Caffebook.it – Storie culinarie: Tonnarelli con calamari, pomodorini freschi e basilico :-) Culinary stories: Tonnarelli pasta with calamari, cherry tomatoes and basil


Tonnarelli con calamari

Come si mangiava in passato?

Iniziamo a curiosare nella storia dell’alimentazione… come si mangiava una volta?

Ci sono stati enormi cambiamenti nei secoli, non solo per ciò che riguarda quello che si mangiava un tempo e quello che si mangia oggi, ma anche i modi di consumare un pasto. 

Nei nostri precedenti articoli, abbiamo parlato della colazione e della merenda.  Ora introduciamo il pasto di metà giornata, di solito consumato tra le 12.00 e le 14.00, chiamato pranzo o formalmente colazione. 

In Italia è considerato il più importante, anche se negli ultimi tempi ha subito un cambiamento notevole.  Tradizionalmente è composto da più portate che terminano con dolce o frutta, ma negli ultimi tempi, per esigenze di lavoro, si è ridotto ad uno spuntino mangiato fuori casa, in base ai propri orari.

 Anche il modo di presentare il pasto ha avuto una sua evoluzione. 

Nell’antica Roma la tavola veniva imbandita con lo stretto necessario, e la frugalità era considerata molto più importante del rituale del pasto.  Questo cambiò alla fine dell’epoca repubblicana, quando mangiare e apparecchiare con cura iniziarono ad essere un’espressione di civiltà.  Così nacquero gli antenati della tovaglia da tavola, pesanti tappeti che attutivano i rumori e assorbivano i cibi liquidi. 

Fino al Medioevo si usava disporre tutto il cibo a tavola e ognuno era libero di servirsi. 

I ceti più alti potevano permettersi l’uso dei cucchiai, mentre gli altri mangiavano con le mani, fino all’arrivo della forchetta nella seconda metà del 1700. 

La tovaglia e il tovagliolo entrarono nell’uso quotidiano intorno alla metà del 1400. Si usavano tovaglie bianche e colorate, ornate con balze, che con il tempo diventavano sempre più elaborate e anche segno di prestigio. 

Per i più benestanti c’era il servizio alla francese, ovvero le pietanze venivano disposte direttamente sulla tavola, quindi su tavoli larghi e lunghi, imbanditi spesso in modo scenografico.  Dal periodo Rinascimentale, quando iniziarono ad esserci più portate, si usava sbarazzare la tavola prima di ogni portata, avendo sempre molta cura per l’estetica. 

Nel 1800, il Principe Kourakin, ambasciatore dello zar a Parigi, portò un nuovo modo di consumare i pasti, usando quello che fu da allora chiamato il servizio alla russa. Gli ospiti trovavano una tavola apparecchiata in modo elegante con piatti, tovaglioli, bicchieri e posate, e centri tavola di pregio. Una volta accomodati, era compito dei camerieri servire agli ospiti i piatti appena cucinati e ben caldi.

Adesso vediamo un pò cosa si mangiava a pranzo nella storia. . .

Continua su questo link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/637-come-si-mangiava-in-passato.html

 

Tutti comunque erano soliti consumare tre pasti giornalieri:

il primo, chiamato jentaculum, generalmente composto da latte, pane, formaggio e avanzi;

il prandium, consumato a metà giornata, composto da verdura, uova e avanzi mangiati rapidamente;

la coena era, invece, il pasto consumato nel pomeriggio che poteva durava fino al tramonto. 

Questo consisteva in una polenta o pappa di farro e grano chiamat puls, e seguivano lenticchie, fave, ceci, carne di bue, agnello, asino, cinghiale, fagiano e pavone. Per dare sapore alle pietanze si usava il miele, i datteri e le pesche. 

Le famiglie benestanti avevano a disposizione il pesce fresco, mentre il popolo mangiava quello conservato.

Altri prodotti molto diffusi nell’epoca Romana erano gli asparagi, considerati afrodisiaci, e il cavolfiore che era considerato un medicinale che poteva curare molti mali.

A partire dall’età di Augusto e la conquista dell’Oriente, i rapporti commerciali con l’Asia s’intensificarono, e l’alimentazione romana diventò più raffinata. Si diffuse l’uso delle spezie e cambiò la cultura del cibo, prima considerato puro sostentamento, ora anche gusto e piacere. 

Gli antichi prestavano molta attenzione alla scelta del cibo per una buona salute, oltre ad essere motivo di convivialità, quindi anche la cottura e la preparazione erano molto accurate. Famosa è la frase di Ippocrate “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.

Non sappiamo se gli antichi conoscevano i calamari… ma sicuramente questo piatto che vi proponiamo lo avrebbero gradito anche loro.

Abbiamo fatto i tonnarelli con calamari, pomodorini freschi e basilico.

Ingredienti per 4 persone:

400 gr di tonnarelli

4 calamari di media grandezza

4 cucchiai di olio extravergine d’oliva

1 scalogno

½ bicchiere di vino bianco

Basilico

Sale, pepe

Peperoncino (facoltativo)

 

Mentre bolle l’acqua per la pasta, in una larga padella versiamo l’olio e lo scalogno tritato. Facciamo imbiondire leggermente, versiamo i calamari tagliati a rondelle, lasciando i tentacoli interi, aggiungiamo il vino bianco e lasciamo sfumare. 

Uniamo i pomodorini tagliati a metà, alziamo la fiamma, regoliamo di sale e pepe, togliamo i calamari e li teniamo in un piatto a parte.  Nel frattempo la pasta sarà cotta, scoliamo i tonnarelli al dente, e li mettiamo nella padella con il condimento. 

Li facciamo insaporire, aggiungiamo i calamari e il basilico e serviamo!

**************************************************************

How did one eat in the past?

 Let’s start our new articles by taking a look into the history of nutrition… how did one eat in the past?

There have been enormous changes over the centuries, not only with regard to what was eaten, but how it was eaten too. 

In our previous articles we covered breakfast and snack options, now we want to introduce the mid-day meal, which is usually consumed between 12.00 and 2 p.m. 

In Italian it is called pranzo, or second breakfast, but abroad it’s a different story.

The name and time change greatly, depending on a country’s lifestyle and culture, and in English the name itself can cause quite a bit of confusion.

As we know, breakfast is the morning meal that breaks the overnight fast, but lunch can be a mid-day light and informal meal; afternoon tea is usually tea and biscuits between 4 and 5 p.m.; dinner can be a larger and more formal end-of-day meal, in some countries followed by supper, a small informal meal eaten before going to bed. 

In the past, for the British working class families, dinner was traditionally the mid-day meal, and in the evening they ate a light meal called tea, which for the Americans is simply a hot beverage, but is a tradition still greatly used today in Britain. 

In American English, lunch is the mid-day meal, however large it may be, while dinner or supper is the evening meal.

If we consider farm life, breakfast was at dawn, lunch was a small meal eaten around 10.30 a.m., dinner was a hot meal eaten around 4 p.m., and supper was the larger hot meal eaten after the long day’s work after dark.  So we will simply refer to mid-day meal for our article.

In Italy it has always been the most important meal of the day, with many courses that end with dessert or fruit.

However, recently it has undergone quite a change due to work schedules, and for many people today it is simply a snack eaten out of the home.

Presentation has undergone quite a change too.  In ancient Rome meals were quite frugal and simple, not so much a ritual.  This, however, changed in the Republican era when meals and table setting became a sign of civilization.  The first tablecloths came into use, these were heavy carpets used to muffle sounds and absorb liquids.

In Europe, up to the middle ages, food was simply placed on tables and everyone helped themselves. 

Tablecloths and napkins arrived on tables in the mid-1400s and were white, coloured, ornate and a sign of prestige.  The upper class used spoons while others ate with their hands, up until the mid-1700s when forks arrived. 

The wealthy people had what was called French style service, where the food was displayed on wide, long tables in scenographic ways. During the Renaissance, when meals began to have more courses, well-decorated tables were cleared before a new course was brought out. 

