The Travelling Foodie Tour! Cinque Terre… and its villages


Cinque Terre, or five lands, is a UNESCO Heritage Site. The naturally-protected marine area of the Cinque Terre is a territory where sea and land together create a unique and evocative area. It is an 18-kilometre rocky coastline with bays, beaches and deep sea, surrounded by mountains that run parrellel to the coast. It’s terraced cultivations of vineyards and olives are protected by old stone walls, and has paths and mule tracks that overlook breathtaking views. The five villages that face the sea are Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola and Riomaggiore.

Monterosso al Mare is the most western town of the villages and is protected by hills covered with vineyards and olive groves. It has beautiful beaches and steep rugged cliffs.  Its Aurora tower divides the old medieval hamlet from the new part of the village which is along the beach. Old Monterosso is dominated by the ruins of the castle and characterized by typical tower-houses crossed by narrow medieval streets called carruggi.

Vernazza is on a rocky spur and has many winding little streets that are connected by steep stairs.  It is dotted by defensive constructions, tower houses, the Turret and the castle of the Doria family, symbol of its old economic importance. The Santa Margherita d’Antiochia parish church stands next to the port.

Corniglia is located on a steep promontory and has many vineyards, from where one can admire  the other four towns of the Cinque Terre. To reach the city centre one must climb up the Lardarina, a long stairway of 377 steps, or one can walk down the street from the train station. There are ruins of a 16th century rock, and the parish church in a beautiful Gothic style of the region.

Manarola dates back to the Roman settlement of Volastra and its name comes from the Latin Manium arula that means small altar dedicated to the Roman gods of the house – or Mani.  It has many tower houses that defended the village and the town is located on a sharp promontory of dark rock. The main square is located on the highest part of the village and has a 14th century parish church in Gothic style.   There’s the beautiful walk called Via dell’Amore, a path which was cut into the rock overlooking the sea, that connects Manarola and Riomaggiore.

Riomaggiore lies on natural steps and dates back to the 8th century when a group of Greek fugitives from persecution found shelter there. The houses are painted in the typical traditional colours and follow the scheme of the tower houses that are built on three or four floors.  In the high part of the town are the ruins of the 15th-16th century castle.

The cuisine in this area follows the typical tradition of the Liguria region, which is quite light, extremely simple, yet delicious.  Very little meat is used because the area is not good for pasture.  It does have many interesting fish dishes and is renowned for its use of herbs which grow abundantly in this region.  It is famous for fresh pasta dishes: the pansotti, the trofie, the trenette, the cima, the minestrone, the savoury vegetable cakes, or torte di verdura, such as the pasqualina, and the ligurian soup called Prebuggiun or Burbugiun.  Another popular food are the anchovies of Monterosso which are used to make the typical tian de anciue.

The Cinque Terre vineyards are planted on terraces carved into steep rocky slopes, that are not very fertile and not irrigated very much.  The vines are wet by the sea spray that forms a fine mist over them.  They are kept short due to the hot sun and strong winds in this area. The vineyard management is mainly done manually, that is why the Cinque Terre wines are quite costly.  The work is done by hand and kneeling down, the grapes are carried in baskets for long distances.  The bunches of grapes are not very large and the grapes themselves contain very little water.  The white wine of the Cinque Terre is a DOC wine, guaranteed designation of origin, light yellow, dry and has a delicate bouquet. This area also produces a sweet wine called Sciacchetrà, that dates back many hundreds of years and has been praised by many classical writers and poets.

 

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Cinque Terre fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.  Questa area marina protetta è un territorio in cui il mare e la terra si fondono e formano una immagine unica e suggestiva.  Sono 18 chilometri di costa rocciosa ricca di baie, spiagge, fondali profondi, tutto sovrastato da una catena di monti.  Ci sono coltivazioni di viti e olivi a terrazza, contenuti da antichi muri, e sentieri e mulattiere dai panorami mozzafiato. I cinque borghi affacciati sul mare sono Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore.

Monterosso al Mare è il paese più occidentale, è a ridosso di colline coltivate a vite ed olivo, e ha stupende spiagge e scogliere a picco. La torre Aurora separa il borgo antico medievale da quello moderno e residenziale che si estende lungo la spiaggia. Monterosso Vecchio è dominata dai resti del castello obertengo che si trova a strapiombo sul mare e le tipiche case-torri che sono attraversate da stretti carruggi.

Vernazza si arrocca sulle pendici di uno sperone roccioso, ed è un insieme di ripide e strettissime viuzze che scendono verso la strada principale, la quale finisce in una piazzetta situata di fronte al porticciolo.  E’ punteggiata da costruzioni difensive, case-torri, il Torrione e il castello dei Doria, símbolo dell’antica importanza economica, e protetta dai Genovesi contro i Saraceni e le invasioni barbariche.

Corniglia si trova su un promontorio roccioso a picco sul mare dal quale si possono ammirare tutti gli altri quattro borghi delle Cinque Terre.  Per arrivare a Corniglia si deve salire la caratteristica ‘Lardarina’ che è una lunga scalinata di mattoni formata da 377 gradini, oppure c’è la strada che dalla ferrovia arriva al paese.  Si possono vedere i ruderi di una rocca del 16° secolo, e la chiesa parrocchiale, una bella testimonianza gotico-ligure delle Cinque Terre.

Manarola ha origini molto antiche, infatti fu fondata dagli abitanti dell’insediamento romano di Volastra e il nome deriva dal latino Manium arula, tempio dedicato ai Mani, gli dei della casa.  E’ formata da case-torri arroccate sul promontorio di roccia scura, e il borgo è tutto intorno al corso principale, dove si ammira la chiesa di San Lorenzo in stile gotico, l’oratorio e la torre campanaria. C’è la piacevolissima passeggiata Via dell’Amore, una strada tagliata nella roccia a picco sul mare, che unisce Manarola e Riomaggiore.

Riomaggiore è la più orientale delle Cinque Terre ed è strutturato a gradoni e risale all’VIII secolo.  Fu fondato da un gruppo di profughi greci in fuga dalla persecuzione e le abitazioni sono tinteggiate con i tipici colori liguri che seguono lo schema delle case-torri, sviluppate in altezza su tre o quattro piani.  Nella parte alta del borgo si trova la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, e in posizione elevata ci sono i resti del castello del XV-XVI secolo.

La cucina this questa zona segue la tradizione tipica ligure, alquanto leggera, estremamente semplice ma gustosissima. La carne è poco usata data la morfologia del suolo dove non ci sono grandi pascoli.  Ha però molti piatti interessanti a base di pesce, ed è rinomata per l’uso delle erbe aromatiche che crescono in abbondanza nel territorio. Famose sono le paste fresche come i pansotti, le trofie, le trenette, la cima, il minestrone, le torte di verdura come la pasqualina, e la zuppa ligure Prebuggiun o Burbugiun.  Famose sono anche le acciughe di Monterosso e rinomato è il piatto tipico chiamato tian de anciue.

I vigneti delle Cinque Terre sono piantanti su terrazze ricavate da terra sassosa, poco fertile e poco irrigata.  Le viti vengono bagnate dalla nebbiolina creata dalle onde del mare che s’infrangono contro le rocce. In questa zona il sole è forte ed c’è molto vento, quindi le viti vengono potate basse. La coltura di questi vigneti è fatta soprattutto a mano vista la topografia della zona, e il lavoro viene svolto a mano e in ginocchio, con la vendemmia trasportata in spalla con ceste portate per lunghe distanze. I grappoli non sono molto grandi e gli acini contengono poca acqua.  Il vino bianco delle Cinque Terre, un vino DOC, è di color giallo paglierino con sapore secco caratteristico e profumo delicato.  Questa zona produce anche un vino dolce chiamato Sciacchetrà, un vino DOC, di colore tra il giallo ambrato, dal profumo delicato, che ha avuto origini molti secoli fa ed è stato decantato da molti scrittori e poeti classici.

 

The Travelling Foodie Tour! Nemi… light French toast and strawberries


French toast light senza lattosio con fragole

The splendid town of Nemi lies in an area that is the regional park of the Castelli Romani, at 521 metres above sea level.  It is an Italian district of about 2000 inhabitants and it is the smallest of the Castelli Romani districts.  The Castelli Romani is a volcanic area not far from Rome, and its name originated in the 14th century when the inhabitants of Rome used to escape from the city’s economic and political difficulties and take refuge in the castles of the feudal roman land owners of that time:  the Savellis in the towns of Albano, Castel Savello, Ariccia, Castel Gandolfo and Rocca Priora;  the Annibaldis in the towns of Molara, Monte Compatri and Rocca di Papa; the Colonnas in the towns of Monte Porzio Catone, Nemi, Genzano and Civita Lavinia; and the Orsinis in Marino. 

Nemi was very much appreciated by the ancient Romans who used it as a vacation place and it is historically very important, a fact which is confirmed by the many archaeological findings.  It gets its name from Nemus Dianae which means sacred woods, an area not far from the town in which a place of worship is dedicated to the goddess Diana.  This lovely town, however, is very famous for the wild strawberry farming.  These are much smaller and much sweeter than regular strawberries and are cultivate on the shores of Nemi’s lake, Lago di Nemi.  Every year in June one can delight the eyes and the palate at the strawberry festival, when the town’s streets are lined with shops and stalls that sell all types of delicacies… cured meats, bread, wine… but the place of honour is for the little strawberries which are sold fresh, jarred as jams, syrups, ice cream, liquors and also accompanied by homemade pizza.  During the celebrations, the local cafés and restaurants prepare many dishes to be enjoyed by their customers, delightfully made with strawberries.

