area not far from Rome, and its name originated in the 14th century when the inhabitants of Rome used to escape from the city’s economic and political difficulties and take refuge in the castles of the feudal roman land owners of that time:  the Savellis in the towns of Albano, Castel Savello, Ariccia, Castel Gandolfo and Rocca Priora;  the Annibaldis in the towns of Molara, Monte Compatri and Rocca di Papa; the Colonnas in the towns of Monte Porzio Catone, Nemi, Genzano and Civita Lavinia; and the Orsinis in Marino. 

Nemi was very much appreciated by the ancient Romans who used it as a vacation place and it is historically very important, a fact which is confirmed by the many archaeological findings.  It gets its name from Nemus Dianae which means sacred woods, an area not far from the town in which a place of worship is dedicated to the goddess Diana.  This lovely town, however, is very famous for the wild strawberry farming.  These are much smaller and much sweeter than regular strawberries and are cultivate on the shores of Nemi’s lake, Lago di Nemi.  Every year in June one can delight the eyes and the palate at the strawberry festival, when the town’s streets are lined with shops and stalls that sell all types of delicacies… cured meats, bread, wine… but the place of honour is for the little strawberries which are sold fresh, jarred as jams, syrups, ice cream, liquors and also accompanied by homemade pizza.  During the celebrations, the local cafés and restaurants prepare many dishes to be enjoyed by their customers, delightfully made with strawberries.

From the historical centre of the town one can admire the small, beautiful, volcanic lake below, that is 316 metres above sea level.  It is about 1,67 square kilometres and is 33 metres at its deepest point.  One can enjoy swimming and sunbathing on its shores, except in the area near the Museo delle Navi Romane (museum of Roman ships).  This is the famous area where two fabulous examples of ancient Roman ships were found.  The museum was built to hold and protect them, and it did until the fire of 1944.  The legend that surrounds the ships says they were grandiose and contained precious treasures.  This legend grew over the centuries thanks to the findings of artefacts, wood, nails, sheets of lead and copper shingles.  They were about 70 metres long, about 25 metres wide, lavishly decorated and built on request of Caligola who used them as floating palaces for ceremonies.  When he died in 41 A.D., his bitter political enemies wanted to erase all traces of him and had the ships sunk to the bottom of the lake.

The first attempts that were made to recuperate them were requested by Cardinal Colonna, lord of Nemi and Genzano, towards the middle of the 15th century.  They used a large raft and expert swimmers who were able to bring ashore lead pipes which helped set a more precise date to the ships. In 1535 Francesco De Marchi, an architect from Bologna, attempted to get closer to the ships using special equipment and managed to bring ashore more findings besides surveying the area, the results of which he published in his essay Della Architettura Militare.  Many more attempts were made over the years but the actual recovery of the ships was made in the 20s by request of Mussolini.  It was a very grandiose undertaking that lasted almost five years, and was made possible thanks to Engineer Guido Ucelli and other businessmen who offered the Italian Government the means and labour force necessary to carry out the operation. The Museo delle Navi Romane was built and inaugurated around 1940 to hold the weapons, coins, decorations and tools that were found together with the two imperial ships.  Unfortunately, a fire almost completely destroyed all this during the night of May 31st 1944 and an investigative committee of Italian and foreign experts was established who, after much research of that night’s events, concluded that it was most probably a case of arson.  The causes are still controversial today… it was said that it was caused by the German soldiers who had taken refuge in the museum and who had positioned a cannon battery not far from the building. 

Today the museum stores the photos and publications of the marvelous archaelogical testimony that remain unique in their kind.  It also holds materials and documents regarding the recovery operation, and findings from the excavation sites of the shrine of Diana Nemorense and the sites in Ardea.

To this pearl of the Castelli Romani we dedicate our strawberry flavoured, lactose-free, light French toast.

Ingredients for 2 people:

Two slices of naturally-leavened homemade bread

1 egg

100 ml of vanilla-flavoured soy milk

Agave syrup or honey

Strawberries

We beat the egg in a small bowl, add the milk and dip the bread in it on both sides.  We leave the bread in the bowl while we lightly grease a pan and heat it well on a low flame.  We cook the bread on both sides until golden, then we place them in a plate, add as many strawberries as we like, then add a dash of syrup or honey.  It’s a breakfast favourite that satisfies without having the calories of the traditional recipe.  Besides, it’s a delight for the eyes, not only the palate! 🙂

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La splendida cittadina di Nemi si trova nel perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani, a 521 metri sul livello del mare.  E’ un comune italiano di circa 2000 abitanti ed è il più piccolo dei Castelli Romani, un insieme di cittadine a breve distanza da Roma, in un’area di natura vulcanica. Il nome Castelli Romani risale al 14°secolo quando molti abitanti di Roma, per sfuggire alle difficoltà economiche e politiche del periodo, si rifugiavano nei castelli delle famiglie feudali romane:  dai Savelli, nelle cittadine di Albano, Castel Savello, Ariccia, Castel Gandolfo e Rocca Priora; dagli Annibaldi, nelle cittadine di Molara, Monte Compatri e Rocca di Papa; dai Colonna, nelle cittadine di Monte Porzio Catone, Nemi, Genzano e Civita Lavinia; e dagli Orsini a Marino. 