In 1800, Prince Kourakin, ambassador of the zar to Paris, brought a new way of eating that became known as the Russian style service.  Elegantly-set tables were prepared, and when the guests were seated, waiters served freshly cooked, hot meals.

Let’s take a look now at food in our past… what did our ancestors eat?  Primitive men probably ate game that they hunted, roots and tubers, up until the discovery of farming and animal breeding, when they started to eat cereals and other animals.  Fire later allowed for them to cook their food. 

As we mentioned in our previous articles, ancient Egyptians discovered how to make bread with wheat and barley, and this accompanied their meals of smoked or sun-dried fish, cheese, pulses and fruit.

In Mesopotamia they ate cornmeal, onions, leaks, garlic, cheese and aromatic herbs.  Some foods were boiled and seasoned with sesame or olive oil, and honey. 

In ancient Greece lunch was a quick meal of olives, pulses, fish or cheese, barley bread and fruit. 

The Phoenicians ate spelt or pulses soup, bread, onions, roots and fish, while the richer families also ate game.  They also ate figs, grapes, dates and pomegranates, and used oil and honey as condiments. 

The Etruscans ate ground grains, spelt, broad beans, peas, figs, goat milk and cheese.  They also ate pork, venison, hares and roast bear, besides eels and fish. 

Poor families basically ate bread, olives, cornmeal, vegetables, pickled fish, giblets and chestnuts. 

Bread was widely used and could be black, white, prepared with different types of grains, simple or refined.  There was much fruit, apples, pears, cherries, peaches, melons, apricots, plums, walnuts, almonds, and chestnuts.

In ancient Rome there was a big difference between what the rich and the poor ate at their meals. 

The wealthier people usually had evening banquets with a large variety of food, while the poor simply had grains, vegetables, pulses, olives and herbs.  They all had, however, three meals a day: 

the first one was called jentaculum which was milk, bread, cheese and leftovers;

the prandium was vegetables, eggs and leftovers eaten quickly at mid-day;

the coena was the last meal of the day and began in the afternoon and lasted, quite often, until sunset. 

This meal included a mix of cornmeal or spelt flour and grain, called Puls, and a variety of lentils, chickpeas, ox meat, lamb, mule, wild boar, pheasant and peacock. Honey, dates and peaches were used to give flavour to the foods.  The rich families ate fresh fish, while the poor ate salted fish. 

Other products widely used in ancient Rome were asparagus that were considered an aphrodisiac, and cauliflower that was used also for medicinal purposes. 

At the time of Augustus and the conquest of the Orient, trade with Asia increased, so the meals improved and became more refined.  The use of spices increased, and eating for simple sustenance soon became eating also for taste and pleasure.

The ancient Romans paid much attention to the concept of eating good food in order to be healthy, besides the fact that eating in company was a reason for conviviality, so they were very careful in their choice and preparation of food. 

There is a famous saying by Hippocrates “Let food be thy medicine and medicine be thy food.”

We don’t know if our ancestors had squid, or calamari… but they would have surely appreciated this dish we present to you today. 

We’ve prepared tonnarelli, a fresh pasta that looks like square spaghetti, with fresh cherry tomatoes and basil.

Ingredients for 4 people:

400 gr of tonnarelli

4 medium size calamari

4 tbsps of extra virgin olive oil

1 shallot

½ glass of white wine

Basil

Salt, pepper

Hot pepper (optional)

While the water is boiling for the pasta, we put the olive oil and the chopped shallot in a large frying pan. 

We let it colour a bit, then we add the calamari cut into rings, leaving the tentacles whole, then we add the wine and let it evaporate. We then add the tomatoes, cut into halves, raise the flame a bit, add salt and pepper and simmer.   We then take the calamari out and put them aside. 

In the meanwhile, the pasta will be ready and al dente, so we drain it and add it to the condiment in the frying pan.  We let all the flavours blend, then add the calamari and the basil and serve!

 

Annunci

The Travelling Foodie Tour! Cinque Terre… and its villages


Cinque Terre, or five lands, is a UNESCO Heritage Site. The naturally-protected marine area of the Cinque Terre is a territory where sea and land together create a unique and evocative area. It is an 18-kilometre rocky coastline with bays, beaches and deep sea, surrounded by mountains that run parrellel to the coast. It’s terraced cultivations of vineyards and olives are protected by old stone walls, and has paths and mule tracks that overlook breathtaking views. The five villages that face the sea are Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola and Riomaggiore.

Monterosso al Mare is the most western town of the villages and is protected by hills covered with vineyards and olive groves. It has beautiful beaches and steep rugged cliffs.  Its Aurora tower divides the old medieval hamlet from the new part of the village which is along the beach. Old Monterosso is dominated by the ruins of the castle and characterized by typical tower-houses crossed by narrow medieval streets called carruggi.

Vernazza is on a rocky spur and has many winding little streets that are connected by steep stairs.  It is dotted by defensive constructions, tower houses, the Turret and the castle of the Doria family, symbol of its old economic importance. The Santa Margherita d’Antiochia parish church stands next to the port.

Corniglia is located on a steep promontory and has many vineyards, from where one can admire  the other four towns of the Cinque Terre. To reach the city centre one must climb up the Lardarina, a long stairway of 377 steps, or one can walk down the street from the train station. There are ruins of a 16th century rock, and the parish church in a beautiful Gothic style of the region.

Manarola dates back to the Roman settlement of Volastra and its name comes from the Latin Manium arula that means small altar dedicated to the Roman gods of the house – or Mani.  It has many tower houses that defended the village and the town is located on a sharp promontory of dark rock. The main square is located on the highest part of the village and has a 14th century parish church in Gothic style.   There’s the beautiful walk called Via dell’Amore, a path which was cut into the rock overlooking the sea, that connects Manarola and Riomaggiore.

Riomaggiore lies on natural steps and dates back to the 8th century when a group of Greek fugitives from persecution found shelter there. The houses are painted in the typical traditional colours and follow the scheme of the tower houses that are built on three or four floors.  In the high part of the town are the ruins of the 15th-16th century castle.

The cuisine in this area follows the typical tradition of the Liguria region, which is quite light, extremely simple, yet delicious.  Very little meat is used because the area is not good for pasture.  It does have many interesting fish dishes and is renowned for its use of herbs which grow abundantly in this region.  It is famous for fresh pasta dishes: the pansotti, the trofie, the trenette, the cima, the minestrone, the savoury vegetable cakes, or torte di verdura, such as the pasqualina, and the ligurian soup called Prebuggiun or Burbugiun.  Another popular food are the anchovies of Monterosso which are used to make the typical tian de anciue.

The Cinque Terre vineyards are planted on terraces carved into steep rocky slopes, that are not very fertile and not irrigated very much.  The vines are wet by the sea spray that forms a fine mist over them.  They are kept short due to the hot sun and strong winds in this area. The vineyard management is mainly done manually, that is why the Cinque Terre wines are quite costly.  The work is done by hand and kneeling down, the grapes are carried in baskets for long distances.  The bunches of grapes are not very large and the grapes themselves contain very little water.  The white wine of the Cinque Terre is a DOC wine, guaranteed designation of origin, light yellow, dry and has a delicate bouquet. This area also produces a sweet wine called Sciacchetrà, that dates back many hundreds of years and has been praised by many classical writers and poets.

 

********************************************************************

Cinque Terre fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.  Questa area marina protetta è un territorio in cui il mare e la terra si fondono e formano una immagine unica e suggestiva.  Sono 18 chilometri di costa rocciosa ricca di baie, spiagge, fondali profondi, tutto sovrastato da una catena di monti.  Ci sono coltivazioni di viti e olivi a terrazza, contenuti da antichi muri, e sentieri e mulattiere dai panorami mozzafiato. I cinque borghi affacciati sul mare sono Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore.