From the historical centre of the town one can admire the small, beautiful, volcanic lake below, that is 316 metres above sea level.  It is about 1,67 square kilometres and is 33 metres at its deepest point.  One can enjoy swimming and sunbathing on its shores, except in the area near the Museo delle Navi Romane (museum of Roman ships).  This is the famous area where two fabulous examples of ancient Roman ships were found.  The museum was built to hold and protect them, and it did until the fire of 1944.  The legend that surrounds the ships says they were grandiose and contained precious treasures.  This legend grew over the centuries thanks to the findings of artefacts, wood, nails, sheets of lead and copper shingles.  They were about 70 metres long, about 25 metres wide, lavishly decorated and built on request of Caligola who used them as floating palaces for ceremonies.  When he died in 41 A.D., his bitter political enemies wanted to erase all traces of him and had the ships sunk to the bottom of the lake.

The first attempts that were made to recuperate them were requested by Cardinal Colonna, lord of Nemi and Genzano, towards the middle of the 15th century.  They used a large raft and expert swimmers who were able to bring ashore lead pipes which helped set a more precise date to the ships. In 1535 Francesco De Marchi, an architect from Bologna, attempted to get closer to the ships using special equipment and managed to bring ashore more findings besides surveying the area, the results of which he published in his essay Della Architettura Militare.  Many more attempts were made over the years but the actual recovery of the ships was made in the 20s by request of Mussolini.  It was a very grandiose undertaking that lasted almost five years, and was made possible thanks to Engineer Guido Ucelli and other businessmen who offered the Italian Government the means and labour force necessary to carry out the operation. The Museo delle Navi Romane was built and inaugurated around 1940 to hold the weapons, coins, decorations and tools that were found together with the two imperial ships.  Unfortunately, a fire almost completely destroyed all this during the night of May 31st 1944 and an investigative committee of Italian and foreign experts was established who, after much research of that night’s events, concluded that it was most probably a case of arson.  The causes are still controversial today… it was said that it was caused by the German soldiers who had taken refuge in the museum and who had positioned a cannon battery not far from the building. 

Today the museum stores the photos and publications of the marvelous archaelogical testimony that remain unique in their kind.  It also holds materials and documents regarding the recovery operation, and findings from the excavation sites of the shrine of Diana Nemorense and the sites in Ardea.

To this pearl of the Castelli Romani we dedicate our strawberry flavoured, lactose-free, light French toast.

Ingredients for 2 people:

Two slices of naturally-leavened homemade bread

1 egg

100 ml of vanilla-flavoured soy milk

Agave syrup or honey

Strawberries

We beat the egg in a small bowl, add the milk and dip the bread in it on both sides.  We leave the bread in the bowl while we lightly grease a pan and heat it well on a low flame.  We cook the bread on both sides until golden, then we place them in a plate, add as many strawberries as we like, then add a dash of syrup or honey.  It’s a breakfast favourite that satisfies without having the calories of the traditional recipe.  Besides, it’s a delight for the eyes, not only the palate! 🙂

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La splendida cittadina di Nemi si trova nel perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani, a 521 metri sul livello del mare.  E’ un comune italiano di circa 2000 abitanti ed è il più piccolo dei Castelli Romani, un insieme di cittadine a breve distanza da Roma, in un’area di natura vulcanica. Il nome Castelli Romani risale al 14°secolo quando molti abitanti di Roma, per sfuggire alle difficoltà economiche e politiche del periodo, si rifugiavano nei castelli delle famiglie feudali romane:  dai Savelli, nelle cittadine di Albano, Castel Savello, Ariccia, Castel Gandolfo e Rocca Priora; dagli Annibaldi, nelle cittadine di Molara, Monte Compatri e Rocca di Papa; dai Colonna, nelle cittadine di Monte Porzio Catone, Nemi, Genzano e Civita Lavinia; e dagli Orsini a Marino. 

Nemi era molto apprezzata ai tempi degli antichi Romani, che ci andavano in villeggiatura, ed è un’area di grande importanza storica, lo confermano i numerosi ritrovamenti archeologici.  Nemi prende il suo nome dal Nemus Dianae che significa bosco sacro dedicato alla dea, infatti, non lontano dalla cittadina, nella zona boscosa, si trovava un luogo di culto dedicato alla dea Diana.  Questa bella cittadina è molto nota per la coltivazione delle fragoline di bosco, più piccole delle normali fragole e più dolci, sulle sponde del Lago di Nemi.  Ogni anno a giugno si può deliziare sia il palato che gli occhi alla sagra delle fragole, quando il corso principale di Nemi diventa tutto un susseguirsi di negozi e bancarelle che vendono tante squisitezze… norcineria, pane, vino… ma il posto d’onore spetta soprattutto alla fragolina che viene venduta fresca, come marmellata, sciroppo, gelato, liquore e anche accompagnata alla pizza.  Durante questa manifestazione i ristoranti e i bar offrono tante preparazioni da gustare, tutte squisitamente a base di fragoline di bosco. 

Dal centro storico di Nemi si può ammirare il bellissimo Lago di Nemi, un piccolo lago vulcanico che si trova a 316 metri sul livello del mare.  Si estende per circa 1,67 kilometri quadrati, ha una profondità massima di 33 metri, ed è balneabile, tranne nella zona antistante il Museo delle Navi Romane.  E’ il celebre luogo del ritrovamento di due favolose antiche navi romane, di grandi dimensioni, che sono state conservate nel Museo fino alla loro distruzione nell’incendio del 1944.  La leggenda che le circonda dice che erano sfarzose, forse contenevano preziosi tesori, e nei secoli questo mito è andato crescendo grazie ai ritrovamenti occasionale di reperti come legname, chiodi, lastre di piombo e tegole di rame. Erano lunghe circa 70 metri, larghe intorno ai 25, splendidamente decorate, volute da Caligola che le usava come palazzi galleggianti per cerimonie. Quando morì nel 41 dopo Cristo, i suoi acerrimi nemici politici vollero cancellare ogni suo ricordo, quindi le fecero distruggere affondandole sul fondo del lago.

I primi tentativi di recupero furono volute dal Cardinale Colonna, signore di Nemi e Genzano, intorno alla metà del 15° secolo.  Usarono una grande zattera ed esperti nuotatori, e recuperarono dei tubi di piombo che aiutarono a capire più precisamente quale fosse la datazione delle navi.  Nel 1535, invece, l’architetto bolognese, Francesco De Marchi fece un tentativo avvalendosi di una speciale attrezzatura.  Portò in superficie reperti, fece rilievi e osservazioni poi riportati nel suo trattato Della Architettura Militare.  Tanti altri tentativi furono fatti negli anni, ma il recupero vero e proprio delle navi avvenne negli anni 20 per volere di Mussolini.  Fu un impresa grandiosa, che durò quasi cinque anni, resa possibile dall’Ingegnere Guido Ucelli ed altri imprenditori che offrirono al Governo Italiano i mezzi e la mano d’opera per eseguire l’operazione.  Furono trovate armi, monete, decorazioni e attrezzi, e furono custodite nel Museo delle Navi Romane, che fu creato per ospitare le due navi imperiali, inaugurato intorno al 1940.  Purtroppo un incendio scoppiato durante la notte del 31 maggio del 1944 le distrusse completamente insieme a molti reperti.  Fu istituita una commissione d’inchiesta nella quale parteciparono esperti italiani e stranieri, e dopo che furono ascoltati custodi e testimoni diretti degli avvenimenti, si concluse che con ogni probabilità l’origine dell’incendio fu doloso.  Le cause sono ancora oggi controverse… si disse che fu opera dei soldati tedeschi, che si erano sistemati dentro al Museo, i quali avevano posizionato una batteria di cannoni nei pressi dell’edificio. 

Oggi nel Museo restano foto e pubblicazioni in ricordo di quelle meravigliose testimonianze archeologiche, uniche nel loro genere, materiali e documentazione relativa alle imprese per il recupero, e reperti provenienti dagli scavi al santuario di Diana Nemorense, e dagli scavi di Ardea

Ad una delle perle dei Castelli Romani vogliamo dedicare il nostro French toast light senza lattosio alle fragole.

Ingredienti per 2 persone:

Due fette di pane a lievitazione naturale

1 uovo

100 ml di latte di soya alla vaniglia

Sciroppo di agave o miele

Fragole a piacere

In una terrina sbattiamo l’uovo, aggiungiamo il latte e passiamo le fette di pane in questa pastella, prima da una parte e poi dall’altra.  Le lasciamo così, giusto il tempo di preparare un padellino, ungerlo con poco olio e scaldarlo per bene sul fuoco.  Cuociamo il pane da entrambi i lati, fino a doratura.  Terminata la cottura, mettiamo le fette di pane in un piatto, aggiungiamo la quantità di fragole che vogliamo, e versiamo sopra una piccola quantità di agave o miele.  E’ una colazione sempre gradita, che da soddisfazione senza appesantirci con le calorie della ricetta tradizionale.  In più è una delizia per gli occhi, non solo per il palato! 🙂

 

 

 

The Travelling Foodie Tour! Venezia…orecchiette Arlecchino


Orecchiette Arlecchino alla crema di zucca

What does the orecchiette pasta from the Puglia region in Italy, combined with creamed pumpkin, have in common with the carnival of Venice?  Well, nothing really but they go very well with this yummy flavourful and fun recipe, suitable for kids.  We think it’s a fun way to encourage children to eat a nutritious dish… a colourful recipe that fits in just right at Carnevale time.

Carnevale means joy, colours, noise, and at this time of the year people of all ages and social classes enjoy themselves parading and participating in balls.  It’s a time to free the imagination and put aside inhibitions. Centuries ago the social classes were overturned and everyone could become whoever they wanted to be by just masquerading themselves.  The word carnevale comes from the latin words carnem levare, which means abstain from eating meat, and this is what was, and is, done by catholics from the first day of Lent until Easter Sunday. 

Carnevale is celebrated in many countries, and dates and traditions may differ.  In our opinion, the most evocative and unique is the one that takes place in Venice.  Every year it is celebrated with competitions, games, fireworks, shows and the participation of the entire population, almost entirely masked in some way or another, with gorgeous handmade costumes.  The Grand Canal is illuminated with numerous gondolas that float on the lagoon creating a magnificent scenario.  It started way back in 1662 when the doge was victorious over the patriarch of Aquileia, and over the centuries it has taken on a charm of its own thanks to the costumes and masks that parade around the little streets, squares and canals, giving life to a unique style that splendidly combines various eras, going from the Middle Ages, through the Renaissance, up to 18th century Venice.   