Nemi era molto apprezzata ai tempi degli antichi Romani, che ci andavano in villeggiatura, ed è un’area di grande importanza storica, lo confermano i numerosi ritrovamenti archeologici.  Nemi prende il suo nome dal Nemus Dianae che significa bosco sacro dedicato alla dea, infatti, non lontano dalla cittadina, nella zona boscosa, si trovava un luogo di culto dedicato alla dea Diana.  Questa bella cittadina è molto nota per la coltivazione delle fragoline di bosco, più piccole delle normali fragole e più dolci, sulle sponde del Lago di Nemi.  Ogni anno a giugno si può deliziare sia il palato che gli occhi alla sagra delle fragole, quando il corso principale di Nemi diventa tutto un susseguirsi di negozi e bancarelle che vendono tante squisitezze… norcineria, pane, vino… ma il posto d’onore spetta soprattutto alla fragolina che viene venduta fresca, come marmellata, sciroppo, gelato, liquore e anche accompagnata alla pizza.  Durante questa manifestazione i ristoranti e i bar offrono tante preparazioni da gustare, tutte squisitamente a base di fragoline di bosco. 

Dal centro storico di Nemi si può ammirare il bellissimo Lago di Nemi, un piccolo lago vulcanico che si trova a 316 metri sul livello del mare.  Si estende per circa 1,67 kilometri quadrati, ha una profondità massima di 33 metri, ed è balneabile, tranne nella zona antistante il Museo delle Navi Romane.  E’ il celebre luogo del ritrovamento di due favolose antiche navi romane, di grandi dimensioni, che sono state conservate nel Museo fino alla loro distruzione nell’incendio del 1944.  La leggenda che le circonda dice che erano sfarzose, forse contenevano preziosi tesori, e nei secoli questo mito è andato crescendo grazie ai ritrovamenti occasionale di reperti come legname, chiodi, lastre di piombo e tegole di rame. Erano lunghe circa 70 metri, larghe intorno ai 25, splendidamente decorate, volute da Caligola che le usava come palazzi galleggianti per cerimonie. Quando morì nel 41 dopo Cristo, i suoi acerrimi nemici politici vollero cancellare ogni suo ricordo, quindi le fecero distruggere affondandole sul fondo del lago.

I primi tentativi di recupero furono volute dal Cardinale Colonna, signore di Nemi e Genzano, intorno alla metà del 15° secolo.  Usarono una grande zattera ed esperti nuotatori, e recuperarono dei tubi di piombo che aiutarono a capire più precisamente quale fosse la datazione delle navi.  Nel 1535, invece, l’architetto bolognese, Francesco De Marchi fece un tentativo avvalendosi di una speciale attrezzatura.  Portò in superficie reperti, fece rilievi e osservazioni poi riportati nel suo trattato Della Architettura Militare.  Tanti altri tentativi furono fatti negli anni, ma il recupero vero e proprio delle navi avvenne negli anni 20 per volere di Mussolini.  Fu un impresa grandiosa, che durò quasi cinque anni, resa possibile dall’Ingegnere Guido Ucelli ed altri imprenditori che offrirono al Governo Italiano i mezzi e la mano d’opera per eseguire l’operazione.  Furono trovate armi, monete, decorazioni e attrezzi, e furono custodite nel Museo delle Navi Romane, che fu creato per ospitare le due navi imperiali, inaugurato intorno al 1940.  Purtroppo un incendio scoppiato durante la notte del 31 maggio del 1944 le distrusse completamente insieme a molti reperti.  Fu istituita una commissione d’inchiesta nella quale parteciparono esperti italiani e stranieri, e dopo che furono ascoltati custodi e testimoni diretti degli avvenimenti, si concluse che con ogni probabilità l’origine dell’incendio fu doloso.  Le cause sono ancora oggi controverse… si disse che fu opera dei soldati tedeschi, che si erano sistemati dentro al Museo, i quali avevano posizionato una batteria di cannoni nei pressi dell’edificio. 

Oggi nel Museo restano foto e pubblicazioni in ricordo di quelle meravigliose testimonianze archeologiche, uniche nel loro genere, materiali e documentazione relativa alle imprese per il recupero, e reperti provenienti dagli scavi al santuario di Diana Nemorense, e dagli scavi di Ardea

Ad una delle perle dei Castelli Romani vogliamo dedicare il nostro French toast light senza lattosio alle fragole.