Monterosso al Mare è il paese più occidentale, è a ridosso di colline coltivate a vite ed olivo, e ha stupende spiagge e scogliere a picco. La torre Aurora separa il borgo antico medievale da quello moderno e residenziale che si estende lungo la spiaggia. Monterosso Vecchio è dominata dai resti del castello obertengo che si trova a strapiombo sul mare e le tipiche case-torri che sono attraversate da stretti carruggi.

Vernazza si arrocca sulle pendici di uno sperone roccioso, ed è un insieme di ripide e strettissime viuzze che scendono verso la strada principale, la quale finisce in una piazzetta situata di fronte al porticciolo.  E’ punteggiata da costruzioni difensive, case-torri, il Torrione e il castello dei Doria, símbolo dell’antica importanza economica, e protetta dai Genovesi contro i Saraceni e le invasioni barbariche.

Corniglia si trova su un promontorio roccioso a picco sul mare dal quale si possono ammirare tutti gli altri quattro borghi delle Cinque Terre.  Per arrivare a Corniglia si deve salire la caratteristica ‘Lardarina’ che è una lunga scalinata di mattoni formata da 377 gradini, oppure c’è la strada che dalla ferrovia arriva al paese.  Si possono vedere i ruderi di una rocca del 16° secolo, e la chiesa parrocchiale, una bella testimonianza gotico-ligure delle Cinque Terre.

Manarola ha origini molto antiche, infatti fu fondata dagli abitanti dell’insediamento romano di Volastra e il nome deriva dal latino Manium arula, tempio dedicato ai Mani, gli dei della casa.  E’ formata da case-torri arroccate sul promontorio di roccia scura, e il borgo è tutto intorno al corso principale, dove si ammira la chiesa di San Lorenzo in stile gotico, l’oratorio e la torre campanaria. C’è la piacevolissima passeggiata Via dell’Amore, una strada tagliata nella roccia a picco sul mare, che unisce Manarola e Riomaggiore.

Riomaggiore è la più orientale delle Cinque Terre ed è strutturato a gradoni e risale all’VIII secolo.  Fu fondato da un gruppo di profughi greci in fuga dalla persecuzione e le abitazioni sono tinteggiate con i tipici colori liguri che seguono lo schema delle case-torri, sviluppate in altezza su tre o quattro piani.  Nella parte alta del borgo si trova la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, e in posizione elevata ci sono i resti del castello del XV-XVI secolo.

La cucina this questa zona segue la tradizione tipica ligure, alquanto leggera, estremamente semplice ma gustosissima. La carne è poco usata data la morfologia del suolo dove non ci sono grandi pascoli.  Ha però molti piatti interessanti a base di pesce, ed è rinomata per l’uso delle erbe aromatiche che crescono in abbondanza nel territorio. Famose sono le paste fresche come i pansotti, le trofie, le trenette, la cima, il minestrone, le torte di verdura come la pasqualina, e la zuppa ligure Prebuggiun o Burbugiun.  Famose sono anche le acciughe di Monterosso e rinomato è il piatto tipico chiamato tian de anciue.

I vigneti delle Cinque Terre sono piantanti su terrazze ricavate da terra sassosa, poco fertile e poco irrigata.  Le viti vengono bagnate dalla nebbiolina creata dalle onde del mare che s’infrangono contro le rocce. In questa zona il sole è forte ed c’è molto vento, quindi le viti vengono potate basse. La coltura di questi vigneti è fatta soprattutto a mano vista la topografia della zona, e il lavoro viene svolto a mano e in ginocchio, con la vendemmia trasportata in spalla con ceste portate per lunghe distanze. I grappoli non sono molto grandi e gli acini contengono poca acqua.  Il vino bianco delle Cinque Terre, un vino DOC, è di color giallo paglierino con sapore secco caratteristico e profumo delicato.  Questa zona produce anche un vino dolce chiamato Sciacchetrà, un vino DOC, di colore tra il giallo ambrato, dal profumo delicato, che ha avuto origini molti secoli fa ed è stato decantato da molti scrittori e poeti classici.

 

Lo Zodiaco culinario – Leone – Potato salad :-) The culinary Zodiac – Leo   – Potato salad


IMG_6174

Il Segno zodiacale del LEONE è considerato il più fiero dello Zodiaco.  Per natura è carismatico, educato, elegante e ha un fascino naturale.  E’ generoso, orgoglioso, coraggioso, a volte prepotente, e si farebbe in quattro per aiutare i meno fortunati.  Se subisce un torto sa perdonare, e nei sentimenti sa essere fedele e affettuoso.  Se viene tradito, il suo orgoglio rimane ferito, ma la sua forza vitale e la sua capacita’ di perdonare fanno sì che si riprende in fretta. 

Il Leone è anche il segno del potere e denota volontà e determinazione unite a gentilezza. Ha un ego fortemente pronunciato che tende ad eccellere in ogni circostanza. E’ un dirigente nato, ma alla vincita facile preferisce la conquista. Sa essere ambizioso, autoritario, vitale, fiero e leale.  Organizza il suo lavoro come pochi, ed e’ consapevole del proprio valore quindi ama essere apprezzato.

I nati sotto questo segno sono amabili compagni di avventure e divertimento, in grado spesso di stupire gli amici con iniziative e gesti eclatanti. Hanno la particolare tendenza a selezionare amicizie, e compagni di vita, di un certo livello culturale e professionale, specialmente in età adulta.

Per quanto riguarda la salute, i nati sotto il segno del Leone devono stare molto attenti a mangiare in maniera equilibrata, evitando i grassi e tutto quello che potrebbe danneggiare le arterie, soprattutto in eta’ avanzata. Per scaricare lo stress i Leoni tendono a fare grandi abbuffate, senza limitarsi nell’assumere cibi grassi e ricchi di condimento.  Questo potrebbe aumentare il colesterolo, portandoli ad avere seri problemi di salute.  Quindi, i nati sotto questo segno dovrebbero prediligere cibi più semplici, magari anche biologici, scegliendo per esempio verdure e cereali.  Dovrebbero consumare poca carne, scegliere porzioni poco abbondanti e pietanze cucinate in modo semplice.  Molti Leoni sono davvero golosoni oltre che buongustai, quindi dovrebbero fare attenzione quando arriva il momento del dessert, magari concedendosi qualche strappo solo nei week-end e durante le occasioni speciali.

A tutti i Leoni che festeggiano il loro compleanno in piena estate vogliamo dedicare un piatto fresco, semplice, fantasioso e facile da fare… da mangiare a casa, in giardino o portare al mare o al picnic… la nostra Potato Salad

L’estate e’ finalmente arrivata… Ahimè! direbbero alcuni… con i suoi colori, i suoi profumi e con tanto caldo che certamente non ci invoglia a cucinare.  Viene voglia di mangiare cose fresche, veloci e che magari si possono preparare in anticipo.  Una di queste è la Potato Salad che è ancora più buona mangiata il giorno dopo!

È un piatto importato dagli States, preparato solitamente in occasione del barbecue, ed è a base di patate, maionese, arricchito con cetriolini, cipolline, sottaceti, senape e paprika.  Noi l’abbiamo realizzata con la ricetta che si usa a casa della famiglia di Tina, che ricordiamo è nata a New York da mamma italiana e papà americano.  Abbiamo usato la nostra ricetta per fare la maionese, sorprendentemente leggera perché fatta senza uova, ed è adatta a chi è intollerante o a chi per ragioni etiche non ne fa uso.   🙂

Per la ricetta della maionese seguite questo link:

https://emozioniculinarie.wordpress.com/2014/04/05/la-maionese-vegana/
Ingredienti:

Patate (rosse)
Cipolle
Maionese
Erba cipollina
Lattuga
Cetriolini
Sottaceti
Senape
Paprika
Sale

Iniziamo mettendo a bollire le patate e qualche cipolla in abbondante acqua salata. La qualità migliore è quella rossa, perchè rimane bella soda, e si chiama Rossana… si perchè le varie tipologie di patate, come leggiamo nel nostro libro Emozioni Culinarie, hanno nomi attraenti come Monalisa, Primura, Agata, Lutezia, Asterix, Desiree, Rubinia, Aminca.  Intanto prepariamo la nostra maionese e la riponiamo in frigo. Una volta cotte le patate, le lasciamo freddare nella loro acqua, e quando sono fredde le sbucciamo, le tagliamo a rondelle, se la forma della patata ce lo consente, oppure a tocchetti.  Le mettiamo in una grande scodella e aggiungiamo la maionese, l’erba cipollina, un po’ di lattuga tagliata a listarelle, qualche cetriolino, dei sottaceti, un po’ di senape, la paprika e alla fine un po’ di sale.  Amalgamiamo il tutto è riponiamo in frigo perché è più buona fredda.  È un piatto che a casa nostra consumavamo raramente seguendo la ricetta tradizionale, ma da quando abbiamo conosciuto la maionese vegana, lo facciamo molto più spesso. Provare per credere!