Today we wish to share with you this recipe in honour of Arlecchino, or Harlequin, one of the children’s favourite masks.

Ingredients for 4 people:

1 packet of orecchiette pasta

500 gr of pumpkin squash

1 shallot or onion

1 fresh branch of rosmary (if you like it)

4 tbsps of extra virgin olive oil

Salt and parmigiano cheese

We put the oil and the shallot/onion in a large frying pan, put it on a low flame and let it simmer a bit till golden, being careful not to burn it.  We then add the pumpkin squash which we previously cut into small pieces, add some salt, lower the flame and leave to cook until the squash becomes almost creamy.  We put a pot of water to boil and when ready, we add some salt then pour in our pasta.  When the orecchiette are ready, we drain them and put them in the frying pan with the pumpkin and let it all blend, adding lots of parmigiano and the rosmary.  If you want to make this dish more tempting and tasty, just add some diced, smoked scamorza cheese to it before serving.  Enjoy and have fun! 🙂

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Carnevale Venezia

Cosa c’entrano le orecchiette pugliesi con crema di zucca con il carnevale di Venezia?  Beh, si adattano molto bene queste di Lidl per un piatto simpatico, buono, gustoso, adatto ai bambini.  Eravamo al supermercato Lidl e quando abbiamo visto questo tipo di pasta (orecchiette di grano duro colorate), abbiamo subito pensato che ben si adattavano con la crema di zucca… e in questo periodo di Carnevale è un modo carino per invogliare i bimbi a mangiare un piatto sano e nutriente.

Il Carnevale è fatto di allegria, colori, schiamazzi, e le persone di ogni età e ceto sociale in questo periodo si divertono a sfilare in maschera e recarsi ai balli.  E’ un momento per liberare la fantasia e mettere da parte le proprie inibizioni.  Secoli fa era un periodo in cui si poteva sovvertire l’ordine sociale e scambiarsi i ruoli nascondendosi dietro a delle maschere. La parola carnevale deriva dal latino carnem levare, che tradotto significa astenersi dal mangiare carne, e questo avveniva dal primo di giorno di quaresima fino alla Pasqua cattolica.

Il carnevale viene festeggiato in tanti paesi del mondo e possono variare le date e le tradizioni.  Per noi quello più suggestivo e particolare è quello di Venezia, che si ripete ogni anno con gare, fuochi d’artificio, giochi, spettacoli e partecipazione di tutta la popolazione, quasi tutti in maschere creati da loro.  Sul Canal Grande tantissime gondole illuminate scivolano sulla laguna creando un meraviglioso spettacolo. Ha origine dal lontano 1662 quando ci fu la vittoria del doge sul patriarca di Aquileia, e negli anni ha assunto un fascino tutto suo il cui merito va alle maschere che si aggirano per le calli e i campielli, dando vita ad uno stile particolare in cui si fondono varie epoche che spaziano dal Medioevo, passando al Rinascimento, fino al Settecento Veneziano.

Oggi vi proponiamo questa ricetta in onore di Arlecchino, una delle maschere preferite dei bambini.

Ingredienti per 4 persone:

1 pacco di orecchiette

500 gr di zucca

1 scalogno o cipolla

1 rametto di rosmarino (facoltativo)

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

sale e parmigiano

In una grande padella versiamo l’olio e aggiungiamo lo scalogno tritato.  Accendiamo il fuoco e lasciamo soffriggere a fiamma bassa, facendo attenzione a non bruciare lo scalogno che cuoce molto velocemente. Appena biondo mettiamo la zucca precedentemente lavata e tagliata in piccoli pezzi. Regoliamo di sale, abbassiamo la fiamma e copriamo lasciando cuocere fino a quando la zucca non si sarà ridotta quasi una crema. Mettiamo l’acqua per le nostre orecchiette a bollire, e quando bolle saliamo e ci versiamo le orecchiette. Quando sono cotte, scoliamo, le versiamo nella padella con la zucca e facciamo amalgamare il tutto, aggiungendo abbondante parmigiano e un rametto di rosmarino.  Chi vuole renderli più golosi e filanti, può mettere una scamorza affumicata tagliata in piccoli pezzi poco prima di servire.  Buon appetito e buon divertimento! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

The Travelling Foodie Tour! Monteriggioni


Chianti wine, Ruppel beer (red, strong, thick), Chama beer (light, low alcohol content), Cinta breed pork (pigs are bred and fed with natural methods), Caciocavallo Silano (semi-soft cheese which becomes zesty as it matures), Raveggiolo (fresh, sweet, sheep milk cheese), and one of the greatest wonders of medieval Italy  . . . Monteriggioni!  These are just a few of the wonderful things we find in the Val d’Elsa region.

Monteriggioni

Monteriggioni is situated at the northern end of the region and occupies the peak of a small, rolling hill covered with cultivated slopes with vineyards and olive trees. The castle was founded in the second decade of the thirteenth century by the Republic of Siena with the purpose of creating a defence outpost against its rival Florence. When seen from a distance, the Castle of Monteriggioni with the remaining towers and walls that stand in witness of the distant past, one truly gets the impression that time has come to a stand-still. Over the centuries the inhabitants and their ways of life have changed but those who have chosen to live in Monteriggioni today still keep the slow pace and rhythm of a life which remains in close contact with history and the old agricultural values. Every summer in July one can sit in on the historical re-enactments among ancient crafts, tomfoolery and betrayal. Visitors are taken on an unforgettable journey back in time which is a blend of medieval tradition and innovation. They are welcomed to a great open-air spectacle of heroic armed combats, pranks, intrigue, merry juggling, daily life vignettes, arts and crafts. For those who are videogame fans, the famous Assassin’s Creed II takes place in medieval Italy and its hero roams the perfectly reconstructed streets of three important cities of the past and present, Florence, Venice and Rome but also Monteriggioni and San Gimignano.

When in the area, make sure you stop for lunch at the Futura Osteria, a restaurant in the suburb of Abbadia Isola, a former monastery dating back to the year one thousand and one. This town was a passing point for the pilgrims coming and going to France by the Francigena way. This is how freshly-baked bread is served at the Futura Osteria where you find excellent food and the owners are very pleasant!

Futura Osteria Monteriggioni

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Vino del Chianti, Ruppel (birra rustica, rosso carico, corposa), Chama (birra chiara artigianale, moderata gradazione alcolica), Cinta Senese, Caciocavallo Silano, Raveggiolo (formaggio fresco, dolce, pasta è molle e gelatinosa), e una delle meraviglie del medioevo Italiano . . . Monteriggioni!  Ecco solo alcune delle cose stupende che troviamo nella Val d’Elsa.

Monteriggioni

Monteriggioni si trova all’estremità settentrionale del proprio territorio comunale e occupa la sommità di una collina dalle pendici coltivate a vigne e olivi. Il castello venne fondato nel secondo decennio del Duecento dalla Repubblica di Siena con il principale scopo di creare un avamposto difensivo contro la rivale Firenze. Vedere da lontano il Castello di Monteriggioni, con i resti delle sue torri e le sue mura che testimoniano un’epoca lontana, si ha davvero l’impressione che il tempo sia rimasto immobile. Il popolo e la sua realtà sono cambiati ma chi ha scelto di vivere a Monteriggioni ha conservato il ritmo lento e ricco della vita a dimensione d’uomo e di natura, con i valori propri della cultura contadina ed a continuo contatto con la storia. Ogni estate a Luglio si può assistere alla rievocazione storica tra antichi mestieri, giullarate e tradimenti. Le mura del castello e la grande piana sottostante si popolano di personaggi, armi, sonorità e situazioni ispirate alle antiche cronache del mondo medievale che trasportano il visitatore in un indimenticabile viaggio tra le storie del passato. Per chi è appassionato di videogames, il famoso gioco Assassin’s Creed II è ambientato nel medioevo italiano ed il suo eroe si muove non solo attraverso ricostruzioni perfette di tre delle grandi città rinascimentali, Firenze, Venezia e Roma ma anche di Monteriggioni e San Gimignano.

Quando siete in zona, pranzate a La Futura Osteria, un ristorante nel borghetto di Abbadia Isola, antico monastero risalente all’anno mille e uno. Il borgo era passaggio dei pellegrini diretti in Francia per la via Francigena. Ecco come viene servito il pane appena sfornato a La Futura Osteria, dove il cibo è ottimo e i proprietari sono fantastici!

Futura Osteria Monteriggioni

The Travelling Foodie Tour! Palermo… anellini


 

Over the centuries Sicily was under the domination of many foreigners: Arabs, Normans, Swabians, Angevins, Aragonese, Spanish and French. Each one of these populations left a mark of the influence of its domination in the architecture, the cuisine, the customs and the language. During the ancient Greek and Roman colonization the Sicilians spoke fluent Greek and Latin. Later, thanks to the various colonizations that followed, they learned Byzantine, Arabic, French-Latin, Spanish and modern French and Anglo-Saxon.  Many Americanisms, which were brought by the occupational troops between 1943 and 1945, were added to their language.

Let’s take a closer look at one of Sicily’s most beautiful cities, also defined as a pearl of this splendid island:  Palermo – from the Greek “panormos” which is made up of the words “pas” (all) and “hormos” (large port). It has a population of about 660.000 residents and is the capoluogo, or what we would call the capital of the region of Sicily.  The original city centre was founded in the IX century A.D. by the Arabs and was considered a paradise on earth. As testimony of that splendour, today we can see the Castello della Zisa, from the Arabic word “aziz” which means splendid, the Castello di Maredolce, and the Parco della Favorita. The famous Palazzo dei Normanni is an excellent example of Palermo’s artistic and cultural syncretism where the Norman Romanic style meets the traditional Arab and Byzantine one.

