Caffebook.it – Storie culinarie: Tonnarelli con calamari, pomodorini freschi e basilico :-) Culinary stories: Tonnarelli pasta with calamari, cherry tomatoes and basil


Tonnarelli con calamari

Come si mangiava in passato?

Iniziamo a curiosare nella storia dell’alimentazione… come si mangiava una volta?

Ci sono stati enormi cambiamenti nei secoli, non solo per ciò che riguarda quello che si mangiava un tempo e quello che si mangia oggi, ma anche i modi di consumare un pasto. 

Nei nostri precedenti articoli, abbiamo parlato della colazione e della merenda.  Ora introduciamo il pasto di metà giornata, di solito consumato tra le 12.00 e le 14.00, chiamato pranzo o formalmente colazione. 

In Italia è considerato il più importante, anche se negli ultimi tempi ha subito un cambiamento notevole.  Tradizionalmente è composto da più portate che terminano con dolce o frutta, ma negli ultimi tempi, per esigenze di lavoro, si è ridotto ad uno spuntino mangiato fuori casa, in base ai propri orari.

 Anche il modo di presentare il pasto ha avuto una sua evoluzione. 

Nell’antica Roma la tavola veniva imbandita con lo stretto necessario, e la frugalità era considerata molto più importante del rituale del pasto.  Questo cambiò alla fine dell’epoca repubblicana, quando mangiare e apparecchiare con cura iniziarono ad essere un’espressione di civiltà.  Così nacquero gli antenati della tovaglia da tavola, pesanti tappeti che attutivano i rumori e assorbivano i cibi liquidi. 

Fino al Medioevo si usava disporre tutto il cibo a tavola e ognuno era libero di servirsi. 

I ceti più alti potevano permettersi l’uso dei cucchiai, mentre gli altri mangiavano con le mani, fino all’arrivo della forchetta nella seconda metà del 1700. 

La tovaglia e il tovagliolo entrarono nell’uso quotidiano intorno alla metà del 1400. Si usavano tovaglie bianche e colorate, ornate con balze, che con il tempo diventavano sempre più elaborate e anche segno di prestigio. 

Per i più benestanti c’era il servizio alla francese, ovvero le pietanze venivano disposte direttamente sulla tavola, quindi su tavoli larghi e lunghi, imbanditi spesso in modo scenografico.  Dal periodo Rinascimentale, quando iniziarono ad esserci più portate, si usava sbarazzare la tavola prima di ogni portata, avendo sempre molta cura per l’estetica. 

Nel 1800, il Principe Kourakin, ambasciatore dello zar a Parigi, portò un nuovo modo di consumare i pasti, usando quello che fu da allora chiamato il servizio alla russa. Gli ospiti trovavano una tavola apparecchiata in modo elegante con piatti, tovaglioli, bicchieri e posate, e centri tavola di pregio. Una volta accomodati, era compito dei camerieri servire agli ospiti i piatti appena cucinati e ben caldi.

Adesso vediamo un pò cosa si mangiava a pranzo nella storia. . .

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Tutti comunque erano soliti consumare tre pasti giornalieri:

il primo, chiamato jentaculum, generalmente composto da latte, pane, formaggio e avanzi;

il prandium, consumato a metà giornata, composto da verdura, uova e avanzi mangiati rapidamente;

la coena era, invece, il pasto consumato nel pomeriggio che poteva durava fino al tramonto. 

Questo consisteva in una polenta o pappa di farro e grano chiamat puls, e seguivano lenticchie, fave, ceci, carne di bue, agnello, asino, cinghiale, fagiano e pavone. Per dare sapore alle pietanze si usava il miele, i datteri e le pesche. 

Le famiglie benestanti avevano a disposizione il pesce fresco, mentre il popolo mangiava quello conservato.

Altri prodotti molto diffusi nell’epoca Romana erano gli asparagi, considerati afrodisiaci, e il cavolfiore che era considerato un medicinale che poteva curare molti mali.

A partire dall’età di Augusto e la conquista dell’Oriente, i rapporti commerciali con l’Asia s’intensificarono, e l’alimentazione romana diventò più raffinata. Si diffuse l’uso delle spezie e cambiò la cultura del cibo, prima considerato puro sostentamento, ora anche gusto e piacere. 

Gli antichi prestavano molta attenzione alla scelta del cibo per una buona salute, oltre ad essere motivo di convivialità, quindi anche la cottura e la preparazione erano molto accurate. Famosa è la frase di Ippocrate “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.

Non sappiamo se gli antichi conoscevano i calamari… ma sicuramente questo piatto che vi proponiamo lo avrebbero gradito anche loro.

Abbiamo fatto i tonnarelli con calamari, pomodorini freschi e basilico.

Ingredienti per 4 persone:

400 gr di tonnarelli

4 calamari di media grandezza

4 cucchiai di olio extravergine d’oliva

1 scalogno

½ bicchiere di vino bianco

Basilico

Sale, pepe

Peperoncino (facoltativo)

 

Mentre bolle l’acqua per la pasta, in una larga padella versiamo l’olio e lo scalogno tritato. Facciamo imbiondire leggermente, versiamo i calamari tagliati a rondelle, lasciando i tentacoli interi, aggiungiamo il vino bianco e lasciamo sfumare. 

Uniamo i pomodorini tagliati a metà, alziamo la fiamma, regoliamo di sale e pepe, togliamo i calamari e li teniamo in un piatto a parte.  Nel frattempo la pasta sarà cotta, scoliamo i tonnarelli al dente, e li mettiamo nella padella con il condimento. 

Li facciamo insaporire, aggiungiamo i calamari e il basilico e serviamo!

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How did one eat in the past?

 Let’s start our new articles by taking a look into the history of nutrition… how did one eat in the past?

There have been enormous changes over the centuries, not only with regard to what was eaten, but how it was eaten too. 

In our previous articles we covered breakfast and snack options, now we want to introduce the mid-day meal, which is usually consumed between 12.00 and 2 p.m. 

In Italian it is called pranzo, or second breakfast, but abroad it’s a different story.

The name and time change greatly, depending on a country’s lifestyle and culture, and in English the name itself can cause quite a bit of confusion.

As we know, breakfast is the morning meal that breaks the overnight fast, but lunch can be a mid-day light and informal meal; afternoon tea is usually tea and biscuits between 4 and 5 p.m.; dinner can be a larger and more formal end-of-day meal, in some countries followed by supper, a small informal meal eaten before going to bed. 

In the past, for the British working class families, dinner was traditionally the mid-day meal, and in the evening they ate a light meal called tea, which for the Americans is simply a hot beverage, but is a tradition still greatly used today in Britain. 

In American English, lunch is the mid-day meal, however large it may be, while dinner or supper is the evening meal.

If we consider farm life, breakfast was at dawn, lunch was a small meal eaten around 10.30 a.m., dinner was a hot meal eaten around 4 p.m., and supper was the larger hot meal eaten after the long day’s work after dark.  So we will simply refer to mid-day meal for our article.

In Italy it has always been the most important meal of the day, with many courses that end with dessert or fruit.

However, recently it has undergone quite a change due to work schedules, and for many people today it is simply a snack eaten out of the home.

Presentation has undergone quite a change too.  In ancient Rome meals were quite frugal and simple, not so much a ritual.  This, however, changed in the Republican era when meals and table setting became a sign of civilization.  The first tablecloths came into use, these were heavy carpets used to muffle sounds and absorb liquids.

In Europe, up to the middle ages, food was simply placed on tables and everyone helped themselves. 

Tablecloths and napkins arrived on tables in the mid-1400s and were white, coloured, ornate and a sign of prestige.  The upper class used spoons while others ate with their hands, up until the mid-1700s when forks arrived. 

The wealthy people had what was called French style service, where the food was displayed on wide, long tables in scenographic ways. During the Renaissance, when meals began to have more courses, well-decorated tables were cleared before a new course was brought out. 

In 1800, Prince Kourakin, ambassador of the zar to Paris, brought a new way of eating that became known as the Russian style service.  Elegantly-set tables were prepared, and when the guests were seated, waiters served freshly cooked, hot meals.

Let’s take a look now at food in our past… what did our ancestors eat?  Primitive men probably ate game that they hunted, roots and tubers, up until the discovery of farming and animal breeding, when they started to eat cereals and other animals.  Fire later allowed for them to cook their food. 