Potato salad (1)

*********************************************************************

The zodiac sign LEO is considered the proudest of all the signs.  It is charismatic, well-mannered, elegant and naturally fascinating. Leos are generous, proud, brave, at times overbearing, and they go all out to help those who are less fortunate.  When Leos suffer an injustice they know how to forgive, and sentimentally they are loyal and affectionate. When betrayed their pride is deeply hurt, but the vital energy they have inside and their ability to forgive, allows them to recuperate quickly.

Leo is also a sign of power, willpower and determination combined with kindness.  People born under this star sign have a very pronounced ego and they tend to excel in everything. They are born executives but they don’t like easy victories, they prefer to fight for their achievements.  Leos can be ambitious, authoritative, vital, dignified and loyal.  They are extremely organized and well aware of their self-worth, so they enjoy the appreciation of others.

Leo people are lovable companions of adventures and fun times, capable of amazing their friends with impressive acts and ventures. They have a particular tendency to choose friends, and life partners, of a certain cultural and professional level, especially as they get older.

With regard to health, people born under the Leo zodiac sign must be careful and follow a well-balanced diet, avoiding fats and all those foods that can harm the arteries, especially as adults.  To relieve stress, Leos tend to eat a lot and often, binging on fatty and rich foods. This can increase their cholesterol and cause serious health problems.  So, Leos should choose simple foods, preferably organic, vegetables and cereals, while avoiding too much meat.  They should eat small portions, cooked in simple ways and with little condiments.  Leos are real gluttons and foodies so they should be careful at dessert time, maybe indulging only on weekends and special occasions.

To all the Leos who celebrate their birthday in full summer we wish to dedicate this fresh, simple, creative and easy-to-make dish… to be eaten at home, outdoors, at the beach or on a picnic… our Potato Salad!

Summer is finally here… Alas! Some would say… with its colours, its smells and so much heat that certainly doesn’t make anyone want to cook.  Everyone wants to eat fresh, quick dishes, maybe prepared in advance.  One of these is surely the Potato Salad that usually tastes better the day after it’s made!

It’s a dish that arrived in Italy from the USA where it is a must at any barbecue and garden party, made with potatoes, mayonnaise, pickles, onions, pickled vegetables, mustard and paprika.  We used Tina’s family recipe, whom you probably know are Italian-American, her mom is Italian and her dad is American.  We used our recipe for the mayonnaise which is really light because we make it without eggs, and it is good for those people who are intolerant or who don’t eat eggs by choice, for ethical reasons. 🙂

You can find the mayonnaise recipe here:

https://emozioniculinarie.wordpress.com/2014/04/05/la-maionese-vegana/
Ingredients:

Red potatoes
Onions
Mayonnaise
Chives
Lettuce
Pickles
Pickled vegetables
Mustard
Paprika
Salt

We start by boiling the potatoes and a few onions in lots of salted water.  The best quality potato for this recipe is the one called Rossana here in Italy because it is nice and compact.  As we talk about in our book, Food & Friends, Italian Style, there are many types of potatoes and in Italian they have very attractive names such as Monalisa, Primura, Agata, Lutezia, Asterix, Desiree, Rubinia, Aminca.  We prepare our mayonnaise and place it in the fridge.  Once the potatoes are cooked we let them cool in the water then we peel and dice them.  We put them in a large bowl then add the mayonnaise, the chives, some chopped lettuce, some pickles and pickled vegetables, a bit of mustard, paprika and finally a bit of salt. We mix it all well and put it in the fridge as it’s best eaten cold.  We rarely ate potato salad in our home before, using traditional recipes, but since we’ve discovered this light mayonnaise we make it more often.  Try it… you’ll love it!

 

 

 

 

 

Caffebook.it – Storie culinarie: Sliced bread :-) Culinary stories: Sliced bread


Sliced bread

Il pane e le sue forme… Sliced bread!

Oggi concludiamo la nostra serie di articolo sul pane… il mese prossimo esploreremo il magico mondo del pranzo! Pranzavano gli antichi? Come si è evoluto il pranzo dagli antichi Romani fino ad oggi?  Lo sapremo nei prossimi articoli.

Perché si dice buono come il pane?

Forse perché non c’è nulla di più genuino, sincero e naturale del buon pane, specialmente quello fatto in casa… e quale profumo riesce a stordirci e scatenare immagini e ricordi più di quello del pane appena sfornato?

Le nostre narici vengono prese d’assalto da quest’aroma inebriante, ci viene l’acquolina in bocca e si scatenano sensazioni in ognuno di noi.

Magari non tutti hanno nei loro ricordi d’infanzia il rituale del fare il pane in casa…

qualcuno di sicuro ha avuto la fortuna di viversi quei magici momenti in cui le donne di casa si riunivano intorno ad un tavolo per impastare insieme. 

Non era un compito gravoso o noioso perché era vissuto con grande gioia.  Era un momento di condivisione e una festa dove si celebrava la vita, a iniziare dal lievito madre che si curava come un bambino, con tanto amore.  

Con tre semplici ingredienti, la farina, l’acqua e il lievito, si crea un’alchimia di forme, sapori, profumi e gusti. 

Solo in Italia, per esempio, esistono una miriade di tipologie di pane, e le panetterie di oggi somigliano a delle boutique dove c’è l’imbarazzo della scelta, vista la varietà e moltitudine.  

Ci sono tipi e nomi di pane che rappresentano antiche tradizioni, eccone alcuni: 

Continua su questo link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/612-il-pane-e-le-sue-forme-sliced-bread.html

*******************************************************************

Bread and it’s shapes… Sliced bread!

Today we end our articles on bread… next month we will begin to explore the magic world of lunch!  Did ancient civilizations eat lunch? How did the ritual of lunch evolve from the times of the ancient Romans to the present?  We will find out in our next articles.

There is an Italian saying “essere buono come il pane” which is similar to our English saying – to be as good as gold… why do they say that? Maybe because there is nothing more genuine, sincere and natural than good bread… especially homemade bread… and what aroma manages to stun us and unleash images and memories more than freshly-baked bread?  Our nostrils become filled with the inebriating smell, our mouths begin to water and we’re filled with pleasant sensations.

Not everyone has in their childhood memories the break-making ritual… some people surely were lucky enough to live those magic moments, when the women in the family gathered around the table to make bread together.  It wasn’t hard or boring work, it was considered a pleasure, a time of sharing, a celebration of life, starting with the natural yeast or the starter, which was always cared for and loved like a little baby.