Its Museo Internazionale delle Marionette (International Puppet Museum) is an establishment that supports the protection of the pupi, or puppets, declared by Unesco as “Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity”, and the traditional puppet theatre puppeteers. The patron saint of Palermo is Santa Rosalia who represents the entire city.  She is celebrated with one of the most beautiful, traditional feasts where majestic baroque historical floats line the city streets.

It seems that the gelatoice cream, was invented at the court of Palermo, and its use quickly spread throughout Italy. It is believed to be a derivation of the sorbetto, “sciarbat”, made from ice, which was created in Sicily but made by Arabs.  The gastronomy of Palermo was strongly influenced by the Arab culture. In fact, the cassata is its most famous sweet and the name comes from the Arabic “qas’at” which means saucepan. The famous cannoli, instead, were invented in a monastery and are still today strictly made with sheep ricotta cheese. The potato crocchette were invented in Palermo too, and are found in all the shops which sell fried foods along with the panelle, the excellent chickpea patties of Arab origin.Sicily is also attributed with the invention of a very important element Made in Italy and that is the pasta. The results of recent research say that the oldest traces of mention of the ancestors of spaghetti and maccheroni are connected to the merchants of Palermo and Genoa.  A shape of pasta that was until recently not easy to find outside of Sicily, but which is available today in most food stores and shops, are the Anelletti or Anellini.

The Anellini are ring shaped, are thick like the bucatino, and are perfect for this type of baked dish.  Some people like to enrich it with a beshamel sauce, with ham, with eggs… but we want to share our version with you.

Ingredients for 5 people:

Sauce:

1 onion

a bit of olive oil

150 gr of ground pork

150 gr of ground veal or beef

half a glass of white wine

200 gr of fresh or frozen peas

1 bottle of tomato puree

1 tbs of tomato paste

salt, pepper and sugar

fresh basil

Filling:

500 gr of anellini

1 whole egg

200 gr of caciocavallo or provolone cheese

200 gr of primosale cheese

a bit of breadcrumbs

1 eggplant (optional)

We begin by chopping the onion and putting it in a large enough pan to contain the sauce, then we add a bit of water and leave it to cook until it becomes transparent. We add the olive oil and let it colour a bit, then we add the meat.  We let it simmer, then add the wine, we wait until it evaporates, then we pour in the tomato puree, the tomate paste (previously diluted in a bit of warm water), the peas, the salt, the pepper, the basil and a dash of sugar.  We leave it to cook until it thickens.  We don’t usually put eggplants, but if you wish, at this point you can cut one in thin slices then deep fry it, ready to add it in later.  When the sauce is ready, boil the anellini, drain them and put them under cold water for a minute to stop the cooking process. Add the sauce, the cheese, and a beaten egg to help the pasta stick together. We pour a bit of oil in a baking pan, sprinkle some breadcrumbs, put in our anellini, if you wish you can add the eggplant at this point, then we sprinkle more breadcrumbs on top, a dash of olive oil and some fresh basil.  We bake for about 20 minutes at 180° until golden. It’s delicious also in individual portions and we suggest you prepare it well in advance because the longer it sits, the better it is!  🙂

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Nei secoli la Sicilia ha subìto varie dominazioni da parte di popoli stranieri: gli arabi, i normanni, gli svevi, gli angioini, gli aragonesi, gli spagnoli, i francesi. Naturalmente tutti hanno lasciato il segno della loro dominazione nell’architettura, la cucina, le abitudini e il linguaggio. Già nell’antichità greco-romana i siciliani parlavano correttamente il greco e il latino, poi con le seguenti colonizzazioni si è aggiunto il bizantino, l’arabo, il franco-latino, il catalano, fino al francese moderno e l’anglosassone.  Nel periodo 1943-45 si sono aggiunti anche molti americanismi portati dalle truppe di occupazione.

Diamo una occhiata ad una delle città più belle, una cosiddette perla di questa splendida isola:  Palermo – dal greco “panormos” che è un composto di “pas” (tutto) e “hormos” (ampio porto). Ha una popolazione di circa 660.000 residenti ed è il capoluogo della regione siciliana. Il nucleo originario della città fu fondato nel IX secolo d.C. con gli arabi e veniva definita “paradiso in terra”. A testimonianza di quel periodo vediamo oggi il Castello della Zisa, dall’arabo aziz, cioè splendido, il Castello di Maredolce e il Parco della Favorita. Il celebre Palazzo dei Normanni è un esempio dello straordinario sincretismo artistico culturale palermitano, dove lo stile normanno romanico si unisce alla tradizione araba e bizantina.

Il suo Museo Internazionale delle Marionette è un un’istituzione che ha supportato la difesa dei pupi, dichiarati dall’Unesco “Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità”, e della tradizione del teatro popolare dei pupari. La santa patrona più famosa di Palermo è Santa Rosalia che rappresenta tutta la città.  La festa di Santa Rosalia è una delle più belle del folklore siciliano, con l’uso di maestosi e barocchi carri storici.

Si dice che il gelato sia stato inventato alla corte di Palermo e si è poi diffuso velocemente in tutta Italia. Sembra essere una derivazione del sorbetto, “sciarbat”, a base di ghiaccio, nato in Sicilia ma da mani arabe. La gastronomia palermitana è fortemente influenzata dalla cultura araba. La cassata è il dolce più celebre e il nome deriva dall’arabo “qas’at”, cioè casseruola. I famosi cannoli, invece, sono di invenzione monastica e sono rigorosamente a base di ricotta di pecora. Le crocchette di patate sono palermitane e nelle friggitorie si accompagnano alle panelle che sono delle ottime frittelle di farina di ceci, anch’esse di origini arabe. Alla Sicilia si imputerebbe anche l’invenzione più importante della cucina Made in Italy, cioè la pasta. Allo stato attuale delle ricerche le tracce archivistiche più antiche degli antenati degli spaghetti e dei maccheroni si riferiscono ai mercanti Palermitani e Genovesi. Un formato di pasta che fino a pochi anni fa era introvabile al di fuori della Sicilia, ma che fortunatamente ora è più facile da reperire, sono gli Anelletti o Anellini.

Gli Anellini sono a forma di anello, dello spessore di un bucatino, e si prestano benissimo per questo tipo di timballo.  C’è chi li arricchisce con la besciamella, il prosciutto cotto, le uova… ma noi vi vogliamo proporre la nostra versione.

Ingredienti per 5 persone:

Sugo:

1 cipolla

olio di oliva q.b.

150 gr di macinato di maiale

150 gr di macinato di vitellone o manzo

mezzo bicchiere di vino bianco

200 gr di piselli freschi o surgelati

1 bottiglia di salsa di pomodoro

1 cucchiaio di concentrato

sale, pepe e zucchero

basilico fresco

Ripieno:

500 gr di anellini

1 uovo intero

200 gr di caciocavallo o provolone

200 gr di primosale

pane grattugiato q.b.

1 melanzana (facoltativo)

Iniziamo tritando finemente la cipolla, la mettiamo in un tegame abbastanza capiente, perché dovrà contenere il sugo, con poca acqua, e la facciamo cuocere finché non diventa trasparente.  Aggiungiamo l’olio, la lasciamo dorare un pochino, e mettiamo la carne.  La facciamo rosolare molto bene poi la sfumiamo con il vino bianco.  Uniamo il pomodoro, il concentrato di pomodoro diluito in poca acqua calda,  i piselli, il sale, il pepe, il basilico e un pizzico di zucchero.  Lasciamo cuocere il sugo piano piano fino a quando non si sarà addensato. Chi vuole aggiungere la melanzana… noi spesso non lo facciamo… può a questo punto tagliare in fette sottili una melanzana dopo averla fatta dissalare, e friggerla in abbondante olio. Quando il sugo è pronto, lessiamo gli anellini e li scoliamo sotto acqua fredda per fermare la cottura. Li condiamo con il sugo, il formaggio grattugiato e aggiungiamo un uovo sbattuto per legare. Oliamo una teglia, mettiamo del pangrattato, versiamo gli anellini, chi ha fritto la melanzana la aggiunge come preferisce, poi spolveriamo con un po’ di pangrattato la superficie della pasta, aggiungiamo un filo d’olio e due foglie di basilico. Inforniamo a 180° per circa 20 minuti fino a quando la superficie sarà dorata.  E’ ottima anche in porzioni singole e noi vi consigliamo di prepararla in anticipo perché… timballo riposato è  gioia per il palato! 🙂

 

 

The Travelling Foodie Tour! – COMO. . . lake, city and Alps!


 

COMO. . .  where you can enjoy typical foods of the lake, valleys and Alps!  Como city is situated on the southern banks of lake Como and is encircled by enchanting hills. The historical centre is located inside the ancient city walls where one finds many interesting monuments and sites to visit.

It is a dynamic business city and its important history in textile, mainly silk, manufacturing and trading has given it international fame to the point where it was, until a few years ago, referred to as the “Silk Capital”.

Travelling from Milan to Como takes less than one hour by train and even less by car. In Como there is a large pedestrian area for shopping. There are some of the most exclusive clothes and accessories shops where you can purchase garments bearing the famous “Made in Italy” labels. Como’s quality silk is famous and, of course, there are many silk boutiques and showrooms. For those interested in antiques, Como is well known for its antique paintings, carpets, glassware and chinaware. A stop in one of the numerous pastry shops with the colorful windows and delicious aromas is a must!

During the Roman Empire the area became an important passageway in the transportation of goods from the north to the sea. Around the year 1000, the city of Como became an independent Council, and was for many years under the domination of the Visconti and the Sforza families.  It was later dominated by the Spanish, the Austrians and the French.

Lake Como, measuring 146 kms, is the third largest lake after Lake Garda and Verbano and is 199 meters above sea level. It is surrounded by mountains, the highest being Monte Legnone (2609 m). Its shores feature a succession of pastures, woods, harsh and impressive rocks, charming villages facing the lake, magnificent mansions with beautiful gardens.