As we mentioned in our previous articles, ancient Egyptians discovered how to make bread with wheat and barley, and this accompanied their meals of smoked or sun-dried fish, cheese, pulses and fruit.

In Mesopotamia they ate cornmeal, onions, leaks, garlic, cheese and aromatic herbs.  Some foods were boiled and seasoned with sesame or olive oil, and honey. 

In ancient Greece lunch was a quick meal of olives, pulses, fish or cheese, barley bread and fruit. 

The Phoenicians ate spelt or pulses soup, bread, onions, roots and fish, while the richer families also ate game.  They also ate figs, grapes, dates and pomegranates, and used oil and honey as condiments. 

The Etruscans ate ground grains, spelt, broad beans, peas, figs, goat milk and cheese.  They also ate pork, venison, hares and roast bear, besides eels and fish. 

Poor families basically ate bread, olives, cornmeal, vegetables, pickled fish, giblets and chestnuts. 

Bread was widely used and could be black, white, prepared with different types of grains, simple or refined.  There was much fruit, apples, pears, cherries, peaches, melons, apricots, plums, walnuts, almonds, and chestnuts.

In ancient Rome there was a big difference between what the rich and the poor ate at their meals. 

The wealthier people usually had evening banquets with a large variety of food, while the poor simply had grains, vegetables, pulses, olives and herbs.  They all had, however, three meals a day: 

the first one was called jentaculum which was milk, bread, cheese and leftovers;

the prandium was vegetables, eggs and leftovers eaten quickly at mid-day;

the coena was the last meal of the day and began in the afternoon and lasted, quite often, until sunset. 

This meal included a mix of cornmeal or spelt flour and grain, called Puls, and a variety of lentils, chickpeas, ox meat, lamb, mule, wild boar, pheasant and peacock. Honey, dates and peaches were used to give flavour to the foods.  The rich families ate fresh fish, while the poor ate salted fish. 

Other products widely used in ancient Rome were asparagus that were considered an aphrodisiac, and cauliflower that was used also for medicinal purposes. 

At the time of Augustus and the conquest of the Orient, trade with Asia increased, so the meals improved and became more refined.  The use of spices increased, and eating for simple sustenance soon became eating also for taste and pleasure.

The ancient Romans paid much attention to the concept of eating good food in order to be healthy, besides the fact that eating in company was a reason for conviviality, so they were very careful in their choice and preparation of food. 

There is a famous saying by Hippocrates “Let food be thy medicine and medicine be thy food.”

We don’t know if our ancestors had squid, or calamari… but they would have surely appreciated this dish we present to you today. 

We’ve prepared tonnarelli, a fresh pasta that looks like square spaghetti, with fresh cherry tomatoes and basil.

Ingredients for 4 people:

400 gr of tonnarelli

4 medium size calamari

4 tbsps of extra virgin olive oil

1 shallot

½ glass of white wine

Basil

Salt, pepper

Hot pepper (optional)

While the water is boiling for the pasta, we put the olive oil and the chopped shallot in a large frying pan. 

We let it colour a bit, then we add the calamari cut into rings, leaving the tentacles whole, then we add the wine and let it evaporate. We then add the tomatoes, cut into halves, raise the flame a bit, add salt and pepper and simmer.   We then take the calamari out and put them aside. 

In the meanwhile, the pasta will be ready and al dente, so we drain it and add it to the condiment in the frying pan.  We let all the flavours blend, then add the calamari and the basil and serve!

 

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Felice Pasquetta con la Lasagna con carciofi :-) Happy Easter Monday with Lasagna and artichokes


Lasagna bianca ai carciofi (2)

Questa è la stagione dei carciofi e degli asparagi, quale unione migliore se non una gustosissima lasagna? Noi ve la proponiamo in versione bianca con carciofi…

Ingredienti:

1 confezione di pasta sfoglia all’uovo

Besciamella:

Un litro di latte fresco intero
75 gr di burro
75  gr di farina 00
Sale e pepe
Noce moscata
250 gr di mozzarella
Parmigiano a piacere
6 carciofi
Olio
1 scalogno

Lasagna bianca ai carciofi (1)

 

Puliamo e laviamo i carciofi avendo cura di passarvi sopra il succo di limone, per non farli scurire, e li tagliamo in fette sottili. In una padella versiamo l’olio e facciamo imbiondire lo scalogno tritato. Versiamo poi i carciofi e a fiamma bassa lasciamo cuocere, aggiungendo il sale e il pepe.

Intanto iniziamo la preparazione della besciamella mettendo il latte a scaldare.  In una larga casseruola facciamo fondere il burro, aggiungiamo la farina, amalgamiamo il composto girando con una frusta velocemente e lasciandolo sul fuoco per qualche minuto dando la possibilità alla farina di cuocere. Togliamo il recipiente dal fuoco e versiamo il latte bollente poco alla volta cercando di non formare grumi.  Rimettiamo poi tutto sul fuoco, aggiungiamo il sale e la noce moscata. Facciamo cuocere la nostra besciamella fino a che non si sia addensata.

Intanto i carciofi avranno terminato la cottura, e li frulliamo un pò… in base ai nostri gusti… alcuni li lasciano interi mentre altri li preferiscono cremosi… noi la via di mezzo! Aggiungiamo questo composto alla besciamella e in una pirofila ne versiamo un po’ per iniziare a preparare la nostra lasagna.  Poniamo sopra uno strato di sfoglia, altro condimento, la mozzarella e il parmigiano, un altro strato di sfoglia, il condimento, la mozzarella e il parmigiano e così fino a terminare l’ultimo strato con abbondante condimento e parmigiano.  Inforniamo in forno già caldo a 180° fino a doratura. Buon appetito! 🙂

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In Italy it’s artichoke and asparagus season, and these are both great when added to a good lasagna.  Here’s our white version with artichokes…

Ingredients:

1 package of lasagna sheets

Bechamel sauce:

One litre of fresh whole milk
75 gr of butter
75  gr of flour
Salt and pepper
Nutmeg
250 gr of mozzarella
Parmigiano cheese
6 artichokes
Olive oil
1 shallot

We peel and wash the artichokes and sprinkle them with lemon so they don’t get dark after we’ve sliced them thin.  We pour some olive oil in a large pan and sauté the chopped shallot until it’s golden.  We add the artichokes and cook on a low flame adding the salt the pepper.

We prepare the bechamel sauce by first heating up the milk.  We melt the butter in a separare large pot, then we add the flour and whip it quickly while it sits on a low flame for a few minutes so the ingredients will cook.  We then take the pot off the flame and add the boiling milk a little bit at a time, trying to avoid that it clumps. We put it back on a flame, add salt and nutmeg and leave it to cook until it thickens. 

In the meanwhile, the artichokes will be ready, so we put them in the blender for a bit… some people like them creamy and others prefer them chunky… we like them just right!  Then we add this mix to the bechamel and pour a bit in a baking pan to begin our lasagna.  We lay a sheet of lasagna, a bit of mix, some mozzarella and parmigiano cheese, another sheet of lasagna, some mix, the mozzarella and parmigiano cheese… and so on, all the way to the top, then we cover it with more mix and a sprinkling of parmigiano cheese.  We bake it in the preheated over at 180° until it’s golden brown.  Enjoy!  🙂

Lo Zodiaco culinario – Pesci – Risotto zucchine e gorgonzola :-) The culinary Zodiac – Pisces – Risotto with zucchine and gorgonzola cheese


PESCI

Eccoci con la nostra ricetta per il segno dei Pesci!

I nati sotto questo segno sono particolarmente buoni, ottimisti, propositivi e aperti alle innovazioni.   Nel contesto lavorativo e sociale giusto, vengono fuori le loro potenzialità.  Sono propensi alla collaborazione, al lavoro di gruppo, e spesso esce il leader che è in loro. Tendono a vivere nel proprio mondo, sognano ad occhi aperti, sono pieni d’immaginazione e romantici.  I Pesci possono essere facilmente influenzabili, e succede sovente che si sentono incompresi perché sono altamente sensibili.  Sono molto disponibili e intuitivi, cosa che fa pensare a loro come avere un potenziale sesto senso.   Amano muoversi, conoscere, viaggiare, ma possibilmente senza fatica.  Sono critici e talvolta hanno un modo artistico di porsi.  Dotati di grande generosità, non è raro incontrare i Pesci nel settore agricolo e assistenziale, medici o infermieri, perché per loro il lavoro deve appagare il proprio modo di essere.