With three simple ingredients, flour, water, and yeast, an alchemy of forms, flavours, scents and tastes can be created.  In Italy alone, for example, there are countless types of bread, and bakeries today look like designer stores where there is so much variety that it’s difficult to make an easy choice.  There are types and names of breads that represent old traditions, here are a few:  the brazadei, made with rye and produced in the Valtellina area in the region of Lombardia; the coppia ferrarese which is a crunchy bread made with a strong dough in the Romagna region; the pane di Matera which is a specialty of the Lucania region; the pane umbro di Terni which is well known even in other regions; the pane di Tramatza, a small town in the province of Oristano in Sardinia, which is a white bread shaped like a circle; the pane scuro di Marocca, named after the small town in the province of Massa-Carrara where it originated; the pane valdostano, made with rye; the Muffuletta, a sicilian bread made in the month of July in honour of the feast of Saint Calogero in Agrigento; the pane Munizione (ammunition bread) of the Vercelli area, which gets its name because it was the daily bread ration given to soldiers in the Napoleonic era; the pane di Genzano which is a specialty of the town with the same name located in the Castelli Romani of the Lazio region; the Piè Armesta which is one of the many types of piadine in the Romagna region;  the Puccia, a soft little round roll of the Puglia region, flavoured with olives;  the Biovone all’Alva’ made in the town of Savigliano in the area of Cuneo, traditionally made by farmers with natural yeast;  the rosetta (little rose), a typical bread of the Veneto region, which gets its name from its rose shape, made with flour, water, yeast, lard, oil, egg whites and sugar; then there are the many taralli, grissini and freselle known and produced all over Italy, which have a long conservation time, are crunchy and have a biscuit flavour.

A type of bread, though, that arrived in Italy from overseas is the sliced bread.   In 1928, an American engineer, Otto Frederick Rohwedder, invented a machine that produced, sliced and packaged bread.  This great news made the front pages of the local Missouri Chillicote Constitution-Tribune.  Later on, it was thanks to the multinational company Wonder Bread that this sliced bread gained popularity in 1930. It is widely used here in Italy too now, and we must admit it is extremely practical.  We all know how good simple things can be, and it’s really easy to prepare at home, we’ll explain how. 🙂

Ingredients:

250 grams of strong flour

250 grams of wheat flour

 10 grams of bread yeast

250 millilitres of milk or soy milk

2 tbsps of malt

50 millilitres of olive oil

1 tsp of salt

We mix the yeast in half a glass of water, we make a small crater in the flour and start making our dough, adding the milk slowly.  If you’re lactose intolerant you can use soy milk.  Halfway through, we add the sugar and finally the salt.  When the dough is almost ready, we add the oil and continue kneading until it is nice and smooth.  We put it in a bowl, cover it with plastic wrap, and leave it to rise until it has doubled in size.  Then we take the dough, we flatten it out with our hands, and shape it into a rectangle which we then roll and place in a buttered bread-baking pan.  We cover it with plastic wrap and leave it to rise again.  When it has doubled in size, we brush the top with milk and bake in a pre-heated oven at 180° for 45 minutes.  Once it is done, we leave it to cool really well, at least half a day, before we slice it… stuff it… and bite into it!

Grazie Antonio Moccia per il tuo articolo!


Vogliamo ringraziare il nostro amico Antonio Moccia per l’articolo che ci ha dedicato nel suo blog Salotto Antonio Moccia.  Nato in Campania nel 1984, laureato all’Università di Napoli, è uno studioso e scrittore che si è sempre interessato ai mali della società italiana. Ha scritto molti libri dove racconta i fenomeni criminali dell’Italia repubblicana, e anche su argomenti come violenza sulle donne, i pericoli del web, il bullismo, la politica, la Terra dei Fuochi, l’ecomafia, il terrorismo e tanto altro.   

Per saperne di più ecco il link:

https://salottoantoniomoccia.wordpress.com/2016/07/20/emozioni-culinarie-di-tina-ferraiuolo-e-cristiana-ordioni/?blogsub=confirmed#blog_subscription-27

A gift idea? :-) Un’idea regalo?


Copies available signed by authors… just leave a message here, or purchase online from:

 

https://www.amazon.co.uk/friends-Italian-Ferraiuolo-Ordioni-Cristiana/dp/8868311437/ref=sr_1_37?ie=UTF8&qid=1468862146&sr=8-37&keywords=Food+and+Friends

 

Food&Friends_9788868311438

Caffebook.it – Storie culinarie: Il pane nel mondo e i Parker House rolls :-) Culinary stories: Bread in the world and Parker House rolls


Benvenuti al consueto appuntamento con le nostre storie culinarie.

Oggi vogliamo fare un viaggio… nel mondo del pane che viene creato nei vari paesi. 

Ogni Paese vanta una tradizione propria nella forma, nel metodo di panificazione, nel gusto, e ha la sua specialità utilizzando ingredienti e preparazioni differenti, ma i gusti sono sempre unici. Sappiamo che il pane, per quanto sia un alimento semplice, è alla base dell’alimentazione di vari popoli, tranne per coloro che per qualche motivo non possono dedicarsi all’agricoltura, come per esempio gli Esquimesi. 

Nei paesi freddi, infatti, è più diffuso il pane fatto con la farina di segale che è un cereale resistente al freddo, mentre nella parte dell’Europa con clima mite, troviamo il pane fatto con farina di frumento

Bianco, nero, duro, morbido, semplice oppure condito, in un modo o un altro tutti amano questo punto fermo dell’alimentazione dell’uomo.

Il pane del mondo: tutti i tipi, le farine e le preparazioni:

Dalla metà di 19° secolo si diffuse in Germania l’utilizzo della farina di segale, nutriente e saporita, che ha la caratteristica di un’ottima conservabilità.

Uno dei pani tedeschi più famosi è il Bauernbrot, che prevede acqua, farina, lievito e sale, con l’aggiunta di semi di girasole o frutta secca.

In molte zone della Gran Bretagna è largamente diffuso l’utilizzo della farina di avena, che ha un alto contenuto proteico e lipidico, ed è adatto ai paesi dal clima rigido. 

Il Francia troviamo la famosissima baguette, croccante fuori e morbida dentro, diventata anche un simbolo nazionale, realizzata con farina bianca di frumento

In Cina, dove si preferisce il riso al pane, vengono preparati piccoli panini che vengono cotti al vapore. 

In Medio Oriente il pane rappresenta una vera e propria posata, ha l’aspetto della nostra piadina, ma è sostanzialmente differente nel gusto ed è morbido perchè prevede lievitazione.  

Il tipo di pane diffuso in Russia è quello nero, mentre in alcuni paesi dell’Est è comune l’uso del miglio

In India si può gustare l’ottimo Naan, fatto con grano e cotto in un speciale forno tandoori, comune anche in parti del Centro e del Sud-Est asiatico.  

In Giappone, famoso è il Curry Bread farcito con curry e fritto, raramente cotto in forno, dalla forma circolare e avvolto con pane grattugiato sfarinato. 

In Brasile fanno dei deliziosi piccoli panini tondi e ripieni di formaggio chiamati Pao de queijo

Il tradizionale Bammy giamaicano è un pane piatto cotto su una piastra rovente, nel quale impasto viene mescolato la manioca, un popolare tubero sudamericano.

In Norvegia si produce il Lefse, una focaccia simile alla tortilla di farina, ma impastata con patate, che viene mangiata ripiena come un involtino, dolce o salata.

In Findlandia, invece, si trova il Dark Rye bread, un pane di segale al 100% che rimane più spesso, alquanto gommoso e dal sapore un pò acidulo. 

In Colombia e in Venezuela ci sono dei buonissimi panini morbidi chiamati Arepas, che somigliano alla tortilla, che vengono farciti con formaggio e carne.

Il Pan Cubano si ispira a quello francese, dalla forma di pagnotta lunga e sottile, al quale impasto viene aggiunto strutto. 

In Eritrea l’Himbasha è un pane leggermente dolce nel quale vengono usati tanti semi di cardamomo.

In molti paesi africani si trova il pane di sesamo e anche il pane di Teff

In America, prima della conquista europea, era diffuso l’uso di granturco o mais, e nelle zone di montagna era, ed è presente, la quinoa. Ci sono tantissimi tipi di pane che si possono gustare in Italia, e ne parleremo nel nostro prossimo articolo. 

Per ora nominiamo uno dei nostri preferiti, il pane di Altamura, dalla fantastica crosta croccante, considerato il re del pane di semola di grano duro. 