The local cuisine is influenced by the structure of the territory. Obviously, the lake cuisine is based on fish but in the valleys one finds the frugal yet genuine dishes of polenta (corn-meal mush), “polenta taragna” (buckwheat mush) and “polenta cunscia” (with a characteristic garlic flavour), cooked with butter and cheese; farmyard chicken, goat-kids and wild game. In the part of Brianza that borders on the province of Milan, rich dishes such as “cazeula”, “busecca”, polenta with birds, spiced pork sausages with beans and typical cold cuts like “filzette” (long thin salami) and “cacciatorini” (short salami) prevail. With regard to cakes, there are the typical pancakes called “cotizza” made with flour, milk, sugar and lemon peel, and the “Resta de Comm”, a sort of oblong panettone. We mustn’t forget to taste the Nocciolini di Canzo, crumbly hazelnut cookies, where one is not enough!

As for the wines, there are some varieties of excellent light wines such as the ruby-red Chiaretto Bellagio. In the Brianza region we find the famous dry white Montevecchiarta. Speaking of Bellagio, it is no mistake that it is called the “pearl” of Lake Como. Its scenic location has enchanted artists and writers, not only from Italy but also abroad, for centuries. The town stretches along the coast and part of it goes up the slopes of the promontory. Because of its location it offers a good view of the whole lake. It has mild winters and pleasant summers. It is an ideal place for those who like to take walks yet for those who are more energetic, it also offers many sport and leisure activities. The romanesque churches are of considerable architectural interest. Bellagio is famous for its villas and their parks. The park of Villa Serbelloni is considered one of the most beautiful in Italy and takes about two hours to visit. Among the most beautiful villas in the area we must mention Villa Melzi, Villa Poldi Pezzoli, Villa Giulia and Villa Belmonte.

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Como . . . dove si possono gustare pietanze del lago, delle valli e delle Alpi!  La città si trova sulla punta sud del lago ed è racchiusa tra incantevoli colline. Il centro storico è compreso tra le vecchie mura medievali e offre ai suoi visitatori monumenti e luoghi carichi di storia.

E’ una città dinamica ed imprenditoriale. Il settore tessile l’ha portata ad una notorietà a livello internazionale e fino a qualche anno fà era considerata la “Capitale della Seta”. Dista a meno di un’ora da Milano dalla quale è ben collegata con i treni e l’autostrada.

Como ha una grande isola pedonale destinata al passeggio e allo shopping. Ci sono molti negozi esclusivi di abbigliamento ed accessori “Made in Italy”. Naturalmente, grande spazio viene dato agli articoli in seta, sia negli showrooms più eleganti che nelle piccole boutiques. Ci sono molte botteghe d’arte per comperare quadri, tappeti, vetri e porcellane da collezione. E’ d’obbligo la sosta nelle numerose e profumatissime pasticcerie dalle vetrine colorate!

Vi si stabilirono gli antichi Romani che ne fecero un punto strategico. Attorno all’anno 1000, la città di Como, divenuta Comune autonomo, subì la signoria dei Visconti e degli Sforza, seguite dalle dominazioni straniere degli spagnoli, gli austriaci e dei francesi.

Il Lago di Como, con un’area di 146 km, è il terzo lago italiano per estensione dopo quello di Garda e il Verbano ed è a 199 metri sul livello del mare. E’ interamente circondato da montagne di cui la più alta è il Monte Legnone (2609 m). Lungo le sue rive si alternano pascoli, boschi, rocce aspre e imponenti, pittoreschi paesi affacciati sull’acqua e belle ville con parchi e giardini.

La gastronomia comasca risente della conformazione del suo territorio. La cucina del Lago è naturalmente a base di pesce ma nelle vallate si possono invece scoprire i piatti tradizionali di una cucina povera ma genuina, a base di polenta gialla, di polli ruspanti, di capretti e di selvaggina di bosco. Discendendo verso la Brianza comacina, confinante con quella milanese, prevalgono invece robuste specialità come la “cazeula”, la busecca o foiolo, la polenta e uccelli, i cotecotti con fagioli e naturalmente tutti i prodotti della salumeria “nostrana”, come le filzette e i cacciatorini. Fra i dolci si può gustare la tipica “cotizza”, una focaccia casalinga, fatta con farina, latte, zucchero e scorza di limone, o la “Resta de Comm”, una specie di oblungo panettone. Non dimentichiamo poi i gustosi Nocciolini di Canzo, uno tira l’ altro!

Per quanto riguarda i vini ci sono degli ottimi vinelli leggeri come il Chiaretto rosso-rubino di Bellagio. In Brianza invece si produce il celebre bianco secco di Montevecchia. Parlando appunto di Bellagio, non a torto è conosciuta come la “perla” del Lago di Como ed è senza dubbio la località lariana più famosa. Per secoli la sua particolare conformazione ha incantato artisti e scrittori, sia italiani che stranieri. La cittadina si estende in parte sulla zona rivierasca e in parte sulle pendici del promontorio. Grazie a questa particolare ubicazione la vista può spaziare su tutto il lago. Ha un clima mite d’inverno e temperato d’estate. E’ un luogo ideale per chi ama le tranquille passeggiate ma a chi preferisce una vita più movimentata, offre numerose e diversificate strutture turistiche e sportive. Di notevole interesse architettonico sono le chiese romaniche. Sono comunque famosissime le sue ville coi relativi parchi. Il parco di Villa Serbelloni è considerato uno dei più belli d’Italia e occorrono circa due ore per visitarlo interamente. Tra le ville più belle dobbiamo menzionare Villa Melzi, Villa Poldi Pezzoli, Villa Giulia e Villa Belmonte.

The Travelling Foodie Tour! Sicily… cous cous


Beautiful Sicily! Due to its strategic position and thanks to the traces found in the northern coast caves, we know that Sicily was inhabited way back in Palaeolithic and Mesolithic times. The earliest inhabitants were, as Thucydides wrote, the Sicanians, who came from Iberia (8th-9th centuries B.C.). The Elymi, perhaps Trojan exiles coming from Libia, settled in the neighbouring areas of Erice and Segesta. The Siculians came from the Italian mainland and occupied the eastern area of the island. The first Greek settlers arrived in 735 B.C. and the Romans arrived in 265 B.C.

Sicily amazes all visitors with its unique scenery that only Sicily can provide. An ancient land which is rich in history, traditions and art with its enviable Mediterranean climate, characterized by hot summers and short mild winters. It has 1500 kilometers of coasts, including that of its minor islands, and never-ending flat and sandy beaches or small seashores made of pebbles and cliffs. Every site is characterized by different color blends of ochre, yellow, and grey, even black beaches the color of its lava.

It is situated in the centre of the Mediterranean sea and is the largest island of this basin. It is at only 140 kilometers from the African coast and three kilometers by sea (Stretto di Messina) from the mainland. All around it we find many smaller islands: the Aeolian Islands and Ustica, the Egadi, the Pelagie and Pantelleria. The island is mountainous and hilly, with only one big plain near Catania. The most important massif is the Etna which is situated in the eastern part of Sicily. The volcano, which is about 3300 meters high, is active and is the largest one in Europe. Along the northern coast there is a stretch of the Peloritan mountains which peaks reach 2000 meters. The centre of Sicily is hilly. Along with its minor islands, it is an Autonomus Region with Palermo being its main city since 1946. It has had its own parliament since 1947. Its population is estimated to be about 5.000.000 with a density of 190 inhabitants per square kilometer.

To talk about Sicilian gastronomy, we can try to describe some of the typical recipes. Let us start with thistles and artichokes rolled into a special ‘pastella’ made of flour and water then fried, the sausages, the olives “acciurate” (immersed in extra-virgin olive oil together with typical pot-herbs), and the caponata (a recipe containing eggplants). A must are the “panelle”, incredibly delicious slices of chickpea flour fried, with a spray of lemon. Then the cheeses: caciocavallo, maiorchino, ericino, piacentino and the fiore sicano. Speaking of pasta, first of all we must mention the “pasta al forno” (a timbale of anelletti with tomato sauce, minced meat, egg plants, cheese, salami). Excellent choice is also the pasta with sardines and in summer you cannot miss the “pasta con tenerumi” (the bud of the long zucchini plants). Delicious also is the “pasta alla trapanese” (with raw tomato and garlic) or the pasta alla ‘Norma’ with the tomato sauce and fried eggplants. Sicily is famous for its excellent choices of fish which is usually baked or grilled, the “sarde a beccafico” (stuffed sardine rolls with bread-crumbs, pine seeds, raisins) or the delicious sausages, fried or grilled, and the mutton. To top off the meal, dessert! There’s the “cassata”, the “buccellati” with figs marmalade, the “frutta martorana” with sugar and almond wheat, the “cuddureddi”, pastries with honey or ricotta cheese or candied fruit, the almond biscuits or the “reginelle”, biscuits covered with sesame seeds, and the world famous “cannoli”! In this region blessed by the sun, the fertile land has produced an extraordinary agriculture that can be expressed with one of the most appreciated products in the world: the wine. Just to mention a few: Catarratto, Contea di Sclafani, Contessa Entellina and the Monreale (whose name reminds us of the lovely Norman town with its famous Cathedral), Satiro Danzante, Santa Margherita di Belìce, Sambuca di Sicilia, Menfi, Contessa Entellina, and the Nero d’Avola.