I Pesci tendono ad avere un’alimentazione altalenante, dove in alcuni periodi seguono rigidi regimi dietetici, mentre in altri sono un tantino sregolati.  Ai nati di questo segno, per i loro periodi goderecci, dedichiamo il Risotto Zucchine e Gorgonzola.

Ingredienti per 4 persone:

350 gr di riso (preferibilmente carnaroli)

700 ml di brodo vegetale fatto con un litro d’acqua, cipolla, sedano, carota

1 cipolla

3 cucchiai di olio extravergine di oliva

4-5 zucchine

150 gr di gorgonzola

100 gr di parmigiano

Sale e pepe

Procedimento con pentola a pressione:   A parte abbiamo preparato il nostro brodo vegetale con un litro d’acqua, una cipolla grande, una costa di sedano, due carote e sale.  Facciamo bollire e lasciamo riposare.  Nella pentola a pressione versiamo l’olio e la cipolla tritata. Scaldiamo leggermente e aggiungiamo le zucchine lavate e tagliate a rondelle.  Lasciamo cuocere per circa 10 minuti, poi aggiungiamo il riso e i 700 ml di brodo.  Saliamo, chiudiamo il coperchio e contiamo 6 minuti dal fischio d’inizio.  Passati i 6 minuti, apriamo la pentola, controlliamo la cottura, possono esserci leggere varianzioni in base al tipo di riso utilizzato.  Se è pronto, aggiungiamo il gorgonzola e il parmigiano fuori dal fuoco per lasciarlo mantecare.  Serviamo e gustiamo! 🙂

Risotto con zucchine e gorgonzola

 

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PISCES

Here we are with our recipe for the Pisces sign!

People born under this sign are kind, optimistic and open to innovation.  In the right workplace and social context, their full potential comes out strong.  They are cooperative, good team members and often make good leaders.  They live in their own world, they’re dreamers, very imaginative and romantic.  Pisces at times can easily be swayed, and often feel misunderstood because they are extremely sensitive.   They are helpful and very intuitive, and this makes them have what could be called a sixth sense. They love to move around, explore, travel, but without too much effort if possible.  They are incisive and at times present themselves quite creatively.  They are extremely generous and it is quite common to find them in fields of work such as farming and caregiving, doctors or nurses, because they strive for a balance in their way of life.

Pisces tend to alternate their food intake with periods of strict dietary regimes and periods where they lack moderation.  For their gluttonous days, we dedicate to them this recipe for Risotto with Zucchini and Gorgonzola.

 Ingredients for 4 people:

350 grammes of rice

700 millilitres of vegetable broth made with a litre of water, onion, celery, carrot

1 onion

3 tbsps of extra virgin olive oil

4-5 zucchini/courgettes

150 grammes of gorgonzola

100 grammes of parmigiano cheese

Salt and pepper

Method with a pressure cooker:   We prepare a vegetable broth with a litre of water, a large onion, some celery sticks, two carrots, and salt.  We let it all boil then we set it aside while we put the olive oil and the chopped onion in the pressure cooker and let it simmer, then we add the sliced zucchini.  We let it cook for 10 minutes, then we add the rice and the 700 millilitres of broth.  We add some salt, place the lid on the cooker and count to 6 when it whistles.  After that we open the cooker, check if the rice is ready, then add the gorgonzola, the parmigiano cheese and take the pot off the flame so it can all become creamy.  It’s ready to be served and enjoyed! 🙂

The Travelling Foodie Tour! Venezia…orecchiette Arlecchino


Orecchiette Arlecchino alla crema di zucca

What does the orecchiette pasta from the Puglia region in Italy, combined with creamed pumpkin, have in common with the carnival of Venice?  Well, nothing really but they go very well with this yummy flavourful and fun recipe, suitable for kids.  We think it’s a fun way to encourage children to eat a nutritious dish… a colourful recipe that fits in just right at Carnevale time.

Carnevale means joy, colours, noise, and at this time of the year people of all ages and social classes enjoy themselves parading and participating in balls.  It’s a time to free the imagination and put aside inhibitions. Centuries ago the social classes were overturned and everyone could become whoever they wanted to be by just masquerading themselves.  The word carnevale comes from the latin words carnem levare, which means abstain from eating meat, and this is what was, and is, done by catholics from the first day of Lent until Easter Sunday. 

Carnevale is celebrated in many countries, and dates and traditions may differ.  In our opinion, the most evocative and unique is the one that takes place in Venice.  Every year it is celebrated with competitions, games, fireworks, shows and the participation of the entire population, almost entirely masked in some way or another, with gorgeous handmade costumes.  The Grand Canal is illuminated with numerous gondolas that float on the lagoon creating a magnificent scenario.  It started way back in 1662 when the doge was victorious over the patriarch of Aquileia, and over the centuries it has taken on a charm of its own thanks to the costumes and masks that parade around the little streets, squares and canals, giving life to a unique style that splendidly combines various eras, going from the Middle Ages, through the Renaissance, up to 18th century Venice.   

Today we wish to share with you this recipe in honour of Arlecchino, or Harlequin, one of the children’s favourite masks.

Ingredients for 4 people:

1 packet of orecchiette pasta

500 gr of pumpkin squash

1 shallot or onion

1 fresh branch of rosmary (if you like it)

4 tbsps of extra virgin olive oil

Salt and parmigiano cheese

We put the oil and the shallot/onion in a large frying pan, put it on a low flame and let it simmer a bit till golden, being careful not to burn it.  We then add the pumpkin squash which we previously cut into small pieces, add some salt, lower the flame and leave to cook until the squash becomes almost creamy.  We put a pot of water to boil and when ready, we add some salt then pour in our pasta.  When the orecchiette are ready, we drain them and put them in the frying pan with the pumpkin and let it all blend, adding lots of parmigiano and the rosmary.  If you want to make this dish more tempting and tasty, just add some diced, smoked scamorza cheese to it before serving.  Enjoy and have fun! 🙂

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Carnevale Venezia

Cosa c’entrano le orecchiette pugliesi con crema di zucca con il carnevale di Venezia?  Beh, si adattano molto bene queste di Lidl per un piatto simpatico, buono, gustoso, adatto ai bambini.  Eravamo al supermercato Lidl e quando abbiamo visto questo tipo di pasta (orecchiette di grano duro colorate), abbiamo subito pensato che ben si adattavano con la crema di zucca… e in questo periodo di Carnevale è un modo carino per invogliare i bimbi a mangiare un piatto sano e nutriente.

Il Carnevale è fatto di allegria, colori, schiamazzi, e le persone di ogni età e ceto sociale in questo periodo si divertono a sfilare in maschera e recarsi ai balli.  E’ un momento per liberare la fantasia e mettere da parte le proprie inibizioni.  Secoli fa era un periodo in cui si poteva sovvertire l’ordine sociale e scambiarsi i ruoli nascondendosi dietro a delle maschere. La parola carnevale deriva dal latino carnem levare, che tradotto significa astenersi dal mangiare carne, e questo avveniva dal primo di giorno di quaresima fino alla Pasqua cattolica.

Il carnevale viene festeggiato in tanti paesi del mondo e possono variare le date e le tradizioni.  Per noi quello più suggestivo e particolare è quello di Venezia, che si ripete ogni anno con gare, fuochi d’artificio, giochi, spettacoli e partecipazione di tutta la popolazione, quasi tutti in maschere creati da loro.  Sul Canal Grande tantissime gondole illuminate scivolano sulla laguna creando un meraviglioso spettacolo. Ha origine dal lontano 1662 quando ci fu la vittoria del doge sul patriarca di Aquileia, e negli anni ha assunto un fascino tutto suo il cui merito va alle maschere che si aggirano per le calli e i campielli, dando vita ad uno stile particolare in cui si fondono varie epoche che spaziano dal Medioevo, passando al Rinascimento, fino al Settecento Veneziano.

Oggi vi proponiamo questa ricetta in onore di Arlecchino, una delle maschere preferite dei bambini.