Ingredienti per 2 persone:

Due fette di pane a lievitazione naturale

1 uovo

100 ml di latte di soya alla vaniglia

Sciroppo di agave o miele

Fragole a piacere

In una terrina sbattiamo l’uovo, aggiungiamo il latte e passiamo le fette di pane in questa pastella, prima da una parte e poi dall’altra.  Le lasciamo così, giusto il tempo di preparare un padellino, ungerlo con poco olio e scaldarlo per bene sul fuoco.  Cuociamo il pane da entrambi i lati, fino a doratura.  Terminata la cottura, mettiamo le fette di pane in un piatto, aggiungiamo la quantità di fragole che vogliamo, e versiamo sopra una piccola quantità di agave o miele.  E’ una colazione sempre gradita, che da soddisfazione senza appesantirci con le calorie della ricetta tradizionale.  In più è una delizia per gli occhi, non solo per il palato! 🙂

 

 

 

Caffebook.it – Storie Culinarie: il pane al farro :-) Culinary Stories: spelt bread


 

Benvenuti al consueto appuntamento con le nostre storie culinarie.

Oggi vogliamo iniziare a raccontarvi la storia di un alimento conosciuto, in una forma o un’altra, in tutto il mondo.  Non crediamo che esista un paese dove non si consuma o dove non si conosce una qualsiasi forma di pane, fatta con farina di frumento oppure altri cereali, lievitato oppure no. E’ un alimento molto semplice, che per tantissimi anni è stato fondamentale per sfamare molti popoli, ed è molto antico. Nei libri di storia si può leggere che fece la sua comparsa nel Neolitico con la nascita dei primi insediamenti e dell’agricoltura, che portarono alla creazione di strumenti, utensili e tecniche agricole. I cereali divennero basilari per l’alimentazione dell’uomo e con il tempo si raffinarono le tecniche per la sua coltivazione e macinazione. Sono stati trovati reperti di semi di cereali fossili e utensili nelle aree archeologiche delle antiche civiltà della Mesopotamia, dell’Egitto, del Centro Europa, del Nord Europa, e anche in Grecia e in Italia, come anche incisioni e bassorilievi che raccontano dell’esistenza del frumento.  Si può presumere che il primo pane fu la focaccia non lievitata, fatta di farina impastata con acqua, cotta su sassi roventi. La storia ci insegna che gli Egizi, grandi agricoltori, furono praticamente i primi grandi panettieri e usavano la tecnica che oggi chiamiamo la “lievitazione naturale” perché creavano pani gonfi e fragranti aggiungendo all’ impasto, di chicchi macinati e acqua, anche un pezzo d’impasto avanzato. Questo pezzetto dal sapore acido, che veniva custodito con cura, oggi lo chiamiamo lievito naturale.  I segreti di panificazione degli Egizi furono poi trasmessi agli Ebrei che attribuivano al pane profondi significati religiosi, infatti i fornai erano considerati persone di grande prestigio. Si parla del pane nella Bibbia, ed è conosciuta la sua sacralità nell’ uso nei rituali religiosi.  Gli antichi Greci, per i quali il pane era associata alla fecondità della terra, perfezionarono la tecnica d’impasto e cottura.  Con grande creatività aggiunsero ai loro pani varie spezie ed aromi, creando una notevole varietà.   Gli antichi Romani consideravano i cereali, e in particolare il farro, una parte molto importante della loro alimentazione, e la farina che ottenevano dalla sua macinazione era ottima per la panificazione.  Il farro veniva usato anche come polenta, zuppa e per fare focacce. Producevano anche farina bianca e allestivano forni pubblici dove si preparava e vendeva pane agli abitanti della città. 

Fu proprio nell’antica Roma,…

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Welcome to our usual appointment with our culinary stories.

Today we want to begin with the story of a food that is well known, in one form or another, all over the world.  We don’t think that there is a country where bread is not eaten, or at least known in some form, made with wheat or other cereals, risen or not.  It is an ancient and very simple food which for many years was extremely important to feed entire populations. We can learn from history books that it existed in the Neolithic, with the creation of the first settlements and with farming, that then led to the creation of tools, utensils and farming techniques. Grains became a basic food in man’s daily diet and with time the farming and grinding techniques improved.  Archaeological evidence shows the existence of seed and utensil fossils in the areas of ancient civilizations in Mesopotamia, Egypt, Central Europe, Northern Europe, and also in Greece and Italy. Incisions, bas-relief and engravings that tell the story of the existence of wheat have also been found. We can assume that the first type of bread ever made was a sort of unleavened flat bread created by mixing flour with water and cooked on red-hot stones.  History books tell us that the Egyptians were great farmers, they were practically the first bread makers and used a technique that today we call natural leavening process. They made fluffy and fragrant breads adding a bit of left-over dough to the flour and water. This little bit of bitter-flavoured dough was saved carefully and today we call it natural yeast .  The Egyptians then passed their bread-making secrets on to the Jews who attributed a great religious importance to bread, therefore, Jewish bakers were considered people of great prestige.  We read about bread in the Bible and its sacredness is well known in religious rituals.  The ancient Greeks, for whom bread was associated with land’s fertility, perfected the art of bread making.  They used their great creativity and added various spices and herbs to their bread, thus creating a remarkable variety.