A food which is a staple in North Africa and parts of Sicily is couscous, small steamed balls of semolina eaten accompanied by meats and vegetables cooked in a broth, and in some regions even served with fish or as a dessert sprinkled with almonds, cinnamon, orange flower water and sugar. In the city of Trapani in Sicily there is a traditional couscous dish made with fish.  The origin of couscous is uncertain but it is believed that Berbers prepared couscous as early as 238 B.C. Traditionally it is steamed in proper food steamers, but most couscous sold in Western supermarkets is pre-steamed and dried and only needs to be added to hot water.  We’ve prepared two very light, simple dishes of couscous with a stir-fry of mushrooms and zucchini squash, and with mushrooms and carrots.  We simply let the couscous sit in boiling water for 5 minutes, pour our stir-fry on top and… enjoy! 🙂

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La Bella Sicilia! Per la sua posizione strategica, grazie alle tracce rinvenute nelle grotte della costa settentrionale, sappiamo che è stata abitata sin dall’epoca paleolitica e mesolitica. I primi abitanti furono, secondo Tucidide, i Sicani provenienti dall’Iberia (VIII-VII secolo a.C.). Gli Elimi, forse esuli troiani, giunsero dalla Libia e si stanziarono tra Erice e Segesta, mentre i Siculi provenienti dal continente si sarebbero stanziati nella parte orientale dell’Isola. A partire dal 735 a.C. arrivarono i primi coloni greci e nel 265 a.C. i Romani.

La Sicilia ti sorprende per gli scenari unici e irripetibili che solo la Sicilia può offrire. E’ una terra ricca di storia, di tradizioni e di arte, con estati calde ed inverni brevi e miti. Ha 1500 km di coste, incluse le isole minori, e spiagge di sabbia piatte e infinite, oppure di sassi, piccole e scoscese, scogliere candide, dalle molte sfumature dell’ocra, del giallo e del grigio, e perfino nere di lava.

Posta al centro del Mediterraneo, la Sicilia è la maggiore isola di questo bacino e si trova a soli 140 km. dalla costa africana e a tre 3 km. di mare (Stretto di Messina) dalla Calabria. Tutto intorno troviamo una serie di isole minori: le Eolie ed Ustica, le Egadi, le Pelagie e Pantelleria. Il paesaggio siciliano è caratterizzato da grande movimento. L’isola infatti è montuosa e collinare, con un’unica estensione pianeggiante nei pressi di Catania. Il massiccio più importante è quello dell’Etna nella zona orientale dell’isola. Il vulcano, alto circa 3.300 metri, è attivo ed è il più grande d’Europa. Lungo la costa settentrionale troviamo un tratto dei monti Peloritani le cui vette raggiungono anche i 2.000 metri. Il centro della Sicilia è collinare. La Sicilia, con le isole, è costituita in Regione Autonoma, con capoluogo Palermo, dal 1946, ed ha un proprio Parlamento dal 1947. La sua popolazione è stimata in circa 5.000.000 di abitanti, con una densità di 190 abitanti per kilometro quadrato.

Per parlare della gastronomia sicilia, cerchiamo di illustrare alcuni piatti caratteristici. Tanto per aprire l’appetito ci sono cardi e carciofi passati in pastella e fritti, gli insaccati, le olive “acciurate” (annegate nell’olio extravergine d’oliva insieme con odori tipici), e la caponata (una ricetta a base di melanzane). Ottime le panelle, cotolette di farina di ceci incredibilmente gustose con una spruzzata di limone. E poi i formaggi: caciocavallo, maiorchino, ericino, piacentino e il fiore sicano. Passando alla pasta, la prima tra tutte è la pasta al forno (uno sformato di anelletti infarciti da sugo, carne macinata, melanzane, formaggio a pasta filante, salame). Buonissima la pasta con le sarde e d’estate è imperdibile la pasta con i tenerumi (germogli della pianta di zucchine lunghe). Deliziosa anche la pasta alla trapanese (con il pomodoro crudo e l’aglio) o la pasta alla ‘Norma’ con il sugo e le melanzane fritte. La Sicilia è rinomata per il suo ottimo pesce, in genere cucinato al forno o alla brace, le sarde a beccafico (involtini di sarde ripieni di pangrattato, pinoli, uva sultanina) oppure la gustosissima salsiccia, fritta o cotta alla brace, e la carne di castrato. E per concludere, il dolce! C’è la cassata, i buccellati a base di marmellata di fichi, la frutta martorana a base di zucchero e farina di mandorle, i cuddureddi, dolcetti al ripieno di miele o di ricotta o di frutta candita, i dolcetti alle mandorle o le reginelle, biscotti ricoperti di sesamo, ed i famosissimi cannoli! In questa terra benedetta dal sole, la terra fertile ha generato un’agricoltura straordinaria che si sostanzia in uno dei suoi prodotti più apprezzati nel mondo: il vino. Per citarne alcuni: Catarratto, Contea di Sclafani, Contessa Entellina e Monreale (nome che riporta alla bella cittadina normanna con il suo famosissimo Duomo), Satiro Danzante, Santa Margherita di Belìce, Sambuca di Sicilia, Menfi, Contessa Entellina, ed il Nero d’Avola. 

Un alimento tipico del Nord Africa e alcune parti della Sicilia è il cuscus, granelli di semola cotti a vapore accompagnati da carne e verdure cotti in brodo, e in alcune regioni servito con pesce o anche come dessert spargendo sopra mandorle, cannella, acqua di fiori d’arancio e zucchero.  Il piatto tipico del trapanese è il cuscus con pesce.  L’origine del cuscus è incerto ma pare che i Berberi lo preparavano già nel 238 A.C. Per tradizione deve essere cotto nelle pentole apposite e a vapore, ma quello che troviamo in vendita nei nostri supermercati è già stato cotto a vapore e seccato, quindi deve soltanto essere aggiunto ad acqua bollente.  Noi abbiamo preparato due piatti molto leggeri e semplici con il cuscus conditi da verdure saltate in padella, funghi e zucchine, e funghi e carote.  Si lascia il cuscus 5 minuti in acqua bollente, ci si versa sopra la verdura e… si gusta! 🙂

 

The Travelling Foodie Tour! The Dolomites… it’s skiing time in Italy!


The Dolomites  and the Trentino region – What better place to go for a winter holiday or for some rest and relaxation when it’s hot in the summer?  The Trentino region, of course, where we can admire the marvelous Dolomites!

This region is in the north of Italy, in the heart of the natural parks, with its fantastic lakes, impressive mountain peaks and lush meadows. Its mountain landscape is varied and has much to offer to nature lovers. Some of the most famous mountain ranges are the Marmolada, queen of the Dolomites, and the Pale di San Martino. The Dolomites are a mountain range which includes different Italian provinces: Trento, Bolzano and Belluno. The name comes from the French geologist Déodat de Dolomieu who was the first to study this particular type of rock formations, and whose studies were published in 1791. They are called the “Pale mountains” due to the particular color of the rock which gives them a very unique reddish-orange hue at sunset, an alpine glow phenomenon for which the Dolomites are known worldwide. They are renowned for their beauty and majesty which officially put them in 2009 on the UNESCO World Heritage list. Its highest peak is the Marmolada (10,967.84 ft.) and the first ascent was made in 1864 by Paul Grohmann.

The Trentino region is also called “little Finland” thanks to its 297 lakes and a large number of rivers covering an area of about 22 square miles. The variety of lakes in the Trentino is as numerous as its colors: from azure blue to emerald green of the lakes situated at the bottom of a valley, on elevated plains, and even in the glacial area. The Trentino lakes do not only distinguish themselves thanks to the clearness of the water, but also the quantity of fish. This region has always been a territory of contrasts and encounters. It is a land in which mountain passes and elevated plains join hilly valleys, and where different people and cultures come together. In ancient times the Romans and the Celtic people, then later, in Middle Ages, the Rhaeto-Romans and Germaic peoples populated this area, followed by the Germans, the Italians and the Ladins in more recent times, who joined together and whose cultures mingled. Its history, but also the relatively insular geographic position of some of its valleys, have allowed this territory to have an extraordinary richness of culture and traditions that are still kept alive today.

It is also rich with minor linguistic groups and… gastronomic specialties. The speck, for example, is a meat which is the result of a particular conservation process used on the pork’s raw and boneless shoulder, which is treated and smoked. It is eaten sliced very thin and accompanied by small chunks of parmigiano cheese and rucola (rocket salad), or in thicker slices which are grilled and sprinkled with olive oil.  Polenta is a food which has ancient origins, and is very popular in the regions of northern Italy. It can be made from yellow corn flour or dark flour made from buckwheat. Needless to say, there are hundreds of recipes in which polenta is the main ingredient and is served with game, cheese or mushrooms. The canederli is another typical first course, little balls of bread mixed with milk and eggs, flavored with bits of speck, ham, cheese and parsley. They are either served in their cooking broth of sprinkled with melted butter.  This region also has a long historical tradition of wine making and produces rare wines. Its most renowned white wine is the Nosiola from the vineyards with the same name in the Valle dei Laghi and the Val di Cembra. Its grapes are also dried and used to make the famous Vino Santo Trentino. The most famous red wines of this region are the Marzemino and the Teroldego Rotaliano. At Christmas a typical drink is the vin brulè, mulled wine flavored with cinnamon, clove or orange peel, served warm with homemade biscuits.  If you haven’t been there, plan a visit, you won’t regret it! 🙂

 

Dolomites

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Le Dolomiti e il Trentino – Qual’è il posto migliore per trascorrere le vacanze invernali oppure quelle estive per scappare dal gran caldo della città?  Il Trentino, ovviamente, dove si possono ammirare le meravigliose Dolomiti!

Si trova nel cuore dei parchi naturali, circondato da fantastici laghi, imponenti vette, e natura incontaminata. Le montagne del Trentino hanno molto da offrire agli amanti della natura. Alcuni dei monti più famosi sono la Marmolada, regina delle Dolomiti, e le Pale di San Martino. Le Dolomiti sono intese come sezione delle Alpi tra l’Adige ed il Piave suddivisa tra le province di Trento, Bolzano e Belluno. Prendono il nome dal geologo francese Déodat de Dolomieu, cui si devono i primi studi su questo particolare carbonato doppio di calcio e magnesio, pubblicati nel 1791. Vengono chiamati i Monti Pallidi, dalla colorazione rosso-arancio che assume il chiaro della roccia alla luce del tramonto. Questa brillantezza alpina è un fenomeno che rende le Dolomiti conosciute in tutto il mondo e simili ad un paesaggio da favola. Godono, per la loro bellezza, di una fama che va oltre la loro relativa altezza, tanto da meritare ufficialmente nel 2009 il riconoscimento di Patrimonio Naturale dell’Umanità da parte dell’Unesco. La vetta più alta è la Marmolada (Punta Penia, 3.343 metri slm) e la prima scalata fu nel 1864 da Paul Grohmann.