Ingredienti per 4 persone:

1 pacco di orecchiette

500 gr di zucca

1 scalogno o cipolla

1 rametto di rosmarino (facoltativo)

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

sale e parmigiano

In una grande padella versiamo l’olio e aggiungiamo lo scalogno tritato.  Accendiamo il fuoco e lasciamo soffriggere a fiamma bassa, facendo attenzione a non bruciare lo scalogno che cuoce molto velocemente. Appena biondo mettiamo la zucca precedentemente lavata e tagliata in piccoli pezzi. Regoliamo di sale, abbassiamo la fiamma e copriamo lasciando cuocere fino a quando la zucca non si sarà ridotta quasi una crema. Mettiamo l’acqua per le nostre orecchiette a bollire, e quando bolle saliamo e ci versiamo le orecchiette. Quando sono cotte, scoliamo, le versiamo nella padella con la zucca e facciamo amalgamare il tutto, aggiungendo abbondante parmigiano e un rametto di rosmarino.  Chi vuole renderli più golosi e filanti, può mettere una scamorza affumicata tagliata in piccoli pezzi poco prima di servire.  Buon appetito e buon divertimento! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

Paccheri di Gragnano al forno filanti – Baked Gragnano paccheri pasta with cheese


Paccheri di Gragnano al forno filanti
Oggi vogliamo proporvi una ricetta fatta con alcuni dei migliori prodotti della tradizione italiana… la pasta di Gragnano e la mozzarella di bufala.

La produzione della pasta è un’arte antica e i primi pastifici a conduzione familiare comparirono alla fine del 16° secolo.  Per molto tempo fu un alimento poco diffuso, ma dopo la carestia che colpì il Regno di Napoli, le sue qualità nutritive lo resero un alimento fondamentale.   I maggiori produttori furono i gragnanesi e Gragnano divenne la patria della pasta quando Re Ferdinando II di Borbone concesse ai fabbricanti gragnanesi il privilegio di fornire la corte di tutte le paste lunghe.   La popolarità di questa Pasta di Gragnano crebbe quando Mario Moccia, storico stagionatore di formaggi, nel 1976 acquistò un pastificio famoso in crisi, lo restaurò e lo rilanciò con i suoi marchi.  Nacque così il primo consozio dei pastifici di Gragnano, una pasta che fa parte di un patrimonio di storia, cultura e tradizione italiana ora affermata in tutto il mondo.  La tradizione del passato si è unita alle migliori, moderne tecnologie e ogni fase della lavorazione artigianale è curata nei minimi particolari con passione e dedizione dalle 3 generazioni della famiglia Moccia.  Il pastificio di Gragnano nel 2012 è stato il 1° pastificio in assoluto ad aver ottenuto il riconoscimento “Pasta di Gragnano I.G.P.”.  Seleziona solo la migliore semola di grano duro di prima estrazione, quindi solo il cuore del chicco di grano, che ha un alto valore proteico e un basso contenuto di ceneri cruscali.  La semola viene mescolata con acqua che viene dalla sorgente di Gragnano, dal PH neutro e ricca di sali minerali. Sempre sotto gli occhi vigili di esperti pastai, l’impasto viene trafilato con trafile al bronzo che donano al formato di pasta una ruvidità unica, e la pasta viene poi asciugata in modo lento a bassa temperatura, così i colori ed i sapori restano invariati.  Prima di essere confezionata, la pasta viene sottoposta a rigidi test di controllo della qualità per garantire ai consumatori un prodotto ad alto livello.

La mozzarella di bufala Campana è un formaggio da tavola a pasta filata dal colore bianco perlaceo, dalla superficie liscia e la crosta sottilissima.  La pasta interna è compatta, al taglio lascia fuoriuscire un siero dal gradevole profumo di latte, e si può conservare a temperatura ambiente fino a 4-5 giorni. Ha ottenuto il riconoscimento D.O.P. nel 1996, e la provenienza del latte e la sua trasformazione avviene quasi esclusivamente nelle province campane di Caserta e Salerno.

Ingredienti per 4 persone

500 gr di paccheri

Per il sugo:
100 ml di olio extra vergine di oliva
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla
Qualche foglia di basilico
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
Un litro di passata di pomodoro
Sale e Pepe

Per la besciamella:
1 litro di latte
75 gr di burro
75 gr di farina
Sale, pepe, noce moscata

300 gr di mozzarella di bufala
200 gr di parmigiano Reggiano

In questa ricetta le quantità per la mozzarella, il parmigiano, l’olio, il basilico e le verdure sono puramente indicative. Se ci piace tanto la mozzarella mettiamone di più… se vogliamo il sugo con poco olio mettiamone di meno… se ci piacciono le verdure abbondiamo… possiamo fare più sugo e meno besciamella… insomma possiamo adattarla come più ci piace!

Per preparare questo gustoso piatto iniziamo con il sugo.  In una casseruola capiente versiamo l’olio e mettiamo la carota, la cipolla e il sedano tritati. Lasciamo rosolare e aggiungiamo il pomodoro, il basilico, il sale, il pepe e il concentrato diluito in poca acqua. Lasciamo cuocere a fiamma bassa per circa un’ora, e mentre il sugo cuoce prepariamo la besciamella.  In una casseruola mettiamo il burro a fondere, aggiungiamo la farina e giriamo per un po’ di minuti a fiamma bassa, giusto il tempo di cuocere un po’ la farina. A quel punto spegniamo il fuoco e piano piano aggiungiamo il latte bollente, giriamo per non fare grumi, e quando avremo aggiunto tutto il latte, saliamo e mettiamo un pizzico di noce moscata. Rimettiamo tutto sul fuoco a fiamma bassa, fino a quando la besciamella non si sarà addensata. In un’altra grande casseruola mettiamo l’acqua a bollire, e quando bolle mettiamo il sale e buttiamo giù i paccheri che cuociamo per metà tempo.  Li scoliamo, li freddiamo e li condiamo con il sugo, la besciamella, il parmigiano e la mozzarella tagliata a dadini.  Accendiamo il forno, prendiamo una pirofila e versiamo dentro tutti i nostri profumati paccheri conditi.  Cospargiamo con tanto parmigiano, un filo di olio, e inforniamo a 200° per circa mezz’ora, o meglio fino a quando la pasta non si sarà dorata in superficie.  Buon appetito! 🙂

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Paccheri di Gragnano al forno filanti

 

Today we want to give you a recipe made with some of the best products of the italian culinary tradition… the Gragnano pasta and the buffalo mozzarella.

The production of pasta is a very old form of art and the first family run pasta businesses appeared at the end of the 16th century.  For quite a while pasta wasn’t a very common meal, but after the famine that hit the southern part of Italy, the Kingdom of Naples, the nutritional qualities of pasta made it become a staple food.  The major producers were the people of Gragnano, and King Ferdinan II of Aragon granted the pasta makers of Gragnano the privilege to furnish the court with pasta.   The popularity of the Gragnano Pasta began with Mario Moccia, a renowned cheese maker, who started the family business in 1976 by purchasing a famous pasta factory that had gone out of business.  He refurbished it e started making pasta with his family brand, thus the pasta consortium was born.  The Gragnano pasta is part of the historical, cultural and traditional Italian heritage and is now known all over the world.  This old tradition has united with the best and most modern technology, and every phase of production is followed in detail with the same passion and dedication for the past 3 generations of the Moccia Family.  In 2012 the Gragnano pasta factory brand became the first to be awarded the “Pasta di Gragnano I.G.P.”, a certification which means “Indicazione Geografica Protetta” or protected geographical information, the seal awarded to products from specific regions of Europe.  This acronym is a guarantee that a product which originates from a region or a country is of a quality and characteristic that is traced back to its geographical origin.  This pasta is made only with the best durum wheat semolina, so only the heart of the grain of wheat, which is high in protein, is utilized.   It is then mixed with water from the local Gragnano springs which has a neutral PH and is rich in minerals.  The dough is subsequently wire drawn by bronze machines which give the pasta its unique rough quality, and all this is done under the careful supervision of expert pasta makers.  The pasta is dried slowly at low temperature so at to leave the colour and flavor intact.  Before it goes to packaging, the pasta undergoes severe quality control testing in order to guarantee consumers a top quality product.