The ancient Romans considered grains, and particularly spelt,…

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I cornetti de Il Corniolo :-) Il Corniolo’s cornetti (or croissant?)


Cerchiamo il silenzio puro, la pace, la tranquillità, i profumi del bosco e dei prati? Vogliamo ammirare un campo di girasoli e filiere di frutti di bosco, un piccolo orto e grandi vasi di alberi di agrumi?  Vogliamo una piscina dove rilassarci lontani dal caos della città? E magari la sera vogliamo il buio totale per poter vedere le lucciole svolazzare?  Sembra impossibile ma non lo è!  Vogliamo svegliarci la mattina con il canto degli uccellini alle prime luci del giorno e trovare una tavola apparecchiata per la colazione con prodotti speciali… pane con lievito madre integrale, marmellate fatte in casa e cornetti divini?  Sembra impossibile ma non lo è perché questo luogo esiste e si chiama Il Corniolo!  Si trova in Umbria vicino Perugia,  città fondata dagli Etruschi, ricca di storia, arte, monumenti, nonché sede culturale e universitaria.

Il Corniolo è un posto speciale, perché è speciale chi lo cura e lo ama, la Signora Franca. Mi è rimasto nel cuore durante un mio soggiorno nel mese di Giugno, come mi sono rimasti nel cuore i suoi cornetti, sfogliati con solo 150 grammi di burro. Grazie agli insegnamenti della Signora Franca ho imparato a farli, e abbiamo voluto replicarli per voi!

Ingredienti
500 grammi di farina forte
50 grammi di zucchero
150 grammi di lievito madre oppure 20 grammi di lievito di birra
275 grammi di liquido di latte e 2 piccole uova mischiati insieme
Scorza di limone e arancia
1 cucchiaino di sale
25 grammi di burro
150 grammi di burro per la sfogliatura

La sera prepariamo l’impasto brioche.  Sciogliamo il lievito, aggiungiamo la farina piano piano, poi le uova con il latte, gli aromi e infine il sale. Impastiamo bene e alla fine incorporiamo il burro tagliato a dadini mettendolo un poco alla volta. Quando l’ impasto sarà ben lavorato e liscio, lo poniamo in una ciotola con coperchio, e lo lasciamo lievitare in frigo per tutta la notte. Al mattino stendiamo il burro tra due fogli di pellicola, in una sfoglia sottile.  

Stendiamo l’impasto e mettiamo sopra la sfoglia di burro.  Facciamo una piega a quattro e lo lasciamo in un vassoio coperto con pellicola, per una mezz’ora in frigo. Dopo lo riprendiamo, lo stendiamo sempre con dei colpetti di mattarello, e prima di piegarlo in tre, per non fare uscire il burro, ci passiamo sopra il mattarello per 2 o 3 volte.

Dopo averlo piegato a tre, lo rimettiamo in frigo.  Ripetiamo questa operazione per altre due volte.  Dopo l’ultima piega e il riposo di mezz’ora, lo stendiamo in un lungo rettangolo e ricaviamo dei triangoli a forma isoscele. Li arrotoliamo partendo dalla base e li mettiamo a lievitare fino al raddoppio.

Noi abbiamo utilizzato il lievito madre quindi la seconda lievitazione è durata tante ore, dalla mattina alla sera.  Chi usa il lievito di birra, il tempo sarà minore.  Una volta lievitati li abbiamo spennellati con il latte e infornati a 180° fino a che non hanno assunto il loro caratteristico colore.  Il profumo è inebriante… una bella esperienza oserei dire… come è stato il mio soggiorno a Il Corniolo e l’avere conosciuto la Signora Franca! 🙂

 

http://www.agriturismocorniolo.it/en

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Do we want silence, peace, tranquillity and the clean smell of woods and fields?  Do we want to admire a field of sunflowers or mixed berries or vegetables and planted citrus fruit trees?  Do we want a pool where we can relax away from the city chaos? … and maybe total darkness where we can enjoy watching fireflies at night?… it’s not impossible!  Do you want to wake up in the morning hearing birds chirping at dawn and find a breakfast table set just for you with special products like homemade bread, jams and divine cornetti… because all this is absolutely possible at Il Corniolo!  It’s in Umbria, near Perugia, a city founded by the Etruscans, rich in history, art and monuments, a cultural and touristic destination, as well as home to a renowned university.  