Il Trentino viene definito anche “la Finlandia d’Italia” grazie ai suoi 297 specchi d’acqua ed il grande numero di fiumi che coprono un territorio di circa 35 kilometri quadrati. La diversità di laghi nel Trentino è tanto grande quanto le loro sfumature di colori: dall’azzurro al verde smeraldo degli specchi d’acqua di fondovalle, dei laghi di mezza montagna o altipiani, ai laghetti alpini incastonati tra le montagne. I laghi del Trentino non sono solo caratterizzati dalla limpidezza della loro acque, ma anche dalla pescosità. La provincia di Trento è da sempre territorio di confini, ma è soprattutto un importante luogo di incontro di aree culturali. E’ un territorio dove passi montuosi e altipiani incontrano verdi vallate ed è una terra dove diverse persone e culture si incontrano. Nell’antichità si incontrarono i romani ed il popolo celtico, nel medioevo i retoromani e gli invasori germanici, più tardi si mischiarono le culture tedesche, italiane e ladine. La sua storia e la posizione abbastanza isolata di alcune vallate, hanno reso questo territorio ricco di storia e tradizioni che si conservano ancora oggi.

E’ ricco anche di minoranze linguistiche e… di specialità gastronomiche. Lo speck, per esempio, è il risultato di un particolare processo eseguito sulla spalla disossata di maiale cruda, trattata ed affumicata per permetterne la conservazione. Si mangia cruda a fette molto sottili, da accompagnare ad esempio con scaglie di grana e rucola, o a fette più grosse, cotta ai ferri dopo averla passata in olio d’oliva con alcune gocce di aceto. La polenta è un alimento di antichissima origine, molto comune nelle regioni dell’Italia settentrionale. Dalla polenta di farina gialla alla caratteristica polenta nera a base di grano saraceno, inutile dire che sono centinaia le ricette che vedono protagonista la polenta, servita di volta in volta con cacciagione, formaggi o funghi. I canederli sono un primo piatto tipico e si tratta di gnocchi di pane, latte e uova, solitamente insaporiti con aggiunta di speck, prosciutto, formaggio e prezzemolo. Possono essere serviti sia con il brodo di cottura oppure “asciutti”, con il burro fuso.  Questa regione vanta una lunga tradizione vitivinicola ed è un produttore di vini pregiati. Tra i bianchi locali spicca soprattutto il Nosiola, dall’omonimo vitigno nella Valle dei Laghi e della Val di Cembra. Dall’appassimento delle sue uve si ottiene il rinomato Vino Santo Trentino. Tra i vini rossi locali invece spicca soprattutto il Marzemino ed il Teroldego Rotaliano. Nel periodo natalizio, soprattutto, una delle bevande preferite è il vin brulè accompagnato da biscotti fatti in casa. Se non ci siete stati, organizzate un soggiorno lì e non ve ne pentirete! 🙂

Weekend dal Maestro Antonino Esposito… e Sorrento… Seconda Puntata


I famosi pesettiPizza stesaPizza margherita e pizza ndujaPane al kamut

This is what happens after almost two months from the lesson with Maestro Antonino!  Cristiana and her new friend Arturo (the starter) are often together in the kitchen cooking up a storm.  She takes very good care of him (her husband is getting a bit jelous) and sometimes she even talks to it. We want to share with you a few of the photos of the many goodies she has made so far… pizza, bread, all types of focacce that make her family, and her friends’ families, very happy.  It’s not up to us to give you the recipes, we suggest you buy Maestro Antonino’s books… a must for enthusiasts.

Arturo il lievito madreSorrento

Hotel Gardenia SorrentoStaff Hotel Gardenia

Cristiana didn’t only dedicate that October weekend to the lesson, she also stayed on to visit Sorrento.  There aren’t enough adjectives to describe this town!  It’s one of the most famous international tourist favourites, land of colours, of mermaids, and orange and lemon groves, and a town where kindness and hospitality are a combination that is handed down from one generation to the next. If you just spend a moment to enjoy a sunset and the emotions it gives you when you gaze in the direction of Ischia or Procida islands, you will be amazed by the variety of colours and the beauty of the landscape. If you look at Sorrento from the sea, the great ridge of tuff rock changes colour every hour of the day, and if you let your mind go back in time, with a bit of imagination, you can see the Roman ships loaded with goods and busy sailors, besides the wonderful villas built for the Roman emperors along the coasts. Many civilizations have lived in this area: the Etruscans, the Greeks (who gave the city its urban layout) and the Romans. The beginning of the 18th century saw a time of cultural, economic and social rebirth for the whole Sorrento peninsula. Not too much later tourists started flocking to this area and it was included in the list of places to visit for every young European noble of the time who wanted to complete his cultural, historical and literary education. Important guests such as Byron, Keats, Scott, Dickens, Goethe, Wagner, Ibsen and Nietzsche came to stay in Sorrento looking for sunshine and inspiration. At the same time there was an intensification of traditional activities such as agriculture and sea trade, while the tourism industry became what it is currently, the most important sector of the economy of the area. Today it is a modern city which offers high-standard accommodations, a wide selection of restaurants, famous Italian fashion brands, and its renowned traditional inlaid wood craftsmanship. It hosts important cultural and musical events, and is the ideal starting point for visiting the important tourist sites of the area: Capri, Ischia, Naples, Herculaneum, Pompeii, Positano, Amalfi. Man levelled its most impervious areas, transforming them in the famous terraced gardens which reach towards the sea, on which oranges, lemons, olives and vineyards are cultivated. These are a delight to both the eyes and the nostrils when, in springtime, the stirring scent of oranges rises in the air. For those who wish to get a taste of what true Sorrento hospitality is all about, stay at the delightful Hotel Gardenia in Corso Italia, where you will be welcomed with professionalism and congenialità by the friendly owner, Gaetano, his lovely family, and the staff!  How can one forget a weekend like this? 🙂

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Ecco cosa accade dopo quasi due mesi dalla lezione con il Maestro Antonino!  Cristiana e il suo nuovo amico Arturo (il lievito madre) si ritrovano spesso in cucina a creare tante delizie.  Lei lo cura con amore e dedizione (il marito sta diventando un tantino geloso) e capita anche che qualche volta lei gli parla. Abbiamo voluto postare alcune foto delle tante preparazioni fatte fino ad ora… pizza, pane, focacce di ogni tipo che allietano la sua famiglia e quelle degli amici. Non sta a noi fornirvi le ricette, ma vi consigliamo vivamente di procurarvi i libri del Maestro Antonino… bibbia per tutti gli appassionati.  Quel famoso weekend di Ottobre, Cristiana non lo dedicò solo alla lezione, ma si fermò anche per visitare Sorrento.

Quante definizioni sono state attribuite a questa località!  E’ una delle più affermate mete del turismo internazionale, terra dei colori, delle sirene, e dei giardini di agrumi. Graziosissima cittadina dove gentilezza ed ospitalità sono un binomio che si tramanda di generazione in generazione.  Ci si può soffermare ad osservare quanto può essere suggestivo un tramonto, e perdersi con lo sguardo in direzione di Ischia o Procida, rimanendo stupefatti dalla varietà dei colori e dalla bellezza dei luoghi.  Guardando Sorrento dal mare, si vede il maestoso costone tufaceo che cambia colore ad ogni ora del giorno, e ci si può lasciare andare con la mente indietro nel tempo, e con un pizzico di immaginazione si possono rivedere le navi romane cariche di mercanzie e di marinai operosi, come anche le maestose ville costruite per gli imperatori romani sui litorali. Molte civiltà sono passate di qui: gli Etruschi, i Greci (che diedero alla città la pianta urbana), ed i Romani. Ai primi del ‘700 iniziò un periodo di rinascita culturale, economica e sociale per l’intera penisola sorrentina, che raggiunse l’apice nel corso dell’ottocento. Nacque e si consolidò la vocazione turistica di questa località che venne inserita nella lista dei luoghi più significativi d’Italia, dove ogni nobile rampollo europeo dell’epoca, voleva completare la sua formazione culturale, storica e letteraria. Ospiti illustri quali Byron, Keats, Scott, Dickens, Goethe, Wagner, Ibsen e Nitzsche vennero a soggiornare a Sorrento, in cerca di sole e d’ ispirazione. Allo stesso tempo si intensificarono le attività lavorative più tradizionali come l’agricoltura, il commercio marittimo e l’industria turistica che attualmente rappresenta il settore portante dell’economia sorrentina. Oggi Sorrento è una moderna cittadina con oltre un centinaio di accoglienti esercizi alberghieri, con un’ampia scelta di ristoranti ed esercizi commerciali di ogni genere, famosa anche per la sua grande tradizione artigiana del legno intarsiato. La città e’ sede di grandi manifestazioni culturali e musicali, ed è un ottimo punto di partenza per tutte le località turistiche dei dintorni: Capri, Ischia, Napoli, Ercolano, Pompei, Positano, Amalfi. L’uomo ha creato nelle zone più impervie le famose terrazze, gradoni di terra degradanti verso il mare dove sono coltivati aranci, limoni, ulivi e viti. Questi giardini deliziano gli occhi e le narici quando in primavera un profumo inebriante di zagara invade l’aria. Per chi volesse conoscere un assaggio di autentica ospitalità sorrentina, può fermarsi nel  delizioso Hotel Gardenia situato in Corso Italia, dove si viene accolti con professionalità e simpatia dal proprietario, Gaetano, dalla sua splendida famiglia, e dallo staff!  Come si fa a dimenticare un weekend così? 🙂