The Mozzarella di Bufala Campana, the smooth, pearly-white-surfaced mozzarella with a very thin crust, made from whole buffalo milk from the Campania region, was awarded the D.O.P. in 1996.  D.O.P is the acronym for “Denominazione di Origine Protetta” which means Protected Designation of Origin.  This certification ensures that the products with this symbol are strictly grown, made and packaged locally, and guarantees consumers that the product is made by local farmers and craftsmen who use traditional methods.  The milk for this mozzarella and its transformation is made almost exclusively in the Campania region around Caserta and Salerno. It is compact, when it is sliced the whey pours out, and is a cheese that can be kept at room temperature for 4-5 days.

Ingredients for 4 people

500 gr of paccheri pasta

For the tomato sauce:

100 ml extra virgin olive oil
1 carrot
1 stalk of celery
1 onion
Some basil leaves
1 tbsp of tomato paste
1 litre of tomato sauce
Salt, pepper

For the béchamel sauce:

1 litre of milk
75 gr of butter
75 gr of flour
Salt, pepper, nutmeg

300 gr of mozzarella di bufala
200 gr parmigiano reggiano cheese

In this recipe the mozzarella, the parmigiano, the oil, the basil, the vegetable quantities are just suggestions.  If you like lots of mozzarella, add more… if you want more tomato sauce and less oil, use less oil… if you love veggies, add more… you can make it with more tomatoes and less béchamel… everyone can adapt it to suit their taste!

To make this delicious dish let’s start with the sauce.  Pour the oil, the carrot, the onion and the celery in a large pot.  Let it simmer for a bit then add the tomato, the basil, the salt, the pepper and the tomato paste diluted in a bit of water.  Let it cook on a low flame for about one hour.  While the tomato sauce is cooking let’s prepare our béchamel sauce. Melt the butter in a pot and add the flour while stirring for a few minutes on a low flame. Take the pot off the flame and slowly add the boiling milk, stir well until creamy, then add the salt and the nutmeg.  Put it back on a low flame until the béchamel becomes thick.  In a separate pot boil the water for the pasta and when it boils, add the salt and the pasta.  Cook it for half it’s cooking time, drain it, let it cool and add the sauce, the béchamel, the parmigiano, the diced mozzarella.  Place it in a casserole dish, sprinkle with lots of parmigiano, a bit of olive oil, and bake at 200° for about half an hour, or until the pasta is golden.  Buon Appetito! 🙂

 

 

The Travelling Foodie Tour! Palermo… anellini


 

Over the centuries Sicily was under the domination of many foreigners: Arabs, Normans, Swabians, Angevins, Aragonese, Spanish and French. Each one of these populations left a mark of the influence of its domination in the architecture, the cuisine, the customs and the language. During the ancient Greek and Roman colonization the Sicilians spoke fluent Greek and Latin. Later, thanks to the various colonizations that followed, they learned Byzantine, Arabic, French-Latin, Spanish and modern French and Anglo-Saxon.  Many Americanisms, which were brought by the occupational troops between 1943 and 1945, were added to their language.

Let’s take a closer look at one of Sicily’s most beautiful cities, also defined as a pearl of this splendid island:  Palermo – from the Greek “panormos” which is made up of the words “pas” (all) and “hormos” (large port). It has a population of about 660.000 residents and is the capoluogo, or what we would call the capital of the region of Sicily.  The original city centre was founded in the IX century A.D. by the Arabs and was considered a paradise on earth. As testimony of that splendour, today we can see the Castello della Zisa, from the Arabic word “aziz” which means splendid, the Castello di Maredolce, and the Parco della Favorita. The famous Palazzo dei Normanni is an excellent example of Palermo’s artistic and cultural syncretism where the Norman Romanic style meets the traditional Arab and Byzantine one.

Its Museo Internazionale delle Marionette (International Puppet Museum) is an establishment that supports the protection of the pupi, or puppets, declared by Unesco as “Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity”, and the traditional puppet theatre puppeteers. The patron saint of Palermo is Santa Rosalia who represents the entire city.  She is celebrated with one of the most beautiful, traditional feasts where majestic baroque historical floats line the city streets.

It seems that the gelatoice cream, was invented at the court of Palermo, and its use quickly spread throughout Italy. It is believed to be a derivation of the sorbetto, “sciarbat”, made from ice, which was created in Sicily but made by Arabs.  The gastronomy of Palermo was strongly influenced by the Arab culture. In fact, the cassata is its most famous sweet and the name comes from the Arabic “qas’at” which means saucepan. The famous cannoli, instead, were invented in a monastery and are still today strictly made with sheep ricotta cheese. The potato crocchette were invented in Palermo too, and are found in all the shops which sell fried foods along with the panelle, the excellent chickpea patties of Arab origin.Sicily is also attributed with the invention of a very important element Made in Italy and that is the pasta. The results of recent research say that the oldest traces of mention of the ancestors of spaghetti and maccheroni are connected to the merchants of Palermo and Genoa.  A shape of pasta that was until recently not easy to find outside of Sicily, but which is available today in most food stores and shops, are the Anelletti or Anellini.

The Anellini are ring shaped, are thick like the bucatino, and are perfect for this type of baked dish.  Some people like to enrich it with a beshamel sauce, with ham, with eggs… but we want to share our version with you.

Ingredients for 5 people:

Sauce:

1 onion

a bit of olive oil

150 gr of ground pork

150 gr of ground veal or beef

half a glass of white wine

200 gr of fresh or frozen peas

1 bottle of tomato puree

1 tbs of tomato paste

salt, pepper and sugar

fresh basil

Filling:

500 gr of anellini

1 whole egg

200 gr of caciocavallo or provolone cheese

200 gr of primosale cheese

a bit of breadcrumbs

1 eggplant (optional)

We begin by chopping the onion and putting it in a large enough pan to contain the sauce, then we add a bit of water and leave it to cook until it becomes transparent. We add the olive oil and let it colour a bit, then we add the meat.  We let it simmer, then add the wine, we wait until it evaporates, then we pour in the tomato puree, the tomate paste (previously diluted in a bit of warm water), the peas, the salt, the pepper, the basil and a dash of sugar.  We leave it to cook until it thickens.  We don’t usually put eggplants, but if you wish, at this point you can cut one in thin slices then deep fry it, ready to add it in later.  When the sauce is ready, boil the anellini, drain them and put them under cold water for a minute to stop the cooking process. Add the sauce, the cheese, and a beaten egg to help the pasta stick together. We pour a bit of oil in a baking pan, sprinkle some breadcrumbs, put in our anellini, if you wish you can add the eggplant at this point, then we sprinkle more breadcrumbs on top, a dash of olive oil and some fresh basil.  We bake for about 20 minutes at 180° until golden. It’s delicious also in individual portions and we suggest you prepare it well in advance because the longer it sits, the better it is!  🙂

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Nei secoli la Sicilia ha subìto varie dominazioni da parte di popoli stranieri: gli arabi, i normanni, gli svevi, gli angioini, gli aragonesi, gli spagnoli, i francesi. Naturalmente tutti hanno lasciato il segno della loro dominazione nell’architettura, la cucina, le abitudini e il linguaggio. Già nell’antichità greco-romana i siciliani parlavano correttamente il greco e il latino, poi con le seguenti colonizzazioni si è aggiunto il bizantino, l’arabo, il franco-latino, il catalano, fino al francese moderno e l’anglosassone.  Nel periodo 1943-45 si sono aggiunti anche molti americanismi portati dalle truppe di occupazione.

Diamo una occhiata ad una delle città più belle, una cosiddette perla di questa splendida isola:  Palermo – dal greco “panormos” che è un composto di “pas” (tutto) e “hormos” (ampio porto). Ha una popolazione di circa 660.000 residenti ed è il capoluogo della regione siciliana. Il nucleo originario della città fu fondato nel IX secolo d.C. con gli arabi e veniva definita “paradiso in terra”. A testimonianza di quel periodo vediamo oggi il Castello della Zisa, dall’arabo aziz, cioè splendido, il Castello di Maredolce e il Parco della Favorita. Il celebre Palazzo dei Normanni è un esempio dello straordinario sincretismo artistico culturale palermitano, dove lo stile normanno romanico si unisce alla tradizione araba e bizantina.