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Il Corniolo is a very special place because the owner who loves it and cares for it is special… Signora Franca. I had the pleasure of meeting her during my holiday at her farmhouse in June, and I’m very fond of her, as I am fond of her delicious cornetti, prepared with only 150 grammes of butter.  You might be wondering what the difference is between a cornetto and a croissant.  Well, basically it’s all in the lamination process and the amount of butter used. French croissants have more butter and the folding and rolling process allows for the rolled dough to have many layers of butter in it, making the final result crispy and flaky. Italian cornetti are not laminated as much, jhave less butter, can contain more sugar, and the final result is more similar to enriched bread or cake.  Thanks to Signora Franca, who taught me her recipe and her technique, we’ve decided to prepare them together… and here they are!

Ingredienti
500 grammes of strong flour
50 grammes of sugar
150 grammes of starter or 20 grammes of regular bread yeast
275 millilitres of milk and 2 small eggs beat together
Grated lemon and orange peels
1 tsp of salt
25 grammes of butter
150 grammes of butter for the pastry

We prepare the dough the night before.  First we melt the yeast in a bit of water at a room-temperature, then we slowly add the flour, the eggs and milk, the grated fruit and lastly the salt.  We knead well and finally mix in the diced butter, a bit at a time.  When this is all mixed and the dough is smooth, we place it in a bowl with a lid and leave it in the fridge all night.  The next morning, we flatten out the butter with a rolling pin, hitting it a few times gently, not rolling it, while it is in plastic wrap.  

We roll out the dough and place the rolled out butter on it, we fold it in four and leave it on a tray, covered with plastic wrap, and place it in the fridge for half an hour.  After that, we take it out, flatten it gently with the rolling pin then roll the rolling pin over it 2 or 3 times with just enough pressure to prepare it for folding without letting the butter seep out. 

After we’ve folded it 3 times, we put it back in the fridge.  We do this two more times. After the last half-hour rest and folding process, we roll it out into a rectangle and cut isosceles triangles which we then roll starting from the base, and we leave them to rise until double the size.

We use our starter so the second phase of rising lasts many hours, from morning to evening, but if you use regular yeast it will take less time.  Once the cornetti have risen, we brush some milk on them and place them in the oven at 180° to bake until golden.  The smell from the oven is inebriating… a great experience I would say… just like my holiday at Il Corniolo and having made friends with Signora Franca! 🙂

 

http://www.agriturismocorniolo.it/en

 

Weekend dal Maestro Antonino Esposito… e Sorrento… Seconda Puntata


I famosi pesettiPizza stesaPizza margherita e pizza ndujaPane al kamut

This is what happens after almost two months from the lesson with Maestro Antonino!  Cristiana and her new friend Arturo (the starter) are often together in the kitchen cooking up a storm.  She takes very good care of him (her husband is getting a bit jelous) and sometimes she even talks to it. We want to share with you a few of the photos of the many goodies she has made so far… pizza, bread, all types of focacce that make her family, and her friends’ families, very happy.  It’s not up to us to give you the recipes, we suggest you buy Maestro Antonino’s books… a must for enthusiasts.