The Travelling Foodie Tour! Trento


Strudel veloce

When we think of  the city of Trento what comes to mind?  Christmas and the delicious apples!   In Trento, a city with more than 116.000 inhabitants, we can enjoy unforgettable fragrances, colours and lights in one of the most beautiful Christmas markets. During this magical festivity, at this crossways land where Mediterranean and Central European cultures meet, the attention is focused on its ancient Alpine Christmas traditions. The Trento Christmas Market is immersed in a picturesque Renaissance atmosphere where we can feast not only our eyes but also our palate with enticing local genuine food products and wine offered and promoted directly by their producers, while enjoying the traditional music and carols. More than 500.000 visitors each year come within the medieval walls of this city to admire the wooden huts that sell traditional decorations for Christmas trees and nativity scenes, crafts, cakes, local products, original gift ideas and gourmet specialties in a typical food section. In keeping with tradition, at the middle of the main square, a gourmet section is dedicated to the specialties of Trentino. Here we find the apple strudel, the “treccia mochèna” (plaited pastry cake), the “polenta brustolada” (grilled polenta), and other sweet and savoury traditional recipes. There are many more mouth-watering treats including organic cheese and goat cheese, “goulash zuppe” (goulash soup), “speck” (smoked ham), “canederli” (dumplings) and filled pasta, as well as sweets, pastries and hot chocolate. Drinks include the very popular “vin brulè”(mulled Trentino wine) and “parampampoli” (hot toddy) with their steamy aromas rising from the cups and blending with the lights and sounds of genuine folklore. Tree decorating, traditional costumed dancers, carolers and typical alpine musicians can be seen on every corner. Children can ride on Santa’s Train and visit Santa and his Elves’ House where they can receive a token gift in exchange for their Christmas letters. Trento is a city rooted in art and history.  Sightseeing musts are the Castello del Buonconsiglio, the Duomo with its splendid piazza and fountain dedicated to Neptune, the frescoed houses and Council churches, as well as the museums and exhibitions which make Trento a true landmark of Alpine art, culture and traditions.

The Trentino region is one of the most important regions in Europe for the production of apples.  The small farmers entrust the management of the cultivation, the quality control and the marketing to a group of cooperatives and consortiums.  The apple farming is based on organic, biodynamic and integrated production techniques because farmers wish to reduce chemicals as much as possible and use natural biological rhythm in order to give consumers produce that is as genuine as possible while safeguarding the environment.  The most popular qualities of apples produced are Golden Delicious, Stark Delicious, Granny Smith, Royal Gala, Winesap, Morgenduft, Fuji, Braeburn, Renetta and Canada.  Many of these are used in the local cuisine to make the typical desserts and the famous strudel and delicious smorn, which is a sweet omelette made with apples, eggs, flour and sugar.  The original recipe for apple strudel made in the Tirol region calls for flour, oil, salt, eggs, etc. and must be kneaded and rolled out very very very thin . . . in fact so thin that one should be able to read a newspaper through it, as the locals say.  Seeing that we don’t always have so much time in our fast-paced lives, we would like to present you a quick apple strudel.

Ingredients

1 rectangular roll of puff pastry

4-5 apples

1 egg

Raisins, cinnamon and pine nuts, as much as you like

Brown sugar, two handfuls

Powdered sugar for decoration

Lemon juice

We begin by cutting the apples into cubes and sprinkle them with lemon juice which will keep them from gettin dark.  In a large pan we put the cut apples, two handfuls of brown sugar, the cinnamon and the raisins.  We cook on a medium flame for about 15 minutes, just enough time to allow for the apples to soften because the puff pastry doesn’t need much time to bake and we want the apples to be just right.  If we want to do things perfectly, we toast the pine seeds quickly in a separate pan, or else we add them to the apples when they are done.  We heat the oven at 180°, put our puff pastry in a baking pan, put our apples in the middle and close the sides, first the long sides then the short ones.  To keep the sides together, we brush with a  beaten egg, using the rest to brush the entire strudel.  We leave it to bake for about 15 minutes, just the time to make it become golden, and when it is ready we sprinkle lots of powdered sugar on it.  It’s delicious warm, with some vanilla ice cream, but it’s even better cold and accompanied by a nice cup of typical Tirolo punch or even a Jagertee, also called “hunter’s tea”, which is a warm beverage made with black tea, fruit-flavoured grappa or rhum, and herbs.

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Trento a Natale

Se pensiamo a Trento cosa ci viene in mente?  Il Natale e le deliziose mele! A Trento, comune di più di 116.000 abitanti, possiamo scoprire i profumi ed i colori delle feste in uno dei più bei mercatini di Natale. E’ un momento di festa in questa terra di confine tra la cultura mediterranea e quella mitteleuropea alla scoperta delle antiche tradizioni del Natale alpino. Il Mercatino di Trento è immerso nell’atmosfera rinascimentale del centro storico ed è possibile acquistare e gustare, direttamente dai produttori, i prodotti tipici della cucina e dell’enologia del Trentino mentre si ascoltano le tradizionali musiche e canti natalizi. Più di 500.000 visitatori arrivano ogni anno fra le mura medievali della città per ammirare le sue casette in legno immerse nello storico scenario delle antiche mura cittadine. Offrono i tradizionali addobbi per l’albero di Natale ed il presepe, oggetti d’artigianato, dolci e squisite specialità locali, articoli per un regalo d’atmosfera: dall’arredamento all’oggettistica in tutte le sue forme, dai tessuti ai giocattoli, fino alle splendide e famose decorazioni natalizie impossibili da trovare altrove. All’interno del Mercatino c’è anche una speciale sezione dedicata ai sapori nella quale è possibile gustare, non solo con gli occhi ma anche con il palato, specialità gastronomiche come lo strudel, la “treccia mochèna”, la “polenta brustolada”, le antiche ricette della tradizione trentina e tirolese, sia dolci che salate . Altre delizie sono i formaggi, il “goulash zuppe”, lo speck, i “canederli”, i dolci, dolcetti e cioccolato caldo.Tra le bevande si possono assaggiare il famoso “vin brulè” trentino ed il “parampampoli” con il vapore delle tazze che sale profumato tra le luci ed i suoni del folklore più genuino. Gli addobbi degli abeti, giri di danze nei tipici costumi, canti alpini e cori natalizi sono a ogni angolo delle vie. Per i bambini c’è il Trenino di Babbo Natale e nella Casetta di Babbo Natale e degli Elfi del Bosco possono ricevere un simpatico omaggio in cambio delle letterine natalizie. Trento è città d’arte e di storia. Tra i principali luoghi da visitare ci sono il Castello del Buonconsiglio, il Duomo e la sua splendida piazza con la fontana del Nettuno, le case affrescate e le chiese del Concilio, i musei e le mostre che fanno di Trento un interessante polo di riferimento culturale.

Il Trentino è una delle più importanti regioni europee per quanto riguarda la produzione di mele di qualità.  La coltivazione, il controllo della qualità e la commercializzazione delle mele coltivate dai piccoli agricoltori trentini sono affidate ad un gruppo di cooperative e consorzi.  La coltivazione è per lo più basata su tecniche di produzione biologica, biodinamica o integrata perché i coltivatori sono attenti alla drastica riduzione dei trattamenti chimici e ai ritmi biologici naturali per dare ai consumatori prodotti il più possibile genuini, allo stesso tempo salvaguardando e rispettando l’ambiente.   Le qualità più coltivate sono Golden Delicious, Stark Delicious, Granny Smith, Royal Gala, Winesap, Morgenduft, Fuji, Braeburn, Renetta e Canada.  Tante di queste sono usate nella cucina trentina per fare i tipici dolci, il famosissimo strudel e il gustoso smorn che è una frittata dolce a base di mela, uova, farina e zucchero.  La versione originale dello strudel di mele tirolese, prevede un impasto a base di farina, olio, sale, uova ecc. Va lavorato e steso in una sfoglia sottile sottile… ma talmente sottile che dicono da quelle parti che ci si dovrebbe potere leggere il giornale, se appoggiato sotto.  Visto che non sempre si ha tanto tempo a disposizione, vogliamo proporvi uno strudel di mele veloce.

Ingredienti

1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare

4-5 mele

1 uovo

Uvetta, cannella e pinoli a piacere

Zucchero di canna – due manciate

Zucchero a velo vanigliato per decorare

Succo di un limone

 

Iniziamo tagliando le mele a dadini non troppo piccoli, e le irroriamo con il succo di limone per non farli annerire.  In una larga padella mettiamo le mele tagliate, due manciate di zucchero di canna, la cannella e l’uvetta.  Accendiamo la fiamma e facciamo cuocere il composto per circa un quarto d’ora, giusto il tempo per rendere le mele un pochino più tenere, visto che la pasta sfoglia non ha bisogno di una cottura prolungata.  Se vogliamo fare i precisi, in una seconda padella possiamo tostare leggermente i pinoli, oppure li aggiungiamo al ripieno quando è cotto. Accendiamo il forno a 180° e in una larga teglia srotoliamo la pasta sfoglia, lasciandola sulla propria carta forno.  Mettiamo il ripieno nel centro, e chiudiamo la sfoglia unendo i quattro lati, prima i lati lunghi poi quelli laterali.  Per fare aderire meglio la pasta, è bene spennellarla con un uovo sbattuto utilizzeremo su tutta la superficie del dolce.  Inforniamo e lasciamo cuocere per circa un quarto d’ora, fino a quando il nostro strudel assumerà un bel colore dorato.   Una volta cotto lo spolveriamo con abbondante zucchero a velo vanigliato.  E’ buono caldo, accompagnato da una pallina di gelato alla vaniglia, ma è ottimo anche freddo con una bella tazza del tipico punch Tirolese o un bel Jagertee, ovvero “tè del cacciatore” bevanda calda a base di tè nero, grappa alla frutta oppure rum, e speziato alle erbe.