Il suo Museo Internazionale delle Marionette è un un’istituzione che ha supportato la difesa dei pupi, dichiarati dall’Unesco “Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità”, e della tradizione del teatro popolare dei pupari. La santa patrona più famosa di Palermo è Santa Rosalia che rappresenta tutta la città.  La festa di Santa Rosalia è una delle più belle del folklore siciliano, con l’uso di maestosi e barocchi carri storici.

Si dice che il gelato sia stato inventato alla corte di Palermo e si è poi diffuso velocemente in tutta Italia. Sembra essere una derivazione del sorbetto, “sciarbat”, a base di ghiaccio, nato in Sicilia ma da mani arabe. La gastronomia palermitana è fortemente influenzata dalla cultura araba. La cassata è il dolce più celebre e il nome deriva dall’arabo “qas’at”, cioè casseruola. I famosi cannoli, invece, sono di invenzione monastica e sono rigorosamente a base di ricotta di pecora. Le crocchette di patate sono palermitane e nelle friggitorie si accompagnano alle panelle che sono delle ottime frittelle di farina di ceci, anch’esse di origini arabe. Alla Sicilia si imputerebbe anche l’invenzione più importante della cucina Made in Italy, cioè la pasta. Allo stato attuale delle ricerche le tracce archivistiche più antiche degli antenati degli spaghetti e dei maccheroni si riferiscono ai mercanti Palermitani e Genovesi. Un formato di pasta che fino a pochi anni fa era introvabile al di fuori della Sicilia, ma che fortunatamente ora è più facile da reperire, sono gli Anelletti o Anellini.

Gli Anellini sono a forma di anello, dello spessore di un bucatino, e si prestano benissimo per questo tipo di timballo.  C’è chi li arricchisce con la besciamella, il prosciutto cotto, le uova… ma noi vi vogliamo proporre la nostra versione.

Ingredienti per 5 persone:

Sugo:

1 cipolla

olio di oliva q.b.

150 gr di macinato di maiale

150 gr di macinato di vitellone o manzo

mezzo bicchiere di vino bianco

200 gr di piselli freschi o surgelati

1 bottiglia di salsa di pomodoro

1 cucchiaio di concentrato

sale, pepe e zucchero

basilico fresco

Ripieno:

500 gr di anellini

1 uovo intero

200 gr di caciocavallo o provolone

200 gr di primosale

pane grattugiato q.b.

1 melanzana (facoltativo)

Iniziamo tritando finemente la cipolla, la mettiamo in un tegame abbastanza capiente, perché dovrà contenere il sugo, con poca acqua, e la facciamo cuocere finché non diventa trasparente.  Aggiungiamo l’olio, la lasciamo dorare un pochino, e mettiamo la carne.  La facciamo rosolare molto bene poi la sfumiamo con il vino bianco.  Uniamo il pomodoro, il concentrato di pomodoro diluito in poca acqua calda,  i piselli, il sale, il pepe, il basilico e un pizzico di zucchero.  Lasciamo cuocere il sugo piano piano fino a quando non si sarà addensato. Chi vuole aggiungere la melanzana… noi spesso non lo facciamo… può a questo punto tagliare in fette sottili una melanzana dopo averla fatta dissalare, e friggerla in abbondante olio. Quando il sugo è pronto, lessiamo gli anellini e li scoliamo sotto acqua fredda per fermare la cottura. Li condiamo con il sugo, il formaggio grattugiato e aggiungiamo un uovo sbattuto per legare. Oliamo una teglia, mettiamo del pangrattato, versiamo gli anellini, chi ha fritto la melanzana la aggiunge come preferisce, poi spolveriamo con un po’ di pangrattato la superficie della pasta, aggiungiamo un filo d’olio e due foglie di basilico. Inforniamo a 180° per circa 20 minuti fino a quando la superficie sarà dorata.  E’ ottima anche in porzioni singole e noi vi consigliamo di prepararla in anticipo perché… timballo riposato è  gioia per il palato! 🙂

 

 

The Travelling Foodie Tour! Sicily… cous cous


Beautiful Sicily! Due to its strategic position and thanks to the traces found in the northern coast caves, we know that Sicily was inhabited way back in Palaeolithic and Mesolithic times. The earliest inhabitants were, as Thucydides wrote, the Sicanians, who came from Iberia (8th-9th centuries B.C.). The Elymi, perhaps Trojan exiles coming from Libia, settled in the neighbouring areas of Erice and Segesta. The Siculians came from the Italian mainland and occupied the eastern area of the island. The first Greek settlers arrived in 735 B.C. and the Romans arrived in 265 B.C.

Sicily amazes all visitors with its unique scenery that only Sicily can provide. An ancient land which is rich in history, traditions and art with its enviable Mediterranean climate, characterized by hot summers and short mild winters. It has 1500 kilometers of coasts, including that of its minor islands, and never-ending flat and sandy beaches or small seashores made of pebbles and cliffs. Every site is characterized by different color blends of ochre, yellow, and grey, even black beaches the color of its lava.

It is situated in the centre of the Mediterranean sea and is the largest island of this basin. It is at only 140 kilometers from the African coast and three kilometers by sea (Stretto di Messina) from the mainland. All around it we find many smaller islands: the Aeolian Islands and Ustica, the Egadi, the Pelagie and Pantelleria. The island is mountainous and hilly, with only one big plain near Catania. The most important massif is the Etna which is situated in the eastern part of Sicily. The volcano, which is about 3300 meters high, is active and is the largest one in Europe. Along the northern coast there is a stretch of the Peloritan mountains which peaks reach 2000 meters. The centre of Sicily is hilly. Along with its minor islands, it is an Autonomus Region with Palermo being its main city since 1946. It has had its own parliament since 1947. Its population is estimated to be about 5.000.000 with a density of 190 inhabitants per square kilometer.

To talk about Sicilian gastronomy, we can try to describe some of the typical recipes. Let us start with thistles and artichokes rolled into a special ‘pastella’ made of flour and water then fried, the sausages, the olives “acciurate” (immersed in extra-virgin olive oil together with typical pot-herbs), and the caponata (a recipe containing eggplants). A must are the “panelle”, incredibly delicious slices of chickpea flour fried, with a spray of lemon. Then the cheeses: caciocavallo, maiorchino, ericino, piacentino and the fiore sicano. Speaking of pasta, first of all we must mention the “pasta al forno” (a timbale of anelletti with tomato sauce, minced meat, egg plants, cheese, salami). Excellent choice is also the pasta with sardines and in summer you cannot miss the “pasta con tenerumi” (the bud of the long zucchini plants). Delicious also is the “pasta alla trapanese” (with raw tomato and garlic) or the pasta alla ‘Norma’ with the tomato sauce and fried eggplants. Sicily is famous for its excellent choices of fish which is usually baked or grilled, the “sarde a beccafico” (stuffed sardine rolls with bread-crumbs, pine seeds, raisins) or the delicious sausages, fried or grilled, and the mutton. To top off the meal, dessert! There’s the “cassata”, the “buccellati” with figs marmalade, the “frutta martorana” with sugar and almond wheat, the “cuddureddi”, pastries with honey or ricotta cheese or candied fruit, the almond biscuits or the “reginelle”, biscuits covered with sesame seeds, and the world famous “cannoli”! In this region blessed by the sun, the fertile land has produced an extraordinary agriculture that can be expressed with one of the most appreciated products in the world: the wine. Just to mention a few: Catarratto, Contea di Sclafani, Contessa Entellina and the Monreale (whose name reminds us of the lovely Norman town with its famous Cathedral), Satiro Danzante, Santa Margherita di Belìce, Sambuca di Sicilia, Menfi, Contessa Entellina, and the Nero d’Avola.