Arturo il lievito madreSorrento

Hotel Gardenia SorrentoStaff Hotel Gardenia

Cristiana didn’t only dedicate that October weekend to the lesson, she also stayed on to visit Sorrento.  There aren’t enough adjectives to describe this town!  It’s one of the most famous international tourist favourites, land of colours, of mermaids, and orange and lemon groves, and a town where kindness and hospitality are a combination that is handed down from one generation to the next. If you just spend a moment to enjoy a sunset and the emotions it gives you when you gaze in the direction of Ischia or Procida islands, you will be amazed by the variety of colours and the beauty of the landscape. If you look at Sorrento from the sea, the great ridge of tuff rock changes colour every hour of the day, and if you let your mind go back in time, with a bit of imagination, you can see the Roman ships loaded with goods and busy sailors, besides the wonderful villas built for the Roman emperors along the coasts. Many civilizations have lived in this area: the Etruscans, the Greeks (who gave the city its urban layout) and the Romans. The beginning of the 18th century saw a time of cultural, economic and social rebirth for the whole Sorrento peninsula. Not too much later tourists started flocking to this area and it was included in the list of places to visit for every young European noble of the time who wanted to complete his cultural, historical and literary education. Important guests such as Byron, Keats, Scott, Dickens, Goethe, Wagner, Ibsen and Nietzsche came to stay in Sorrento looking for sunshine and inspiration. At the same time there was an intensification of traditional activities such as agriculture and sea trade, while the tourism industry became what it is currently, the most important sector of the economy of the area. Today it is a modern city which offers high-standard accommodations, a wide selection of restaurants, famous Italian fashion brands, and its renowned traditional inlaid wood craftsmanship. It hosts important cultural and musical events, and is the ideal starting point for visiting the important tourist sites of the area: Capri, Ischia, Naples, Herculaneum, Pompeii, Positano, Amalfi. Man levelled its most impervious areas, transforming them in the famous terraced gardens which reach towards the sea, on which oranges, lemons, olives and vineyards are cultivated. These are a delight to both the eyes and the nostrils when, in springtime, the stirring scent of oranges rises in the air. For those who wish to get a taste of what true Sorrento hospitality is all about, stay at the delightful Hotel Gardenia in Corso Italia, where you will be welcomed with professionalism and congenialità by the friendly owner, Gaetano, his lovely family, and the staff!  How can one forget a weekend like this? 🙂

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Ecco cosa accade dopo quasi due mesi dalla lezione con il Maestro Antonino!  Cristiana e il suo nuovo amico Arturo (il lievito madre) si ritrovano spesso in cucina a creare tante delizie.  Lei lo cura con amore e dedizione (il marito sta diventando un tantino geloso) e capita anche che qualche volta lei gli parla. Abbiamo voluto postare alcune foto delle tante preparazioni fatte fino ad ora… pizza, pane, focacce di ogni tipo che allietano la sua famiglia e quelle degli amici. Non sta a noi fornirvi le ricette, ma vi consigliamo vivamente di procurarvi i libri del Maestro Antonino… bibbia per tutti gli appassionati.  Quel famoso weekend di Ottobre, Cristiana non lo dedicò solo alla lezione, ma si fermò anche per visitare Sorrento.

Quante definizioni sono state attribuite a questa località!  E’ una delle più affermate mete del turismo internazionale, terra dei colori, delle sirene, e dei giardini di agrumi. Graziosissima cittadina dove gentilezza ed ospitalità sono un binomio che si tramanda di generazione in generazione.  Ci si può soffermare ad osservare quanto può essere suggestivo un tramonto, e perdersi con lo sguardo in direzione di Ischia o Procida, rimanendo stupefatti dalla varietà dei colori e dalla bellezza dei luoghi.  Guardando Sorrento dal mare, si vede il maestoso costone tufaceo che cambia colore ad ogni ora del giorno, e ci si può lasciare andare con la mente indietro nel tempo, e con un pizzico di immaginazione si possono rivedere le navi romane cariche di mercanzie e di marinai operosi, come anche le maestose ville costruite per gli imperatori romani sui litorali. Molte civiltà sono passate di qui: gli Etruschi, i Greci (che diedero alla città la pianta urbana), ed i Romani. Ai primi del ‘700 iniziò un periodo di rinascita culturale, economica e sociale per l’intera penisola sorrentina, che raggiunse l’apice nel corso dell’ottocento. Nacque e si consolidò la vocazione turistica di questa località che venne inserita nella lista dei luoghi più significativi d’Italia, dove ogni nobile rampollo europeo dell’epoca, voleva completare la sua formazione culturale, storica e letteraria. Ospiti illustri quali Byron, Keats, Scott, Dickens, Goethe, Wagner, Ibsen e Nitzsche vennero a soggiornare a Sorrento, in cerca di sole e d’ ispirazione. Allo stesso tempo si intensificarono le attività lavorative più tradizionali come l’agricoltura, il commercio marittimo e l’industria turistica che attualmente rappresenta il settore portante dell’economia sorrentina. Oggi Sorrento è una moderna cittadina con oltre un centinaio di accoglienti esercizi alberghieri, con un’ampia scelta di ristoranti ed esercizi commerciali di ogni genere, famosa anche per la sua grande tradizione artigiana del legno intarsiato. La città e’ sede di grandi manifestazioni culturali e musicali, ed è un ottimo punto di partenza per tutte le località turistiche dei dintorni: Capri, Ischia, Napoli, Ercolano, Pompei, Positano, Amalfi. L’uomo ha creato nelle zone più impervie le famose terrazze, gradoni di terra degradanti verso il mare dove sono coltivati aranci, limoni, ulivi e viti. Questi giardini deliziano gli occhi e le narici quando in primavera un profumo inebriante di zagara invade l’aria. Per chi volesse conoscere un assaggio di autentica ospitalità sorrentina, può fermarsi nel  delizioso Hotel Gardenia situato in Corso Italia, dove si viene accolti con professionalità e simpatia dal proprietario, Gaetano, dalla sua splendida famiglia, e dallo staff!  Come si fa a dimenticare un weekend così? 🙂