Il grano viene mescolato con il lievito naturale a pasta acida, acqua e sale, e lievitata per lungo tempo.  In Italia, a Sant’Angelo Lodigiano, un bellissimo centro agricolo in Lombardia, c’è il Museo del Pane, ospitato presso le sale del Castello Visconteo del 13° secolo. 

Anche nel Museo Etnografico di Nuoro, in Sardegna, si possono ammirare una raccolta dei vari tipi di pane caratteristici dell’Isola.

Come abbiamo visto, questi vari tipi di pane sono molto diversi tra loro, per alcuni è necessario la lievitazione per altri no. 

Continua su questo link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/593-tutto-il-pane-nel-mondo-e-il-parker-house-rolls.html

********************************************************

Welcome to our usual appointment with our culinary stories.

Today we want to take a journey… in the world of the bread that is created in various parts of the world.

  Every country has its own tradition regarding the shape, bread-making method, taste, and its own specialty in the use of ingredients and different preparation, but the flavours are always unique.

We know that, although bread is a simple food, it is fundamental to the nutrition of various populations, except for those who for one reason or another cannot farm, for example the Eskimo.

 

In cold countries, in fact, bread made with rye is more common because this grain resists better in cold climates, while in the temperate European climates we find bread made with wheat flour. 

White, black, hard, soft, simple or flavoured, everyone loves this central element of man’s diet.

From the mid-1900s the use of rye, which is nutritious, tasty and preserves well, spread throughout Germany. 

One of the most famous German breads is the Bauernbrot, made with water, flour, yeast, salt and sometimes the addition of sunflower seeds and dried fruits. 

Oat flour, which has a high protein and lipid content, is widely used in many parts of Great Britain, it being suitable in cold climate countries. 

In France we find the famous baguette, a national symbol, crunchy on the outside and soft on the inside, made with white wheat flour. 

In China, where people prefer rice to bread, small steam-cooked rolls are made. 

In the Middle East bread represents an actual tool used to gather food, and their bread is flat yet soft and leavened. 

The most popular bread eaten in Russia is black bread, while in some of the Eastern countries millet is quite commonly used in bread making. 

In India, but also in some parts of Central and Southeast Asia, we find the delicious Naan bread made with wheat and cooked in the typical tandoori. 

In Japan there is the famous fried Curry Bread which is sometimes baked instead of fried, and is shaped like a ring and covered with breadcrumbs.  

In Brazil one can taste the small, round, delicious rolls filled with cheese called Pao de queijo

Jamaica’s traditional Bammy bread is flat, cooked on a hot griddle and contains cassava, a popular South American tuber. 

In Norway we find Lefse, a bread that resembles a flour tortilla but made with potatoes, eaten either sweet or savoury and stuffed. 

In Finland, instead, there is the Dark Rye bread, which is thick, a bit gummy, slightly sour and delicious. 

In Colombia and Venezuela there are delightfully soft rolls called Arepas that resemble tortillas and are eaten filled with cheese and meat.

The Pan Cubano is made with lard and resembles French bread, shaped like a long, thin loaf.

In Eritrea there is the Himbasha, a slightly sweet bread to which lots of cardamom seeds are added. 

In many African countries there is sesame bread and Teff bread

In America, before the European conquest, cornmeal was used and in the mountainous areas quinoa was, and still is, used today. 

There are many different types of bread that can be enjoyed in Italy, but we will talk more about these in our next article.  For now, we will mention one of our favourites, the Altamura bread, which has a fantastically crunchy crust and is considered the king of durum wheat flour bread. 

The flour is mixed with sourdough natural yeast, water, salt and is left to rise for a long time.  In Italy, in Sant’Angelo Lodigiano, a lovely agricultural city in the region of Lombardia, there is the Museo del Pane (bread museum) hosted in the halls of the 13th century Castello Visconteo. 

There is also the Museo Etnografico di Nuoro (ethnographic museum) in Sardegna, where one can admire a collection of various types of bread that are typical of the island.

As we can see there are many different types of bread, all different, some leavened and some not.  In the western world there is the common use of natural rising agents which is unfortunately used only in homes and by restaurant owners but not used on a wide-scale because this method is slow and needs natural biological processes that are more delicate and complicated than the only biochemical reaction.

Continues on this link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/479-culinary-stories-bread-in-the-world.html

Lo Zodiaco culinario – Cancro – Mozzarella in carrozza al forno :-) The culinary Zodiac – Cancer – Baked golden-crusted mozzarella sandwich


Mozzarella in carrozza al forno

Il quarto segno dello zodiaco è il Cancro ed è il segno della tenacia, del senso di protezione verso la famiglia, la fedeltà di coppia, del sentimento profondo, ma anche dell’irascibilità, dell’insicurezza, e quando vuole il Cancro si nasconde, proprio come un granchio.  E’ un segno dalla straordinaria sensibilità che deriva dalla sua natura di segno d’Acqua, ma anche dal dominio della Luna che rende le persone, nate sotto questo segno, singolarmente emotive. Sono molto legate alle loro radici, e difficilmente si allontanano troppo dalla famiglia di origine.  Le donne Cancro tendono ad avere un legame molto forte con la mamma, tanto da mettere spesso il partner in secondo piano.  Le persone di questo segno sono legate moltissimo al passato e la loro tendenza ad avere sfiducia nel presente, a sentirsi un po’ smarriti nell’ oggi, fa sì che possono sembrare capricciosi, ma non è così perché in realtà hanno difficoltà a vivere con serenità il presente. Amano la propria casa, la musica, le pantofole, la vita tranquilla e non hanno grandi ambizioni, ma compiono il proprio dovere con uno straordinario senso del dovere.  Riescono a tenere ben separati la loro vita professionale e quella affettiva, assicurandosi così una stabilità famigliare.  Hanno un continuo bisogno di rassicurazione e di conferma, e tendono a mettere alla prova le persone che amano.

Nati sotto il segno del Cancro sono romantici e quando amano danno il massimo proteggendo e coccolando il partner, chiedendo in cambio dedizione e fedeltà.  La loro timidezza e sensibilità estrema sono le caratteristiche che li fanno sembrare flemmatici, misteriosi, taciturni e difficili, ma questo è perché loro vivono fra due mondi: quello esterno che considerano pericoloso, e quello interno pieno di memorie e sentimenti.  Amano viaggiare, stare al mare, e circondarsi degli amici fidati che di solito frequentano dall’ infanzia.  La loro spiccata sensibilità fa sì che sono in grado di capire gli stati d’animo delle persone care, cosa che è molto apprezzata.  Gli uomini del Cancro sono fantasiosi e la loro donna ideale è molto femminile. Le donne del Cancro sono tradizionaliste e preferiscono uomini romantici. 

Le persone nate sotto questo segno si adattano molto bene in diverse professioni e dimostrano di essere molto portate per il lavoro in proprio perché hanno coraggio e costanza.  Sono però anche predisposti per lavori nel campo dell’artigianato, nel campo medico e infermieristico, e archeologico. 

Per quanto riguarda l’alimentazione, il Cancro ha spesso problemi di stomaco dovuto al fatto che è emotivo e a volte ansioso, quindi è preferibile un’alimentazione leggera, con pochi condimenti e spezie.  Dovrebbe prediligere pasti lenti, tranquilli, ricchi di proteine vegetali ma anche latticini, cavoli e agrumi.  Noi abbiamo pensato di dedicargli la nostra Mozzarella in carrozza al forno… un pasto leggero da gustare in tutta serenità in qualsiasi momento della giornata.  🙂

Ingredienti per 2 persone:

4 fette di pane casareccio a lievitazione naturale

1 mozzarella da 250 grammi

2 alici sott’olio

2 uova

1 pizzico di sale

2 cucchiai di olio EVO

Pane grattugiato sufficiente per la panatura

La nostra mozzarella in carrozza fatta al forno, è ugualmente golosa anche se diversa dalla ricetta tradizionale, che prevede la frittura di ogni fetta di pane, la farcitura, e la seconda frittura. Per realizzarla iniziamo tagliando a fette la mozzarella e le mettiamo da parte.  Prendiamo 2 fette di pane, mettiamo sopra la mozzarella e l’alice e copriamo con l’altra fetta di pane.  In una terrina sbattiamo le uova, aggiungendo un pizzico di sale, e immergiamo le fette prima da una parte e poi dall’ altra.  Le sgoccioliamo e le passiamo nel pane grattugiato cercando di fare aderire molto bene la panatura anche ai bordi.  In una teglia mettiamo la carta forno, adagiamo le nostre mozzarelle in carrozza, passiamo sopra un filo d’olio e inforniamo alla massima temperatura.  Quando sono ben dorate in superficie, le giriamo e poco dopo le possiamo gustare calde, fragranti e leggere! 