A food which is a staple in North Africa and parts of Sicily is couscous, small steamed balls of semolina eaten accompanied by meats and vegetables cooked in a broth, and in some regions even served with fish or as a dessert sprinkled with almonds, cinnamon, orange flower water and sugar. In the city of Trapani in Sicily there is a traditional couscous dish made with fish.  The origin of couscous is uncertain but it is believed that Berbers prepared couscous as early as 238 B.C. Traditionally it is steamed in proper food steamers, but most couscous sold in Western supermarkets is pre-steamed and dried and only needs to be added to hot water.  We’ve prepared two very light, simple dishes of couscous with a stir-fry of mushrooms and zucchini squash, and with mushrooms and carrots.  We simply let the couscous sit in boiling water for 5 minutes, pour our stir-fry on top and… enjoy! 🙂

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La Bella Sicilia! Per la sua posizione strategica, grazie alle tracce rinvenute nelle grotte della costa settentrionale, sappiamo che è stata abitata sin dall’epoca paleolitica e mesolitica. I primi abitanti furono, secondo Tucidide, i Sicani provenienti dall’Iberia (VIII-VII secolo a.C.). Gli Elimi, forse esuli troiani, giunsero dalla Libia e si stanziarono tra Erice e Segesta, mentre i Siculi provenienti dal continente si sarebbero stanziati nella parte orientale dell’Isola. A partire dal 735 a.C. arrivarono i primi coloni greci e nel 265 a.C. i Romani.

La Sicilia ti sorprende per gli scenari unici e irripetibili che solo la Sicilia può offrire. E’ una terra ricca di storia, di tradizioni e di arte, con estati calde ed inverni brevi e miti. Ha 1500 km di coste, incluse le isole minori, e spiagge di sabbia piatte e infinite, oppure di sassi, piccole e scoscese, scogliere candide, dalle molte sfumature dell’ocra, del giallo e del grigio, e perfino nere di lava.

Posta al centro del Mediterraneo, la Sicilia è la maggiore isola di questo bacino e si trova a soli 140 km. dalla costa africana e a tre 3 km. di mare (Stretto di Messina) dalla Calabria. Tutto intorno troviamo una serie di isole minori: le Eolie ed Ustica, le Egadi, le Pelagie e Pantelleria. Il paesaggio siciliano è caratterizzato da grande movimento. L’isola infatti è montuosa e collinare, con un’unica estensione pianeggiante nei pressi di Catania. Il massiccio più importante è quello dell’Etna nella zona orientale dell’isola. Il vulcano, alto circa 3.300 metri, è attivo ed è il più grande d’Europa. Lungo la costa settentrionale troviamo un tratto dei monti Peloritani le cui vette raggiungono anche i 2.000 metri. Il centro della Sicilia è collinare. La Sicilia, con le isole, è costituita in Regione Autonoma, con capoluogo Palermo, dal 1946, ed ha un proprio Parlamento dal 1947. La sua popolazione è stimata in circa 5.000.000 di abitanti, con una densità di 190 abitanti per kilometro quadrato.

Per parlare della gastronomia sicilia, cerchiamo di illustrare alcuni piatti caratteristici. Tanto per aprire l’appetito ci sono cardi e carciofi passati in pastella e fritti, gli insaccati, le olive “acciurate” (annegate nell’olio extravergine d’oliva insieme con odori tipici), e la caponata (una ricetta a base di melanzane). Ottime le panelle, cotolette di farina di ceci incredibilmente gustose con una spruzzata di limone. E poi i formaggi: caciocavallo, maiorchino, ericino, piacentino e il fiore sicano. Passando alla pasta, la prima tra tutte è la pasta al forno (uno sformato di anelletti infarciti da sugo, carne macinata, melanzane, formaggio a pasta filante, salame). Buonissima la pasta con le sarde e d’estate è imperdibile la pasta con i tenerumi (germogli della pianta di zucchine lunghe). Deliziosa anche la pasta alla trapanese (con il pomodoro crudo e l’aglio) o la pasta alla ‘Norma’ con il sugo e le melanzane fritte. La Sicilia è rinomata per il suo ottimo pesce, in genere cucinato al forno o alla brace, le sarde a beccafico (involtini di sarde ripieni di pangrattato, pinoli, uva sultanina) oppure la gustosissima salsiccia, fritta o cotta alla brace, e la carne di castrato. E per concludere, il dolce! C’è la cassata, i buccellati a base di marmellata di fichi, la frutta martorana a base di zucchero e farina di mandorle, i cuddureddi, dolcetti al ripieno di miele o di ricotta o di frutta candita, i dolcetti alle mandorle o le reginelle, biscotti ricoperti di sesamo, ed i famosissimi cannoli! In questa terra benedetta dal sole, la terra fertile ha generato un’agricoltura straordinaria che si sostanzia in uno dei suoi prodotti più apprezzati nel mondo: il vino. Per citarne alcuni: Catarratto, Contea di Sclafani, Contessa Entellina e Monreale (nome che riporta alla bella cittadina normanna con il suo famosissimo Duomo), Satiro Danzante, Santa Margherita di Belìce, Sambuca di Sicilia, Menfi, Contessa Entellina, ed il Nero d’Avola. 

Un alimento tipico del Nord Africa e alcune parti della Sicilia è il cuscus, granelli di semola cotti a vapore accompagnati da carne e verdure cotti in brodo, e in alcune regioni servito con pesce o anche come dessert spargendo sopra mandorle, cannella, acqua di fiori d’arancio e zucchero.  Il piatto tipico del trapanese è il cuscus con pesce.  L’origine del cuscus è incerto ma pare che i Berberi lo preparavano già nel 238 A.C. Per tradizione deve essere cotto nelle pentole apposite e a vapore, ma quello che troviamo in vendita nei nostri supermercati è già stato cotto a vapore e seccato, quindi deve soltanto essere aggiunto ad acqua bollente.  Noi abbiamo preparato due piatti molto leggeri e semplici con il cuscus conditi da verdure saltate in padella, funghi e zucchine, e funghi e carote.  Si lascia il cuscus 5 minuti in acqua bollente, ci si versa sopra la verdura e… si gusta! 🙂

 

Happy St. Patrick’s day :-) Lá Fhéile Pádraig sona dhuit! – Orecchiette with spicy turnip tops – Felice giorno di San Patrizio – Orecchiette con cime di rapa piccanti


Orecchiette con cime di rapa piccanti

Happy St. Patrick’s Day!

Lá Fhéile Pádraig sona dhuit!

Felice giorno di San Patrizio!

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St. Patrick’s Day is a religious holiday celebrated on 17 March, in many parts of the world, in honour of the most recognised of Irish patron saints. The colour green, and its association with St. Patrick’s day, has spread over the years because he used the shamrock to explain the Holy Trinity to pagans.  It is customary to wear a shamrocks on this day, and the phrase “the wearing of the green” derives from a song of the same name.

Why not celebrate with a nice plate of Orecchiette with spicy turnip tops?

Ingredients:

Orecchiette pasta
Turnip tops
Garlic
Extravirgin olive oil
Anchovies
Salt
Chili pepper
Pecorino cheese

We won’t specify quantities, everyone can make them as they wish!

In a large pot we put water and wait till it boils, then we add salt and the washed and cut turnip tops.  When it starts to boil again we add the orecchiette pasta.  In a separate pan we put the olive oil and two unpeeled cloves of garlic and place it on a low flame.  When the garlic is golden, we add the anchovies and let them melt.  When the orecchiette are ready we drain them and put them in the pan with the oil, we let them simmer just enough to allow for the different ingredients to mix and flavour each other, then we add the pecorino cheese.  Add chili pepper if you like and… Serve!  For vegans and those who prefer milder flavours, don’t use the anchovies and the pecorino cheese… it will be just as good!  That’s how we often eat them! 🙂

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Il giorno di San Patrizio è una festività religiosa celebrata il 17 Marzo, in molte parti del mondo, in onore del più famoso tra i santi patroni Irlandesi. Negli anni si è diffuso l’uso del colore verde e la sua associazione al giorno dedicato a San Patrizio perché il Santo usava il ‘shamrock’, trifoglio, per spiegare la Santa Trinità ai pagani. Indossare il trifoglio è diventato negli anni una consuetudine e la frase “the wearing of the green” (indossare il verde) deriva da una canzone che ha lo stesso titolo.

Perché non festeggiare con un bel piatto di Orecchiette con cime di rapa piccanti?

Ingredienti:

Orecchiette
Cime di rapa
Aglio
Olio evo
Alici sott’olio
Sale
Peperoncino
Pecorino

Non mettiamo le quantità a questa ricetta perché si possono fare con poco o abbondante olio, con tanta verdura e poca pasta, o viceversa  con più o meno aglio… insomma come vogliamo!