Halloween in arrivo!… Il Pumpkin Bread di Chiara


Pumpkin Bread con farina di farro

Il Pumpkin Bread di Chiara

Ormai avrete capito che a noi piace dedicare le nostre ricette a persone a noi care.  Cosa si può dedicare alla dolce e timida Chiara?  Dinamica e sportiva, ama gli animali, la natura, e la vita sana.  Ama comunicare con gli altri tramite la musica, la scrittura e la fotografia. E’ golosa e cerca di alimentarsi in modo sano, specialmente da quando ha scoperto di essere celiaca.  Adora il mare, il suo profumo, il freddo e la neve . . . cose che ci fanno venire in mente appunto il nostro Pumpkin Bread.  Il suo profumo fortemente aromatico, da il meglio di se soprattutto in cottura, infatti, mentre cuoce la casa si riempie di un inconfondibile e persistente aroma speziato. . . che fa tanto autunno. . . ed è una ricetta invernale semplicemente fantastica, proprio come Chiara!

Non lasciamoci ingannare dal nome Pumpkin Bread perché ha un gusto e una consistenza più simile ad un dolce che ad un pane.  E’ popolarissimo negli Stati Uniti dove viene cotto appunto nelle teglie a forma di pane in cassetta, ha meno zucchero dei dolci normali, e viene usato il bicarbonato oltre che al lievito.  Si sta comunque diffondendo anche in Italia, dove oltre al mangiare sano, tutto ciò che concerne la festività autunnale di Halloween sta spopolando.

Ma di cosa si tratta?  E’ un pane-dolce profumato molto semplice da fare, a base di zucca, farina, zucchero, uova, olio e lievito.  E’ ottimo e leggero per la colazione e utilizzando una buona farina gluten-free, abbiamo avuto un ottimo risultato. La zucca che abbiamo usato è un prodotto in scatola americano reperibile nei negozi specializzati e online. In alternativa si può utilizzare la polpa di zucca fresca precedentemente cotta in forno.  Noi abbiamo utilizzato lo zucchero di canna e non quello previsto dalla ricetta.  Nella versione normale (non gluten-free) abbiamo usato la farina di farro.  Come spezia, invece, abbiamo usato la cannella al posto del Pumpkin Pie Spice, introvabile in Italia.

Abbiamo provato varie versioni. . . alla fine abbiamo scelto questa di Laura Vitale, simpatica vlogger italo-americana.

http://www.laurainthekitchen.com/recipes/pumpkin-bread/

Come unità di misura abbiamo lasciato le CUPS perché ormai sono conosciutissime anche in Europa.

Ingredienti per 8 persone:

1 ½ cups di farina di farro o farina gluten-free

½ cup di purea di zucca o mezza scatola

1 cucchiaio di Pumpkin Pie Spice o cannella

½ cucchiaino di lievito in polvere

½ cucchiaino di bicarbonato di sodio

½ cucchiaino di sale

1 ½ cups di zucchero di canna

½ cup di olio vegetale

1 cucchiaino di essenza di vaniglia

2 uova

Riscaldiamo il forno a 170° e rivestiamo di carta forno una teglia rettangolare (quelle da plumcake).  In una piccola ciotola mischiamo la farina, la cannella, il lievito e il bicarbonato.  In una ciotola più grande sbattiamo le uova, la vaniglia, l’olio, lo zucchero e il sale e alla fine la purea di zucca.  Incorporiamo a questo composto man mano il contenuto della ciotola piccola e quando è tutto ben amalgamato lo versiamo nello stampo.  Lo inforniamo per circa una ora e mezza soprattutto la versione gluten-free perché deve asciugare bene.  La caratteristica della zucca è dare morbidezza agli impasti ecco perché questi preparati necessitano di cotture un pochine più lunghe.

E’ buono caldo, freddo e anche tostato. . . è gustosa sia la versione con farina di farro che quella gluten-fre . . . una cosa è certa, questo pane-dolce ci ha veramente conquistate!

Grazie Chiara 🙂

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Chiara’s Pumpkin Bread

By now you all know that we like to dedicate our recipes to people we care about.  What can we dedicate to our sweet and shy Chiara?  She’s dynamic and athletic, she loves animals, natura and healthy living.  She loves communicating through music, writing and photography.  She’s a foodie and likes to eat healthy food, especially since she has found out that she suffers from celiac disease.  She loves the sea and its scent, the cold weather and snow . . . all this can be associated with our Pumpkin Bread.  Its strongly aromatic fragrance can best be smelled while it’s baking and that is exactly when the home gets filled with this unique and persistent spicy aroma. . . that’s so typical of autumn . . . and this is a simply fantastic winter recipe, fantastic like Chiara!