****************************************************************

The fourth sign of the zodiac is Cancer, a sign known for its perseverance, sense of family protection, loyalty in love, deep feelings, but also for its quick temper, uncertainty and ability to close up like a crab in its shell when needed.  Cancer people have an extraordinary sensitivity that comes from Cancer being a water sign, but also due to the impact the moon has on people, making them very emotional.  They are deeply attached to their roots and rarely move too far away from their family of origin.  Cancer women tend to have a very strong attachment to their mothers, a times putting their partner in second place.  The people born under this star sign are very much attached to the past and have a tendency to feel doubtful about the present, which often makes them feel a bit at a loss.   This can make them seen capricious, but they aren’t, they just have trouble living in the present with serenity.  They have a constant need to be reassured and tend to often put their loved ones to the test.  They love music, their home, their slippers, the peaceful life and don’t have great ambitions.  They do, however, carry out their duties with an extraordinary sense of duty.  They have the ability to keep their professional and private lives separate, and this gives them a good sense of balance in both. 

People born under this sign are romantic and give it their all in a romantic relationship, protecting and pampering their partner while asking for total devotion and loyalty in return.  Their shyness and extreme sensitivity at times makes them seem laid-back, mysterious, quiet and difficult, but this is only because they live in their two worlds:  the exterior one which they consider dangerous, and the interior one made of memories and feelings.  They love to travel, go to the sea, and surround themselves with their loyal friends whom they’ve probably known since childhood.  Their strong sensitivity allows them to quickly pick up on the moods and frame of mind of their loved ones, a thing that is very much appreciated by all.  Cancer men are inventive and their ideal woman is very feminine.  The women of this sign are traditional and prefer men who are romantic. 

Cancer people in general adapt extremely well to different professions and are very capable entrepreneurs thanks to their courage and perseverance.  They do well in handicrafts, in the medical and nursing fields, as well as in archaeology. 

With regard to nutrition, people born under this sign tend to have stomach problems due to their emotional and often anxious nature.  They should choose simple, light foods with little condiments and spices.  They should eat slowly, serenely, and enjoy meals rich in vegetable protein but also milk products, cauliflower and citrus fruits.  We’ve decided to dedicate our Mozzarella in carrozza al forno (baked mozzarella in a carriage) – Baked golden-crusted mozzarella sandwich, which is light and can be enjoyed calmly in any moment of the day.  A very easy-to-make sandwich which is similar to grilled cheese and cheese on toast, with an Italian twist. 🙂

Ingredients for 2 people:

4 slices of homemade natural yeast bread

1 mozzarella that weighs about 250 grams

2 anchovies

2 eggs

1 dash of salt

2 tbsps of extra virgin olive oil

Breadcrumbs

This version of the mozzarella in carrozza baked instead of fried, is just as good as the original recipe, which calls for each slice of bread being fried, stuffed, and fried again.  We cut the mozzarella into small slices e set them aside. We get the two slices of bread, put the mozzarella and the anchovies on them and cover them with the other slices of bread.  We beat the eggs in a bowl, add some salt, then dip the sandwiches, first on one side then the other. We let them drip a bit then put them in the breadcrumbs, allowing for this to stick well on all sides of the bread.  We then put the sandwiches on a baking dish, sprinkle with a bit of olive oil and bake at high temperature until golden.  We turn them so they can bake well on both sides and then eat them nice and warm, fragrant and light! 

 

 

 

 

 

 

 

HEALTHY & FIT: Vegan Cinnamon Rolls (NO butter NO eggs NO milk)


Vegan Cinnamon Rolls

Cosa succede nella vita di una mamma appassionata di cucina quando la figlia ventenne un giorno rientra a casa e le dice:  “Mamma, sono VEGANA!” ? :-/

Lo stordimento è totale… le domande sono tante… sopratutto quella: E ora cosa mangi e io cosa cucino? …  Ma cosa vuol dire essere vegani? … “Una persona vegan, oltre a non mangiare animali non mangia nemmeno i loro prodotti – latte e latticini, uova e miele – perché anche per ottenere questi prodotti gli animali vengono uccisi.” (http://www.veganhome.it/diventare-vegan/)

Da qui è iniziata la nostra ricerca di soluzioni alimentari sane e vegane, ma che al tempo stesso mantengano un gusto e un sapore quanto più vicino all’originale possibile. Abbiamo preso in considerazione anche le nostre tante conoscenze che lottano con allergie e intolleranze alimentari di vario genere, per intraprendere una nuova avventura nel mondo dei cibi alternativi a quelli tradizionali.  

Ci stiamo documentando e per alcune preparazioni, quelle in cui è specificato, ci siamo avvalse dell’amichevole collaborazione della Dott.ssa Simona Cavallaro, laureata in Psicologia Sociale presso la Sapienza di Roma, la quale ha completato l’Alta Formazione post Laurea in Metodologie Anti Aging ed Anti Stress, facoltà di Farmacia e Medicina presso la Sapienza, e un Master in Pranic Shiatsu Osteopathy presso Asui-Sbg, Accademia affiliata Msp, riconosciuta dal CONI, Ministero dell’ Interno, Ministero della Difesa e Ministero del Lavoro.

Stiamo sperimentando per proporvi soluzioni piacevoli, gustosi e salutari, con l’intento di condividere con voi prodotti presenti sul mercato testati da noi.

I nostro primo appuntamento oggi è con i Cinnamon rolls vegani nei quali non abbiamo messo né burro, né uova, né latte.

Per l’impasto
500 gr di farina tipo 1
300 gr circa di latte vegetale alla vaniglia (soia, riso, avena )
5 cucchiai di zucchero di canna chiaro
150 gr di lievito madre rinfrescato (oppure 5 gr di lievito di birra)
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
2 cucchiai di olio (oliva, girasole)
1 cucchiaino di sale

Per il ripieno
200 gr di zucchero di canna scuro
Abbondante cannella in polvere
150 gr di uvetta ammollata (facoltativa)

Per la glassa
300 gr di zucchero a velo vanigliato
Poche gocce d’acqua

Iniziamo setacciando la farina, aggiungiamo il lievito sciolto in poca acqua, un po’ di latte vegetale e lo zucchero. Impastiamo e incorporiamo gradualmente il latte, la vaniglia e alla fine il sale. Dovrà risultare un impasto morbido e liscio. A questo punto aggiungiamo l’olio, lo lavoriamo fino a quando non si sarà assorbito, e alla fine lo poniamo in una ciotola coperta da pellicola e lo lasciamo lievitare fino al raddoppio.  Finita questa fase riprendiamo il nostro impasto, lo rovesciamo sulla tavola leggermente infarinata e lo stendiamo con l’aiuto di un matterello nella forma di un grande rettangolo.  Ci spargiamo sopra abbondante zucchero di canna e cannella massaggiando leggermente.  Amando l’uvetta, ne abbiamo messa molta, ovviamente precedentemente ammollata. Alla fine arrotoliamo delicatamente il tutto e avvolgiamo il rotolo ottenuto nella pellicola. Per ottenere delle fette compatte e regolari, lo poniamo in freezer per 20 minuti circa. Successivamente lo togliamo dalla pellicola e lo tagliamo in 12 fette.  Poniamo le fette in una pirofila ricoperta di carta forno, le copriamo con la pellicola e le facciamo di nuovo lievitare. Dopo le spennelliamo con un po’ di latte vegetale e le inforniamo a 180° per circa 25 minuti. Nel frattempo prepariamo la glassa con lo zucchero a velo e poche gocce di acqua. Quando sforniamo i nostri cinnamon rolls non faremo altro che colarla sopra… aspettando impazienti il momento di gustarli ancora caldi! 🙂