In una capiente pentola mettiamo abbondante acqua, accendiamo la fiamma e al bollore saliamo e versiamo le cime di rapa lavate e pulite.  Ripreso il bollore, buttiamo giù le orecchiette. Intanto in una padella versiamo l’olio e due spicchi di aglio in camicia e li lasciamo imbiondire a fiamma moderata, dopodiché aggiungiamo due alici che faremo sciogliere. Cotta la pasta, la scoliamo e la versiamo nella padella, la mantechiamo un poco, giusto il tempo che si amalgamano i sapori, poi la cospargiamo con un po’ di pecorino. Aggiungiamo del peperoncino se vogliamo e… Serviamo subito!  Per chi è vegano e chi preferisce i sapori delicati,  si possono tranquillamente non mettere le alici e il pecorino… le orecchiette sono ugualmente buone! Anzi noi spesso le mangiamo così! 🙂

La nostra amica e ispiratrice della paella vegana . . .


. . . Francesca Colombo è su FB:

https://www.facebook.com/FrancescaColombo

e ha un suo sito, dategli una occhiata:

http://www.francescacolombo.it/

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Francesca Colombo. . . our friend who inspired us to make our Vegan Paella is on FB: https://www.facebook.com/FrancescaColombo

and also take a look at her website: http://www.francescacolombo.it/

La Paella vegana di Francesca C.


Paella Vegana

Tempo d’estate, tempo di vacanze, tempo di viaggi, tempo di piatti stranieri. Vogliamo condividere con voi alcune delle nostre pietanze straniere preferite e come possiamo non iniziare con un piatto gustoso quanto bello e sensuale…come bella e sensuale è la nostra amica Francesca che ce lo ha inspirato!

Ecco a voi la nostra Paella!  Un piatto che ormai si è largamente diffuso in gran parte del mondo e sono poche le persone che non la conoscono.  Ha origini nella cucina spagnola, si è poi diffusa nel Mar Mediterraneo e in America Latina, ma è ormai divenuto un piatto internazionale.  Gli ingredienti di base sono il riso, lo zafferano, le verdure, la carne e il pesce.  Si prepara nella tipica padella dalla quale prende il suo nome, la paellera.

Si presta a molte varianti, un po’ come succede con i nostri risotti italiani.  Quindi possiamo benissimo realizzarla con le nostre verdure preferite, se non addirittura con una unica verdura e, che ci crediate oppure no, con solo carciofi è davvero gustosa!

Qui invece vogliamo proporvi la nostra versione vegana, composta da vari tipi di verdure saporite che, unite all’aroma unico dello zafferano e della curcuma, creano un mélange di sapori e colori davvero irresistibile…come lo è la nostra Francesca alla quale dedichiamo questa ricetta.

Appassionata di prodotti naturali, di cibo sano, amante degli animali e in particolare dei suoi splendidi gatti, della danza, del canto, e dell’arte…nella vita è modella e attrice bravissima, nonché blogger.

Ha un carattere forte e deciso, come l’apposita padella che serve per la buona riuscita della paella.  E’ eclettica, dalle mille sfumature, come i colori che si mescolano nella paellera, che ricordano la tavolozza di un pittore.  E’ seria, rigorosa e professionale nel mondo del lavoro, come la solidità di questo piatto che sazia ma non appesantisce.  Allo stesso tempo, nella vita è spumeggiante e allegra, come i profumi che sprigionano gli ingredienti della paella in cottura.   Aggiungiamo anche che è bella, come lo è la nostra paella nell’attimo in cui viene servita.

Ingredienti per 4 persone

1 peperone rosso

1 peperone verde

1 melanzana

2 zucchine

Fagiolini a piacere

1 mestolo di piselli freschi o surgelati

4 pomodorini freschi

1 cucchiaio di concentrato di pomodoro

400gr di riso superfino

1 litro di brodo vegetale (il liquido deve essere il doppio più la metà del peso totale del riso)

Curcuma a piacere

1 bustina di zafferano

50gr di olio extravergine di oliva

1 spicchio di aglio

Sale q.b.

Peperoncino a piacere

Come si prepara:

La prima operazione da fare è preparare un buon brodo vegetale con abbondante sedano, carota e cipolla.  Aggiustiamo di sale ed a fine cottura filtriamo, aggiungiamo i pistilli di zafferano e infine la curcuma. Versiamo nella paellera l’olio con uno spicchio di aglio che faremo imbiondire leggermente. Aggiungiamo tutte le verdure, tranne i piselli, che avremo precedentemente tagliato in piccoli pezzi.  Diamo una girata al tutto e lasciamo cuocere per circa 15 minuti a fuoco medio.  A questo punto aggiungiamo i piselli, il peperoncino e infine il riso.  Lasciamo il tutto a cuocere senza più girare gli ingredienti. Versiamo la quantità di brodo indicata e lasciamo sobbollire il tutto fino a quando il liquido non sarà stato completamente assorbito dal riso.  Copriamo con carta in alluminio e aspettiamo almeno dieci minuti prima di servire, perché la paella deve farsi desiderare!  Solo dopo potremo gustarla ed è uno spettacolo per la vista in tutto il suo splendore . . . proprio come lo è Francesca!

Francesca Colombo

Grazie Francesca! 🙂

Per conoscere meglio la bella e brava Francesca andate sul suo sito:

http://www.francescacolombo.it/

http://www.thelifesart.com/

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Francesca C.’s Vegan Paella

It’s summer, time to go on holiday, time to travel, time to taste foreign foods. We want to share with you a few of our favourite foreign dishes and how can we not open with a dish that is both amazingly good and at the same time beautiful and sensual… beautiful and sensual like our friend Francesca who inspired it!

We present you our Paella!  A very popular dish around the world now and few people have never heard of it.  It originated in Spain, spread throughout the Mediterranean area and Latin America, but is now an international favourite. The basic ingredients are rice, saffron, vegetables, meat and fish.  It must be cooked in the typical pan from which it takes its name, the paellera.

There are many variations, a bit like the Italian risotto, so we can easily make it with our favourite vegetables, and even only with vegetables, and believe-it-or-not it’s fantastic with artichokes!

We want to explain here our vegan version made with various types of vegetables, combined with the unique aroma of the saffron and the turmeric that gives this dish a multitude of colours and flavours that is truly irresistable… just like our friend Francesca to whom we dedicate this recipe.

She loves natural products, nutritious food, animals and in particular her two fabulous cats.  She loves dancing, singing and art… she is a model, great actress and a blogger.

She is determined and strong, just as strong as the pan needed to cook a great paella.  She is eclectic,  her personality is full of nuances, like the colours that mix and blend in the paellera, resembling the artist’s palette.  She is reliable, meticulous and professional in her work, just like our dish that satisfies but doesn’t weigh you down.  In her social life she is bubbly and cheerful, like the aroma that our paella gives off while it cooks.  Shall we add that she is also gorgeous, just like our paella when it is served at the table?

Ingredients for 4 people

1 red bell pepper, 1 green bell pepper

1 eggplant/aubergine

2 zucchini/courgettes

String beans, as much as you like

1 ladle of fresh or frozen peas

4 fresh cherry tomatoes

1 tbsp of tomato paste

400 grams of rice

1 litre of vegetable soup (make double plus half the amount of the weight of the rice)

Turmeric, as much as you like

1 tbsp of saffron

50 grams of extravirgin olive oil

1 clove of garlic

Salt

Hot pepper, as much as you like

The first thing to do is prepare a good vegetable soup with lots of celery, carrots and onions.  Add salt then drain out the vegetables and add the saffron and the turmeric. Put the oil in the paellera with the garlic and let it colour a bit then add all the chopped vegetables, except the peas.  Stir well and leave to cook for about 15 minutes on a medium flame.  Add the peas, the hot pepper and finally the rice.

Leave it to cook without stirring.  Add the necessary amount of soup needed to keep the rice wet and bubbly as often as needed and until the rice has absorbed all the liquid.  Cover it with aluminium and wait 10 minutes before serving because the paella must make it’s grand entrance!  When you bring it to the table it is not only a fabulous meal but also a treat for the eyes…just like Francesca!

Thanks Francesca 🙂

Francesca Colombo ispiratrice della Paella Vegana

If you want to know more about the beautiful and talented Francesca go to:

http://www.francescacolombo.it/

http://www.thelifesart.com/