Don’t be misled by the word bread in the name because its taste and consistency is more like those of a cake than a bread.  It is really popular in the United States where it is baked in loaf tins, it has less sugar than normal cakes, and baking powder is used besides yeast.  It is becoming very popular in Italy where more and more people want to eat healthy foods and where all things that are related to the autumn festivity of Halloween is making a splash.

What is it all about?  It’s a fragrant sweet bread that is very simple to make, and its main ingredients are pumpkin squash, flour, sugar, eggs, oil and yeast.  It’s really good for a light yet nourishing breakfast and it’s great when you use a good gluten-free flour.  We used the canned pumpkin made in the USA which can be found in Italy in grocery shops that specialize in foreign foods, or online.  An alternative can be to use fresh squash that is first baked then squashed.  We used brown sugar and not the one listed in the original recipe.  In the regular version (not the gluten-free one) we used spelt flour.  Instead of using Pumpkin Pie Spice, which is not easy to find in Italy, we used cinnamon.

We’ve tried different versions . . . and our choice fell on Laura Vitale’s recipe.  She is a pleasant Italian-american vlogger.  We used cups as they are now well known even in Europe.

Ingredients for 8 servings:
1 ½ cups of spelt flour or gluten-free flour
1/2 cup of pumpkin puree
1 tbsp of Pumpkin Pie Spice or cinnamon
½ tsp of baking powder
½ tsp of baking soda
½ tsp of salt
1 ½ cups of brown sugar
½ cup of vegetable oil
1 tsp of vanilla extract
2 eggs

We preheat the oven at 170° and lay the bottom of a loaf pan with baking paper.  In a small bowl we mix the flour, the cinnamon, the baking powder and the baking soda. In a larger bowl we beat the eggs with the vanilla, the oil, the sugar and the salt then the pumpkin puree.  We add the dry ingredients from the small bowl and once it becomes creamy we pour it in the loaf pan.  We leave it to bake for about an hour and a half, especially if we use gluten-free flour because this needs to dry well.  The pumpkin adds softness to the dough and therefore these types of bread/cakes need to cook a bit longer.

It’s delicious eaten warm, cold and even toasted. . .it’s yummy with the spelt flour and the gluten-free flour alike. . . one thing is for sure, we love this pumpkin bread!

Thanks Chiara 🙂

Il rotolo di patate di Federica


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Nel nostro libro, Emozioni Culinarie, raccontiamo  . . . “…Fu proprio in una di queste occasioni che assaggiai il suo rotolo di patate. Il nome può far pensare a un rotolo ripieno, di patate appunto, ma non è così poiché quest’ultime sono presenti solo nell’impasto. È simile a uno strudel salato e farcito a piacere, e il gusto ricorda la pizza bianca imbottita del fornaio. Amo molto usare le patate nelle mie ricette, talvolta anche negli impasti lievitati. Questo tubero è fin troppo spesso dato per scontato, mentre invece può essere un prezioso alleato in cucina, grazie alla sua versatilità. Le sue origini sono antichissime. Discende dalla batata del Sud America, dove veniva coltivata nel Cile, nel Perù e nel Messico, già 4000 anni fa.  Fu importata in Europa dai conquistatori spagnoli nel 1500, e in Italia la sua coltivazione si diffuse nel 1600. Il suo percorso avventuroso si concluse negli Stati Uniti, con l’arrivo dei primi coloni.”

Ingredienti:
600g di farina 00
400g di patate pesate a crudo
2 uova
1 cucchiaino da tè di sale
1 cubetto di lievito di birra
Ripieno a piacere

Per scoprire di più….pagina 84 del nostro libro! 🙂

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Federica’s potato roll

In our book you can read, “On one of these occasion I tasted her potato roll and don’t be swayed by the name, picturing it as a bread roll filled with potatoes, that is not the case.  It is actually a dough made with potatoes in it and is similar to a savoury strudel that can be filled with whatever you like. I love potatoes and always enjoy using them in my recipes when I can.  This tuber that is too often taken for granted is the world’s fourth largest food crop after rice, wheat and maize.   It was cultivated more than  5,000 years B.C. by the Inca Indians in Peru, then in Chile and Mexico and was known as batata. It was brought to Europe by the Spanish Conquistadors in the 1500s, arrived in Italy in the 1600s and its adventurous journey ended in the United States with the first settlers.”

Ingredients:
600 grams of flour
400 grams of potatoes (weighed raw)
2 eggs
1 tsp of salt
14 grams of bread yeast 
Filling – whatever you like

To learn more about this recipe just take a look at our book and enjoy! 🙂