 ****************************************************************

What happens to a mother who loves to cook when her twenty-year-old daughter comes home one day and says: “Mom, I’m VEGAN!” :-/

I was completely taken aback… I had so many questions… especially this: What are you going to eat now and what will I cook? … But what does vegan mean? … “The word vegan refers to anything that’s free of animal products: no meat, milk, eggs, wool, leather, and so forth. Your sandwich, your shampoo, and your car seats are examples of items that could be vegan.” (http://www.vegan.com/what/)

This is where our research all started.  We are trying to find healthy and vegan solutions that still maintain flavour and taste as close as possible to the original dish.  We’ve taken into consideration also our many friends who battle with food allergies and intollerances of different kinds, and we are on this new adventure in the world of alternatives foods

We’re researching and reading up on various foods and ingredients, and where specified, we’re availing ourselves of the friendly collaboration of Doctor Simona Cavallaro who has a degree in Social Psychology from the University la Sapienza di Roma, and has completed her higher education in Anti Aging and Anti Stress Methodologies at the pharmacology and medicine department of la Sapienza di Roma, and has a Master in Pranic Shiatsu Osteopathy from the Asui-Sbg, an Academy affilitated with Msp, recognized by the CONI, the Ministry of Interior, the Ministry of Defense and  the Ministry of Labour. 

We’re experimenting with recipes that will give you pleasant, tasty and healthy ideas, and we will share with you products that we’ve found on the market and tested ourselves. 

Our first appointment today is with the Vegan Cinnamon Rolls  in which we haven’t put butter, eggs or milk. 

For the dough
500 gr of type 1 flour (a light flour suitable to make bread)
300 gr of soy, rice or oat milk (vanilla flavoured if possible)
5 tbsps of light brown sugar
150 gr of fresh natural yeast or 5 gr of brewer’s yeast
1 tsp of vanilla extract
2 tbsps of olive oil or sunflower oil
1 tsp of salt

For the filling
200 gr of dark brown sugar
Lots of powdered cinnamon
150 gr of soaked raisins (optional)

For the glaze
300 gr of powdered sugar
A few drops of water

We begin by sifting the flour, we add the yeast, a bit of milk and the sugar. We knead our dough and gradually add the milk, the vanilla and finally the salt, and we continue kneading until the dough is soft and smooth.  We then add the oil and continue to knead until it is absorbed, then we put it in a bowl and cover it with plastic wrap and leave it to rise until it has doubled its size. When it has risen, we put the dought on a slightly floured table top and roll it out, with a rolling pin, into a large rectangle. We sprinkle it with lots of sugar and cinnamon which we rub in with our hands. We love raisins so we put lots of them, then we roll the dought delicately and put wrap it with plastic wrap. We place it in the freezer for about 20 minutes so that when we take the plastic wrap off it is easy to cut into 12 even slices. We place these slices on a baking pan, cover them with plastic wrap again and leave them to rise.  When this is done, we brush them with a bit of milk and bake them for about 25 minutes at 180° while we prepare the glaze by mixing the powdered sugar and water.  When we take our cinnamon rolls out of the oven, we pour the glaze on them… and impatiently wait for the moment when we can eat them while still warm! 🙂

 

 
 

Caffebook.it – Storie culinarie: Il pane ai cereali :-) Culinary stories: Wheat bread


Benvenuti al consueto appuntamento con le nostre storie culinarie.

Continuiamo il nostro racconto sulla storia di questo alimento tanto antico quanto importante.

Pane ai cereali

Come dicevamo nel precedente articolo, gli antichi Romani erano molto abili nel fare il pane.  Purtroppo questa maestria si perse durante le tante invasioni barbariche, fino al Medioevo, periodo in cui le panetterie di una certa importanza, si potevano trovare solo nei monasteri.  Da documenti storici leggiamo che già dal 1200 erano previste norme che riguardavano l’approvigionamento e la macinazione del grano, la gestione delle acque usate dai mulini, e la vendita del pane, con dazi e tasse fissati dai governatori delle città e degli stati. Queste tasse aumentarono sempre di più, fino a toccare un tetto massimo nel 1600.  Oltre al peso di pagare questa cifra impopolare per avere pane sulla propria tavola, il popolo subiva l’ingiustizia di vedere che c’erano molti privilegiati esenti da questa tassa: il clero, gli impiegati e operai della zecca, presidenti e consiglieri dello stato, varie famiglie private e così via. 

Fu durante il Rinascimento che si iniziarono a produrre diversi tipi di pane, in base al ceto sociale. 

In Italia nel 1600 la miseria imperversava, c’era grande penuria di cibo, e i poveri pativano grandi disagi.  Per loro c’era il pane scuro, che si creava impastando crusca, segale, miglio e altri semi. C’era poi il pane arricchito con l’olio e spezie per chi poteva permetterselo.  

Anche dall’arte capiamo quanto è sempre stato importante il pane.

Basta guardare gli affreschi, i quadri, i bassorilievi e gli oggetti in cui vengono raffigurate scene che rappresentano le fasi di lavorazione e di vita domestica, dove il pane è protagonista. Vediamo scene di semina, di raccolta, di macinazione, di creazione, di cottura del pane nonché degustazione di pani di ogni tipo.  Con l’arrivo della stampa, poi, è arrivata anche la divulgazione di testi che trattano di questo alimento e della sua importanza sia economica che sociale.

Nei periodi di calamità naturali, gli allagamenti dei campi si alternavano a grande siccità distruggevano i raccolti e portavano le popolazioni a situazioni di grande carestia. 

Verso la fine del 1800………

Continua su questo link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/573-storie-culinarie-il-pane-ai-cereali.html

 

**********************************************************************

Welcome to our usual appointment with our culinary stories.

 Our story about this ancient and truly important food, bread, continues. 

As we said in our previous article, the ancient Romans were very skilled at making bread, but unfortunately this mastery got lost during the numerous barbarian invasions, up until the Middle ages, a time in which the only bakeries of any importance were found in monasteries.  As we can read in historical documentation, there were rules regarding the supply and milling of wheat, the management of water mills and the sale of bread, with excise duty and taxes decided by the governors of the cities and states, as far back as the 1200s.  These increased more and more, reaching a peak in the 1600s.  Besides the weight of having to pay these taxes in order to put bread on their tables, the people had to suffer the injustice of seeing that there were a vast number of privileged people who were exempt from payment:  the clergy, employees of the mint, presidents and counsellors of the state, various private families, and so on.

Various types of bread began to be produced during the Renaissance, according to the people’s social status. 

In Italy, in the 1600s, poverty was rampant and there was shortage of food.  The poor were able to make a dark bread by mixing bran, rye, millet and other seeds, those instead who could afford it, added some olive oil and spices to flavour their bread.  The importance of bread is also depicted in art, and we see this when we look at the frescoes, the paintings, the bas-relief and the objects created over the centuries. 

Bread is often represented as the protagonist and the various phases of its production and family life is shown.  

We can admire scenes of sowing, reaping, milling, creation and baking of bread, as well as its sampling.  With the printing press, various publications that spoke about this food and its economic and social importance were made available to people.  During the times of natural calamities, floods and droughts destroyed the harvests and brought famine. 

In Italy, towards the end of the 1800s………..

Continues on this link:

http://caffebook.it/tecnologia/item/477-culinary-stories-wheat-bread.html